{"id":7193,"date":"2018-05-25T14:00:04","date_gmt":"2018-05-25T12:00:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7193"},"modified":"2018-05-22T11:15:06","modified_gmt":"2018-05-22T09:15:06","slug":"giovanni-e-la-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/giovanni-e-la-guerra\/","title":{"rendered":"Giovanni e la guerra"},"content":{"rendered":"<h2>Storie vere mai raccontate perch\u00e8 sanno di irrealt\u00e0<\/h2>\n<p>Si chiamava Giovanni, era un contadino marchigiano di Fermo e fece la prima guerra mondiale. Quando part\u00ec per il fronte, sul treno c\u2019era un grande entusiasmo. I giovani soldati, quasi tutti di estrazione contadina, erano stati convinti che la guerra giusta che stavano per fare avrebbe presto portato a tutti un grande progresso economico. Poi diversi di loro furono fucilati perch\u00e9, delusi dalla propaganda di una facile vittoria, provarono a ribellarsi. Il re Vittorio Emanuele III era presente nelle zone di battaglia. Pi\u00f9 volte Giovanni lo vide incitare i soldati al combattimento. Ma nell\u2019ultimo periodo del conflitto pochi erano quelli che credevano ancora ai vantaggi della guerra.<br \/>\nSi dice che l\u2019angelo della morte vive accampato fra i fronti nemici. Esso in pi\u00f9 episodi prov\u00f2 a prendersi l\u2019anima del contadino marchigiano, ma non ci riusc\u00ec.<br \/>\nUn pomeriggio Giovanni si trovava in trincea e si era diffusa la voce che la sua compagnia di Fanteria avrebbe fatto l\u2019assalto. Negli assalti i soldati avevano l\u2019ordine di non fare prigionieri: i nemici che si arrendevano venivano uccisi con la lama della baionetta per risparmiare la polvere da sparo. Quel pomeriggio Giovanni e gli altri ragazzi iniziarono a provare terrore. I pi\u00f9 pii facevano le preghiere della buona morte, mentre chi sapeva scrivere cercava un pezzo di carta per avere un contatto con la famiglia. Per loro fortuna l\u2019assalto di quel pomeriggio fu rimandato. Il giorno dopo la compagnia di Fanteria fu sostituita da un\u2019altra di Bersaglieri. Al grido \u201cAvanti Savoia!\u201d, i bersaglieri andarono all\u2019attacco. Fu una carneficina di giovani combattenti nella quale non si salv\u00f2 nemmeno un soldato. Fu la prima volta che Giovanni fu sfiorato dall\u2019angelo della morte.<br \/>\nPass\u00f2 pochi giorni e quell\u2019ombra cupa torn\u00f2 a sfiorarlo di nuovo. Ma un altro angelo, quello della vita, lo assisteva.<br \/>\nGiovanni era basso di statura. Gli avevano assegnato pantaloni pi\u00f9 lunghi della sua misura e ci\u00f2 gli creava un grande fastidio nei movimenti, aumentandogli il disagio di una situazione gi\u00e0 gravissima di suo. Venne il giorno in cui fu mandato all\u2019assalto. Durante la carica, correndo sotto il fuoco nemico, inciamp\u00f2 su quei pantaloni troppo lunghi e cadde a terra rotolando fra i sassi fino a trovare riparo dietro ad una pietra. Su centosessanta soldati mandati all\u2019attacco, solo lui e altri tre riportarono salva la pelle. I sopravvissuti furono aggregati ad un\u2019altra compagnia e rimandati in trincea.<br \/>\nUn giorno il nemico si trovava a pochi metri dalla linea di combattimento. Sul fronte italiano le munizioni erano quasi terminate e i capi giudicarono sconveniente fare un attacco. Giovanni era uno dei pochi soldati che in quella trincea aveva ancora dei proiettili. Gli giunse l\u2019ordine di sparare verso il nemico. L\u2019idea di uccidere un giovane come lui lo spaventava. Esegu\u00ec l\u2019ordine sparando in aria. Un superiore, vista la scena, lo riemp\u00ec di insulti e gli intim\u00f2 di sparare di nuovo. Anche il secondo colpo Giovanni lo mand\u00f2 in aria. Il superiore si accan\u00ec, lo picchi\u00f2, lo insult\u00f2 e in modo arrogante gli tolse il fucile dalla mano urlandogli: \u201cGuarda e impara, coglione!\u201d. Poi con la baionetta in mano si alz\u00f2 per prendere la mira, ma proprio in quel momento si sent\u00ec arrivare una pallottola nemica che si and\u00f2 a conficcare sulla fronte di quel poveruomo. Egli cadde a terra senza vita sotto gli occhi pietrificati di Giovanni. Il quale, in silenzio per qualche minuto, rimase a guardare il morto; sino a quando un altro soldato gli grid\u00f2: \u201cPrendigli gli stivali, i tuoi sono sfondati e fanno pena!\u201d. Giovanni indossati gli stivali del defunto inizi\u00f2 a provare un po&#8217; di sollievo: l\u2019angelo della morte se n\u2019era nuovamente andato senza colpirlo.<br \/>\nQualche mese dopo ci fu l\u2019armistizio e il contadino pot\u00e9 tornare a fare il suo mestiere. Rientr\u00f2 a casa da sua moglie e dal suo bambino piccolo, pass\u00f2 un lungo lasso di tempo in pace.<br \/>\nMa nel 1940 scoppi\u00f2 la seconda guerra mondiale e vide suo figlio ormai uomo e padre di tre bambini partire per combattere. La responsabilit\u00e0 della casa di campagna, della terra da coltivare e della famiglia ricadde, per pi\u00f9 di cinque anni, tutta su di lui che si sentiva gi\u00e0 anziano.<br \/>\nNel 1943 ci fu l\u2019arresto di Mussolini e la fuga del re; Hitler mand\u00f2 le sue forze armate a invadere l\u2019Italia.<br \/>\nIn quel periodo un soldato tedesco si present\u00f2 presso la famiglia di Giovanni. Egli non si trovava in casa perch\u00e9 era solito, tutti i giorni, da quando era tornato dalla guerra, recarsi alla messa del mattino.<br \/>\nSuo nipote, che era un ragazzino, rifer\u00ec che un soldato straniero si era presentato sull\u2019aia urlando parole incomprensibili. Il vecchio cap\u00ec e si fece portare dal fanciullo i tre prosciutti che tenevano in cantina. Uno lo port\u00f2 sul tavolo vicino al camino e gli altri due li and\u00f2 a nascondere in soffitta fra le tegole.<br \/>\nAlle tre del pomeriggio arriv\u00f2 una squadra di tedeschi che us\u00f2 la grande casa di campagna e il pagliaio per nascondere i mezzi da guerra dagli aerei bombardieri inglesi. Poi i soldati entrarono in casa. Vedendo il prosciutto sul tavolo ordinarono che venisse loro servito. Giovanni sapendo il rischio che la sua famiglia stava correndo fece portare dalla nuora anche del pane e del vino e disse alla moglie di affettare il prosciutto abbondantemente.<br \/>\nSua nuora teneva in braccio un bimbo di sei mesi e un soldato tedesco non gli staccava mai gli occhi di dosso. Per un po&#8217; Giovanni pens\u00f2 al peggio fino a quando vide quel soldato, con la mano davanti alla faccia, piangere a dirotto su un angolo della casa. Il vecchio contadino pens\u00f2 fra s\u00e9: \u201cQuesti sono gli scherzi della guerra\u201d. Probabilmente quell\u2019uomo stava pensando a sua moglie e al suo bambino che aveva lasciato in Germania fra i pericoli di un conflitto mondiale.<br \/>\nAlle diciotto i soldati senza prendere altro se ne andarono.<br \/>\nGiovanni con loro sent\u00ec andarsene definitivamente dalla sua vita l\u2019angelo della morte e della guerra che da troppo tempo lo seguiva. \u2022<\/p>\n<p>Mirco Fiaschi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storie vere mai raccontate perch\u00e8 sanno di irrealt\u00e0 Si chiamava Giovanni, era un contadino marchigiano di Fermo e fece la prima guerra mondiale. Quando part\u00ec per il fronte, sul treno c\u2019era un grande entusiasmo. 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