{"id":7183,"date":"2018-05-24T15:00:15","date_gmt":"2018-05-24T13:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7183"},"modified":"2024-11-06T17:18:03","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:03","slug":"magistero-in-omelie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/magistero-in-omelie\/","title":{"rendered":"Magistero in omelie"},"content":{"rendered":"<p><strong>l 27 e 28 aprile, Severino Dianich e Humberto Miguel Y\u00e1\u00f1ez, due teologi di fama mondiale presentati da Gianfilippo Giustozzi, hanno dialogato sul futuro della Chiesa e sui &#8220;Sentieri di Papa Francesco&#8221;. <\/strong><br \/>\n<strong>Gli incontri sono avvenuti a P. S. Elpidio per tutti e a Fermo, presso l&#8217;Istituto Teologico.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Di seguito riportiamo la relazione di Severino Dianich.<\/strong><\/p>\n<p>l. Introduzione<br \/>\nSul piano generale il suo magistero non fa che riproporre il concilio, ponendo per\u00f2 al centro di tutto, in maniera pi\u00f9 decisa, la ripresa dell&#8217;evangelizzazione.<br \/>\nUna dichiarazione di intenti determinante per tutto il futuro ministero: EG 23 \u00abSogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa\u00bb. Questo spiega insistenze su alcuni temi e oblio, apparente, su altri, in base all&#8217;affermazione del Concilio, per cui UR 11 \u00abesiste un ordine o piuttosto una &#8220;gerarchia&#8221; delle verit\u00e0 nella dottrina cattolica, essendo diverso il loro nesso col fondamento della fede cristiana\u00bb.<br \/>\nLe numerose conflittualit\u00e0 della Chiesa con la cultura contemporanea non vengono ignorate, ma sono affrontate con la discrezione necessaria, perch\u00e9 non diventino ostacoli insormontabili per poter comunicare prima di tutto il cuore del vangelo.(v. la rinuncia degli apostoli al bisogno di ribellarsi contro la schiavit\u00f9 e la posizione di inferiorit\u00e0 della donna}.<br \/>\nNon manca la consapevolezza che tutto questo, per\u00f2, produce conflitti all&#8217;interno della Chiesa. Egli li ritiene, entro certi limiti, un fenomeno fisiologico, non patologico:<br \/>\n\u00abPersonalmente mi sarei molto preoccupato e rattristato se non ci fossero state queste tentazioni e queste animate discussioni; questo movimento degli spiriti, come lo chiamava sant&#8217;Ignazio, se tutti fossero stati d&#8217;accordo o taciturni in una falsa e quietista pace\u00bb. Lo poteva fare avanzando prima di tutto la fede nell&#8217;azione dello Spirito Santo, \u00abil vero promotore e garante dell&#8217;unit\u00e0 e dell&#8217;armonia nella Chiesa. Lo Spirito Santo che lungo la storia ha sempre condotto la barca, attraverso i suoi ministri, anche quando il mare era contrario e mosso e i ministri infedeli e peccatori\u00bb.<\/p>\n<p>2. Alla ricerca della struttura teologica del magistero<br \/>\nA. Naud, Il magistero incerto, 1987<br \/>\nSembra che papa Francesco ne condivida la preoccupazione intorno ad una certa \u00abfiducia esagerata nel potere chiarificatore del linguaggio\u00bb che ha spesso caratterizzato il dettato del magistero della Chiesa.<br \/>\nMi sembra di scorgere in questo il nodo cruciale dei dibattitti intorno a questo pontificato soprattutto dopo la pubblicazione di AL. Quanto l&#8217;affidarsi ad un preciso linguaggio definitorio ha una sua ovvia utilit\u00e0 per la vita interna della comunit\u00e0 cristiana tanto \u00e8 scarsamente comunicativo con il grande numero di &#8220;cristiani della soglia&#8221; e per nulla ai fini dell&#8217;evangelizzazione.<br \/>\nDue direzioni del suo magistero cui Francesco presta particolare attenzione. Da qui la sua ricerca di altre forme dell&#8217;esercizio del suo magistero.<br \/>\nIl 29 marzo 2015 il cardinale Gerhard Ludwig M\u00fcller in un&#8217;intervista a La Croix affermava che<br \/>\n\u00abla Congregazione per la dottrina della fede ha una missione di strutturazione teologica di un pontificato\u00bb. Dando l\u2019impressione che la congregazione venisse pensata come dotata di un potere magisteriale superiore a quello del papa stesso.<br \/>\nOra, si farebbe un grave torto nell&#8217;attribuirgli l&#8217;idea di avere lui il compito di censurare il magistero del papa. L&#8217;espressione pone, invece, alla riflessione teologica interrogativi interessanti, sulla relazione tra la fede e la teologia, tra la predicazione e la decretazione dottrinale da parte dei vescovi e del papa, tra una teologia cristiana fortemente \u00abellenizzata\u00bb e le diverse teologie contestuali, tra le infinite espressioni autentiche dell&#8217;esperienza cristiana e la regola del linguaggio dell&#8217;ortodossia.<br \/>\nQuestioni antiche ma che ritornano particolarmente attuali in un&#8217;epoca, nella quale in moltissimi campi del sapere e del vivere i paradigmi del passato vengono profondamente mutati, quando non stravolti. Se nessuno ha il compito di dare una struttura teologica a un magistero che ne sarebbe privo \u00e8 compito di tutta la riflessione teologica quello di portare allo scoperto la struttura teologica sottostante al magistero di un pontificato .<\/p>\n<p>3. La struttura teologica \u00abclassica\u00bb<br \/>\nNel suo filone pi\u00f9 divulgato la tradizione teologica occidentale ha utilizzato lo schema linguistico e argomentativo proprio della cultura greco-latina. Nel logos giovanneo si \u00e8 scorto un innesto irreversibile di idee e procedure della filosofia greca dentro il tessuto del pensiero cristiano.<br \/>\nLa teologia scolastica moderna e poi la neo-scolastica, son sembrate volersi confrontare con la razionalit\u00e0 moderna ponendosi sullo stesso suo piano. Con l&#8217;avvento, quindi, della cultura postmoderna, il magistero ha anch&#8217;esso cercato di contrapporsi al suo caratteristico e diffuso relativismo affidandosi alla capacit\u00e0 veritativa della ragione ritenuta un possibile piano comune.<br \/>\nBenedetto XVI nel suo discorso di Ratisbona riconosceva la presenza di posizioni teologiche diverse tendenti, all&#8217;opposto, verso la necessit\u00e0 di una deellenizzarione del cristianesimo, in nome della dilatazione della fede in culture molto diverse non pi\u00f9 disposte ad accettare il colonialismo culturale da loro subito da parte delle Chiese occidentali.<br \/>\nLa risorgenza dell&#8217;urgenza dell&#8217;evangelizzazione, al di l\u00e0 della distinzione ormai obsoleta fra paesi cristiani e paesi non cristiani sta creando il bisogno di pensare l&#8217;unica fede con strumentazioni concettuali e processi argomentativi differenziati.<br \/>\nSenza cadere in alcuna forma di fideismo, la tradizione della fede anche in antico ha sentito il bisogno di conservare la pluralit\u00e0 dei suoi linguaggi pur restando fondamentale il ruolo magisteriale definitorio del dogma, come erezione di un argine non valicabile per la permanenza nei confini dell&#8217;ortodossia.<br \/>\nDopo il concilio di Calcedonia del 451 un certo vescovo Euippo confessava la sua &#8220;impressione che al concilio non si sia proceduto piscatorie ma aristotelice&#8221; e i Padri calcedonesi erano ben convinti che la loro definizione non avrebbe dovuto sostituire i diversi simboli battesimali , cos\u00ec come i padri del Vaticano II affermavano che la Chiesa<br \/>\nGS 42 \u00abin forza della sua missione e della sua natura non \u00e8 legata ad alcuna particolare forma di cultura umana\u00bb.<br \/>\n\u00c8 noto inoltre il costante sforzo dei Padri del Vaticano di sciogliere il loro linguaggio dagli stilemi della neoscolastica.<br \/>\nBernard Lonergan individua tre fonti del pluralismo nell&#8217;espressione dell&#8217;unica fede: la pluralit\u00e0 delle differenze linguistiche, sociali, culturali che determinano il senso comune; la coscienza della persona che si rivela determinata da alcune particolari combinazioni tra senso comune, trascendenza, bellezza, sistema, metodo, istruzione, interiorit\u00e0 filosofica; lo sviluppo nella persona del suo cammino intellettuale, morale o religioso. \u00c8, quindi, necessario il superamento di quello che egli chiama \u00abil classicismo\u00bb, la mentalit\u00e0 per cui sembra che ci sia una sola cultura, cui si perviene attraverso studi normalmente non praticati dai semplici fedeli. Alla conversione alla fede cristiana \u00e8 essenziale anche la componente intersoggettiva, perch\u00e9 la dottrina della Chiesa sta dentro la concretezza determinata della testimonianza cristiana.<\/p>\n<p>4. Magistero decretante e magistero predicante<br \/>\nGran parte del magistero del primo millennio, escluso il caso dei concili ecumenici, si \u00e8 svolto non definendo e decretando, ma predicando. Solo dal grande sviluppo della canonistica in poi, che corrispose fra l&#8217;altro alla decadenza della predicazione da parte dei papi e dei vescovi e alla concezione esclusivamente giuridista (non sacramentale) dell&#8217;episcopato il magistero si \u00e8 svolto dentro i diversi generi letterari della decretazione.<br \/>\nIl ministero episcopale del resto sembrava non avere una sua particolare identit\u00e0 sul piano del sacramento, bensi sul piano della potestas iurisdictionis.<br \/>\n&#8220;Papa est nomen iurisdictionis&#8221; sar\u00e0 un topos costantemente ripetuto, dopo che nel secolo XIII Agostino Trionfo l&#8217;aveva coniato .<br \/>\nBisogner\u00e0 attendere il Novecento per ritrovare papi che si dedichino alla predicazione, sia tenendo l\u2019omelia durante le celebrazioni liturgiche, sia dirigendosi al popolo con la catechesi, sia dirigendosi a particolari categorie di persone con elaborati e impegnativi discorsi su argomenti di attualit\u00e0.<br \/>\nSe si passa da un Leone XIII di cui il sito del Vaticano riporta una sola omelia a Pio XII con 24 omelie e pi\u00f9 di 1000 fra discorsi e radiomessaggi a papa Francesco con, solo nel 2014, 53 omelie, oltre a quella quotidiana, 43 prediche al popolo nelle udienze generali e 234 discorsi \u00e8 difficile pensare che la svolta non debba essere considerata rilevante per la stessa odierna teologia del magistero.<br \/>\nLa radice della nuova concezione \u00e8 la definizione conciliare del ministero episcopale come fondato su una ulteriore ordinazione sacramentale e non caratterizzato esclusivamente dal conferimento della potestas iurisdictionis.<br \/>\nDi conseguenza la predicazione e il magistero non possono pi\u00f9 essere definiti come una componente della potestas iurisdictionis.<br \/>\nPer il Vaticano II fra i tria munera che il sacramento conferisce \u00abeminet praedicatio evangelii\u00bb.<br \/>\nNon si pu\u00f2 non dedurne che anche nel primato papale ci\u00f2 che \u00abeminet\u00bb \u00e8 la predicazione. Francesco sottolinea il valore di un atto che si compie<br \/>\n\u00abnel contesto della liturgia [&#8230;] come parte dell&#8217;offerta che si consegna al Padre e come mediazione della grazia che Cristo effonde nella celebrazione\u00bb<br \/>\ne attribuisce allo stesso \u00abSpirito, che ha ispirato i Vangeli e che agisce nel Popolo di Dio\u00bb, l&#8217;ispirazione del celebrante portato ad \u00abascoltare la fede del popolo\u00bb e poi a \u00abpredicare in ogni Eucaristia\u00bb (EG 142, 138 e 139).<br \/>\nSe la celebrazione liturgica rappresenta il culmen et fons di tutta la vita della Chiesa, la predicazione del vescovo nella liturgia \u00e8 il culmine e la sorgente di tutto il suo ministero; e l&#8217;omelia del vescovo di Roma durante la celebrazione liturgica deve essere considerata culmen et fons di tutto il magistero papale, per cui la predicazione del papa e dei vescovi al popolo deve essere criterio di interpretazione dei documenti, e non viceversa.<br \/>\nMentre la decretazione utilizza necessariamente un linguaggio oggettivante e di carattere impersonale, universale, il discorso orale per natura sua \u00e8 performativo e fortemente determinato dal circolo comunicativo che va dal locutore all&#8217;interlocutore e viceversa.<br \/>\nQuesto carattere della predicazione avr\u00e0 un forte influsso sulla forma globale del magistero e dei suoi stessi contenuti. Cosi Francesco invitava anche i vescovi italiani a concentrarsi soprattutto nella proposta del vangelo sine glossa:<br \/>\n\u00abSiate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi. Puntate all&#8217;essenziale, al kerygma. Non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 solido, profondo e sicuro di questo annuncio\u00bb .<br \/>\nEgli si preoccupa anche che i fedeli si ritrovino a recepire, in un discorso perfettamente ortodosso,<br \/>\n\u00aba causa del linguaggio che essi utilizzo e comprendono &#8230; qualcosa che non corrisponde al vero vangelo di Ges\u00f9 Cristo\u00bb (EG 41).<br \/>\nGregorio Magno, commentando il libro di Ezechiele, diceva ai suoi ascoltatori: &#8220;So bene che molte cose, che nella sacra Scrittura da solo non sono riuscito a capire, le ho capite una volta posto di fronte ai miei fratelli. Compreso questo, ho anche cercato di capire per merito di chi me ne venisse data l&#8217;intelligenza. \u00c8 evidente, infatti, che quanto mi \u00e8 dato di capire a loro vantaggio mi \u00e8 dato proprio dalla loro presenza. Cosi, per grazia di Dio, avviene che cresca il senso delle cose e diminuisca il mio orgoglio, giacch\u00e9 grazie a voi imparo ci\u00f2 che a voi insegno&#8221; .<br \/>\nFra l&#8217;altro \u00e8 particolare interessante l&#8217;assoluta preferenza di papa Francesco per il discorso orale, n\u00e9 si pu\u00f2 ignorare che di fatto il magistero papale che pi\u00f9 viene divulgato dai media \u00e8 oggi quello delle omelie quotidiane e delle prediche settimanali all&#8217;udienza generale.<\/p>\n<p>5. Magistero ed evangelizzazione<br \/>\nOggi questo modo di esercitare il munus docendi entra, di fatto, nella discussione pubblica sui grandi temi della vita anche fuori della Chiesa. Cosi sempre pi\u00f9, paradossalmente, il papa con il suo magistero diventa soggetto di evangelizzazione, mentre in tutta la storia si \u00e8 caratterizzato come semplicemente responsabile dell&#8217;invio di altri in missione e come custode dell&#8217;ortodossia della fede della Chiesa.<br \/>\nOggi niente pu\u00f2 accadere dentro la Chiesa che non sia oggetto di attenzione e di discussione anche fuori della Chiesa. Da qui, se l&#8217;evangelizzazione viene riposta al centro di tutta la vita ecclesiale, diventa indispensabile l&#8217;attenzione ai riscontri che i dettati magisteriali avranno nella conversazione generale e la preoccupazione che, pur nel rigore della fedelt\u00e0 al vangelo, essi non intralcino l&#8217;opera dell&#8217;evangelizzazione.<br \/>\nL&#8217;esercizio del magistero nell&#8217;antica societas christiana poteva giovarsi del suo carattere di autorit\u00e0 anche rispetto alla societ\u00e0 civile, nella quale poteva essere accolto come obbedienza alla Parola di Dio e alla Chiesa deputata ad annunciarla. La presa di coscienza della mutata situazione ha provocato anche il Vaticano II a ripensare lo stesso modo di comprendere e presentare la dottrina sulla rivelazione che era stato proprio del Vaticano I il quale si appellava al fatto che Dei Filius \u00abla ragione creata \u00e8 sottomessa completamente alla verit\u00e0 increata, (per cui) quando Dio si rivela, dobbiamo prestargli, con la fede, la piena soggezione dell&#8217;intelletto e della volont\u00e0&#8230;. crediamo vere le cose da lui rivelate, &#8230; per l&#8217;autorit\u00e0 dello stesso Dio\u00bb.<br \/>\nPer il Vaticano II non sar\u00e0 l&#8217;appello alla ragione e alla sottomissione all&#8217;autorit\u00e0 di Dio che introdurr\u00e0 l&#8217;uomo all&#8217;accoglienza della fede, quanto piuttosto la percezione che nell&#8217;esperienza della fede cristiana si entra in colloquio con Dio, il quale \u00abnel suo grande amore parla agli uomini come ad amici\u00bb.<br \/>\nQuesta prospettiva non pu\u00f2 non determinare importanti mutazioni nella forma dello stesso magistero e nel suo piegarsi dal linguaggio imperativo a una predicazione che &#8220;esprima l&#8217;amore salvifico di Dio previo all&#8217;obbligazione morale e religiosa, che non imponga la verit\u00e0 e che faccia appello alla libert\u00e0, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalit\u00e0, ed un&#8217;armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte pi\u00f9 filosofiche che evangeliche.&#8221;(EG 165). \u2022<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-7183 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/magistero-in-omelie\/dsc_0106\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_0106-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/magistero-in-omelie\/dsc_0126\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_0126-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/magistero-in-omelie\/dsc_0128\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_0128-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/magistero-in-omelie\/dsc_0130-2\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_0130-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/magistero-in-omelie\/dsc_0207\/'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/DSC_0207-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>l 27 e 28 aprile, Severino Dianich e Humberto Miguel Y\u00e1\u00f1ez, due teologi di fama mondiale presentati da Gianfilippo Giustozzi, hanno dialogato sul futuro della Chiesa e sui &#8220;Sentieri di Papa Francesco&#8221;. 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