{"id":7077,"date":"2018-05-08T14:00:02","date_gmt":"2018-05-08T12:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=7077"},"modified":"2024-11-06T17:18:55","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:55","slug":"maggiaioli-strappacuore-cosi-romantici-e-cosi-lontani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/05\/maggiaioli-strappacuore-cosi-romantici-e-cosi-lontani\/","title":{"rendered":"Maggiaioli strappacuore, cos\u00ec romantici e cos\u00ec lontani"},"content":{"rendered":"<p>Quelli che indicano Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera come localit\u00e0 delle Marche senza tener conto della loro storica appartenenza all\u2019Umbria.<br \/>\nQuelli che considerano le tradizioni una bizzarria, una stranezza, un elemento pittoresco e non una cosa da prendere sul serio. Quelli che confondono il pittoresco con una precisa concezione dell\u2019esistenza che esprime condizioni di vita e di cultura. Quelli che vedono le usanze come vincolo e legame tra generazioni. Quelli che dichiarano apertamente il loro amore per le rievocazioni e cercano in esse i tratti preziosi delle culture passate. E soprattutto quelli, tantissimi, che vogliono riscoprirle per metterne in evidenza il significato storico e il senso attuale, per farle rivivere e tramutare le speranze in certezze di vita.<br \/>\nCi sono mille modi di vedere una tradizione, tutti derivati dall\u2019esigenza biologica dell\u2019uomo di oggi &#8211; dominato dalla globalizzazione e dallo stereotipo &#8211; di rifondare la sua esistenza su basi pi\u00f9 autentiche. La ricostruzione della memoria di un microcosmo come quello del cantamaggio pu\u00f2 aiutare a capire quale rapporto si possa sviluppare con il nostro passato, con la topografia di un territorio che esprime aspettazioni e candidi stupori di fronte alla magia che si rinnova ad ogni stagione: la natura si addormenta e quando \u00e8 il momento giusto, come per incanto, allo scadere di un\u2019ora, di un minuto, di un secondo, in qualsiasi luogo e a qualsiasi latitudine si risveglia e compie il miracolo. In ogni punto della Terra, ma anche di un semplice vaso sul nostro balcone, spunta una creatura bellissima e colorata, apparentemente uguale a migliaia di altre e tuttavia diversa. Una favola intrigante, una bellezza e una soavit\u00e0 con valenza profonda, il fiore inteso come simbolo di rinascita e di vita, sempiterna tentazione di pittori, musicisti, poeti e maggiaioli. Ecco allora che alla fine dell\u2019Ottocento i membri della Societ\u00e0 della fanfara di Ussita e della Societ\u00e0 del concerto di Visso decidono di rinverdire le tradizioni pagane vecchie di sei o sette secoli per esprimere speranze di fecondit\u00e0 della terra, ingentilendone i riti e le implicazioni. Dopo aver alzato il solito \u201carborittu fioritu\u201d simbolo del rinnovarsi della vita e delle stagioni, cominciano a girare per i paesi, scambiando musica e versi coi \u201csogni de \u2018na notte e robba da magn\u00e0\u201d. \u201cVanno le comitive de sta nottata \/ a cant\u00e0 maggio l\u00e0 pe\u2019 le stradelle, \/ cantamo pure nui \u2018na maggiolata \/ tra l\u2019odori che sta\u2019 sotto le stelle. \/ E cantamo cusc\u00ec: fior de mortella \/ la vita \u00e8 bella quanno canta amore, \/ e intonamo cusc\u00ec: fratta fiorita \/ bella \u00e8 la vita se stornella lu core!\u201d.<br \/>\nCuore, anima e sentimento cantano nelle canzoni dei maggiaioli dell\u2019alto Nera e di tutta la Valnerina, cantori che la strada consumano e sulla strada si perdono e si ritrovano in un viaggio cominciato sicuramente molto prima che nascessero. \u201cVanno le comitive per la montagna \/ co\u2019 li strumenti e co\u2019 li lampioncini, \/ tra fiori e canti vanno a fa\u2019 sciampagna \/ sotto le case de li contadini\u201d. L\u2019inesauribile curiosit\u00e0 per la vita li ispira, l\u2019incanto per la bellezza li fa rinascere e tutto termina nei ritornelli impastati di poesia, musica e tradizione, del sangue vivo dell\u2019avventura umana.<br \/>\n\u201cCantamo vecchi e giovani \/ che maggio tutti invita \/ a non pens\u00e0 a le buggere, \/ a bened\u00ec la vita\u201d. Il maggiaiolo non si prende mai sul serio, ma vive con grande seriet\u00e0 la sua parte, sempre pronto a ritrattare l\u2019ultima conquista con la prossima che sta per cominciare, convinto, senza tema di smentita, che non si vive maggio tutto l\u2019anno. \u201cIo so\u2019 lu maggiarolu strappacori \/ per me le fije belle vannu matte, \/ le porto a fa\u2019 l\u2019amore tra li fiori, \/ me piace da\u2019 li baci sette a sette\u201d. Quando l\u2019amore non gli basta se lo inventa, inseguendo storie e passioni che esplora e descrive. \u201cIo so\u2019 lu maggiarolu strappacori \/ per\u00f2 me la so\u2019 presa \u2018na gran cotta \/ ho scerdu Lena tra li trenta amori \/ ma questa porca \u2018ddina me d\u00e0 retta. \/ A maggio ha dittu te dar\u00f2 l\u2019amore \/ e mo me dice che devo \u2018spettare \/ perch\u00e9 stu mese mette troppo ardore \/ cusc\u00ec l\u2019amore non me lo fa fare\u201d. Come un rabdomante cerca parole e suoni tra la terra e il suo desiderio d\u2019amore, inseguendoli nel ribollire dei suoi sensi. \u201cMe sento tuttu un fremitu \/ me sa vado in pazzia \/ e no\u2019 me desse l\u2019azzicu, \/ ch\u00e9 fo che fesseria\u201d. A volte si trasforma in un viaggiatore salgariano che strapazza il tempo e le storie, trasformandole nelle invenzioni un po\u2019 equivoche del maggio ussitano.<br \/>\n\u201cEcco maggio zuru zuru \/ a lu gattu s\u2019arrizza lu pilu \/ e la sorca pija vantaggio \/ fori aprile e dentro maggio\u201d. Nelle serenate di Ponte Chiusita, invece, cammina su un filo sospeso tra ironia e malinconia; il canto ha dentro di s\u00e9 sipario e palcoscenico, desiderio d\u2019amore e senso mistico. \u201cE\u2019 maggio e le farfalle \/ vanno de fronda in fronda. \/ E\u2019 maggio e mo la sera \/ se prega la Madonna, \/ te fai preg\u00e0 tu pure? \/ Ma lu mese Marianu \/ Mar\u00ec, se fa a li santi \/ no a un core disumanu. \/ Ah, Mar\u00ec, perch\u00e9 sonnecchi \/ mentre tuttu canta amore? \/ Ma che ci hai dentro lu core, \/ ma che ci hai se po\u2019 sap\u00e9?\u201d.<br \/>\nLa voce del maggiaiolo, come un disco, fa rivivere parole e musiche che continueranno a cantare nei cieli che mai conosceremo. Il sentimento dell\u2019animo umano \u00e8 una pratica che non si archivia, perch\u00e9 vive la dimensione di fermenti che non muoiono, il desiderio di cercare gioia, evasione, forza per affrontare la vita. E quando crederai di averlo ingabbiato quello ti mander\u00e0 fuori pista, progettando altre evasioni e altri modi di esprimersi, come a Cupi di Visso: \u201cVeniamo a cant\u00e0 maggio e semo nove \/ chi canta per l\u2019amore e chi per l\u2019ove, \/ io per l\u2019amore non voglio cantare \/ canto per l\u2019ove se me le voi dare\u201d. Sulla strada del cantamaggio non troverete traccia di queste cose, semmai ricordi che la polvere del tempo ha ricoperto di un sottile strato di sensazioni, smarrimenti, ritmi intermittenti, residui di canzoni a cui alzare il calice per un brindisi da condividere con tutti i cuori canterini, le persone senza amore del nostro tempo, i poeti liberi e appassionati, i vecchi convinti che l\u2019illusione \u00e8 il lusso della giovent\u00f9, e tuttavia non ce la fanno a invecchiare e a smettere di illudersi. Eppure erano loro che scuotevano il capo quando anni fa si parlava di riesumare il cantamaggio e adattarlo ai tempi, loro che questa tradizione l\u2019avevano conosciuta da bambini o vissuta come l\u2019epoca la voleva. Oggi il costume popolare dalla quale il cantamaggio discende non ha pi\u00f9 radici nella nuova realt\u00e0. Non esistono neppure pi\u00f9 gli abitanti, i tessuti sociali che di questa tradizione erano gli eredi nell\u2019immediato secondo dopoguerra. Gi\u00e0 negli anni Cinquanta Amedeo Gentili, l\u2019ultimo cantastorie vissano, il cantamaggio se lo faceva da solo. Piantava una frasca infiorata in mezzo al paese e si metteva a cantare; la gente si radunava, ascoltava e insieme alle uova, alla pizza, gli offriva da bere. Uno dei suoi stornelli era preveggente: \u201cSe lo mejo viene appresso \/ grazie a tutto \u2018sto progresso \/ co\u2019 lo maggio che verr\u00e0 \/ quante cose d\u2019aggiorn\u00e0!\u201d. Sulle strade percorse dai maggiaioli ci sono ora i lontani pronipoti con i telefonini ed \u00e8 gi\u00e0 cambiato tutto ci\u00f2 che naturalmente doveva cambiare. Come pretendere di resuscitare un rito che ha sapore di fiaba? Eppure chiss\u00e0 che tra i tanti cellulari che servono per ascoltare musica e tra le note che escono dai lettori Mp3, ancora una volta non sia presente e compiaciuto lo spirito dei vecchi maggiaioli, fantasmi che tornano vestiti di fiori, non gi\u00e0 per impaurire, ma per rammentare che chi ha contribuito a dare gioia e serenit\u00e0 non deve essere dimenticato. Per dirci che loro se la cavavano benissimo anche senza le nostre tecnologie, prima che fossero inventati i telefonini: con le lettere d\u2019amore, i dischi di vinile, la fisarmonica e le serenate. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quelli che indicano Visso, Ussita e Castelsantangelo sul Nera come localit\u00e0 delle Marche senza tener conto della loro storica appartenenza all\u2019Umbria. Quelli che considerano le tradizioni una bizzarria, una stranezza, un elemento pittoresco e non una cosa da prendere sul serio. 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