{"id":6966,"date":"2018-04-23T18:00:49","date_gmt":"2018-04-23T16:00:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6966"},"modified":"2018-04-23T15:20:33","modified_gmt":"2018-04-23T13:20:33","slug":"anche-mattia-pascal-vince-al-casino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/04\/anche-mattia-pascal-vince-al-casino\/","title":{"rendered":"Anche Mattia Pascal vince al Casin\u00f2"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Dopo una delle solite scene con mia suocera e mia moglie, che ora, oppresso e fiaccato com\u2019ero dalla doppia recente sciagura, mi cagionavano un disgusto intollerabile; non sapendo pi\u00f9 resistere alla noia, anzi allo schifo di vivere a quel modo; miserabile, senza n\u00e9 probabilit\u00e0 n\u00e9 speranza di miglioramento, senza pi\u00f9 il conforto che mi veniva dalla mia dolce bambina, senza alcun compenso, anche minimo, all\u2019amarezza, allo squallore, all\u2019orribile desolazione in cui ero piombato; per una risoluzione quasi improvvisa, ero fuggito dal paese, a piedi, con le cinquecento lire di Berto in tasca\u201d (Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal).<br \/>\nBibliotecario con uno stipendio da fame, senza nessuna autorit\u00e0, succube della suocera, vedova Pescatore, in contrasto con la moglie Romilda, persa la propria mamma e la figlioletta appena nata, dopo aver vagato per la campagna nel podere della Stia, presso la gora del molino, salutato il vecchio mugnaio Filippo che gli racconta i bei tempi andati dei propri genitori, Mattia Pascal decide di andare all\u2019avventura. Destinazione Marsiglia per imbarcarsi poi verso l\u2019America. Giunto a Nizza, decide di recarsi a Montecarlo per giocare alla roulette. Male che gli poteva andare avrebbe perso solo cinquecento lire che il fratello Berto gli aveva dato per pagare i funerali della mamma. A questo aveva pensato la zia Scolastica.<br \/>\nPrima di entrare nel palazzo ornato di marmo, aveva notato che all\u2019esterno dell\u2019edificio c\u2019erano dei grandi alberi. Se avesse perso tutto, sarebbe stato facile per lui appendersi ad uno di quegli alberi con la cinghia dei pantaloni. Non aveva mai giocato alla roulette. Per scaramanzia si era fermato precedentemente presso una bottega su l\u2019Avenue de la Gare, per acquistare un libro che conteneva spiegazioni sul modo di giocare alla roulette. Non ci capisce nulla. Decide di tentare la sorte. Entrato nella sala di gioco, incontra per caso un signore di Lugano che gli suggerisce di puntare sul numero dodici.<br \/>\nPrima di iniziare il gioco osserva gli altri clienti della sala per capire come e cosa facevano. Non era poi cos\u00ec complicato come era scritto sul libro acquistato poco prima: \u201cIn mezzo al tavoliere, sul tappeto verde numerato, era incassata la roulette. Tutt\u2019intorno, i giocatori, uomini e donne, vecchi e giovani, d\u2019ogni paese e d\u2019ogni condizione, parte seduti, parte in piedi, s\u2019affrettavano nervosamente a disporre mucchi e mucchietti di luigi e di scudi e biglietti di banca, su i numeri gialli dei quadrati; quelli che non riuscivano ad accostarsi, o non volevano, dicevano al croupier i numeri e i colori su cui intendevano di giocare, e il croupier, subito, col rastrello disponeva le loro poste secondo l\u2019indicazione, con meravigliosa destrezza; si faceva silenzio, un silenzio strano, angoscioso, quasi vibrante di frenate violenze, rotto di tratto in tratto dalla voce monotona sonnolenta dei croupiers: &#8211; Messieurs, faites vos jeux! Mentre di l\u00e0, presso altri tavolieri, altre voci ugualmente monotone dicevano &#8211; Le jeux est fait! Rien ne va plus. Alla fine, il croupier lanciava la pallottola sulla roulette: &#8211; Tac tac tac\u201d.<br \/>\nMattia Pascal non ascolta il consiglio del signore di Lugano. Punta a casaccio sul numero venticinque. La pallottola si posa proprio sul numero dichiarato. Pascal non sta in s\u00e9 dalla gioia. Ha vinto una somma ingente di denaro. Un tedesco che parlava francese gli si scaglia addosso sostenendo che il denaro vinto era suo. Pascal guarda i croupiers che non si scompongono. Si allontana dal tavolo di gioco per recarsi presso un\u2019altra sala dove molti giocatori.<br \/>\nPrima di giocare li osserva tra gli altri: \u201cUn giovinetto, pallido come di cera, con un grosso monocolo all\u2019occhio sinistro il quale affettava un\u2019aria di sonnolenta indifferenza; sedeva scompostamente; tirava fuori dalla tasca dei calzoni i suoi luigi; li posava a casaccio su un numero qualunque e, senza guardare, pinzandosi i peli dei baffetti nascenti aspettava che la boule cadesse; domandava allora al suo vicino se aveva perduto. Lo vidi perdere sempre\u201d.<br \/>\nMattia Pascal ritorna in se stesso e inizia a giocare anche lui: \u201cA poco a poco, guardando, la febbre del giuoco prese anche me. I primi colpi mi andarono male. Poi cominciai a sentirmi come in uno stato d\u2019ebbrezza estrosa, curiosissima: agivo quasi automaticamente, per improvvise, incoscienti ispirazioni; puntavo, ogni volta, dopo gli altri, all\u2019ultimo, l\u00e0! e subito acquistavo la coscienza, la certezza che avrei vinto; e vincevo. Puntavo dapprima poco; poi, man mano, di pi\u00f9, di pi\u00f9, senza contare. Quella specie di lucida ebbrezza cresceva intanto in me, n\u00e9 s\u2019intorbidiva per qualche colpo fallito, perch\u00e8 mi pareva d\u2019averlo quasi preveduto; anzi, qualche volta, dicevo tra me: \u00ab Ecco, questo lo perder\u00f2; debbo perderlo \u00bb.<br \/>\nEro come elettrizzato. A un certo punto, ebbi l\u2019ispirazione di arrischiar tutto, l\u00e0 e addio; e vinsi. Gli orecchi mi ronzavano; ero tutto in sudore, e gelato. Mi parve che uno dei croupiers, come sorpreso di quella mia tenace fortuna, mi osservasse. Nell\u2019esagitazione in cui mi trovavo, sentii nello sguardo di quell\u2019uomo come una sfida, e arrischiai tutto di nuovo, quel che avevo di mio e quel che avevo vinto, senza pensarci due volte: la mano mi and\u00f2 su lo stesso numero di prima, il 35; fui per ritrarla; ma no, l\u00ec, l\u00ec di nuovo, come se qualcuno me l\u2019avesse comandato\u201d.<br \/>\nPascal gioca di nuovo e punta sullo stesso numero e vince ancora. \u201cPresi il denaro e dovetti allontanarmi, come un ubriaco.<br \/>\nCaddi a sedere sul divano, sfinito: appoggiai il capo alla spalliera, per un bisogno improvviso, irresistibile, di dormire, di ristorarmi con un po\u2019 di sonno. E gi\u00e0 quasi vi cedevo, quando mi sentii addosso un peso, un peso materiale, che subito mi fece riscuotere. Quanto avevo vinto? Aprii gli occhi; ma dovetti richiuderli immediatamente: mi girava la testa. Il caldo, l\u00e0 entro, era soffocante. Come! Era gi\u00e0 sera? Avevo intraveduto i lumi accesi. E quanto tempo avevo dunque giocato? Mi alzai pian piano; uscii\u201d.<br \/>\nMattia Pascal si reca a Montecarlo per dodici giorni di fila: \u201cNon ebbi pi\u00f9 n\u00e9 modo n\u00e9 tempo di stupirmi allora del favore, pi\u00f9 favoloso che straordinario, della fortuna: ero fuori di me, matto addirittura; non ne provo stupore neanche adesso, sapendo purtroppo che tiro essa m\u2019apparecchiava, favorendomi in quella maniera e in quella misura. In nove giorni arrivai a metter su una somma veramente enorme, giocando alla disperata: dopo il nono giorno cominciai a perdere, e fu un precipizio. L\u2019estro prodigioso, come se non avesse pi\u00f9 trovato alimento nella mia gi\u00e0 esausta energia nervosa, venne a mancarmi. Non seppi, o meglio, non potei arrestarmi a tempo. Mi arrestai, mi riscossi, non per mia virt\u00f9, ma per la violenza d\u2019uno spettacolo orrendo, non infrequente, pare, in quel luogo\u201d.<br \/>\nAl dodicesimo giorno, decide di fermarsi davanti alla morte del giovinetto che aveva conosciuto nei primi giorni del suo soggiorno a Montecarlo:<br \/>\n\u201cPareva pi\u00f9 piccolo, l\u00ec in mezzo al viale: stava composto, coi piedi uniti, come se si fosse messo a giacere prima, per non farsi male, cadendo; un braccio era aderente al corpo; l\u2019altro, un po\u2019 sospeso, con la mano raggrinchiata e un dito, l\u2019indice, ancora nell\u2019atto di tirare. Era presso a questa mano la rivoltella; pi\u00f9 l\u00e0, il cappello. Mi parve dapprima che la palla gli fosse uscita dall\u2019occhio sinistro, donde tanto sangue, ora rappreso, gli era colato su la faccia\u201d. Mattia Pascal ritorna a Nizza da cui riparte nello stesso giorno. Ha con s\u00e9 circa ottantadue mila lire. \u201cTutto potevo immaginare, tranne che, nella sera di quello stesso giorno, dovesse accadere anche a me qualcosa di simile\u201d.<br \/>\nIl protagonista muore come Mattia Pascal e risorge sotto un altro nome, Adriano Meis.<br \/>\nMa non riesce a risolvere i problemi esistenziali della propria vita. Ritorna al proprio paese. Nemmeno la fortuna accumulata a Montecarlo lo aiuta. \u201cLa farina del diavolo va tutta in crusca\u201d.<br \/>\nS\u00ec, \u00e8 proprio cos\u00ec. Il romanzo \u00e8 uno dei capolavori di Luigi Pirandello. Vale la pena rileggerlo. L\u2019episodio del gioco alla roulette a Montecarlo \u00e8 uno dei tanti intrecci del romanzo. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Dopo una delle solite scene con mia suocera e mia moglie, che ora, oppresso e fiaccato com\u2019ero dalla doppia recente sciagura, mi cagionavano un disgusto intollerabile; non sapendo pi\u00f9 resistere alla noia, anzi allo schifo di vivere a quel modo; miserabile, senza n\u00e9 probabilit\u00e0 n\u00e9 speranza di miglioramento, senza pi\u00f9 il conforto che mi veniva &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":6967,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11,4],"tags":[1981,1985,1800,1986,1980],"class_list":["post-6966","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-artecultura","category-primo-piano","tag-gioco-dazzardo","tag-il-fu-mattia-pascal","tag-ludopatia","tag-luigi-pirandello","tag-numero-8-2018"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/il-fu-mattia-pascal.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1Om","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6966","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6966"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6966\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6968,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6966\/revisions\/6968"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6967"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6966"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6966"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6966"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}