{"id":6868,"date":"2018-04-09T17:00:13","date_gmt":"2018-04-09T15:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6868"},"modified":"2018-04-09T11:32:43","modified_gmt":"2018-04-09T09:32:43","slug":"educare-giocando","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/04\/educare-giocando\/","title":{"rendered":"Educare giocando"},"content":{"rendered":"<p>Mentre va declinando la forza educativa di genitori, nonni, insegnanti, preti, va invece crescendo il rilievo educativo del Mister, come in genere, nell\u2019ambito calcistico, viene indicata la figura dell\u2019allenatore. Infatti, oltre agli allenatori famosi e strapagati che operano nella Champions League o nella Serie A italiana, ci sono molti \u201c allenatori di periferia \u201c che, per pura passione, nei nostri paesi lavorano con bambini e adolescenti per fornire loro una educazione di base nella pratica del calcio.<br \/>\nTra questi c\u2019\u00e8 Furio, un allenatore di Servigliano, che \u00e8 un personaggio di riferimento per le sorti del calcio giovanile della Media Val Tenna. Inizia ad allenare nel 1984, quando gioca in seconda categoria con la Servigliano calcio. La squadra perde le prime sette partite.<br \/>\nIl presidente, Franco Fratini, decide allora di nominarlo allenatore. La squadra riesce a salvarsi, perch\u00e9, pur perdendo quasi sempre fuori casa, in casa, invece, molto spesso in \u201c zona Cesarini \u201c, riesce a vincere tutte le partite.<br \/>\nNell\u2019anno successivo allena la prima squadra di Servigliano e si occupa anche del settore giovanile. Negli anni seguenti allena a Belmonte, Rapagnano, Piane di Montegiorgio, Monte San Martino. Allena anche squadre della prima categoria, come la Folgore di Piane di Falerone, e la Vis di Sant\u2019Elpidio a mare. In Ancona, Furio frequenta un corso per conseguire il patentino di allenatore. Ha come maestro il roccioso Romeo Benetti, un combattivo centrocampista che molti ricordano ancora per i lividi che i suoi tacchetti lasciavano su gambe e caviglie degli avversari in interventi che gli arbitri di oggi avrebbero sanzionato con espulsioni a vita.<br \/>\nNella sua attivit\u00e0, Furio si dedica soprattutto ad avviare alla pratica calcistica bambini tra i 6 e gli 11 anni. Le partite tra le varie squadre sono autogestite. Si va dai tre contro tre dei pi\u00f9 piccoli, ai nove contro nove degli esordienti. Ai bambini insegna le tecniche di base del calcio: stop, palleggio, passaggio, tiro. Educa inoltre allo spirito di squadra, a \u201cfare spogliatoio\u201d, come si dice in gergo, un ingrediente essenziale della pratica del calcio.<br \/>\n\u201cCon i bambini &#8211; mi dice Furio &#8211; si lavora bene\u201d. Certo, a volte sono un po\u2019 pigri, altre volte vanno sollecitati a liberarsi dalle cattive abitudini alimentari che favoriscono il fenomeno della obesit\u00e0 infantile. Tuttavia, opportunamente stimolati, i bambini tra i 5 e gli 11 anni in genere rispondono ben. Il discorso cambia per i ragazzi dopo i 12 anni. Con loro il lavoro dell\u2019allenatore diventa pi\u00f9 difficile. Molti abbandonano. Quelli che restano sono a volte poco attenti e vanno continuamente sollecitati. Insomma, anche l\u2019allenatore, come i genitori, in nonni, gli insegnanti, i preti, deve misurarsi con i problemi non sempre facilmente decifrabili dei ragazzi in et\u00e0 adolescenziale.<br \/>\nNella sua attivit\u00e0 di allenatore, Furio cerca di insegnare a bambini e adolescenti il rispetto dei compagni e degli avversari. Li educa al senso della collaborazione e alla \u201c legge della squadra \u201c, fa del tutto, mentre vanno crescendo, per tenerli lontani da \u201c giri strani\u201d.<br \/>\nIl rispetto delle regole, la puntualit\u00e0, l\u2019impegno in allenamento e in partita, la capacit\u00e0 di non perdersi d\u2019animo nella sconfitta, l\u2019esercizio all\u2019autocontrollo nel linguaggio e nei gesti, sono cose che educano. Contribuiscono infatti alla maturazione di una gestione responsabile di se stessi e aiutano a vivere in maniera costruttiva e collaborativa il rapporto con gli altri.<br \/>\n\u201cCon i ragazzi &#8211; mi dice Furio &#8211; resta un rapporto anche quando smettono di giocare a calcio e non fanno pi\u00f9 parte del giro della squadre\u201d. Egli \u00e8 molto attento, inoltre, a coltivare il rapporto con i genitori, che vengono convocati varie volte nel corso dell\u2019anno per condividere un pranzo o una cena.<br \/>\nL\u2019alto numero dei partecipanti a questi momenti di incontro conviviale \u00e8 un indice eloquente del buon rapporto che esiste tra genitori e allenatore.<br \/>\nFurio si sforza anche di far capire ai genitori l\u2019importanza del fatto che tutti debbono giocare, non solo quelli bravi.<br \/>\nIn et\u00e0 infantile o pre-adolescenziale il calcio non pu\u00f2 essere infatti praticato con una mentalit\u00e0 selettiva che induca all\u2019esclusione dei meno dotati.<br \/>\nL\u2019allenatore, se porta avanti il proprio lavoro con passione, competenza, attenzione ai problemi dei bambini e ragazzi a lui affidati, e non si svende alla logica truffaldina di procuratori che utilizzano il calcio giovanile per le loro estorsioni e i loro raggiri, pu\u00f2 essere un importante riferimento educativo, perch\u00e9 allena non solo a giocare a pallone, ma a quel gioco pi\u00f9 complesso e difficile che \u00e8 la partita della vita. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mentre va declinando la forza educativa di genitori, nonni, insegnanti, preti, va invece crescendo il rilievo educativo del Mister, come in genere, nell\u2019ambito calcistico, viene indicata la figura dell\u2019allenatore. 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