{"id":679,"date":"2013-06-26T09:22:41","date_gmt":"2013-06-26T09:22:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=679"},"modified":"2016-01-18T11:00:07","modified_gmt":"2016-01-18T11:00:07","slug":"soccorrere-il-pronto-soccorso-e-la-sanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/06\/soccorrere-il-pronto-soccorso-e-la-sanita\/","title":{"rendered":"Soccorrere il Pronto Soccorso e la Sanit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/sanita.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-680\" alt=\"sanita\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/sanita-227x300.jpg\" width=\"227\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/sanita-227x300.jpg 227w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/sanita.jpg 349w\" sizes=\"auto, (max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><\/a>\u00c8 esperienza ricorrente: si ricorre al Pronto Soccorso per un problema acuto, a volte potenzialmente grave, si viene accolti al meglio possibile \u2013 un meglio che molti considerano il peggio in assoluto \u2013, scattano screening, protocolli, linee-guida, accertamenti, stand by. Se il filtro non acchiappa pericolose acuzie, traumatiche e non, il paziente viene dimesso, con una serie di raccomandazioni, l\u2019ultima delle quali \u00e8 di ritornare immediatamente al Pronto Soccorso medesimo, caso mai si presentassero segni e\/o sintomi poco chiari. <!--more--><\/p>\n<p>Si affida il paziente al medico curante per ulteriori eventuali approfondimenti, e naturalmente alla famiglia. Significa che i sanitari del posto di soccorso considerano la condizione clinica stabile, ma potenzialmente instabile e, forse, foriera di complicanze lontane o prossime. Talvolta, ad esempio, per fortuna di rado, sintomi cardiaci, soprattutto se atipici, non rivelano al filtro la loro natura, nonostante tutte le procedure siano messe in campo nel modo migliore: troponina inziale e ripetuta, ecocardio (non sempre), ecg, consulto cardiologico, osservazione breve, esami di routine; ma poi, all\u2019improvviso, magari dieci giorni dopo, il paziente cos\u00ec filtrato, e adeguatamente indagato, muore di morte improvvisa, mentre si trova alla guida dell\u2019auto, per un problema proprio cardiologico.<\/p>\n<p>\u00c8 successo, e allora scattano querele, indagini, e quant\u2019altro. Ma di colpevoli non ce ne sono, se le procedure d\u2019ingaggio sono state corrette e hanno rispettato le pi\u00f9 aggiornate linee guida. O meglio, un colpevole ci sarebbe, ma si tratta di un\u2019entit\u00e0 astratta. Altre volte, casi meno gravi, ma comunque complessi, attivano accessi ripetuti alle strutture sanitarie, come chiedendo aiuto; ma, dopo un minimo o massimo di studio il pi\u00f9 possibile rapido, vengono rispediti a domicilio, con un palleggio a ping pong che mette a disagio famiglie, medici, ambulanze (a volte) e quant\u2019altro.<\/p>\n<p>Un tempo casi simili, come il precedente esempio cardiologico, venivano aggregati ai reparti e osservati a lungo, anche per settimane, finch\u00e9 non si giungeva alla conclusione di aver fatto tutto il possibile per giungere a una diagnosi. Ma allora si era in tre, ora si \u00e8 in due. Analoghe considerazioni per le chirurgie veloci e superveloci che, non raramente, lasciano esiti lunghi e super-lenti a guarire. Un tempo per un\u2019ernia si stava dieci giorni in ospedale.<\/p>\n<p>Troppo, forse, ma ora non \u00e8 poco? Patologie croniche si avviano a diventare sempre pi\u00f9 croniche, patologie terminali diventano sempre pi\u00f9 durature. Gli ospedali, rimediate le emergenze indifferibili, rispediscono i pazienti a domicilio, lasciandoli di fatto soli, magari con i loro familiari, che per\u00f2 si trovano anch\u2019essi sempre pi\u00f9 soli assieme al congiunto malato grave; generandosi situazioni assai diverse e con assai diverso pesante impatto, perch\u00e9 non tutte le famiglie hanno la stessa resistenza, non tutte le stesse capacit\u00e0 operative, non tutte le stesse risorse (sperequazione non de jure, ma de facto). In passato, il terzo pagante dell\u2019assistenza sanitaria era rappresentato dalle mutue, e vi regnava in qualche modo l\u2019idea del mutuo soccorso (paghiamo tutti una parte, e quello che non serve a me pu\u00f2 servire a te, e viceversa).<\/p>\n<p>Oggi il terzo pagante \u00e8 costituito dalla pubblica amministrazione, o dalle assicurazioni, e qui, nonostante ogni buon proposito, non v\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u2013 stante lo scopo di lucro delle seconde, e la lontananza amministrativa della prima \u2013, quel \u201cmutualismo\u201d che rappresentava il terzo piede forte dell\u2019assistenza sanitaria \u2013 con tutti i limiti, per carit\u00e0! Il terzo pagante attuale \u00e8 evanescente, interessato e\/o impotente. La tecnologia costa, il personale costa, l\u2019amministrazione costa, le richieste sono aumentate in modo logaritmico, le risorse non sono aumentabili a piacere.<\/p>\n<p>Allora il terzo pagante si defila, alle persone si garantisce un\u2019assistenza parcellare, discontinua, insufficiente, fondamentalmente un\u2019assistenza che lascia soli di fronte alle esigenze pi\u00f9 pesanti, nonostante qualche ospizio (hospice \u00e8 pi\u00f9 \u201cin\u201d-telligente) per terminali, nonostante le ancora fantomatiche case della salute, nonostante la medicina del territorio, nonostante la medicina di base \u2013 che non si sa pi\u00f9 che cos\u2019\u00e8, chiamata a risolvere, ma con metodi impotenti, condizioni sempre pi\u00f9 vaste e indominabili \u2013, nonostante l\u2019ADI, nonostante tutto. Il bello di tutto questo \u00e8 che il terzo pagante ha ragione nell\u2019esibire le sue ragioni di difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Allora? Pensa che ti pensa, mi \u00e8 venuta alla mente la parabola del buon samaritano, ma non in senso pietistico o evangelicamente caritatevole o caritatevolmente evangelico. La ripropongo da Luca 10, e poi mi spiego. Ges\u00f9 riprese: \u201cUn uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incapp\u00f2 nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide pass\u00f2 oltre dall\u2019altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e pass\u00f2 oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n\u2019ebbe compassione.<\/p>\n<p>Gli si fece vicino, gli fasci\u00f2 le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo port\u00f2 a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all\u2019albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ci\u00f2 che spenderai in pi\u00f9, te lo rifonder\u00f2 al mio ritorno.\u201d Da un po\u2019 di tempo mi fa impressione un fatto: il caritatevole (issimo) samaritano, in realt\u00e0, pare impegnarsi poco, carica il malcapitato, gli fornisce le prime cure immediate, ma poi lo lascia, non solo per\u00f2, nella locanda, anticipa un po\u2019 di somma, promettendo di saldare tutto il conto dell\u2019assistenza al suo ritorno, dopo il giro d\u2019affari.<\/p>\n<p>Agisce per interposta persona, e servendosi del denaro: cosa che potrebbe fare un po\u2019 arricciare il naso ai predicatori \u2013 magari poco realizzatori \u2013 di una carit\u00e0 a tutto servizio e a tutto campo. Ma se guardiamo la parabola anche sotto il profilo di un suo \u201cconsiglio\u201d per l\u2019organizzazione pratica ed efficiente del bene comune \u2013 e quanto il Vangelo potrebbe essere fonte di ispirazione anche per questo! \u2013, si vede come Ges\u00f9 ha centrato in pieno il problema dell\u2019assistenza, individuandone proprio i tre protagonisti, e i tre pilastri. Trasferita all\u2019oggi, il malcapitato \u00e8 il malato e la famiglia, l\u2019albergatore \u00e8 l\u2019erogatore concreto (medici, ospedali, servizi) dell\u2019assistenza, il samaritano il terzo pagante.<\/p>\n<p>Qualsiasi relazione semplicemente duale finisce per non funzionare: paziente e famiglia, da una parte, e ospedale e medici e servizi dall\u2019altra: ne deriva quello che lamentiamo quando ci lagniamo che l\u2019assistenza si va dissolvendo. Cos\u00ec come non funzionano le altre relazioni duali possibili (utente-terzo pagante, senza erogatori, o, purtroppo sempre pi\u00f9 vera, quella che privilegia terzo pagante ed erogatore, lasciando sprovvisto l\u2019utente). Che proporre? Non \u00e8 facile. Se le risorse non ci sono, non si possono fare i conti senza l\u2019oste (\u00e8 proprio il caso di dire). Ma a volte \u00e8 una questione di priorit\u00e0: chi viene prima? Rispondendo sapientemente a questa domanda, si potrebero riaprire tante riflessioni e cercare tante nuove e vecchie vie di intervento pi\u00f9 efficaci e, senz\u2019altro, pi\u00f9 \u201cprossime\u201d. Forse, addirittura, meno costose. \u2022<\/p>\n<p>Giovanni Zamponi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 esperienza ricorrente: si ricorre al Pronto Soccorso per un problema acuto, a volte potenzialmente grave, si viene accolti al meglio possibile \u2013 un meglio che molti considerano il peggio in assoluto \u2013, scattano screening, protocolli, linee-guida, accertamenti, stand by. 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