{"id":6662,"date":"2018-03-07T12:00:45","date_gmt":"2018-03-07T11:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6662"},"modified":"2018-03-05T12:38:46","modified_gmt":"2018-03-05T11:38:46","slug":"una-lunga-storia-che-collega-marche-e-brianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/03\/una-lunga-storia-che-collega-marche-e-brianza\/","title":{"rendered":"Una lunga storia che collega Marche e Brianza"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 strano come i legami con il proprio ambiente di nascita si scoprono meglio standone lontano. Nel 1986 insegnavo nella Scuola Media di Verano Brianza (MB). Ricordo che in quell\u2019anno portai a scuola una mostra, prelevata dal museo di Storia del Risorgimento di Milano, su Pietro Malvestiti (Apiro 26 giugno 1899- Milano 5 novembre 1964), curata dal Centro Studi \u201cPuecher\u201d di cui era presidente Cesare Grampa.<br \/>\nProprio in quell\u2019anno stavo preparando, assieme all\u2019amico Amedeo Salamina, professore di Ed. Tecnica, un audiovisivo sulla figura di Giancarlo Puecher, partigiano e cristiano fucilato dalla Guardia Nazionale Repubblicana sul muro di cinta del cimitero di Erba, prima della stradina che conduce al laghetto di Alserio.<br \/>\nIl presidente del centro \u201cPuecher\u201d mi segnal\u00f2 il libro di Giacomo De Antonellis: Il caso Puecher, morire a vent\u2019anni partigiano e cristiano. Mi gettai nella lettura, fino a costruire un\u2019intera sceneggiatura per un documentario su Giancarlo Puecher. Realizzammo delle riprese con la telecamera sulla villa dei Puecher a Lambrugo, sul luogo della fucilazione, nella stanza della Prefettura di Como, dove fu emanata la sentenza. Non riuscimmo a mettere insieme tutte le riprese, come invece eravamo riusciti a fare nei due anni precedenti con I quaranta giorni della Repubblica dell\u2019Ossola (Audiovisivo che fu acquistato dalla Regione Lombardia) e I martiri di Pessano (documentario comperato dalla Pro Loco di Carate Brianza).<br \/>\nLeggendo il libro di Antonellis scoprii il legame di Giancarlo Puecher Passavalli con Mons. Luigi Puecher Passavalli di cui avevo appena sentito parlare quando abitavo a Morrovalle. Scrive Giacomo Antonellis: \u00abI Puecher Passavalli. Un punto fermo nel loro albero genealogico risale al 1558, anno in cui alcuni documenti riferiscono di un certo Stefano Puecher figlio di Cristiano residente a Roveda nell\u2019alta Valle del Fersina, provincia di Trento. Nel 1770 un suo discendente, Giovanni, era andato a stabilirsi a Pergine in Valsugana, meritandosi per questa breve trasmigrazione l\u2019appellativo di \u201cPassavalle\u201d. Giorgio, suo figlio, avvocato e notaio, irrequieto e avventuroso, continuava a peregrinare di valle in valle e a mettere al mondo figli. Dalla moglie Amalia de Bellat ne ebbe, infatti, ben otto e tre di loro particolarmente intelligenti e insigni: Francesco amicissimo del filosofo Rosmini, Ignazio patriota e legale della Real Casa e Giuseppe che, vestendo il saio dei cappuccini e prendendo il nome di fra\u2019 Luigi, divenne arcivescovo. Dai fratelli di Giorgio si staccarono poi due rami. Uno, proteso verso la cultura mitteleuropea, and\u00f2 ad abitare a Trieste. Qui, Edmondo, di fede socialista, divent\u00f2 elemento di spicco nella vita politica locale, subendo la deportazione a Dachau, ma riuscendone a tornare vivo. L\u2019altro ramo si diresse verso la Lombardia, fermandosi a Como, dove nacque il notaio Giorgio, pap\u00e0 di Giancarlo\u00bb (Giacomo de Antonellis, Il caso Puecher, morire a vent\u2019anni, partigiano e cristiano, pag.43- 45).<br \/>\nGiorgio Puecher Passavalli (Como 14 maggio 1887 \u2013 Mauthausen 7 aprile 1945), si sposava con Anna Maria Giannelli (Milano 1889) e dal matrimonio (14 aprile 1920) nascevano: Giancarlo Puecher Passavalli (1923), Virginio (1926) e Gianni (1930).<br \/>\nLuigi Puecher Passavalli (Galliano 1820 &#8211; Morrovalle 1897) era il prozio di Giancarlo Puecher.<br \/>\nGiuseppe &#8211; questo fu il nome di Battesimo di Padre Luigi &#8211; nacque a Calliano in Vallelagarina il 29 settembre 1820 Studi\u00f2 belle lettere a Rovereto, Trento e Bolzano. Terminato il corso ginnasiale, sentendosi chiamato alla vita claustrale, entr\u00f2 nell\u2019ordine dei Cappuccini. Compiuto il periodo del noviziato nel convento di Ala, fu destinato allo studio di filosofia e teologia, distinguendosi eminentemente fra i suoi condiscepoli. Ultimato lo studio, si diede con amore all\u2019ufficio della predicazione, e le sue orazioni piacquero molto. Essendo poi stato eletto Predicatore apostolico il Re.mo Ignazio Signorini da Rovereto, and\u00f2 a Roma con lui quale segretario e rimase col\u00e0 per due anni, cio\u00e8 fino alla morte del Re.mo Ignazio da Rovereto, e poi un altro anno ancora quale segretario del Rev.mo Procuratore Gen. le. Ritornato in patria, fu eletto Ministro provinciale e intanto predic\u00f2 in varie citt\u00e0 d\u2019Italia, specialmente nelle quaresime, sempre con molto successo.<br \/>\nDopo il suo provincialato, cio\u00e8 nell\u2019autunno dell\u2019anno 1855, fu nominato dal Sommo Pontefice Pio IX Predicatore apostolico e consultore dei Sacri Riti. Il gravissimo ufficio di Predicatore apostolico lo sostenne per dodici anni, sempre ammirato e applaudito. Compiuta la predicazione al sacro Palazzo, il Pontefice Pio IX lo nomin\u00f2 in premio Arcivescovo titolare d\u2019Iconio (Turchia), alla quale dignit\u00e0 fu consacrato il 17 maggio 1867. Fu pure nominato Vicario della patriarcale basilica di S. Pietro in Roma. (Domenico Mariani, Mons. Luigi Puecher Passavalli 1820- 1897, in www.rosmini.it).<br \/>\nMons. Luigi Puecher Passavalli fu incaricato direttamente dal Papa Pio IX di tenere il discorso di apertura del Concilio Vaticano I che iniziava i suoi lavori l\u20198 dicembre 1869. Il vescovo di Iconio si smarc\u00f2 dal pontefice quando in Concilio si apr\u00ec il dibattito sull&#8217;infallibilit\u00e0 del Romano Pontefice, disputa fortemente voluta dal Papa.<br \/>\nMons Luigi Puecher Passavalli non aveva mai tenuto nascoste le proprie idee contro l\u2019infallibilit\u00e0 del pontefice. \u201cGiudicava le definizione dell\u2019infallibilit\u00e0 un\u2019offesa sacrilega alla Santissima Trinit\u00e0 in quanto avrebbe trasformato l\u2019ufficio del supremo pastore in un dispotico sultanato e l\u2019ovile di Cristo in un centro di schiavi. Scriver\u00e0 pi\u00f9 tardi &#8211; nel 1891 &#8211; che la Chiesa non pu\u00f2 definire se non ci\u00f2 che \u00e8 stato rivelato da Ges\u00f9 Cristo. Ora l\u2019infallibilit\u00e0 del Papa non era nella tradizione reale della Chiesa\u201d (G. De Antonellis, pag. 45).<br \/>\nQuando si tenne la seduta conclusiva (18.07.1870) fu assente per malattia. L\u2019indisposizione del prelato era reale e oggettiva, ma non fu creduta tale. Il Papa, entrando quel giorno nell\u2019aula conciliare, ebbe notizia dell\u2019assenza di Mons. Passavalli e avrebbe esclamato con ironia a chi glielo aveva dato per malato: &#8220;S\u00ec, malato di testa&#8221;.<br \/>\nLa cosa, riferita all\u2019interessato, provoc\u00f2 un grande dispiacere a Mons. Passavalli che, da allora scelse di allontanarsi da Roma per rifugiarsi a Morrovalle dove, con i proventi delle sue pubblicazioni e con l\u2019aiuto finanziario del fratello Ignazio si era fatto costruire dal nipote Silvio una casa, dove abit\u00f2 dal 1880 fino alla morte avvenuta il 4 ottobre 1897. Venne sepolto, secondo il suo desiderio, nella cappella cimiteriale dei Cappuccini di Civitanova. A Morrovalle studi\u00f2, oper\u00f2 pastoralmente con le facolt\u00e0 che la sua condizione di vescovo gli permettevano, qui ricevette ospiti e fu in relazione epistolare con personaggi illustri, qui anche soffr\u00ec per gravi calunnie da cui dovette pure difendersi davanti alle autorit\u00e0 romane.<br \/>\nL\u2019amico dott. Paolo Manciola di Morrovalle mi segnala che in due volumi, dove sono riportati alcuni lavori di mons. Luigi Puecher, acquistati per il comune di Morrovalle e lasciati l\u00ec, in attesa di uno studioso che voglia metter mano a un lavoro di ricerca, si trovano alcuni passaggi anche gustosi.<br \/>\nUn amico da Roma gli scriveva dicendogli di stare attento all\u2019inquisizione perch\u00e9 a Roma arrivavano delle lettere, scritte dai preti di Morrovalle, nelle quali si diceva che un parente del Passavalli era dipinto come gran bestemmiatore e frequentatore di taverne.<br \/>\nPassavalli gli rispondeva asciutto che in paese abbondavano bestemmiatori e taverne, ma il proprio familiare ne era del tutto estraneo.<br \/>\nUn altro profondo interesse dell\u2019Arcivescovo Passavalli durante il ritiro di Morrovalle fu quello per il Towianesimo, movimento spiritualista presentatogli dal senatore Tancredi Canonico. Mons. Luigi Puecher Passavalli e il senatore Canonico, incontratisi nel 1876 per la mediazione del Loyson, si compresero subito sino in fondo, si legarono in amicizia, si scrissero dal 1876 al 1897. Il senatore fu il confidente pi\u00f9 intimo dell\u2019Arcivescovo e il custode pi\u00f9 geloso di tanti suoi scritti. Ambedue aspirarono a un rinnovamento integrale della Chiesa, inteso come un ritorno alla purezza della fede e a quella libert\u00e0 di spirito vissuta dai cristiani dei primi secoli.<br \/>\nLe visite di Tancredi Canonico a Puecher Passavalli divennero sempre pi\u00f9 frequenti, gli scambi di vedute sempre pi\u00f9 confidenziali finch\u00e9 il Canonico credette giunto il momento di parlare a Monsignore di Andrea Towianski e del suo movimento.<br \/>\nIl Canonico aveva aderito al movimento da venticinque anni e vi vedeva la via pi\u00f9 concreta per riformare la Chiesa e riportarla alla sua genuina missione. Ne aveva scritto anche al Papa e Monsignore Passavalli, al sentir questo, volle vedere lo scritto, perch\u00e9 il liberare la Chiesa da ogni vano formalismo, era &#8211; confess\u00f2 &#8211; il problema di tutta la sua vita.<br \/>\nL\u2019Arcivescovo volle penetrare nella vera essenza del movimento towianista e leggere gli scritti del mistico polacco. Senza esprimere giudizi di condanna, sottopose a critica, anzi rifiut\u00f2 di aderire ad alcuni principi che riteneva discordanti dall\u2019ortodossia cattolica. Confess\u00f2 che il movimento fu per lui come una rivelazione, che lo riemp\u00ec l\u2019animo d\u2019infinita letizia e lo convinse che, nella luce dello Spirito Santo, Spirito di verit\u00e0, si fondono tutte le idee, i sentimenti e gli affetti, senza bisogno di comunicarseli con mezzi materiali.<br \/>\nGli scritti del Towianski ebbero quindi una profonda incidenza nel suo animo e lo portarono a disquisire tra Chiesa vera (comunit\u00e0 di fedeli che vivono in grazia di Dio) e Chiesa delle forme (societ\u00e0 gerarchica fondata da Cristo), cui si appartiene per il Battesimo, ma anche in stato di peccato.<br \/>\nVede la Chiesa come \u201cPopolo di Dio\u201d, che comprende tutte le categorie dei credenti, cos\u00ec come saranno descritte nella Lumen gentium del Concilio Vaticano II.<br \/>\nLa chiesetta della Madonna dell\u2019Acqua Santa, edificio sacro fuori le mura di Morrovalle situato sotto la scarpata della strada provinciale per Macerata, con l\u2019annessa abitazione e il terreno attiguo, fino a pochi anni fa, era di propriet\u00e0 del professor Luigi Puecher Passavalli che l\u2019aveva ereditata da mons. Puecher Passavalli. Sull\u2019origine della chiesetta, sulla fonte d\u2019acqua miracolosa, sugli spazi antistanti all\u2019edificio sacro hanno scritto in molti.<br \/>\nA me interessava solo trovare i legami con mons. Luigi Puecher Passavalli e Giancarlo Puecher Passavalli. Morrovalle, Como, Lambrugo, Milano, Erba, le Marche, la Brianza, luoghi lontani geograficamente sono anche vicini perch\u00e9 visitati e abitati dai Puecher.<br \/>\nPietro Malvestiti, originario di Apiro, in provincia di Macerata, antifascista cattolico, ripar\u00f2 in Svizzera. Da qui rientr\u00f2 in Italia ed ebbe un ruolo di primo piano nella breve ma esaltante costituzione della Repubblica dell\u2019Ossola (10.09.1944 &#8211; 23.10.1944) quale membro della \u201cGiunta provvisoria di Governo\u201d. Dopo la rioccupazione dell\u2019Ossola da parte delle truppe nazi fasciste, ripar\u00f2 di nuovo in Svizzera. Ricordo che per l\u2019audiovisivo sui quaranta giorni di libert\u00e0 dell\u2019Ossola lessi tutti i suoi atti di governo oltre al libro di Carlo Bell\u00f2 L\u2019onesta Democrazia di Pietro Malvestiti, Milano 1985 e volantini del \u201cMovimento Guelfo d\u2019Azione\u201d di cui fu il fondatore. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 strano come i legami con il proprio ambiente di nascita si scoprono meglio standone lontano. Nel 1986 insegnavo nella Scuola Media di Verano Brianza (MB). 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