{"id":6653,"date":"2018-03-05T14:00:47","date_gmt":"2018-03-05T13:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6653"},"modified":"2024-11-06T17:25:41","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:41","slug":"uomo-di-cultura-e-di-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/03\/uomo-di-cultura-e-di-fede\/","title":{"rendered":"Uomo di cultura e di fede"},"content":{"rendered":"<h2>Don Gali\u00e8: per la gloria di Dio e in suffragio dei miei cari<\/h2>\n<p>Mi \u00e8 stato chiesto di fare un ritratto del percorso e della personalit\u00e0 di don Vincenzo: lo faccio per come l&#8217;ho potuto personalmente conoscere dal 2001 ad oggi e per quanto mi \u00e8 stato dato di sapere del periodo precedente.<br \/>\nDon Vincenzo \u00e8 nato a Montefiore dell&#8217;Aso, allora provincia di Ascoli e diocesi di Fermo, il 20 agosto del 1940 secondogenito di Pierino e Angela Fraticelli. Ha ricevuto l&#8217;ordinazione sacerdotale il 19 marzo del 1965 nella solennit\u00e0 di San Giuseppe, come spesso allora si usava. Dopo un breve periodo come vicario cooperatore contemporaneamente nelle parrocchie di Santa Maria Apparente a Civitanova e della Santissima Annunziata a Montecosaro Scalo, il 24 settembre del 1967 \u00e8 stato nominato secondo e ultimo parroco della piccola comunit\u00e0 di Montecanepino, creata parrocchia solo 11 anni prima e poi accorpata a quella di Potenza Picena nel 1986. Dopo quell&#8217;anno ha continuato a risiedere a Montecanepino ed ha svolto contemporaneamente l&#8217;incarico di Cappellano dell&#8217;Istituto Santo Stefano nel quale poi, per i capovolgimenti che a volte la vita ci riserva, si \u00e8 ritrovato degente in questo ultimo anno. Nel 1999, assieme all&#8217;anziana mamma, la partenza per Campofilone, parrocchia in cui \u00e8 rimasto fino al dicembre del 2016 quando la malattia lo ha costretto ad interrompere il suo ministero anche se, in realt\u00e0, come prevedono le norme, aveva gi\u00e0 presentato le dimissioni fin dall\u2019anno precedente, al compimento dei 75 anni. In entrambe le comunit\u00e0 don Vincenzo si \u00e8 fatto apprezzare e non \u00e8 retorica dirlo: il carattere buono, il senso genuino dell&#8217;amicizia, la capacit\u00e0 di essere davvero di compagnia e le risate abbondanti rendevano particolarmente piacevole lo stare con lui e, soprattutto, per entrambe le comunit\u00e0 si \u00e8 speso. A Montecanepino, dove non c&#8217;era altro che una contrada di campagna con una chiesetta, ha costruito la chiesa nuova, fondato il circolo Acli, dato inizio alla fortunata festa paesana del luned\u00ec di Pasqua; a Campofilone ha ristrutturato la casa parrocchiale e la chiesa ridotte davvero in condizioni pietose prima del suo arrivo e soprattutto, la ricca storia dell&#8217;abbazia poi diventata parrocchia, gli ha permesso di sfoderare tutta la sua cultura storica creando il museo liturgico-archeologico e per un periodo anche quello malacologico con una ricca collezione di conchiglie e fossili marini. Per\u00f2, senza nulla togliere alla secondogenita, per don Vincenzo, Montecanepino \u00e8 stato il primo e direi anche il pi\u00f9 intenso amore, la comunit\u00e0 nella quale e con la quale ha tessuto i legami pi\u00f9 forti e che di fatto, non ha mai abbandonato: fino al 2016 \u00e8 stato lui la spalla forte, l&#8217;animatore e soprattutto l\u2019elemento caratterizzante della festa di San Vincenzo.<br \/>\nIo l&#8217;ho conosciuto non appena sono arrivato a Porto Potenza come collaboratore perch\u00e9 lui quasi tutte le domeniche pomeriggio, tornava a Montecanepino a trovare il fratello e la famiglia, a giocare a carte al circolo e poi alla sera scendeva qui a Porto Potenza e tra sacerdoti si sgranocchiava qualcosa. Tempi belli che ricordo con una certa nostalgia e anche con commozione; di quei 6 preti che si ritrovavano abitualmente siamo rimasti in 2, io e don Cesare che \u00e8 poi della stessa classe di don Vincenzo. Ma fino al 2006 c&#8217;erano anche don Carlo Leoni, don Luigi Bella e don Giovanni Ginevri. Peraltro don Vincenzo e don Carlo che battibeccavano spesso per questioni relative alla parrocchia di Potenza Picena &#8211; in cui entrambi erano stati se pure con ruoli diversi &#8211; adesso condividono l&#8217;anniversario di morte, il 16 febbraio a 7 anni di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro. Ma la comunit\u00e0 di Montecanepino, proprio perch\u00e9 piccola, ha permesso a don Vincenzo di vivere esperienze significative quali il decennio di rettorato del collegio Fontevecchia di Fermo, il periodo trascorso in Zambia e Iran come cappellano di cantiere e soprattutto gli ha lasciato il tempo per potersi iscrivere all&#8217;Universit\u00e0 di Macerata e laurearsi in lettere classiche con indirizzo archeologico nel 1974. La sua tesi di laurea \u00e8 rimasta sempre il suo cavallo di battaglia: si intitolava \u201cLa questione lauretana tra storia e leggenda\u201d poi arricchita da ulteriori studi e ripubblicata nel 1996. Quando sono arrivato in parrocchia a Porto Potenza ne ho trovata una copia impolverata in una stanza dove giacevano vari libri pi\u00f9 o meno inutilizzati ed \u00e8 stata l&#8217;occasione per leggerla; quando poi l&#8217;ho incontrato gliel&#8217;ho detto e ricordo che lui, scrollando le spalle, ha fatto un sorriso e mi ha risposto \u201cBeh, a Porto Potenza i miei libri possono servire giusto per fare polvere\u201d; ironicamente \u2013 o forse neanche pi\u00f9 di tanto \u2013 con un sorriso ci diceva che noi eravamo preti culturalmente scadenti ma poi una volta andato dall&#8217;altra parte della diocesi, in Valdaso, aggiungeva che l\u00e0 erano proprio scaduti e allora noi avevamo recuperato qualche punto ai suoi occhi.<br \/>\nTornando alla tesi di laurea mi aveva colpito il sottotitolo che recita \u201cperch\u00e9 la Santa Vergine, Madre, Corredentrice e Mediatrice del genere umano sia finalmente venerata con un culto libero e sciolto da credenze e leggende di sapore medioevale e senza fondamento storico\u201d. Nel tempo ci ho visto una sintesi dell&#8217;approccio di don Vincenzo alla fede, integra per contenuto, come dice anche il titolo in relazione alla Beata Vergine Maria, Madre, Corredentrice e Mediatrice, ma critico nel vagliarne le manifestazioni per le quali pretendeva fondamento e ragionevolezza. Nell&#8217;introduzione ha scritto: \u00aba qualcuno, superficiale o integralista, pu\u00f2 sembrare che in me ci sia una volont\u00e0 precisa di dissacrare quello che viene venerato da moltitudini di fedeli da secoli: niente affatto! Ges\u00f9 ha detto \u201cil vostro linguaggio sia s\u00ec e no\u201d: in me c&#8217;\u00e8 solo il desiderio sincero di giungere alla verit\u00e0\u00bb. D&#8217;altronde la sua formazione era di indirizzo storico e archeologico; alla fine della sua vita ha collezionato quasi 90 pubblicazioni. Eppure quasi nessuno di noi lo ha cercato e apprezzato per la sua cultura, anche perch\u00e9 non ne faceva sfoggio: le sue omelie piacevano alla maggioranza non certo per i complessi contenuti culturali quanto per l&#8217;ironia e la battuta che spesso suscitavano un sorriso se non addirittura una risata. Eppure la sua cultura era reale anche da me riconosciuta molto tardi, precisamente del 2009 quando ero parroco a Potenza Picena e lui venne a scavare nell&#8217;archivio parrocchiale per ritrovare le relazioni originali di due visite pastorali da inserire in una pubblicazione; l\u00ec mi accorsi della portata nascosta delle sue conoscenze perch\u00e9 si trattava di documenti del 1573 e del 1765, di fogli ingialliti, scritti molto fitti in latino, a mano, e lui si \u00e8 messo a leggerli e a tradurli con una facilit\u00e0 che mi ha lasciato davvero senza parole.<br \/>\nMa la fede di don Vincenzo non era solo una questione di mente ma anche di cuore e di fiducia reale nel Signore: l&#8217;abbiamo visto in quest&#8217;ultimo anno nel quale la malattia lo ha spogliato di tutto quello che faceva la sua vita di prima \u2013 la libert\u00e0 di muoversi, la possibilit\u00e0 della compagnia, delle feste, di leggere, di scrivere eppure l&#8217;ho visto sereno e a volte addirittura sorridente e capace di scherzare.<br \/>\nUn ultimo tratto mi viene in mente di don Vincenzo ed \u00e8 la sua generosit\u00e0; chi non ha visto le condizioni della casa e della chiesa di Campofilone al suo ingresso in parrocchia non se ne pu\u00f2 rendere conto. Ogni volta che lo andavo a trovare vedevo sistemato un nuovo pezzo e nell&#8217;arco di questi anni ha rimesso in sesto praticamente tutto ma per noi preti era evidente che una parrocchia di quelle dimensioni non poteva avere le risorse per questi lavori e infatti lui stesso ci aveva confermato di aver attinto dalle sue risorse personali e da quello che gli avevano lasciato i genitori. Quando gli abbiamo chiesto perch\u00e9, la sua risposta \u00e8 stata limpida: \u201cL&#8217;ho fatto per la gloria di Dio e in suffragio delle anime dei miei cari\u201d.<br \/>\nCaro don Vincenzo, adesso sei al cospetto del Padre in quella eternit\u00e0 dove puoi vedere tutto e comprendere tutto, senza ombre e senza veli; non hai pi\u00f9 bisogno di immaginare perch\u00e9 contempli e soprattutto puoi sapere quanto i tuoi studi ti sono stati realmente utili per avvicinarti alla verit\u00e0. Ma la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che sei nell&#8217;abbraccio di Dio, del suo amore, quell&#8217;amore che il tuo sorriso, la tua disponibilit\u00e0 e anche le tue battute ci hanno permesso in parte di assaggiare in questa vita. Credo che non solo io ma molti dei presenti oggi sentono di doverti ringraziare perch\u00e9 con il tuo modo di fare hai reso meno pesante e pi\u00f9 piacevole il nostro percorso terreno. Grazie don Vincenzo. Arrivederci. \u2022<\/p>\n<p>Andrea Bezzini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Gali\u00e8: per la gloria di Dio e in suffragio dei miei cari Mi \u00e8 stato chiesto di fare un ritratto del percorso e della personalit\u00e0 di don Vincenzo: lo faccio per come l&#8217;ho potuto personalmente conoscere dal 2001 ad oggi e per quanto mi \u00e8 stato dato di sapere del periodo precedente. 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