{"id":6648,"date":"2018-03-06T13:30:22","date_gmt":"2018-03-06T12:30:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6648"},"modified":"2024-11-06T17:25:41","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:41","slug":"parroco-e-storiografo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/03\/parroco-e-storiografo\/","title":{"rendered":"Parroco e storiografo"},"content":{"rendered":"<h2>Don Vincenzo Gali\u00e8 ha lasciato questo mondo il 17 febbraio<\/h2>\n<p>Cos\u00ec, anche don Vincenzo Gali\u00e8 ci ha lasciati sabato 17 febbraio. Ne ho avuto notizia mentre ero alla <a href=\"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1J4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">marcia per la pace a Civitanova<\/a>. Il tempo di andare a casa e collegarmi con il sito della diocesi e avere la conferma. Domenica 18, di mattino sono andato subito presso la chiesa di Sant\u2019Anna di Porto Potenza Picena per un saluto e una preghiera davanti alla sua salma. Stava ricoverato da circa un anno don Gali\u00e8 presso il \u201cSanto Stefano\u201d a seguito di una ischemia che lo aveva colpito e non gli aveva permesso pi\u00f9 di stare dietro alle sue amate ricerche sul mondo romano e alto medievale. Autore di ben ottantacinque libri \u00e8 stato l\u2019innovatore della topografia antica. Con le sue ricerche, frutto di studi lunghi e appassionati su documenti antichi, ha riportato alla luce e ha permesso di localizzare nel territorio molti siti archeologici: Veregra, Ricina, Pollentia, Interamnia, Cluana, Colonia, Truentum, quattro anfiteatri, un porto, e due templi. Quando non gli bastava lo studio dei documenti antichi ricorreva, a sue spese, al Georadar che gli permetteva di leggere il terreno fino a cinque metri di profondit\u00e0 e trovare i resti di ci\u00f2 che aveva trovato con lo studio. Difendeva con passione le sue scoperte ma non gli importava molto se era snobbato dalle autorit\u00e0 accademiche. Lo conoscevo si pu\u00f2 dire da sempre. Lo ritrovai all\u2019universit\u00e0, poi lo persi di vista quando mi trasferii in Brianza per lavoro. Nel settembre del 1996 ebbi il trasferimento dalla Scuola Media di Verano Brianza (MB) in quella di Civitanova Alta. Un mio amico, professore della stessa scuola, mi chiese di aiutarlo per costruire un audiovisivo sul chiostro, la chiesa e il convento di Sant\u2019Agostino. Non avevo nessun testo che mi aiutasse nella ricerca. Telefonai a don Vincenzo che viveva allora a Porto Potenza Picena ed era parroco a Montecanepino. Era la settimana che precedeva il Natale. Mi accolse a braccia aperte, felice di rivedermi dopo tanto tempo. Gli esposi il mio problema. Mi diede tutti i testi scritti da Crocetti, studioso degli Agostiniani nelle Marche, il libro Memorie Sagre e Civili di Giuseppe Marangoni, pi\u00f9 quello di Gaetani. Mi consigli\u00f2 anche la lettura della tesi di Laurea di Falleroni, testo che trovai in biblioteca. Ritornai a casa. Lessi tutto quello mi aveva dato e in pochi mesi stesi tutti i testi per l\u2019audiovisivo che presentammo assieme al prof. Dino Carlini nell\u2019ambito di una mostra di fine anno.<br \/>\nEra generoso don Gali\u00e8, non era geloso del sapere, parola che deriva dal verbo latino sapio che significa dar sapore. Il sapere \u00e8 come il sale, se non d\u00e0 sapore, \u00e8 solo vanit\u00e0, vale meno di niente, \u00e8 insipienza. In questo era molto diverso da chi, senza conoscermi, alla richiesta se poteva aiutarmi nella ricerca, mi aveva risposto se eravamo in grado di realizzare quello che avremmo dovuto fare. Quando non si conosce una persona, la prima cosa da fare \u00e8 tacere e ascoltare. Lo diceva anche don Milani. Purtroppo, negli anni ottanta-novanta, quelli della maggiore produzione letteraria, storica e storiografica di don Vincenzo Gali\u00e8, io non abitavo a Civitanova Marche ma a Giussano e mi interessavo di altro. Ma fin dai primi anni, quando allacciai i rapporti con lui, acquistai e lessi molti suoi testi e articoli. Ho consultato pi\u00f9 volte tre suoi libri che ritengo molto importanti per conoscere il nostro territorio: Insediamenti romani e medievali nei territori di Civitanova Marche e Sant\u2019Elpidio, La citt\u00e0 di Pausula e il suo territorio, Personaggi, insediamenti e istituzioni medievali nell\u2019area di Monte San Giusto.<br \/>\nNei primi anni del mio ritorno nella mia terra d\u2019origine frequentavo a Civitanova Marche il locale Archeoclub di cui don Vincenzo era stato il primo presidente. Mi affacciai anche seppur timidamente a un gruppo di storici locali che amavano ritrovarsi in biblioteca per le loro ricerche. Era stato don Gali\u00e8 a suggerirmelo. Restai per poco tempo. Non mi trovai per nulla a mio agio per una serie di motivi. Non persi per\u00f2 mai di vista don Vincenzo che rivedevo spesso qui a Civitanova in occasione di qualche sua conferenza, alla sala della Banca di Credito Cooperativo di Civitanova e Montecosaro, presso l\u2019aula consiliare del comune, al Miramare sull\u2019antica Cluana o su qualche altra sua ricerca. Leggevo anche tanti suoi articoli che pubblicava su una rivista di San Benedetto del Tronto e anche su La Voce delle Marche.<br \/>\nIl ricordo pi\u00f9 bello che ho di don Vincenzo \u00e8 legato a una visita d\u2019istruzione che feci con l\u2019Archeoclub di Civitanova Marche a Campofilone dove era parroco da appena tre anni dopo i circa trent\u2019anni trascorsi a Montecanepino. Era il 14 aprile del 2002, una domenica. Partimmo in cinquanta con il pullman da Civitanova Marche e dopo aver visitato la villa Baruchello a Porto Sant\u2019Elpidio, la rocca Tiepolo di Porto San Giorgio, arrivammo a Campofilone, l\u2019antico campus follonis, podere, campo del lavandaio. L\u2019infaticabile don Gali\u00e8, il nuovo abate dell\u2019abbazia dedicata a San Bartolomeo, in appena tre anni aveva portato un vento di novit\u00e0. Aveva allestito un ricco museo liturgico con pianete, piviali, ostensori, cibori, candelabri, carte gloria, ex voto. Ripulita l\u2019antica cisterna d\u2019epoca romana, che un tempo dava acqua ai monaci, attorno ad essa aveva sistemato pietre di epoca romana con le antiche iscrizioni. Accanto alla facciata della chiesa, di lato, in una stanza aveva collocato il museo malacologico ed entomologico con quello che gli era stato donato dalla professoressa Ciarrocchi. Don Gali\u00e8 ci fece da guida per tutta la giornata e ci spieg\u00f2 i tesori nascosti nel piccolo paesello e l\u2019importanza dell\u2019abbazia, conversazione che continu\u00f2 allegramente al ristorante, dove mangiammo i famosi maccheroncini di Campofilone e altri manicaretti della casa. Le abbazie, nel periodo Alto Medievale, avevano il compito di garantire il passaggio degli eserciti del papa o dell\u2019imperatore. Erano luoghi dove il pellegrino, stanco e affaticato, poteva riposare, trovare riparo e assistenza. La presenza a Campofilone di un\u2019antica abbazia \u00e8 attestata da un documento del 1066; essa era ricca di propriet\u00e0 e aveva ovviamente una chiesa. In verit\u00e0, un blocco di arenaria finemente lavorato, in stile bizantino, assicura l\u2019esistenza di un edificio sacro gi\u00e0 nel quinto o sesto secolo. L\u2019abbazia inoltre nel 1199 riceve da Maria figlia di Rinaldo conte di Montefiore dodici libbre di monete lucchesi e nel 1292 l\u2019abate versa al papa una ricca decima. Le belle pietre squadrate a colpi di martellina, visibili nella costruzione attuale e nella vecchia torre, assicurano che si sono riutilizzati i resti di una villa romana. Nella met\u00e0 del XIX secolo, la vecchia chiesa medievale a due navate, una grande al centro e una laterale pi\u00f9 piccola verso settentrione, non era pi\u00f9 adatta alle esigenze del culto. Negli anni 1843- 1850 fu innalzata la chiesa attuale su disegno dell\u2019ing. Filippo Roncalli. Perch\u00e9 potesse contenere un maggior numero di fedeli, fu aggiunta verso meridione una nuova navata, sottraendo spazio all\u2019antico chiostro. \u00c8 stata edificata a croce latina, coperta a volta con cupola centrale senza tamburo, con l\u2019aggiunta del presbiterio absidale. La somiglianza col duomo di Fermo, fatte le debite proporzioni, \u00e8 notevole. Dal febbraio 1898 al 24 agosto 1899 la chiesa fu decorata dai pittori Nicola Achilli e Luigi Fontana su commissione dell\u2019abate Mancia-Salvini. \u00c8 stato quest\u2019ultimo che ha voluto anche il pavimento in cotto intersecato da fascioni in pietra bianca di Sirolo e fu lui ad acquistare i lampadari in cristallo di Boemia che pendono dal cornicione. Sono spiegazioni avute da don Vincenzo Gali\u00e8 il giorno della visita a Campofilone di cui avevo dato notizia in un articolo pubblicato nel periodico \u201cLa Citt\u00e0 Nuova\u201d di Civitanova Marche (aprile 2002). Mi \u00e8 parso giusto ripescarlo, sintetizzato, per quest\u2019occasione. Ciao, don Vincenzo. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Vincenzo Gali\u00e8 ha lasciato questo mondo il 17 febbraio Cos\u00ec, anche don Vincenzo Gali\u00e8 ci ha lasciati sabato 17 febbraio. Ne ho avuto notizia mentre ero alla marcia per la pace a Civitanova. 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