{"id":6626,"date":"2018-03-05T16:00:50","date_gmt":"2018-03-05T15:00:50","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6626"},"modified":"2018-03-05T12:07:13","modified_gmt":"2018-03-05T11:07:13","slug":"immortalare-lattimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/03\/immortalare-lattimo\/","title":{"rendered":"Immortalare l&#8217;attimo"},"content":{"rendered":"<p>Nei film di Abbas Kiarostami (regista ma anche poeta e pittore iraniano) non sembra \u201csuccedere\u201d mai nulla. Non si sottrae a questa linea neanche il film Il vento ci porter\u00e0 via (Bad ma ra khahad bord) del 1999. Ma da questo film, come dagli altri dello stesso regista, impariamo qualcosa di importante. Ci sono due modi di vivere il tempo; due modi che difficilmente si parlano. Un tempo lento in cui per\u00f2 ogni istante acquista il suo significato e il suo senso, un tempo veloce in cui si \u00e8 sempre in attesa di quello che avverr\u00e0 dopo e tutto sfugge ai nostri occhi.<br \/>\nNel film gli abitanti dove andr\u00e0 a girare un documentario un regista vivono senza mai porsi quella domanda che assilla sempre noi: cosa accadr\u00e0 dopo? Il nostro sguardo scivola sempre via verso un futuro di cui vorremmo controllare gli eventi, anche la morte. E intanto ci perdiamo il bello che scorre sotto i nostri occhi, siamo disattenti a ci\u00f2 che ci capita intorno, alle persone, alle relazioni.<br \/>\nNe Il vento ci porter\u00e0 via il regista attraversandone in moto il \u201cpaesaggio\u201d, girando di collina in collina e di casa in casa, ci insegna ad assaporarne la sua luce, a riempirsi gli occhi, a guardarne lo splendore, le sue linee, le sue curve, i suoi colori. Ci accosta ad ogni personaggio per farci intendere quanto \u00e8 inadeguata la cinepresa anche nei suoi primi piani a raccontarcelo davvero nel profondo. E quanto \u00e8 inadeguato il nostro occhio che passa sempre oltre e non si sofferma ad ascoltare, a comprendere, ad esprimere vicinanza.<br \/>\nForse a molti apparir\u00e0 un film povero, noioso, senza trama; oppure qualcuno vedr\u00e0 qualcosa di diverso: ma bisogna avere pazienza, bisogna essere disposti ad uscire dai propri schemi visivi, condizionati come siamo da una vita che conosce, anche nello sguardo, solo la velocit\u00e0, che non sa assaporare la lentezza che indugia e che, lei sola, pu\u00f2 permetterci di catturare l\u2019atmosfera di un luogo e di un ambiente lontani dal proprio. Quella lentezza che ci permetterebbe di intessere relazioni pi\u00f9 significative e vere.<br \/>\nCome ha detto Kiarostami,<br \/>\n\u201cLe mie immagini non sono il risultato del mio amore per la fotografia, ma del mio amore per la natura. \u00c8 qualcosa di simile a un regalo o a un ricordo\u201d.<br \/>\n\u201cPer me \u00e8 come un calmante, ha su di me un effetto terapeutico magico\u201d.<br \/>\nIl film \u00e8 poesia dell\u2019immagine e il titolo \u00e8 preso da un verso della poetessa Forug Farroxzad che dice:<br \/>\n\u201cLa Poesia \u00e8 per me come una finestra e ogni volta che io le vado incontro, si apre da s\u00e9. Io mi siedo l\u00e0: guardo, canto, grido, piango. Mi confondo con l\u2019immagine degli alberi e sono consapevole che qualcuno mi ascolta, qualcuno che esister\u00e0 tra duecento anni o che esisteva gi\u00e0 trecento anni fa. Non vi \u00e8 differenza. \u00c8 un modo di comunicare con l\u2019esistenza, con la totalit\u00e0 dell\u2019essere. \u00c8 un privilegio di cui il poeta, componendo versi, pu\u00f2 beneficiare: anch\u2019io esisto o esistevo. Altrimenti come si potrebbe affermarlo? Nella Poesia, io non cerco nulla. \u00c8 cos\u00ec che posso, quasi per caso, trovarvi quanto vi \u00e8 di nuovo in me\u201d.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 la poesia di Forugzamand Farroxzad da cui \u00e8 tratto il titolo del film:<br \/>\nDentro la mia notte, cos\u00ec breve, cos\u00ec impetuosa<br \/>\nil vento e le foglie si ritrovano<br \/>\nLa mia notte \u00e8 breve e piena di un\u2019angoscia devastatrice.<br \/>\nAlla disperazione sono abituata<br \/>\nAscolta, senti il frusciar delle tenebre?<br \/>\nIo guardo meravigliata questa felicit\u00e0<br \/>\nAscolta, senti il frusciar dell\u2019oscurit\u00e0?<br \/>\nOra, nella notte, qualcosa sta passando,<br \/>\ne la luna rossa \u00e8 in allarme.<br \/>\nSu questo letto,<br \/>\nche ogni momento rischia di cadere<br \/>\nle nuvole, come un popolo in lutto,<br \/>\nattendono il momento della pioggia.<br \/>\nUn momento e subito dopo\u2026 nulla pi\u00f9.<br \/>\nDietro questa finestra<br \/>\nla notte trema e la terra smette di girare.<br \/>\nOltre la finestra, un estraneo si preoccupa di me e di te.<br \/>\nOh corpo rigoglioso\u2026 le tue mani come un ardente ricordo,<br \/>\nsi posano tra le mie (mani) innamorate.<br \/>\nE le tue labbra, come una sensazione calda di vita,<br \/>\naccarezzano le mie labbra innamorate.<br \/>\nIl vento ci porter\u00e0 via.<br \/>\n(Traduzione dall\u2019inglese in italiano di Silvio Corsini)<\/p>\n<p><em>Emilia Di Rienzo<\/em><br \/>\n<em>Insegnante, vive a Torino, cura un prezioso blog \u2013 Pensare in un\u2019altra luce. Ha aderito alla campagna 2016 \u201cFacciamo Comune insieme\u201c. Un suo contributo \u00e8 stato raccolto nel quaderno Ci vuole il tempo che ci vuole. Imparare a perdere tempo, insieme a interventi, tra gli altri, di Alain Goussot, Franco Lorenzoni, Lea Melandri, Paolo Mottana e Serge Latouche.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei film di Abbas Kiarostami (regista ma anche poeta e pittore iraniano) non sembra \u201csuccedere\u201d mai nulla. Non si sottrae a questa linea neanche il film Il vento ci porter\u00e0 via (Bad ma ra khahad bord) del 1999. Ma da questo film, come dagli altri dello stesso regista, impariamo qualcosa di importante. 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