{"id":6604,"date":"2018-03-05T12:30:38","date_gmt":"2018-03-05T11:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6604"},"modified":"2018-03-12T11:03:36","modified_gmt":"2018-03-12T10:03:36","slug":"ridurre-la-velocita-per-vivere-meglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/03\/ridurre-la-velocita-per-vivere-meglio\/","title":{"rendered":"Ridurre la velocit\u00e0 per vivere meglio"},"content":{"rendered":"<h2>Importanza della lentezza: se siamo troppo veloci il cervello non funziona bene<\/h2>\n<p>Vogliamo smettere di correre, innanzitutto quando \u00e8 completamente inutile? Vogliamo riprenderci il nostro tempo, a partire dalla riscoperta della lentezza quando \u00e8 necessaria a fare funzionare bene il cervello, senza sprecare energie, e non solo? Viviamo in un\u2019epoca in cui tutto scorre velocemente, un continuo rincorrere il tempo fino a diventarne schiavi. Chi pu\u00f2 consentirsi il lusso della lentezza in un mondo dove tutti sembriamo costretti a correre? Nessuno, o quasi nessuno. Eppure il cervello che regola i nostri comportamenti ci \u00e8 stato donato proprio come una macchina lenta, che ha bisogno dei suoi tempi e di una sequenza nella sua azione. Noi invece facciamo il contrario, e viviamo nell\u2019incubo della lentezza che associamo alla perdita di tempo o, peggio, a una menomazione fisica e mentale. Il consiglio pi\u00f9 sincero che posso darvi, per il bene di voi stessi, della vostra famiglia e di chi vi sta intorno? Ridurre la velocit\u00e0. Non solo quella dell\u2019automobile quando proviamo pericolosamente a sfrecciare nel traffico, ma in generale il ritmo frenetico di vite troppo ossessionate dalla paura di sprecare tempo. Ridurre la velocit\u00e0, per riscoprire il piacere e la funzione della lentezza, che non va confusa con l\u2019incertezza, ma semmai con uno sforzo per capire meglio le cose prima di prendere una decisione.<br \/>\nIn un denso libricino (Elogio della lentezza, edizioni Il Mulino), il professore Lamberto Maffei, presidente dell\u2019Accademia dei Lincei ed ex direttore dell\u2019Istituto di Neuroscienza del Cnr, prova a richiamarci all\u2019ordine. Ci guida nell\u2019esplorazione dei meccanismi cerebrali che inducono all\u2019eccessiva velocit\u00e0 e ci rappresenta, con una certa dose di nostalgico pessimismo, i vantaggi del pensiero lento, di un pensiero che assecondi i tempi naturali della macchina, il cervello appunto. \u00abIl desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello che invece \u00e8 una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione\u00bb scrive Maffei. E aggiunge: \u00abLa netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l\u2019uso degli strumenti digitali, pu\u00f2 comportare soluzioni sbagliate, danni all\u2019educazione e perfino al vivere civile\u00bb. Immaginate una corsa di mezzofondisti. All\u2019improvviso tutti accelerano all\u2019impazzata, come se potessero immediatamente tagliare il traguardo, e uno solo resta indietro, isolato nel suo sgomento: quelli che corrono senza freni siamo noi, con la nostra velocit\u00e0 fuori dalla portata del nostro organismo umano; chi finisce in fondo \u00e8 il cervello, che continua a funzionare con i suoi tempi. Dunque la riscoperta delle lentezza, seguendo il ragionamento di Maffei, potrebbe essere una buona terapia contro gli effetti dello stress digitale, dove tutto viene comunicato in tempi record attraverso e-mail, sms, tweet. \u00c8 come se una macchina naturale, il cervello, riuscisse a fare da argine alle macchine artificiali, quelle che gonfiano la potenza del web. E considerando che soltanto nell\u2019ultimo anno, per stare dietro al pressante uso di questi strumenti, abbiamo perso un\u2019ora di sonno, forse \u00e8 utile ricordarci che l\u2019uomo non \u00e8 programmato per essere troppo veloce. Anzi. Se il corpo, come raccomanda l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0, ha bisogno di almeno 5mila passi, lenti, al giorno, la mente rischia il buio nel sovrapporsi di decisioni troppo rapide e noi rischiamo di fare le scelte sbagliate. Ricordate il vecchio proverbio popolare? Respira, prima di parlare. E nell\u2019attimo del respiro c\u2019\u00e8 il riconoscimento del valore della lentezza che, allo stesso tempo, riesce a farci ascoltare le ragioni degli altri prima di esporre le nostre. Solo questo ritmo, non sottoposto alla pressione di continui strappi, porta al vero dialogo ed a una vera ricerca di reciproca conoscenza.<br \/>\nLa lentezza espressa attraverso l\u2019uso fisiologico di una macchina lenta, il cervello, sviluppa la creativit\u00e0. Si potrebbe sfogliare a lungo l\u2019interminabile album di geni del pensiero, dagli scienziati ai letterati, immersi, anche con la loro apparente, precaria fisicit\u00e0, nel vigore propulsivo del pensiero lento. Lo scrittore Luis Sep\u00f9lveda, autore di una straordinaria favola intitolata Storia di una lumaca che scopr\u00ec l\u2019importanza della lentezza, arriva perfino ad attribuire alla lentezza il valore di un comportamento di rottura, di un gesto rivoluzionario.<br \/>\n\u00ab\u00c8 una nuova forma di resistenza, in un mondo dove tutto \u00e8 troppo veloce. E dove il potere pi\u00f9 grande \u00e8 quello di decidere che cosa fare del proprio tempo\u00bb dice Sep\u00f9lveda. \u2022<br \/>\nAntonio Galdo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Importanza della lentezza: se siamo troppo veloci il cervello non funziona bene Vogliamo smettere di correre, innanzitutto quando \u00e8 completamente inutile? Vogliamo riprenderci il nostro tempo, a partire dalla riscoperta della lentezza quando \u00e8 necessaria a fare funzionare bene il cervello, senza sprecare energie, e non solo? 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