{"id":657,"date":"2013-06-12T07:40:40","date_gmt":"2013-06-12T07:40:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=657"},"modified":"2016-01-18T11:00:47","modified_gmt":"2016-01-18T11:00:47","slug":"un-territorio-da-devastare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/06\/un-territorio-da-devastare\/","title":{"rendered":"Un territorio da devastare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/copertina-11.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-658\" alt=\"copertina-11\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/copertina-11-300x236.jpg\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/copertina-11-300x236.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/copertina-11.jpg 987w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Aso, Chienti e Tenna sono fortemente inquinati. \u00c8 l&#8217;allarme lanciato da Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all&#8217;informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. Contro la cementificazione selvaggia si alza il grido della Coldiretti: &#8220;Non \u00e8 un caso che negli ultimi tempi si sia aggravato il problema del consumo di suolo. Secondo un\u2019analisi su dati Istat, ai 229mila ettari svaniti tra il 1960 e il 2008 se ne sono aggiunti altri 55mila nel giro di appena quattro anni, con una evidente accelerazione del fenomeno.<\/p>\n<p><!--more-->In pratica, ben un terzo dell\u2019intero territorio regionale che una volta era agricolo ha cambiato destinazione, e ci\u00f2 senza considerare i guasti causati dal fotovoltaico selvaggio\u201d. Il nostro territorio dovr\u00e0 essere attraversato dal nuovo Elettrodotto da 380 kW &#8220;Fano-Teramo&#8221; con i conseguenti rischi collegati alla salute e all\u2019impatto ambientale. Vogliamo verificare anche la qualit\u00e0 dell\u2019aria delle maggiori zone urbane del nostro territorio? Sono anch\u2019esse allarmanti. Le soglie critiche vengono superate con una tale frequenza da far pensare a una vera e propria \u201ccrisi ecologica locale\u201d.<\/p>\n<p>Sono dati noti: le istituzioni li raccolgono e li rendono disponibili, i quotidiani locali li diffondono, i cittadini li discutono. Da alcuni anni il grave inquinamento atmosferico delle aree urbane delle Marche \u00e8 un fenomeno che l\u2019opinione pubblica percepisce e di cui i governi locali sono perfettamente informati. Ma nessuna politica per contrastare l\u2019inquinamento atmosferico prende corpo. \u00c8 uno stato di cose imbarazzante per le amministrazioni pubbliche delle Marche, anche se l\u2019Italia intera sembra incapace, su questo terreno, di tenere il passo con i Paesi europei.<\/p>\n<p>I governi locali non sanno cosa fare per ridurre l\u2019inquinamento atmosferico. Le soluzioni, in effetti, ci sono, &#8211; scrive Antonio Calafati docente di economia applicata dell\u2019Universit\u00e0 Politecnica delle Marche &#8211; come insegnano oramai molte esperienze europee. Ma si tratta di soluzioni che il sistema politico-istituzionale non riesce a vedere, bloccato da interpretazioni del territorio marchigiano inadeguate, ostacolato da una distorta rappresentazione degli interessi, vincolato da una arretrata visione di breve periodo.<\/p>\n<p>L\u2019allarmante inquinamento atmosferico a Civitanova Marche, come in altre citt\u00e0 della regione, \u00e8 la conseguenza di un uso pi\u00f9 intenso dell\u2019auto da parte degli abitanti, causato dall\u2019aumentare degli acquisti e delle relazioni sociali. \u00c8 stato anche la conseguenza di un uso pi\u00f9 intenso che il territorio regionale nel suo complesso ha fatto delle citt\u00e0 e, in particolare, dei loro punti focali. Si deve guardare all\u2019organizzazione territoriale che caratterizza le Marche per capire la totale dipendenza dall\u2019auto che abbiamo sviluppato in questi anni: abbiamo bisogno dell\u2019auto per condurre qualsiasi atto di scambio di beni, servizi o informazione.<\/p>\n<p>Le politiche spaziali regionali e locali hanno costruito un territorio disperso e frammentato, reso totalmente dipendente da alcuni nodi, nei quali si sono lasciati concentrare attivit\u00e0 commerciali e servizi. Nell\u2019area urbana di Civitanova Marche vi sono circa 25.000 abitanti che vivono in insediamenti che l\u2019ISTAT classifica come case sparse o nuclei. Vi sono, in altre parole, 25.000 persone che devono ricorrere agli spostamenti in auto non solo per motivi di lavoro ma anche per qualsiasi, banale, esigenza di acquisto di beni e servizi privati e pubblici. Questo \u00e8 solo un aspetto dell\u2019incongrua organizzazione territoriale delle nuove citt\u00e0 delle Marche. Nelle aree urbane che si sono formate negli ultimi decenni si \u00e8 creata una ben definita gerarchia spaziale nella localizzazione dell\u2019offerta di beni e servizi. I nuovi luoghi centrali servono gli insediamenti di pi\u00f9 Comuni \u2013 e gran parte della popolazione li pu\u00f2 raggiungere soltanto in auto.<\/p>\n<p>Montecosaro ha una elevata dipendenza relazionale da Civitanova Marche, cos\u00ec come Corridonia da Macerata. Gli esempi si possono moltiplicare. Percorrere 20 chilometri in auto per fare la spesa quotidiana \u00e8 normale per gran parte degli abitanti delle principali aree urbane delle Marche. Sfugge completamente ai governi locali che in Europa, in citt\u00e0 di uguali dimensioni, ma con una diversa organizzazione spaziale, le stesse funzioni di scambio si realizzano per una parte consistente della popolazione con uno spostamento in auto pari a zero. Il sistema politico regionale e locale continua a non vedere che lo sviluppo spaziale delle Marche sta trascinando la Regione verso una situazione insostenibile in termini ambientali.<\/p>\n<p>La dispersione urbana continua a crescere, manifestandosi in forme persino pi\u00f9 accentuate che nel passato, rendendo sempre di pi\u00f9 l\u2019auto necessaria, persino per le funzioni di scambio elementari. La logica del drive-in sta modellando l\u2019uso delle citt\u00e0 sull\u2019intero territorio regionale, con le gravi conseguenze che rileviamo quotidianamente nella qualit\u00e0 dell\u2019aria. Bisogna ripensare radicalmente il funzionamento delle citt\u00e0 disperse nella Regione e accettare la pianificazione intercomunale per poter controllare la dispersione urbana. Occorre anche rimettere radicalmente mano alla distribuzione territoriale degli esercizi commerciali e rendere autonomi gli insediamenti per le funzioni commerciali e sociali di base. Si devono definire vasti ambiti urbani fruibili attraverso piste ciclabili e percorsi pedonali, realizzare connessioni metropolitane tra le aree pi\u00f9 densamente abitate delle nuove citt\u00e0. Per ridurre l\u2019inquinamento atmosferico le Marche devono, al pi\u00f9 presto, imparare a declinare il tema della dispersione urbana che le caratterizza. Non serve rimpiangere un passato che ormai non esiste pi\u00f9. Il nostro ambiente sar\u00e0 come noi lo vogliamo. \u2022<\/p>\n<p>Nicola Del Gobbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Aso, Chienti e Tenna sono fortemente inquinati. \u00c8 l&#8217;allarme lanciato da Goletta Verde, la campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all&#8217;informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. 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