{"id":655,"date":"2013-06-12T07:37:39","date_gmt":"2013-06-12T07:37:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=655"},"modified":"2016-01-18T11:00:56","modified_gmt":"2016-01-18T11:00:56","slug":"dal-passato-di-una-terra-incantata-al-presente-di-una-terra-devastata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/06\/dal-passato-di-una-terra-incantata-al-presente-di-una-terra-devastata\/","title":{"rendered":"Dal passato di una terra incantata al presente di una terra devastata"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/giustozzi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-422\" alt=\"giustozzi\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/giustozzi-150x150.jpg\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/giustozzi-150x150.jpg 150w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/giustozzi-60x60.jpg 60w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/giustozzi-80x80.jpg 80w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/giustozzi.jpg 245w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>Le Marche come il luogo della \u201ccitt\u00e0 dell\u2019anima\u201d, luogo di elezione, \u201cmetafora della civilt\u00e0 e dell\u2019umanit\u00e0 in generale\u201d (Carlo Bo). \u201cQuasi un grande giardino all\u2019Italiana\u201d, definiva Guido Piovene il paesaggio rurale marchigiano nel suo libro \u201cViaggio in Italia\u201d. Raymond Ellis vedeva nel paesaggio del Fermano \u2013 Maceratese uno dei pi\u00f9 belli al mondo. Eugenio Corti coglieva nell\u2019ambiente naturale, dunque nel paesaggio, un qualcosa di pi\u00f9 bello, \u201ctanto che quasi ogni successivo colpo d\u2019occhio veniva a costituire un bel quadro\u201d.<\/p>\n<p><!--more-->Sono riflessioni databili a soli cinquant\u2019anni fa e fatte da non marchigiani. Oggi, guardando le ferite inferte al paesaggio marchigiano, viene spontaneo chiedersi di cosa stiamo parlando, se dello stesso paesaggio o di un qualcosa d\u2019altro, ma molto diverso. Le colline sono sempre pi\u00f9 erose dal sole, prive di vegetazione, dilavate dalla pioggia. I contadini, numi tutelari dell\u2019ambiente naturale non abitano pi\u00f9 nella campagna. La terra, quando \u00e8 coltivata, viene arata, seminata da operatori agricoli e da industriali terrieri che non hanno nessun rapporto con la terra. Le periferie dei paesi e delle citt\u00e0 sono sempre pi\u00f9 invase da colate di cemento, sottraendo in questo modo cospicue fette di territorio vocato un tempo alle culture pi\u00f9 diverse.<\/p>\n<p>Mancano gli appartamenti o quelli esistenti nei centri urbani lasciati in un totale stato di abbandono bastano ed avanzano per rispondere alla fame di case? In una congiuntura storica come quella che stiamo attraversando, chi compra poi la casa? Un\u2019intera collina, percorrendo la strada da Civitanova Alta a Montecosaro, l\u00e0 dove fino a pochi anni fa c\u2019era una grande e bella vigna, \u00e8 stata sbancata per farvi posto a casette a schiera e villette. Mancano gli appartamenti, per cui si fanno queste operazioni? Porzioni consistenti del nostro territorio, basta prendere la macchina e girare un po\u2019 per strade poco trafficate, sono lasciate in totale stato di incuria.<\/p>\n<p>I campi, con il costo per ararli e seminarli, vengono lasciati a sodo. I fossi sono sempre pi\u00f9 coperti da piante infestanti e da rovi. Non ci sono pi\u00f9 contadini che controllano fossati, aprono canali di scolo, i famosi \u201caquaticci\u201d, posti a spina di pesce nei campi. Erano loro i custodi, le sentinelle, le guardie ecologiche volontarie e nemmeno lo sapevano. Ma \u00e8 stato giusto che tutto fosse finito cos\u00ec. Nulla suggeriva al contadino di rimanere: il medievale patto di mezzadria, solitudine e miseria. Rimane solo la constatazione che la generazione di chi da secoli, da padre in figlio, era legata alla terra, \u00e8 stata l\u2019ultima e non ce ne sar\u00e0 un\u2019altra. Ma la storia galoppa e quello che avevo scritto un po\u2019 d\u2019anni fa, oggi \u00e8 ancora peggio. Non si coltivano pi\u00f9 le barbabietole, non si mettono pi\u00f9 foraggi perch\u00e9 mucche nelle stalle non ce ne sono, ecco allora che sono spuntati come funghi i \u201cParchi del fotovoltaico\u201d.<\/p>\n<p>Fino a poco tempo fa avevamo i parchi archeologici, quelli per il divertimento dedicati ai bambini con l\u2019altalena e lo scivolo, oggi abbiamo questi nuovi parchi. Non si finisce mai di imparare. \u201cLe Marche vivono per aria, sospese dentro un\u2019idea di poesia quanto mai libera\u201d \u2013 scriveva Carlo Bo (Diego Mormorio, Paesaggi delle Marche nella fotografia del Novecento, 2001). Carlo Bo si rivolterebbe nella tomba se avesse la possibilit\u00e0 di vedere certi scempi: una collina intera invasa dal fotovoltaico. S\u00ec, abbiamo bisogno di energia e pulita, ma \u00e8 proprio necessario deturpare una intera collina? Molti poi parlano del paesaggio come valore aggiunto al turismo e a quant\u2019altro. Se si ha la necessit\u00e0 di sfruttare l\u2019energia del sole, piazzando nelle campagne i pannelli solari, ma metteteli in luoghi non visibili, in terre marginali, lontane da occhi indiscreti. Certe brutture fanno piangere ed arrabbiare. L\u2019operazione del fotovoltaico a chi giova? A tutti o a pochi? \u201cLa Repubblica\u2026 tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione\u201d (art. 9 della Costituzione Italiana). Si faccia in fretta a tutelare il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione. I buoi sono gi\u00e0 scappati dalla stalla. \u2022<\/p>\n<p>Raimondo Giustozzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le Marche come il luogo della \u201ccitt\u00e0 dell\u2019anima\u201d, luogo di elezione, \u201cmetafora della civilt\u00e0 e dell\u2019umanit\u00e0 in generale\u201d (Carlo Bo). \u201cQuasi un grande giardino all\u2019Italiana\u201d, definiva Guido Piovene il paesaggio rurale marchigiano nel suo libro \u201cViaggio in Italia\u201d. Raymond Ellis vedeva nel paesaggio del Fermano \u2013 Maceratese uno dei pi\u00f9 belli al mondo. 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