{"id":6521,"date":"2018-02-13T12:30:57","date_gmt":"2018-02-13T11:30:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6521"},"modified":"2024-11-06T16:32:10","modified_gmt":"2024-11-06T15:32:10","slug":"sentimenti-di-un-figlio-quando-muore-il-padre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/02\/sentimenti-di-un-figlio-quando-muore-il-padre\/","title":{"rendered":"Sentimenti di un figlio quando muore il padre"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;ansito del mare e le onde che giocano a rincorrersi sull\u2019arenile sfrangiato. Un posto di mare, che d\u2019estate pullula di gente, turisti e autoctoni. Pensioni, residence e alberghi divenuti d\u2019improvviso case di accoglienza per gente sfollata\u2026<br \/>\nUomo di dolori, ti sei fatto carico del legno obbrobrioso nei secoli dei secoli, la natura geme ancora delle doglie del parto, ma Tu, Nuovo Adamo, corri leggero sulle acque\u2026<br \/>\nLeggero. Con piedi di piombo, fino a spaccare la terra, a ferirla, trapassarla, in un urlo copulativo dai secoli dei secoli. Ma non sei Tu. Deus sive Natura. No. Natura non facit saltum. La natura lavora per conto suo, d\u00e0 energia per palingeneticamente partorire forme di vita e inghiottirne altre. Natura matrigna? Vista sotto questa visuale, no. Vista dal punto di vista di chi non ha pi\u00f9 nulla se non se stesso e la sua dignit\u00e0, s\u00ec.<br \/>\nIl divenire come motore del mondo. Non c\u2019entra niente il Primum Movens, anche se \u00e8 Lui a dare il &#8220;la&#8221; all\u2019orchestra, e al vortice talora senza scampo. Oltre\u2026 quella Sponda cos\u00ec lontana cos\u00ec vicina\u2026<br \/>\nChi \u00e8 stato \u201ccastigato\u201d (secondo qualche \u201canima bella\u201d\u2026) giurer\u00e0 vendetta contro queste notazioni, bollandole come farneticazioni. Libero di farlo, perch\u00e9 un conto \u00e8 il dire, un conto il \u201cfare\u201d. Ma chi scrive non \u00e8 uno che \u00e8 salito giorno per giorno sulla scala di cristallo, senza perdere mai la scarpina da ballo. Tutt\u2019altro. Questioni somme, in apicibus: ci\u00f2 di cui non si pu\u00f2 parlare si deve tacere, ammoniva Ludwig Wittgenstein.<br \/>\nMa io l\u2019ho visto oggi, attraverso gli occhi dolenti sorridenti di tanti poveri cristi: Ges\u00f9 era l\u00ec, in mezzo a noi. Il cuore gonfio di pena, gli inquilini di uno stralunato pianeta nondimeno avevano ancora la forza di sorridere. Allo sberleffo del destino, si sono loro stessi burlati del destino. Ma sorridere per cosa?\u2026 Sorridere perch\u00e9 la tenacia e la ricchezza della vita sono inesauribili, travolgono tutta la zavorra e il putridume lungo sentieri fangosi, fino a confondersi col mare: il Grande Grembo cui tutto ritorna. S\u00ec che dalla sofferenza senza nome rinasce poco a poco la voglia di dire, e starci in questo mondo acerbo, e amare: c\u2019\u00e8, in questo angolo popolato di anime buone, e soccorrevoli, anche un nonno quasi novantenne che distribuisce le caramelle ai bambini cogli occhi gremiti di sogni, e paure. Sorridono, grati. \u00c8 dalla fragilit\u00e0 della condizione umana che nasce la solidariet\u00e0, il gesto che non si \u00e8 mai avuto il coraggio di fare \u201cprima\u201d, si capisce il valore di uno sguardo schivo, bagnato di lacrime e speranza.<br \/>\nQualcuno &#8211; gli onniscienti di turno &#8211; marchieranno di banalit\u00e0 anche questi schizzi su un foglio che da intonso si macchia via via di lettere e segni e improvvisazioni, divagazioni sul tema. Libero ciascuno di darmi dello strambo.Ci sono abituato. Ma oggi, a tavola con gente che non vedevo da tempo e che a sua volta \u00e8 stata felice di rivedermi, ho visto Iddio. S\u00ec, quel Dio vilipeso e bestemmiato e accusato che vestiva i panni del povero, canna al vento, fuscello alla sferza di novembre. Dopo il boato sordo del sisma. Dopo la devastazione.<br \/>\nQuei passi dinoccolati, le membra cascanti, gli scalini saliti a fatica\u2026 ecco la mia cameretta\u2026eh, a casa avevo tutto a portata di mano, sapevo dove trovarlo\u2026 la casa, la mia casa\u2026 dovrebbe ancora reggere\u2026 per\u00f2\u2026 e adesso\u2026 tutti gli sforzi andati in fumo\u2026 la mia vita, la mia vita \u00e8 racchiusa l\u00ec dentro\u2026non pensarci ora, babbo\u2026 guarda se puoi avanti, ancora\u2026 io ci sono, qui o altrove non fa differenza\u2026 le mani strette &#8220;artigliate&#8221; per troppo amore dalle tue dita fragili esangui,\u00a0 ancora disperatamente aggrappate alla vita&#8230; Dentro quegli occhi acquosi increduli, a un passo dalla Soglia, ho visto Ges\u00f9&#8230;<br \/>\n\u201cMaledetto\u201d, straordinario dolcissimo Ladro. \u2022<br \/>\nTuo P.<br \/>\ngennaio 2017- 06 febbraio 2018<\/p>\n<p>PS<br \/>\n\u00c8 venuto a mancare oggi presso l&#8217;Ospedale di Camerino Franco Fedeli, di Muccia. Classe 1927, ha portato il vento gagliardo degli anni, fin quando non ha attraversato nella Croce di Cristo il Guado verso la Luce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ansito del mare e le onde che giocano a rincorrersi sull\u2019arenile sfrangiato. Un posto di mare, che d\u2019estate pullula di gente, turisti e autoctoni. 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