{"id":6462,"date":"2018-01-31T12:00:48","date_gmt":"2018-01-31T11:00:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6462"},"modified":"2018-01-29T11:33:18","modified_gmt":"2018-01-29T10:33:18","slug":"il-cinema-aiuta-a-ricordare-il-dramma-della-shoah","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/01\/il-cinema-aiuta-a-ricordare-il-dramma-della-shoah\/","title":{"rendered":"Il cinema aiuta a ricordare il dramma della Shoah"},"content":{"rendered":"<p>Ogni anno ci attende l\u2019appuntamento con il Giorno della memoria, il 27 gennaio, istituito dall\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005: un\u2019occasione per ricordare tutte le vittime della Shoah. Il cinema \u00e8 un potente alleato per la memoria della societ\u00e0, della comunit\u00e0 tutta, perch\u00e9 ci accompagna \u2013 servendosi di differenti sguardi e registri narrativi \u2013 nel rimarcare pagine (tristi) della nostra storia recente, per non dimenticare e soprattutto per un passaggio di consegne con le giovani generazioni. Come sottolinea Papa Francesco, \u201cil passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro. La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza\u201d (visita alla Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2016).<\/p>\n<p>Nelle sale italiane dal 18 gennaio arriva Un sacchetto di biglie di Christian Duguay, tratto dal romanzo di Joseph Joffo, un\u2019opera sulla Shoah dalla forte carica educational, adatta a giovani e famiglie.<br \/>\nLa storia si snoda nella Francia della Seconda guerra mondiale: dinanzi all\u2019incalzante invasione nazista due fratelli, Maurice (Batyste Fleurial) e Joseph (Dorian Le Clech), sono spinti dai genitori a lasciare casa, Parigi, perch\u00e9 ebrei, trovando rifugio presso alcuni parenti a Nizza. Un viaggio denso di insidie e tensioni, ma anche di speranza. Il regista Duguay \u2013 al cinema visto gi\u00e0 con Belle &amp; Sebastien. L\u2019avventura continua e in tv nelle miniserie Lux Vide tra cui Sant\u2019Agostino \u2013 ha lavorato sul testo, cercando di mettere la narrazione ad altezza di bambino, seguendo i due giovani protagonisti nel loro viaggio fisico ed emotivo. Come del resto ha dichiarato nella nota stampa: \u201cIl film sposa il punto di vista del bambino senza la distanza creata dal narratore.<br \/>\n\u00c8 una storia di formazione all\u2019interno della quale i due vivono avvenimenti incredibili\u201d. E proprio il lavoro sui bambini \u00e8 una delle componenti pregiate del film, che cerca di rendere un tema ostico e doloroso alla portata dei piccoli spettatori, informandoli senza traumatizzarli.<br \/>\nUn sacchetto di biglie scorre fluido e semplice, posizionandosi come un prodotto valido e di facile comprensione. A livello pastorale, il film \u00e8 certamente da valutare come consigliabile e problematico, adatto per dibattiti.<\/p>\n<p>Vincitore dell\u2019Oscar come miglior film straniero nel 2016, Il figlio di Saul (2015) \u00e8 l\u2019opera prima del regista ungherese L\u00e1szl\u00f3 Nemes. Prendendo spunto dalle testimonianze sulla Shoah, dalle memorie degli ebrei dei Sonderkommando \u2013 ovvero i gruppi di prigionieri costretti a \u201ccollaborare\u201d con i nazisti nelle attivit\u00e0 dei campi di sterminio \u2013, il film racconta la vicenda dell\u2019ebreo Saul Auslander (G\u00e9za R\u00f6hrig) ad Auschwitz. Saul lavora nei forni crematori, obbligato a rimuovere i cadaveri delle vittime; un giorno scopre il corpo di un ragazzo, in cui crede di riconoscere il figlio, pertanto fa di tutto per salvare quel corpo e offrirgli una sepoltura dignitosa, accompagnata dalla preghiera. Film duro e sconvolgente, che affronta l\u2019orrore a viso aperto, senza per\u00f2 mostrarlo direttamente. Nemes, infatti, lascia l\u2019orrore fuori dall\u2019inquadratura, non lo chiama mai in campo; questo non lo rende meno presente, insistente.<br \/>\nIl figlio di Saul \u00e8 quasi tutto giocato con una falsa soggettiva, un\u2019inquadratura che riprende il protagonista da vicino, di spalle, amplificando cos\u00ec angoscia e smarrimento. Film potente, asciutto, non adatto ai pi\u00f9 piccoli.<\/p>\n<p>Woman in Gold (2015) di Simon Curtis \u00e8 un biopic sulla figura di Maria Altmann, capace di sfidare le istituzioni per mantenere viva la memoria familiare dinanzi alle violenze e ingiustizie subite durante la Shoah. Los Angeles 1998: Maria Altmann (la bravissima Helen Mirren) \u00e8 una signora di origini austriache che nella stagione finale della propria vita decide di intentare causa contro il governo austriaco per l\u2019indebita appropriazione delle opere d\u2019arte della sua famiglia durante il nazismo, tra cui un celebre dipinto di Gustav Klimt. Al centro del racconto emerge un \u201clegal drama\u201d; tenuto sullo sfondo, ma mai fuori campo, c\u2019\u00e8 il tema della Shoah, che irrompe con i continui flashback della protagonista.<br \/>\nUn film di denuncia, bello e coinvolgente; un\u2019opera in difesa della memoria del passato e un invito a non dimenticare, il tutto attraverso il coraggio di una donna.<\/p>\n<p>Il viaggio di Fanny narra la storia della tredicenne Fanny (L\u00e9onie Souchaud) che vive con le proprie sorelle in una colonia francese sul confine con la Svizzera, tenute al riparo dall\u2019aggressione nazista. Ma il male \u00e8 sempre in agguato e ben presto le ragazze si troveranno faccia a faccia con la minaccia, cui risponderanno per\u00f2 con straordinario coraggio e soprattutto solidariet\u00e0.<br \/>\nIl film \u00e8 tratto da una storia vera, dal libro autobiografico di Fanny Ben Ami, portato al cinema dalla regista Lola Doillon. Il film \u00e8 stato presentato al Giffoni Film Festival nel 2016. Anche qui, come nel precedente Un sacchetto di biglie, troviamo una narrazione a misura di bambino, presentando le insidie della vicenda con una delicatezza adatta alla sensibilit\u00e0 dei pi\u00f9 piccoli. Non si tratta di togliere complessit\u00e0 al male, ai fatti, bens\u00ec lo si traduce in un modo pi\u00f9 attento alla psicologia dei minori.<br \/>\nFilm positivo, che punta a mettere in risalto il potere dell\u2019amicizia e della condivisione nelle difficolt\u00e0, per arrivare a ritrovare un orizzonte di speranza.<\/p>\n<p>Meritano inoltre di essere citati e riproposti nelle attivit\u00e0 sul territorio, in parrocchia, a scuola o in famiglia, anche opere di anni precedenti, tra cui: Hannah Arendt (2012) di Margarethe Von Trotta, La chiave di Sara (2010), Il falsario (2008) di Stefan Ruzowitzky, The Reader (2009) di Stephen Daldry, Il bambino con il pigiama a righe (2008) di Mark Herman, Il pianista (2002) di Roman Polanski, Concorrenza sleale (2001) di Ettore Scola, Train de vie (1998) di Radu Mihaileanu, La vita \u00e8 bella (1997) di Roberto Benigni, La tregua (1997) di Francesco Rosi, La settima stanza (1995) di M\u00e1rta M\u00e9sz\u00e1ros, Schindler\u2019s List (1993) di Steven Spielberg, Jona che visse nella balena (1993) di Roberto Faenza. \u2022<\/p>\n<p>Massimo Giraldi, Sergio Perugini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ogni anno ci attende l\u2019appuntamento con il Giorno della memoria, il 27 gennaio, istituito dall\u2019Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2005: un\u2019occasione per ricordare tutte le vittime della Shoah. 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