{"id":6427,"date":"2018-01-29T16:00:28","date_gmt":"2018-01-29T15:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6427"},"modified":"2018-01-29T11:04:36","modified_gmt":"2018-01-29T10:04:36","slug":"larca-di-giuse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/01\/larca-di-giuse\/","title":{"rendered":"L&#8217;arca di Gius\u00e8"},"content":{"rendered":"<p>Incontro Giuseppe ai piedi delle scale del condominio di sette piani in cui abita e lo ringrazio di aver aspettato il mio arrivo. Infatti \u00e8 sua abitudine andare in campagna intorno alle 7 del mattino e non quando il sole \u00e8 gi\u00e0 alto come ora che sono le 9,30.<br \/>\nD\u2019altra parte non sarei riuscito a trovare il suo podere, un ritaglio (come lo definisce lui) di terreno tra i campi e la boscaglia vicino al fiume. Lasciato il paese, ci inoltriamo nella campagna pianeggiante dove lo sguardo si incanala tra le colline della valle, dal mare ai monti, senza soluzione di continuit\u00e0. Ci spostiamo con la sua Jeep su tratturi che si incrociano come una trama inestricabile. Non posso non notare la sua mano al volante che si muove con scioltezza da una parte all\u2019altra per evitare le innumerevoli voragini scavate sulla sterrata; \u00e8 un movimento come memorizzato, quasi autonomo dallo sguardo che invece si allunga sul panorama, assorto e sorridente mentre discorriamo beatamente delle feste natalizie appena passate.<br \/>\nGiungiamo ad un cancello e, dentro, ad una cascina minuscola fatta di mattoni rugosi scavati dal tempo con colori variegati dall\u2019ocra al rosso. Giuseppe mi precede sulla scala che conduce al primo piano e mi accoglie nella stanza centrale dove apparecchia velocemente una colazione a base di salame, salsiccia e pecorino accompagnati da un rosso profumatissimo. Mi siedo sulla seggiola intorno al pesante tavolo di legno per attendere la fine dei preparativi scanditi dai passi pesanti di Giuseppe e dall\u2019ondulare del pavimento di pianelle posate sui travi di castagno.<br \/>\nGiuseppe \u00e8 un gran pezzo d\u2019uomo intorno ai 95 chili con 81 primavere negli occhi che ha fatto per una vita il camionista e ha girato tutta l\u2019Europa. Da quando \u00e8 andato in pensione non si \u00e8 pi\u00f9 mosso da casa dove abita con la moglie e ha nelle vicinanze le famiglie delle due figlie con una mezza dozzina di nipoti.<br \/>\n\u201cOggi \u00e8 Sant\u2019Antonio e c\u2019\u00e8 la fiera tutto il giorno in paese\u201d ed aggiunge \u201cma le bestie bisognano di mangiare anche oggi. Alla fiera ci andremo dopo\u201d.<br \/>\nCos\u00ec mi racconta entusiasta di questa sua piccola fattoria di quasi due ettari che ha messo in piedi anche grazie all\u2019aiuto di uno dei suoi generi. Pomodori, patate, finocchi, carciofi, insalata, cavoli, fagioli, piselli ed ogni ben di Dio di piante da frutta: due prugni, tre peschi, due limoni, due meli, un pero, una limetta, tre ciliegi, due albicocchi e due fichi. \u201cTutta roba per casa!\u201d.<br \/>\nMa quando poi parla dei suoi animali gli si illuminano gli occhi. Smettiamo di mangiare e mi accompagna sul retro della cascina. L\u00e0, una sorta di arca di No\u00e8 pascola indisturbata tra gli alberi da frutta e le isole recintate per la vigna e due piccole serre degli ortaggi.<br \/>\nDopo pochi passi ci viene incontro una grande oca bianca che alla vista di Giuseppe sembra quasi abbracciarlo con la sua superba apertura alare. \u201cTi Presento Gelsomina\u201d dice Giuseppe.<br \/>\nDa li in poi tutta una serie di presentazioni: Fiordaliso e Fiocco sono le caprette, Berta e Filo i tacchini, Pina Tina, China, Marti, Nina e Dina sono le galline; Buffo, Sorcio e Cincio sono i tre conigli (gli unici che vivono in una gabbia molto grande corredata di nicchie, rifugi e percorsi). Poi ancora Bianca e Bernie sono due pecorelle, Ciuffa e Fischia due anatre.<br \/>\n\u201cVieni che ti presento Aristide e suoi amici Griso e Trincia!\u201d Ci inoltriamo verso la macchia di vegetazione bassa che si trova in prossimit\u00e0 della costa collinosa, dietro ad una palizzata fatta di traversine ferroviarie.<br \/>\nAd un tratto spuntano da dietro un cespuglio di ginestra due musi schiacciati, lucidi e rosa, pi\u00f9 uno irsuto e bruno. Sono due bei maialini e un cinghiale che si avvicinano a Giuseppe attendendo che tiri fuori le mani dagli ampi tasconi del giaccone. Ed ecco che quelle mani tozze e grandi emergono dalla stoffa con le ghiande che Giuseppe raccoglie quando accompagna i nipoti al parco del paese. Aristide e i suoi amici si tuffano letteralmente sulle prelibate ghiande e danno inizio ad un concerto di versacci gutturali nel divorarle.<br \/>\nMentre torniamo alla cascina chiedo a Giuseppe come riesce poi a far arrivare sul piatto della sua tavola uno dei suoi amici, come si pu\u00f2 sentire a doverli uccidere dopo tanta sensibilit\u00e0 dimostrata nei loro confronti.<br \/>\nGiuseppe si fa una bella risata e mi chiede se \u00e8 stato di mio gusto il salame e il prosciutto mangiati a colazione. Io rispondo complimentandomi. E Giuseppe: \u201cNe sono felice e ne \u00e8 felice anche Anfro\u201d. Ed io \u201cChi \u00e8 Anfro?\u201d. Giuseppe con voce sommessa mi racconta del maiale che ha \u201csalato\u201d a Natale di un anno fa. Aveva gi\u00e0 quasi tre anni ed \u00e8 vissuto pi\u00f9 di tanti suoi simili (di solito un maiale viene macellato a 14 mesi). Inoltre Anfro ha conosciuto Stadia, che \u00e8 morta quest\u2019anno, e i sui figli sono Griso e Trincia.<br \/>\n\u201cAnche Gelsomina ha perduto il suo Zampan\u00f2 per la festa di Natale ed attende che gli riporti qualche altra amica o amico. Per questo mi aspetta sempre all\u2019ingresso\u201d. \u201cGli animali sono i migliori amici dell\u2019uomo e anche l\u2019uomo li deve trattare come creature di Dio, farli vivere dignitosamente e senza far mancare loro nulla\u201d.<br \/>\n\u201cPoi quando \u00e8 ora tutti dobbiamo andarcene; se poi riusciamo anche a far felice qualcuno, non c\u2019\u00e8 fine migliore\u201d.<br \/>\nRisaliamo in macchina e ce ne torniamo in paese per la fiera di Sant\u2019Antonio. Passeggiamo tra la gente e tante gabbie. Cani, gatti, canarini e pappagalli, topi, conigli nani e criceti, serpenti, salamandre e testuggini.<br \/>\nDi gente ce n\u2019\u00e8 tanta ma di Antonio neppure l\u2019ombra. Forse non se l\u2019\u00e8 sentita di venire e, magari, \u00e8 rimasto nascosto nell\u2019arca di Gius\u00e8. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontro Giuseppe ai piedi delle scale del condominio di sette piani in cui abita e lo ringrazio di aver aspettato il mio arrivo. Infatti \u00e8 sua abitudine andare in campagna intorno alle 7 del mattino e non quando il sole \u00e8 gi\u00e0 alto come ora che sono le 9,30. 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