{"id":6320,"date":"2018-01-15T17:00:55","date_gmt":"2018-01-15T16:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6320"},"modified":"2018-01-15T14:19:07","modified_gmt":"2018-01-15T13:19:07","slug":"spariti-i-punti-cardinali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2018\/01\/spariti-i-punti-cardinali\/","title":{"rendered":"Spariti i punti cardinali"},"content":{"rendered":"<h2>Dall&#8217;esperienza di essere &#8220;terrona&#8221; in Trentino alla compassione<\/h2>\n<p>\u00abChe vi importa se non la invito al mio compleanno: \u00e8 una terrona!\u00bb.<br \/>\nAvevo anagraficamente quattordici anni e un\u2019esperienza della realt\u00e0 un po\u2019 utopistica, ricevuta attraverso l\u2019istruzione scolastica nella prima e seconda infanzia. Ricordo ancora: primo anno di studi alle Superiori in Trentino Alto Adige. Puntuale arriva la fatidica domanda dopo l\u2019appello di inizio: \u00abDove \u00e8 nata?\u00bb.<br \/>\nAlla risposta: \u00abNelle Marche\u00bb, il giovane professore replicava con un sorriso ironico rivolto al gruppo classe in cerca di approvazione: \u00abAh! Nelle Marche! Vuol dire in Africa!!!\u00bb<br \/>\nE da quel momento bench\u00e9 abitassi al Nord da quando ero piccola, ero e restavo la \u201cterrona\u201d da scartare. Erano tempi in cui gli extracomunitari eravamo noi che per il lavoro delle nostre famiglie si lasciava la terra di origine, idiomi e affetti parentali, per trasferirsi in regioni in cui poter ricominciare a sognare una nuova e miglior vita.<br \/>\nPer questo, quando sono entrata, in una Scuola Superiore a Trento, ho impiegato un po\u2019 di tempo a capire perch\u00e9 ci fossero delle differenze in base alla provenienza di nascita e pi\u00f9 si scendeva lo stivale e peggiore era la situazione. Del sud e del centro Italia, non eravamo molti in classe ma quel tanto bastava per farci sentire \u201caltri\u201d.<br \/>\nFrequentavo le varie\u00a0 lezioni con attenzione e caparbio impegno. Ero stimata, grazie a Dio, dall\u2019unica professoressa di lettere, siciliana di nascita ed orgogliosamente siciliana di origine, come lei stessa amava definirsi. In lei trovavo conforto e comprensione forse perch\u00e9 la intuivo come partecipe di quella atmosfera fredda e distaccata che percepivamo noi alunni \u201cterroni\u201d.<br \/>\nIn famiglia, mio padre militare, non potevo raccontare pi\u00f9 di tanto, mi avrebbero presa per una ragazzina esagerata e fragile ma non era soltanto questo a ferirmi: le mie entrate e le mie uscite in classe erano spesso accompagnate da risatine che cercavano di farmi sentire ridicola o inadeguata. Ero alta rispetto la media, bruna di capelli, occhi castani, lineamenti mediterranei e sapevo il fatto mio. Non mi lasciavo intimidire e non mi interessavano i pregiudizi giacch\u00e9 fin dagli anni cinquanta, la mia famiglia si era trasferita nel Trentino. Avevo frequentato le Scuole Materna ed Elementare ed ero padrona della lingua dialettale che parlavo in modo naturale e fluido.<br \/>\n\u00c8 crescendo che sono arrivati i primi problemi. La Scuola Media che ho frequentato dalle suore del Sacro Cuore, era stata un\u2019accogliente oasi di pace, conclusasi troppo in fretta.<br \/>\nNon ero forse italiana tra italiani? Bastavano pochi chilometri verso Sud per fare la differenza.<br \/>\nHo impiegato un po\u2019 di tempo a comprendere il perch\u00e9 di certe battute sarcastiche e pungenti. Lo capii quando durante un intervallo, sentii alle spalle: \u00abQuella non la voglio al mio compleanno: \u00e8 una terrona!\u00bb<br \/>\nFrase pronunciata volutamente e con un accento che scimmiottava la cadenza del sud.<br \/>\nRestai molto colpita da queste parole e di essere chiaramente oggetto di scherno. All\u2019improvviso non ero pi\u00f9 trentina n\u00e9 marchigiana.<br \/>\nEro un\u2019apolide che viveva in una sorta di terra di mezzo in cui mi sentivo come smarrita e sola.<br \/>\nCos\u00ec, ho iniziato a riconoscermi in una sorta di gemellaggio affettivo e scolastico con chi, come me, proveniva da altre regioni, spesso pi\u00f9 a sud della mia. Ci si stringeva l\u2019un l\u2019altro per farci forza, in gruppetti solidali e uniti, riscoprendo con orgoglio che essere \u201cterroni\u201d era bello, perch\u00e9 eravamo unici.<br \/>\nNel corso della mia permanenza nel Trentino come insegnante e dove ho messo su famiglia, ci sono stati presidi che mi hanno apprezzata dicendomi che ero in gamba perch\u00e9 dimostravo che mi piaceva lavorare cos\u00ec come si usa fare al Nord. Altri invece affermavano con naturalezza, nei collegi dei docenti, che gi\u00f9 per l\u2019Italia, oltre a pecore e pastori, regna spesso l\u2019ignoranza pi\u00f9 completa.<br \/>\nHo conosciuto tanti luoghi comuni sul Meridione che hanno piano piano dato vita a questa leggenda oscurantista di cui io facevo parte. Difficolt\u00e0 a trovare casa in affitto, diffidenza iniziale nelle nuove amicizie, senso di sradicamento. Il massimo della vicinanza e dopo vari anni di residenza l\u2019ho colta in frasi del tipo: \u201cTu, per\u00f2, bench\u00e9 marchigiana, sei diversa! E poi oramai sei del Trentino!\u201d Mi avevano adottata!!! Nel 1979 per scelta, con tutta la mia famiglia e con due figli su tre nati a Trento, sono tornata a vivere nelle Marche, fra la mia gente. Le cose al Nord con gli anni sono cambiate. Si \u00e8 fatta strada una nuova ideologia politica basata sull\u2019appartenenza geografica e la situazione \u00e8 peggiorata ulteriormente: il pregiudizio strisciante \u00e8 diventato talvolta insulto e razzismo. Le trasmissioni delle radio o delle televisioni locali, i siti di queste organizzazioni, grondavano frasi ben confezionate e discriminatorie. Ero oramai lontana, niente poteva ferirmi. I pochi amici, pian piano si sono fatti sempre pi\u00f9 distanti e quando dopo lungo tempo sono ritornata nei luoghi vissuti per quasi ventisette anni, ho scoperto che non mi appartenevano pi\u00f9, neanche attraverso lo sguardo della nostalgia. Ero una turista che vedeva come per la prima volta ogni bellezza di questa regione del nord, ma con occhi nuovi e cuore riappacificato. La stessa mentalit\u00e0, un tempo chiusa, era finalmente cambiata. Ho terminato il mio ciclo professionale nelle amate Marche e una volta in pensione ho realizzato alcuni sogni che tenevo ben chiusi nel cassetto dei desideri, uno fra tutti: scrivere, facendo tesoro di quanto la vita in bene e male mi abbia insegnato.<br \/>\nOra, gli immigrati, stanno vivendo lo stesso disagio che ho provato da giovane.<br \/>\nLe classi delle Scuole si riempiono di visi di bambini e ragazzi con i tratti caratteristici dei Paesi di loro provenienza. A guardarli provo una sorta di ammirazione per la fierezza dei loro sguardi ma anche sofferenza pensando a quanto potr\u00e0 essere non sempre facile trovare spazi e strade nuove di buona e sana integrazione.<br \/>\nSul disagio dell\u2019integrazione, alta si alza la voce di Papa Francesco che a tutti ricorda i principi evangelici di riferimento per ogni cristiano.<br \/>\nIl sangue \u00e8 per tutti gli esseri umani dello stesso colore rosso, al di l\u00e0 del colore della pelle. Sono i pregiudizi che nascono dalla paura del \u201cdiverso\u201d a fare la differenza. Ognuno ha il proprio sud ma a furia di additarlo non ci si accorge che il cerchio alla fine si chiude ed ecco che i punti cardinali scompaiono. Resta ci\u00f2 che pi\u00f9 conta: amare il nostro prossimo come noi stessi, in barba ad ogni pensiero discriminatorio e disfattista. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall&#8217;esperienza di essere &#8220;terrona&#8221; in Trentino alla compassione \u00abChe vi importa se non la invito al mio compleanno: \u00e8 una terrona!\u00bb. Avevo anagraficamente quattordici anni e un\u2019esperienza della realt\u00e0 un po\u2019 utopistica, ricevuta attraverso l\u2019istruzione scolastica nella prima e seconda infanzia. Ricordo ancora: primo anno di studi alle Superiori in Trentino Alto Adige. 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