{"id":6281,"date":"2017-12-20T14:00:22","date_gmt":"2017-12-20T13:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6281"},"modified":"2024-11-06T16:40:40","modified_gmt":"2024-11-06T15:40:40","slug":"le-nostre-figlie-schiave-del-sesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/12\/le-nostre-figlie-schiave-del-sesso\/","title":{"rendered":"Le nostre figlie schiave del sesso?"},"content":{"rendered":"<p>\u201cRagazzine di 10-11 anni immortalate in pose degne di escort navigate. Fotografie erotiche rimbalzate in poco tempo da una chat segreta di WhatsApp al grande calderone del web\u201d: \u00e8 successo a Rimini, come riferisce Il Giorno, che racconta anche di madri \u201cterrorizzate all&#8217;idea che le immagini delle loro figlie seminude possano finire nelle mani sbagliate\u201d. La vicenda \u00e8 pressoch\u00e9 identica a quella delle liceali di Modena avvenuta qualche settimana fa, con l\u2019ulteriore aggravante che in quel caso le ragazze avevano un\u2019et\u00e0 media di 16 anni, mentre in questo si tratta di ragazzine decenni o poco pi\u00f9: bambine, insomma. La Polizia Postale sta indagando su chi abbia consentito la diffusione di immagini pedo-pornografiche; sapere chi ha violato la privacy fa parte dei doveri degli organismi di controllo e repressione, ma non dir\u00e0 mai che quelle foto e quei video su Whatsapp non ci devono essere, n\u00e9 a 10 anni, n\u00e9, diciamolo, mai, n\u00e9 private n\u00e9 tantomeno condivise in gruppi. Eppure, secondo uno studio della statunitense Teensave, il 70% degli e delle adolescenti ammette di fare sexting tramite Smartphone con il proprio partner.<br \/>\nA questo punto, credo sia giunta l\u2019ora di tirare fuori la testa dalla sabbia e dirci, anche se pu\u00f2 sembrare brutale, che giorno dopo giorno stiamo smettendo di svolgere il compito primario affidato agli adulti di ogni comunit\u00e0, fin dall\u2019alba dei tempi: proteggere i figli e le figlie dalle aggressioni del mondo esterno, affinch\u00e9 possano affrontare i pericoli quando sono abbastanza cresciuti. Una protezione che, diciamolo chiaramente, non esiste pi\u00f9quando affidiamo bambini e bambine sempre pi\u00f9 piccoli alla compagnia mediale di uno schermo, dallo smartphone alla TV pomeridiana, che inevitabilmente scolpisce il loro immaginario affettivo-sessuale, andando ad influire sulle relazioni quotidiane, sulla stima di s\u00e9 e degli altri, su come vedono, percepiscono e valorizzano gli altri: il fatto non interessa \u201csolo\u201d il 43% che tra gli 11 e 13 anni accede a contenuti hard sulla rete, ma anche la restante parte che ogni giorno assorbe contenuti formalmente non vietati, ma che promuovono, indistintamente, una cultura che considera il corpo un oggetto del proprio e dell\u2019altrui piacere, che esalta la fluidit\u00e0 sessuale ed il pan-sessualismo, che normalizza atteggiamenti sessualmente espliciti e seduttivi e che, passando da un videoclipa una fiction, da un programma televisivo pomeridiano in compagnia della nonna ad una rivista, contribuisce a diffondere una visione pornografica della vita con la conseguente perdita dell\u2019innocenza nello sguardo sugli altri e sul mondo: una visione che si \u00e8 ormai diffusa come un cancro sociale, ma di cui non ci si accorge nemmeno quando, come a Rimini, delle ragazzine di buona famiglia, ragazzine normali, ragazzine che magari stanno facendo il cammino per la Cresima in prima media, organizzano e gestiscono una chat erotica segreta. Sono loro che stanno diventando le nuove schiave del sesso e che vanno liberate dall\u2019obbligo sociale di sentirsi apprezzate e al passo con i tempi, moderne e non \u201cmedievali\u201d, proporzionalmente alla loro esposizione in rete, ai like che ricevono e al desiderio di s\u00e9 che suscitano. Sono loro, nella drammatica fragilit\u00e0 di questa esperienza che condividono con i coetanei maschi, che ci richiamano al nostro dovere primario di essere genitori, padri e madri biologici o educatori, capaci di proteggerli da un mondo a cui invece li stiamo consegnando senza la minima resistenza, come dimostra, per esempio, il silenzio del mondo educante su un cartone animato in onda in tutto il mondoanche in questo periodo natalizio: si tratta di &#8220;Big Mouth\u201d, in cui un gruppo di ragazzini e ragazzine delle scuole medie non fa altro che pensare al sesso come istinto animale: loro guide sono delle bestie con le corna, i demoni dell\u2019ormone, che li istigano, anche quando sono riluttanti, a darsi sessualmente da fare; la sola possibilit\u00e0 che viene offerta alla complessa vita di relazione \u00e8 il sesso, sempre, comunque, dovunque, fluidamente con chiunque: inevitabilmente, inderogabilmente, primariamente. Non c\u2019\u00e8 altro: non affetto, non pudore, non amore, ma parti del corpo proprio e altrui da scoprire, toccare e, quindi, violare. Questo approccio \u00e8 divenuto talmente normale da non suscitare nemmeno un piccolo scandalo, o qualche interrogativo, fatte salve lodevoli e marginali eccezioni: ed \u00e8 da questa nostra assuefazione che dobbiamo guarire, perch\u00e9 l\u2019alternativa \u00e8 lasciare che le pi\u00f9 belle risorse della Comunit\u00e0 Umana si trasformino in banali \u201cconsumatori di sesso\u201d, cosa che, in fin dei conti, \u00e8 quello che i pochissimi padroni globali del mondo digitale non vedono l\u2019ora che avvenga. Perch\u00e9 rende. E molto! \u2022<\/p>\n<p>Marco Brusati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cRagazzine di 10-11 anni immortalate in pose degne di escort navigate. 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