{"id":6273,"date":"2017-12-19T17:00:47","date_gmt":"2017-12-19T16:00:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6273"},"modified":"2017-12-18T12:32:06","modified_gmt":"2017-12-18T11:32:06","slug":"le-faglie-della-memoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/12\/le-faglie-della-memoria\/","title":{"rendered":"Le faglie della Memoria"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Il terremoto che ha portato via le case, rischia di demolire i ricordi; \u00e8 compito primario coltivare la vita della memoria e la nostalgia del futuro, viatico essenziale a una meno remota ricostruzione materiale quando supportata da una ricostruzione morale\u201d (Cfr. Le faglie della memoria. La comunit\u00e0 di San Martino di Fiastra tra nostalgia del passato e volont\u00e0 di futuro, a cura di Agata Turchetti, pag.25, Incontra, Fermo, Marzo 2017).<br \/>\nSan Martino \u00e8 una delle tante frazioni di Fiastra, comune in provincia di Macerata.<br \/>\n\u00c8 la localit\u00e0 di nonna Peppina, Giuseppina Fattori Turchetti, la mamma di Agata e Gabriella Turchetti. Di lei hanno parlato la stampa e la televisione nazionale per essere stata sfrattata dalla casetta di legno e costretta a vivere in un container dopo il terremoto, essendo stata dichiarata la propria casa inagibile.<br \/>\nIl libro \u00e8 un canto a pi\u00f9 voci di quanti sono nati nella piccola localit\u00e0 marchigiana, vi hanno vissuto gli anni della propria infanzia e della propria giovinezza o vi hanno trascorso indimenticabili soggiorni, ubriacati dagli splendidi paesaggi mozzafiato:<br \/>\n\u201cSan Martino di Fiastra chiude su orti, pollai e comignoli, appoggiandosi su sfondi lontani di alture, talaltra di spazi che scivolano verso il basso, o ancora si dilatano improvvisi, quasi a percuotere il cielo\u2026 Ci vuole tempo per capire la natura del luogo. Un museo della natura, un po\u2019 foresta un po\u2019 orto botanico, si rivela ospitare una incredibile variet\u00e0 di specie animali\u201d. \u201cQuesto libro, nato dalla vicinanza dolente di persone generose, vuole raccontare la tristezza di ieri e di oggi ma anche la speranza, non fondata su parole vuote e promesse da marinaio, di tornare\u201d.<br \/>\nIl sisma del 23 e 24 agosto 2016, avvenuto di sera e di notte, trova molti ancora in strada, a Moreggini, una delle tante frazioni di Fiastra, assieme a Colli, Bolognesi, Fiegni.<br \/>\nUn ossimoro serve pi\u00f9 di ogni giro di parole a fotografare la devastazione portata dal terremoto:<br \/>\n\u201cIl rumore che li riassume tutti \u00e8 quello del silenzio che regna incontrastato lungo le strade e nei paesi deserti, in intere aree nelle quali la natura ha ripreso il sopravvento sull\u2019uomo e sulle sue opere\u201d.<br \/>\nLa sera pi\u00f9 lunga per Lauretta, dirigente scolastico reggente dell\u2019Istituto Comprensivo \u201cGiovanni XXIII\u201d di Mogliano, \u00e8 quella del 26 ottobre 2016. Sono le 19,10 quando arriva una forte scossa di terremoto.<br \/>\n\u00c8 in corso una normale riunione degli Organi Collegiali della scuola. Chiusa la seduta, Lauretta si precipita in macchina verso Matelica nella sua seconda casa, dove abita la propria famiglia.<br \/>\nUna telefonata la raggiunge all\u2019altezza dell\u2019Abbadia di Fiastra.<br \/>\n\u00c8 la segretaria dell\u2019istituto Comprensivo \u201cDon Bosco\u201d di Tolentino, dove \u00e8 dirigente scolastico titolare. C\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di effettuare un sopralluogo presso il Villaggio Scolastico, sede dell\u2019istituto, per verificare i danni causati dal terremoto di poco prima.<br \/>\nLa nuova scossa delle 21,18 la coglie di fronte al portone della scuola, sotto al balcone che lo sovrasta:<br \/>\n\u201cLa mia macchina parcheggiata ad un passo da noi barcollava da un lato all\u2019altro come scossa da gruppi di uomini che volessero saggiarne le sospensioni, i lampioni della via attaccati ai loro fili si agitavano proiettando a destra e a sinistra lampi della loro luce gialla, rumori di muri cadenti, urla di persone provenivano dal centro storico della citt\u00e0 e rendevano la scena spaventosa e pi\u00f9 simile ad un incubo che ad un frammento di vita reale\u201d.<br \/>\nLa mattina presto del 30 ottobre 2016, il terremoto fa davvero paura:<br \/>\n\u201cLa terra ondeggia sotto i piedi. Zolle come onde del mare. Impossibile mantenere l\u2019equilibrio. Mi sento perso, immobilizzato dal terrore di una natura isterica ed epilettica che mi aggredisce. Ecco come ci sentiamo in questi giorni. Petali strappati. Fragili e incapaci. Crollano case, palazzi, certezze, storie, vite, ricordi, sogni, progetti. Crolla il pranzo domenicale dai nonni, coi parenti e gli amici\u201d.<br \/>\nC\u2019\u00e8 rammarico ma anche volont\u00e0 di resistere:<br \/>\n\u201cI mercatini, i concerti, i convegni si sarebbero dovuti svolgere nei luoghi, dove il sisma, con pi\u00f9 ferocia ha aggredito abitazioni e attivit\u00e0 produttive, per dimostrare che l\u00ec la vita non \u00e8 finita, che quelle comunit\u00e0 potevano continuare ad esistere e resistere\u201d.<br \/>\nBelli i versi della poesia Ma loro non se ne vogliono andare:<br \/>\n\u201cIl terremoto ha devastato le loro stalle,\/ ma loro non se ne vogliono andare. \/Il terremoto ha danneggiato i loro attrezzi, \/ma loro non se ne vogliono andare\/ Il terremoto ha fracassato le loro case, \/ma loro non se ne vogliono andare\/ Verr\u00e0 il freddo, verr\u00e0 la neve, ma loro non se ne vogliono andare\/. Il terremoto ha spezzato il loro cuore, \/ ma loro non se ne vogliono andare. \/Il terremoto ha spezzato il loro silenzio, \/ma loro non se ne vogliono andare. Il terremoto ha impresso la paura nei loro volti,\/ ma loro non se ne vogliono andare\u201d.<br \/>\nSono versi che richiamano Martin Niem\u00f6ller, Edgar Lee Master in Antologia di Spoon River ma anche pagine indimenticabili di Cesare Pavese:<br \/>\n\u201cUn paese ci vuole, non fosse per il gusto d\u2019andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c\u2019\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti\u201d(La Luna e i fal\u00f2, Einaudi, Torino, 2014).<br \/>\nGabrielle, sorella di Agata, ricorda: la casa di Umberto, venuto dalla Germania, la scelta di Ida nella casa prima che venisse Umberto, la casa della signora maestra (sora ma\u00e8), quella casa era la sua casa, in quella casa non c\u2019era il bagno, il palazzaccio, non c\u2019era una sola casa con l\u2019arco, lei non conosceva il feng shui (antica arte geomantica taoista). Sono paragrafi intrisi di ricordi velati di nostalgia, prima che \u201call\u2019orco (il terremoto) erano bastati pochi scuotimenti per prendersi i fiori alle finestre, i ritratti dei vecchi e vomitare tante di quelle pietre da farne una tomba sulla strada\u201d.<br \/>\nIn altri paragrafi del libro, la stessa redige quasi una sorta di diario del terremoto dal 4 settembre 2016 al 1 gennaio 2017; sono pagine nelle quali annota la desolazione dei luoghi abbandonati da chi vi abitava. \u201cRestano solo gli alberi, quelli che altrove morirebbero senza radici\u201d.<br \/>\nLaura, romana d\u2019origine, era rimasta conquistata dal paesaggio dei Sibillini in un autunno di venti anni fa, all\u2019epoca del terremoto che aveva attraversato le Marche e l\u2019Umbria. Era rimasta affascinata dalla \u201cdolcezza del paesaggio di colline e poggi che lasciava scorgere in lontananza l\u2019sprezza delle montagne, la bellezza dei borghi dalle case in pietra chiara e rosata, l\u2019esplosione dei colori che l\u2019autunno aveva disseminato nei boschi che attraversavamo in auto o a piedi e in quelli che potevamo vedere girando intorno lo sguardo\u2026 i Monti Azzurri del mio amato Leopardi diventavano davvero di quel colore, grazie al contrasto con i rossi raggi del sole e ad una leggera foschia\u201d. \u201cIl mostro che da sempre l\u00ec alterna periodi di sonnolenza ad esplosioni di incontenibile e mortale violenza\u201d avrebbe distrutto ancora una volta paesaggi, case, vie, piazze e ricordi. Suo marito, ingegnere, originario di Fiastra, emigrato a Roma per lavoro assieme alla propria famiglia, era stato chiamato nel 1997 per \u201cseguire partiche e lavori di ristrutturazione e adeguamento antisismico\u201d.<br \/>\nLa decisione di rimanere era stata presa quasi subito. Tutta la testimonianza \u00e8 un canto ai ricordi, dalla Jeep rossa che trasportava, a marcia ridotta, la statuina della Madonnina in occasione delle Feste Triennali di San Martino di Fiastra, ora semisommersa dal tetto squassato da terremoto, alle passeggiate nei boschi popolati da animali di ogni specie: cinghiali, serpenti, ghiri, istrici, cerbiatti, volpi. Sergio ricorda i soggiorni a San Martino di Fiastra nelle estati degli anni sessanta.<br \/>\nSaverio, anche lui visitatore del luogo, ricorda le interminabili partite a tennis con altri ragazzi della propria et\u00e0, dopo aver scelto come campo di gioco uno spiazzo attraversato dalle pecore quando rientravano all\u2019ovile. La rete era una lunga corda legata a due lampioni. Bastava poco per divertirsi e tirare fino a sera inoltrata. Correva l\u2019anno 1976. Tutti i ragazzi si sentivano emuli di Adriano Panatta, il campione di tennis di allora.<br \/>\nElisabetta mette in versi emozioni, sentimenti, paure e angosce annotati nel proprio diario.<br \/>\nUna parte terza del volume raccoglie scritti di Agata, di Cristina e Marina, di Angelo, di Mario, Gabriella e Gianfranco (Brandelli di resilienza, pagg. 107- 133).<br \/>\nIl libro \u00e8 stato presentato il 23 marzo presso la sala conferenze \u201cMauro Fratini\u201d della Banca di Credito Cooperativo di Civitanova Marche, il 29 aprile nella sala parrocchiale di Crocette di Castelfidardo, il 30 maggio a Roma, nel Salone dei Piceni del Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro,\u00a0domenica 19 novembre presso la sala Castellani di Porto San Giorgio. Con l\u2019acquisto del volume si contribuisce alla ricostruzione del cimitero di Fiastra distrutto dal terremoto.<br \/>\nSono 135 pagine che si leggono con il core in gola e con tanta partecipazione emotiva. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Il terremoto che ha portato via le case, rischia di demolire i ricordi; \u00e8 compito primario coltivare la vita della memoria e la nostalgia del futuro, viatico essenziale a una meno remota ricostruzione materiale quando supportata da una ricostruzione morale\u201d (Cfr. Le faglie della memoria. 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