{"id":6258,"date":"2017-12-19T13:00:56","date_gmt":"2017-12-19T12:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6258"},"modified":"2024-11-06T17:25:42","modified_gmt":"2024-11-06T16:25:42","slug":"una-nuova-missionarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/12\/una-nuova-missionarieta\/","title":{"rendered":"Una nuova missionariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<h2><strong>P. Stefano Camerlengo: occorre vivere il vangelo, non predicarlo<\/strong><\/h2>\n<p>Tra il 12 e il 15 ottobre a Brescia si \u00e8 svolto il primo Festival della Missione. Organizzato dagli Istituti missionari (Cimi), dalla Fondazione Missio (Cei) e dalla diocesi di Brescia. Lo slogan \u00abMission is possible\u00bb vuole andare oltre ai tanti dubbi legati al futuro della missione ad gentes. E i circa 15mila visitatori sembrano confermare una vitalit\u00e0 che c\u2019\u00e8, anche se spesso nascosta. Ecco alcune pillole dal Festival.<br \/>\nDurante tre giorni il centro di Brescia \u00e8 diventato un brulicare di idee, racconti, testimonianze. Persone venute da lontano, giovani e meno giovani. Suore, sacerdoti, vescovi e qualche cardinale, ma soprattutto molti laici. Quasi un incontro intergenerazionale. La parola d\u2019ordine una sola: \u00abMissione\u00bb. Molte le questioni sul tavolo: la crisi della missione, missione dove, come e per chi?<br \/>\nI nuovi paradigmi dell\u2019ad gentes ci dicono che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un occidente cristiano che va verso paesi a maggioranza non cristiana, bens\u00ec oggi parte da ogni luogo e va verso ogni luogo. La missione dovrebbe essere \u00abil termometro del nostro essere chiesa\u00bb, ha detto il cardinal Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale italiana.<br \/>\nConferenze, musica, teatro, interviste a testimoni e stand nel centro di Brescia. Il Festival \u00e8 stato un\u2019occasione per far uscire la missione \u00aballo scoperto\u00bb, nelle strade e nelle piazze. Il rischio, dice qualcuno, \u00e8 che ci parliamo addosso, che siamo sempre dei nostri. E pure che ci ripieghiamo sui problemi: calo di vocazioni, invecchiamento, strutture grosse e costose da gestire, senza puntare sugli aspetti positivi che ancora la caratterizzano e guardare al futuro.<br \/>\nGli istituti missionari devono abbandonare l\u2019autoreferenzialit\u00e0, dice qualche moderatore. Regolarmente disatteso da alcuni conferenzieri che paiono autocentrati sulla propria congregazione.<br \/>\nQuello che \u00e8 certo \u00e8 che siamo in tanti, di tutti i colori e i continenti, c\u2019\u00e8 entusiasmo e si respira un\u2019energia molto positiva.<br \/>\nIl cardinal Fernando Filoni (Prefetto di Propaganda fide, la Congregazione per l\u2019evangelizzazione dei popoli), ci ricorda che \u00abla missionariet\u00e0 ha degli obiettivi, perch\u00e9 ci sono nel mondo 6 miliardi di persone che il Vangelo non lo conoscono, rispetto a quel miliardo e 270 milioni che lo hanno in qualche modo conosciuto. Siamo chiamati a un impegno fondamentale. [\u2026] Non si parla pi\u00f9 di continenti da evangelizzare, ma di tutto il mondo che, in forme diverse, ha bisogno di evangelizzazione. Ci sono aspetti che diventano sempre pi\u00f9 importanti, come la migrazione, l\u2019inclusione sociale dei nuovi cittadini\u00bb.<br \/>\nQuindi, riassume Filoni parafrasando il motto del Festival: \u00abMissione \u00e8 possibile, s\u00ec, anzi \u00e8 doverosa e necessaria. Come cambia? Oggi le chiese locali sono cresciute, i missionari sono i nonni dell\u2019evangelizzazione. Gli autoctoni devono assumere in prima persona questo ruolo missionario. Hanno cultura, lingua, concezione pi\u00f9 vicina alle popolazioni\u00bb.<br \/>\nLe nuove frontiere sono, secondo lui, l\u2019Asia, dal Giappone al Sud Est asiatico, inclusi i paesi musulmani, alla Cina. Poi cita l\u2019Amazzonia, \u00abuno dei luoghi pi\u00f9 difficili per la missione ad gentes. Ma gli indios sono nel cuore della chiesa\u00bb, assicura.<br \/>\nC\u2019\u00e8 chi propone un approccio molto pragmatico, come padre Stefano Camerlengo, superiore generale dei missionari della Consolata: \u00abSiamo di fronte a un cambio d\u2019epoca. Una crisi che ci obbliga a rinnovarci, fare percorsi nuovi. Ma questa \u00e8 una benedizione. Come missionari e come chiesa stiamo vivendo troppo sull\u2019eredit\u00e0 del passato. Ben venga uno scossone. Occorre un atteggiamento di umilt\u00e0. Dobbiamo vivere il Vangelo e non predicarlo soltanto agli altri!\u00bb, dice in tono provocatorio.<br \/>\nE continua: \u00abIo lancio un invito a collaborare con il mondo.<br \/>\nDove stanno i giovani ai quali vogliamo insegnare il Vangelo?<br \/>\nForse non abbiamo pi\u00f9 la terminologia, il modo giusto di parlare ai giovani di oggi. Corriamo dietro ai problemi delle nostre strutture. Siamo troppo \u201cpesanti\u201d, non solo fisicamente. Questa \u00e8 una provocazione grande al cambiamento. Il punto non \u00e8 la sopravvivenza degli istituti: perch\u00e9 tenerli in piedi ad ogni costo? La questione \u00e8 riuscire a essere evangelizzatori come i fondatori hanno voluto, portando non le nostre storie, ma il Vangelo\u00bb.<br \/>\nPadre Camerlengo non parla un linguaggio accademico, le sue parole sono concrete e chiare: \u00abAbbiamo predicato che siamo tutti missionari, adesso che la chiesa locale si fa avanti, noi siamo un po\u2019 pi\u00f9 pesanti, un po\u2019 pi\u00f9 vecchi e facciamo fatica a trovare i nostri spazi. La crisi ci spinge a rinnovarci. Andare dove nessuno va. Non solo scrivere i documenti, ma andare. Per me questa rimane la missione ad gentes degli istituti missionari. Giovanni Battista ci insegna a essere cristiani e missionari, \u00e8 colui che indica il maestro, che indica il cammino. Questo \u00e8 il nostro ruolo. Anche se rimaniamo in pochi non importa, importante \u00e8 che non perdiamo la direzione\u00bb.<br \/>\n\u00abLa missione \u00e8 in crisi? Non sappiamo pi\u00f9 che pesci pigliare? Questo non ci d\u00e0 il diritto di fermarci o tornare indietro, perch\u00e9 la missione \u00e8 molto pi\u00f9 grande di noi. La nostra identit\u00e0 \u00e8 essere missionari ad gentes, cio\u00e8 annunciare il Vangelo a quelli che ancora non lo conoscono. Parlando dell\u2019interculturalit\u00e0 dei nostri istituti: abbiamo fatto molto andando in missione, adesso quelli che abbiamo evangelizzato diventano i nostri responsabili. Ma questa \u00e8 una grazia di Dio, dove sta il problema? Non sappiamo gestirlo, perch\u00e9 siamo troppo eurocentrici, e non siamo come Giovanni Battista\u00bb.<br \/>\nPadre Camerlengo lancia una proposta importante per gli istituti missionari: \u00abNon possiamo andare avanti ogni istituto per conto suo. Per forza, non solo per sopravvivenza, abbiamo bisogno di lavorare insieme. Stiamo cominciando soprattutto in America Latina le esperienze intercongregazionali. Sono piccoli semi che stanno iniziando. Sar\u00e0 faticoso, ma questa \u00e8 la strada. Da soli non possiamo andare da nessuna parte\u00bb.<br \/>\nE di esperienze di questo tipo ce ne sono, come la comunit\u00e0 di Modica, in Sicilia, dove operano padre Gianni Treglia della Consolata, padre Vittorio Bonfanti missionario d\u2019Africa, suor Raquel Soria della Consolata e suor Giovanna Minardi missionaria dell\u2019Immacolata. La comunit\u00e0 mista porta avanti un progetto della Cimi sull\u2019accoglienza ai migranti.<br \/>\n\u00abOggi evangelizzatori ed evangelizzati si confondono e i primi sono gli africani stessi\u00bb, dice suor Luigia Cocca, superiora generale delle missionarie Comboniane. \u00abDobbiamo fare l\u2019esperienza dell\u2019uscita dai nostri riferimenti (occidentali)\u00bb. Per questo ripete: \u00ab\u00c8 necessaria un\u2019attualizzazione dei carismi dei nostri istituti, dobbiamo ricomprenderci dal di dentro\u00bb. \u2022<br \/>\nda <a href=\"http:\/\/www.rivistamissioniconsolata.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.rivistamissioniconsolata.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>P. Stefano Camerlengo: occorre vivere il vangelo, non predicarlo Tra il 12 e il 15 ottobre a Brescia si \u00e8 svolto il primo Festival della Missione. Organizzato dagli Istituti missionari (Cimi), dalla Fondazione Missio (Cei) e dalla diocesi di Brescia. 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