{"id":607,"date":"2013-05-09T15:57:09","date_gmt":"2013-05-09T15:57:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=607"},"modified":"2016-01-22T09:47:33","modified_gmt":"2016-01-22T09:47:33","slug":"la-chiesa-nel-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/05\/la-chiesa-nel-mondo\/","title":{"rendered":"La Chiesa nel mondo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/copertina-8.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-608\" alt=\"copertina-8\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/copertina-8-300x236.jpg\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/copertina-8-300x236.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/copertina-8.jpg 746w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La redazione della Gaudium et spes (GS) rappresenta ancora oggi un evento unico nella storia della Chiesa perch\u00e9 \u00e8 il primo documento ufficiale di un concilio con il quale ci si confronta direttamente con la comunit\u00e0 umana e con tutte le sue principali strutture. Alcuni autori si sono spinti a considerare GS non un testo tra gli altri, bens\u00ec \u00abil\u00bb documento per eccellenza del Vaticano II. Tale unicit\u00e0 \u00e8 dovuta sia al suo essere una costituzione \u201cpastorale\u201d, termine inedito nel magistero cattolico, sia perch\u00e9 essa rappresenta il primo reale tentativo di pensare la Chiesa all\u2019interno dei processi storici che segnano il tempo presente. Gi\u00e0 il titolo esprime questa assunzione: la Chiesa \u00abnel\u00bb mondo contemporaneo (e non: la Chiesa \u00abe il\u00bb mondo contemporaneo).<\/p>\n<p><!--more-->Risiede in questo la grande intuizione di fondo di GS, espressa con rara efficacia dall\u2019incipit: \u00abLe gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d\u2019oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi \u00e8 di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore\u00bb (GS 1). Con questa affermazione il concilio supera l\u2019idea di Chiesa come societas perfecta tipica dei secoli precedenti, quella cio\u00e8 di una struttura autosufficiente rispetto alle istituzioni politiche e culturali della societ\u00e0 civile, dotata da Dio fin dall\u2019inizio dei tempi di tutti gli strumenti con i quali attraversare in modo impermeabile la storia. La Costituzione pastorale propone una visione diversa: la condivisione della storia e l\u2019annullamento della separazione tra uno spazio sacro e uno profano. Il destino dell\u2019uomo \u00e8 unitario. Inoltre, nel dire che non vi \u00e8 nulla di genuinamente umano che non trovi eco nel cuore dei credenti, il concilio riconosce una profonda solidariet\u00e0 che lega i battezzati con tutti gli uomini di oggi. Anche in questo caso, la Chiesa prende congedo da un giudizio negativo inveterato nei confronti delle realt\u00e0 secolari e dichiara di voler intrecciare un dialogo fecondo proprio con quel mondo e con \u00abl\u2019intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realt\u00e0 entro le quali essa vive\u00bb (GS 2).<\/p>\n<p>La Chiesa prende consapevolezza che la vita attuale degli uomini non pu\u00f2 pi\u00f9 essere compresa mediante le categorie tradizionali, neppure quelle di carattere religioso e teologico, ma necessita di nuovi strumenti di analisi e criteri di valutazione: \u00abAnche la vita religiosa, infatti, \u00e8 sotto l\u2019influsso delle nuove situazioni. Da un lato un pi\u00f9 acuto senso critico la purifica da ogni concezione magica nel mondo e dalle sopravvivenze superstiziose ed esige sempre pi\u00f9 un\u2019adesione pi\u00f9 personale e attiva alla fede; numerosi sono perci\u00f2 coloro che giungono a un pi\u00f9 acuto senso di Dio. D\u2019altro canto per\u00f2, moltitudini crescenti praticamente si staccano dalla religione\u00bb (GS 7). Da questa premessa scaturiscono la costruzione di un dialogo simmetrico con il mondo, il discernimento dei \u00absegni dei tempi\u00bb, la distinzione tra errante ed errore, il riconoscimento del valore dell\u2019attivit\u00e0 umana e del lavoro, la legittima autonomia delle realt\u00e0 terrene e la riflessione su tutti gli altri temi della seconda parte della costituzione. L\u2019apice di questo itinerario \u00e8 toccato dal n. 22, dove leggiamo: \u00abSolamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell\u2019uomo\u00bb. Come aveva scritto diversi anni prima Henri de Lubac, la visione cristiana dell\u2019uomo non pu\u00f2 prescindere dall\u2019incarnazione e dalle sue conseguenze. Gli ambiti su cui si pronuncia GS sono profondamente mutati rispetto a cinquant\u2019anni fa: all\u2019ateismo militante si \u00e8 sostituito l\u2019indifferentismo; alla societ\u00e0 statica, il paradigma della liquidit\u00e0; alle ideologie, il pensiero debole. La Chiesa \u00e8 chiamata ad un ripensamento che sappia andare al di l\u00e0 della riflessione conciliare e che possa tener conto di analisi della societ\u00e0 adeguate al nostro tempo. Tuttavia, resta attuale (e per certi versi incompiuto) il metodo che il concilio introduce: la convinzione che la storia sia il luogo dove cogliere l\u2019appello concreto di Dio. \u2022<\/p>\n<p>Enrico Brancozzi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La redazione della Gaudium et spes (GS) rappresenta ancora oggi un evento unico nella storia della Chiesa perch\u00e9 \u00e8 il primo documento ufficiale di un concilio con il quale ci si confronta direttamente con la comunit\u00e0 umana e con tutte le sue principali strutture. 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