{"id":6062,"date":"2017-11-20T13:30:58","date_gmt":"2017-11-20T12:30:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=6062"},"modified":"2024-11-06T17:18:04","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:04","slug":"lumanita-al-centro-delle-storie-raccontate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/11\/lumanita-al-centro-delle-storie-raccontate\/","title":{"rendered":"L&#8217;umanit\u00e0 al centro delle storie raccontate"},"content":{"rendered":"<p>Tante storie di sofferenza devono avere diritto di cittadinanza nei media prima che esplodano. Cos\u00ec si pu\u00f2 riassumere il messaggio degli interventi del professor Maurizio Calipari e Mauro Ungaro in programma nella serata inaugurale di &#8220;Informazione 4.0, alla sorgente della verit\u00e0 in un\u2019epoca di fake news&#8221;.<br \/>\nC\u2019\u00e8 grande necessit\u00e0 di una informazione onesta, completa, competente e comprensibile per tutti sui temi della bioetica. L&#8217;informazione deve essere capace di riportare al centro l\u2019umano e dare diritto di cittadinanza alle storie di sofferenza. Questo il tema comune degli interventi del 9 novembre presso l\u2019Aula Magna del seminario Arcivescovile di Fermo.<br \/>\nAd aprire la staffetta di incontri culturali \u00e8 stato il tema \u201cLa narrazione bioetica nei media attuali, analisi di alcuni casi concreti&#8221;, affidato al professor Maurizio Calipari, docente Bioetica Universit\u00e0 Europea di Roma, giornalista e portavoce di \u201cScienza e Vita\u201d e al Segretario generale Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici), Mauro Ungaro che ricopre l\u2019incarico di direttore settimanale \u201cVoce Isontina\u201d e la direzione dell\u2019Ufficio Comunicazioni Sociali dell\u2019 Arcidiocesi di Gorizia.<br \/>\nIl tema trattato ha necessit\u00e0 di approfondimento anche perch\u00e8 rilanciato da Papa Francesco al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del &#8220;fine-vita&#8221;, organizzato in Vaticano. \u201c<br \/>\n\u201cCi si potrebbe chiedere perch\u00e9 fra i tanti problemi che investono il mondo della comunicazione come mai dedichiamo un tempo specifico ad affrontare un tema che non \u00e8 tra quelli pi\u00f9 comuni. &#8211; ha esordito il professor Calipari &#8211; La bioetica \u00e8 qualcosa di molto particolare. Credo sia utile parlarne per comprendere quanta incidenza abbia il modo di fare comunicazione e informazione su queste tematiche. Sono fortemente impattanti sulla vita delle persone che vanno a smuovere pilastri fondamentali come quella della visione dell\u2019umano. Di fronte alla complessit\u00e0 della bioetica c\u2019\u00e8 un approccio che non aiuta a capire cosa stia succedendo. Non basta l\u2019opinione&#8221;. Il professor Calipari ha evidenziato la necessit\u00e0 di fare informazione onesta, completa comprensibile per la gente. \u201cA differenza di altri settori generici &#8211; specifica &#8211; un operatore dell\u2019informazione che si occupa di questi temi dovrebbe avere una formazione specifica altrimenti rischia di fare un pessimo servizio perch\u00e9 non sa esattamente cosa sta scrivendo. Pu\u00f2 capitare che utilizzando una parola diversa si possano veicolare altri concetti allontanando la gente dalla verit\u00e0. In generale su questi temi va ridotta la dimensione emotiva per privilegiare una analisi pi\u00f9 razionale basata sui dati scientifici clinici veri e sui criteri che vengono adottati per un ragionamento etico e morale. Criteri che vanno esplicitati e spiegati. Non si pu\u00f2 andare per assiomi. Le cose devono essere fondate, avere una motivazione per essere anche condivisibili.<br \/>\nA volte anche il semplice reperimento dei dati \u00e8 un lavoro faticosissimo che l\u2019operatore dell\u2019informazione onesto dovrebbe fare per andare alla sorgente della verit\u00e0. Mi capita di leggere commenti su articoli scientifici fatti senza le opportune verifiche. Sono convinto che nei casi concreti che si affrontano bisogna rimettere al centro la persona umana. Non le ideologie e ancora meno le strumentalizzazioni. Questi casi non servono a dimostrare qualcosa ma ad avere la consapevolezza che ci sono drammi umani a cui si deve cercare di dare una risposta di aiuto, di sostegno di condivisione e di comunione, dare la miglior risposta possibile che nessuno ha gi\u00e0 pronta nel cassetto. Al centro deve essere la persona con la sua storia. Non gli eserciti come nel caso del piccolo Charly che siano per la vita o per la morte. Bisogna dar conto anche delle visioni etiche e antropologiche differenti purch\u00e9 razionalmente giustificate. Quello che trovo \u00e8 l\u2019assolutizzazione dell\u2019opinionismo. Sembra che questo atteggiamento sia diventato un vero e proprio sport. Occorre dare una opinione su ogni cosa. L\u2019opinionismo \u00e8 ormai diventato una professione anche su temi delicati come quello della bioetica\u201d.<br \/>\nNel corso della serata \u00e8 intervenuto anche Mauro Ungaro, segretario nazionale dell Fisc Federazione Italiana Settimanali cattolici. \u201cVi porto il saluto del presidente Don Adriano Bianchi e di tutti i settimanali diocesani\u201d. Ungaro parte dalle parole che Papa Francesco ha rivolto al comitato nazionale didi bioetica del 2016. \u2018Si tratta, &#8211; afferma il Pontefice &#8211; di servire l\u2019uomo, tutto l\u2019uomo, tutti gli uomini e le donne, con particolare attenzione e cura per i soggetti pi\u00f9 deboli e svantaggiati, che stentano a far sentire la loro voce, oppure non possono ancora, o non possono pi\u00f9, farla sentire. Su questo terreno la comunit\u00e0 ecclesiale e quella civile si incontrano e sono chiamate a collaborare, secondo le rispettive, distinte competenze\u201d. Credo sia ben condensato in questo il mandato che la Chiesa rivolge ai media di ispirazione cattolica su un tema cos\u00ec importante e complesso come quello della bioetica. Dare voce a chi stenta a far sentire la loro voce o non possono pi\u00f9 farla sentire. Su questo terreno la comunit\u00e0 ecclesiale e quella civile si incontrano e chiamati a collaborare secondo le distinte e rispettive competenze\u2019.<br \/>\n\u201cSpesso quando parliamo di bioetica, da profani, &#8211; afferma il direttore de La Voce isontina &#8211; ci troviamo dinanzi ad argomenti che ci fanno paura. Per la loro complessit\u00e0 da cui tendiamo a rimanere estranei bollandoli come temi da esperi affidandoli ad esperti, manipolazione genetica, clonazione, eutanasia, fecondazione assistita. Sembrano temi da non avere diritto sui nostri media. I pi\u00f9 coraggiosi tra i direttori li affrontano in maniera furba, con pezzi e frasi del magistero del Papa e li sistemano. Per\u00f2 tutto finisce l\u00ec. Serve invece un giornalismo che accompagni anche nella questione della bioetica. Tema questo di cui i media si occupano di sfuggita. Quante storie ci sono nelle nostre citt\u00e0. Sposi che vivono la sofferenza di non riuscire ad avere figli. Quanti figli si chiedono se ha senso il calvario di cure sottoposti agli anziani genitori mentre gli stessi con gli occhi del cuore o le parole dicono solo poni fine alla mia sofferenza. Per\u00f2 in ognuna delle nostre comunit\u00e0 ci sono figli che continuano a prendersi cura dei loro genitori a costo di rinunce personali e familiari. Raccontare le loro storie \u00e8 dire che credere nella vita \u00e8 possibile ed \u00e8 importante raccontarla per non lasciarli soli. Perch\u00e9 significa attivare delle catene di solidariet\u00e0 impensabili che permettono una condivisione di quel peso che da soli sembra insostenibile. Senza dimenticare tutto il mondo anche cattolico che pu\u00f2 stare vicino e questi sono esempi di bioetica. Storie che hanno diritto di cittadinanza sui nostri media, anzi devono essere sdoganate dalle quattro mura di casa. Vorrei dire &#8211; conclude Mauro Ungaro &#8211; che ci sono delle buone notizie anche nella bioetica. Ed i nostri media sono a chiamati a raccontarle per condividere. Anche perch\u00e9 prima di diventare notizie sono pagine di vita quotidiana\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tante storie di sofferenza devono avere diritto di cittadinanza nei media prima che esplodano. Cos\u00ec si pu\u00f2 riassumere il messaggio degli interventi del professor Maurizio Calipari e Mauro Ungaro in programma nella serata inaugurale di &#8220;Informazione 4.0, alla sorgente della verit\u00e0 in un\u2019epoca di fake news&#8221;. 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