{"id":5938,"date":"2017-10-26T16:00:12","date_gmt":"2017-10-26T14:00:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5938"},"modified":"2017-10-23T16:18:14","modified_gmt":"2017-10-23T14:18:14","slug":"aiutiamoli-a-casa-loro-ma-dove-e-casa-loro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/10\/aiutiamoli-a-casa-loro-ma-dove-e-casa-loro\/","title":{"rendered":"Aiutiamoli a &#8220;casa loro&#8221;. Ma dove \u00e8 casa loro?"},"content":{"rendered":"<p>Nel lessico politico quotidiano si \u00e8 sedimentata una frase sulla quale non sarebbe inutile riflettere con una certa attenzione: \u00abaiutiamoli a casa loro\u00bb. Parole d\u2019ordine pronunciate dapprima negli ambienti moderati (e ovviamente in quelli clerico-fascisti eroici portavoce di presunte, diffuse sensibilit\u00e0 e di rocciose identit\u00e0), ora stancamente ripetute anche da esponenti di quella sinistra che rincorre il consenso a destra in nome della fine delle distinzioni politiche tradizionali. Questa frase non sembra per\u00f2 oggetto di particolare riflessione, anzi, come tutti gli slogans, \u00e8 ormai diventata un topos ricorrente, anche presso la gente comune, da ripetere quando bisogna dimostrare un po\u2019 di pelosa benevolenza.<br \/>\nC\u2019\u00e8 prima di tutto da chiedersi quali siano \u00able case loro\u00bb dove andare ad aiutarli. La geografia, \u00e8 risaputo, \u00e8 assente dalla cultura (?) dell\u2019italiano medio, per non parlare della storia e, tanto pi\u00f9, della geopolitica.<br \/>\nIl potere controlla bene il mondo delle informazioni e lascia filtrare solo ci\u00f2 che conviene alla manipolazione della pubblica opinione e del consenso. Ebbene, chi arriva dal continente africano o dal Medio oriente, fugge da \u00abcase loro\u00bb inabitabili, semidistrutte da guerre (di cui siamo poco informati), da regimi terroristici, dalla distruzione dell\u2019ambiente. Quali sarebbero dunque i luoghi dove la benevolenza della vecchia Europa dovrebbe convogliare i propri interventi (magari dopo aver finito di vendere armi ai signori della guerra)? Le Tv di stato e quelle private si guardano bene dal farci sentire le voci di chi arriva dalle nostre parti.<br \/>\nVediamo immigrati, ma raramente e per pochi attimi ascoltiamo le loro parole. Magari qualche cronista si sforza di ricostruire le loro storie, ma pochi di loro sono invitati a raccontare le loro tragedie nei telegiornali pi\u00f9 seguiti. Forse descriverebbero i loro paesi come \u00abnon luoghi\u00bb, dove chi resta \u00e8 rassegnato a sopravvivere nella miseria pi\u00f9 nera. Un paese come l\u2019Etiopia \u00e8 una casa o una prigione a cielo aperto?<br \/>\nLa Libia destabilizzata dall\u2019Europa \u00e8 ancora \u00abcasa loro\u00bb?<br \/>\nNon \u00e8 dunque un caso che, non appena i naufraghi arrivano lungo le nostre coste, viene loro negato &#8211; dicevamo &#8211; il diritto di parola.<br \/>\nDa qualche settimana, per\u00f2, le cose stanno cambiando: le recenti decisioni del governo italiano, non a caso condivise dalle destre strapaesane, hanno arretrato lo scenario e allontanato la visione degli eventi.<br \/>\nGli sbarchi sembrano diminuire quasi all\u2019improvviso (ma aumentano sulle coste spagnole) e cominciamo ad \u00abaiutarli a casa loro\u00bb. Peccato soltanto che pochi organi di informazione si premurano di darci notizia dei luoghi riservati ai migranti sulle coste libiche. Al tempo di Gheddafi erano praticamente dei lager, ora sono diventati veri e propri centri di accoglienza? Non se ne sa quasi nulla: poche foto e poche inchieste giornalistiche. E naturalmente nessuna intervista agli interessati. Finir\u00e0 prevedibilmente come in Turchia: l\u2019Europa paga ed Erdogan incassa e reprime.<br \/>\nL\u2019importante \u00e8 sottrarre allo sguardo quei volti che possono turbare la quiete di chi ha gi\u00e0 tanti problemi quotidiani e cerca un telegiornale rassicurante.<br \/>\nAllontanare la scena di una vicenda epocale come la migrazione dei popoli e trattenere centinaia di persone e aiutarli \u00aba casa loro\u00bb, non \u00e8 solo espressione di cialtronesca miopia politica, ma \u00e8 soprattutto l\u2019ennesima trovata per nascondere quella violenza congenita al mondo occidentale che risolve i problemi occultandoli o riducendone il significato storico.<br \/>\nNulla di nuovo, peraltro. Gli stati moderni, \u00e8 noto, hanno accompagnato l\u2019affermazione delle proprie politiche di controllo dei mendicanti attraverso quella che alcuni storici hanno definito la \u00abgrande reclusione\u00bb: \u00abPrima che la prigione diventasse un mezzo su vasta scala per la punizione dei delinquenti, l\u2019Europa moderna l\u2019aveva adoperata come strumento di realizzazione della politica sociale nei confronti dei mendicanti.<br \/>\nDopo la segregazione forzata &#8211; nel medioevo &#8211; dei lebbrosi e poi degli appestati, viene il turno dei folli e dei mendicanti. La \u201cgrande reclusione\u201d dei mendicanti nel XVI e XVII secolo costituisce il coronamento della nuova politica sociale\u00bb (Bronis\u0142aw Geremek).<br \/>\nAdesso, per\u00f2, lo stato moderno esporta la propria secolare esperienza e la reclusione la realizziamo \u00aba casa loro\u00bb. \u2022<\/p>\n<p>L&#8217;eremita degli Appennini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel lessico politico quotidiano si \u00e8 sedimentata una frase sulla quale non sarebbe inutile riflettere con una certa attenzione: \u00abaiutiamoli a casa loro\u00bb. 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