{"id":5873,"date":"2017-10-23T15:32:13","date_gmt":"2017-10-23T13:32:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5873"},"modified":"2017-10-23T15:32:13","modified_gmt":"2017-10-23T13:32:13","slug":"educare-non-istruire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/10\/educare-non-istruire\/","title":{"rendered":"Educare, non istruire"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo \u00e8 terminato, la nave ha superato ogni ostacolo&#8230;&#8221;<br \/>\n(Walt Whitman)<\/p>\n<p>Il problema della scuola \u00e8 oggi particolarmente sentito. Oggi la scuola non educa ma si limita a impartire insegnamenti, a trasmettere dati non sempre collegati tra loro, in una parola a istruire. La differenza tra i due verbi \u00e8 radicale: educare viene da e-ducere (tirar fuori da ci\u00f2 che si ha dentro), \u00e8 l&#8217;arte con cui si impara a vivere attraverso un passaggio di consegne vivo e fecondo.<br \/>\nViceversa, istruire deriva da instruere, fornire, preparare, in campo militare apparecchiare il campo di battaglia con truppe addestrate al loro compito, attraverso comandi indiscutibili, asettici. I programmi ministeriali (che prendono forma, esemplificativamente, nelle prove INVALSI) impongono oggi, all&#8217;interno di una dittatura strisciante, una visione delle cose unidirezionale, s\u00ec che grandemente scemata \u00e8 la capacit\u00e0 di formulare nel discepolo in et\u00e0 evolutiva un pensiero critico.Lo scopo malcelato &#8211; almeno a chi non fa come le tre scimmiette&#8230; &#8211; \u00e8 l&#8217;omologazione a modelli imposti dall&#8217;alto, che rendono appunto il fruitore prono al verbo, al diktat del dio consumo, e comunque alla acritica obbedienza. Modelli legati indissolubilmente ai protervi interessi delle grandi lobbies finanziarie che governano il mercato e i meccanismi di suggestione (subliminali) che vi sottendono.<br \/>\nPersonalmente, da ex alunno che ha superato il mezzo secolo conosco la scuola come era un tempo e la scuola come oggi \u00e8, attraverso le mie esperienze e le esperienze dei miei figli. Ebbene, non che prima la scuola fosse indenne da critiche (ancora soffiavano sulle pagine i venti del &#8217;68&#8230;); ieri come oggi, \u00e8 il precettore &#8220;carismatico&#8221; (e con ci\u00f2 dico anche autorevole, prima patente, osserva lo psichiatra Andreoli, di credibilit\u00e0 dell&#8217;insegnante) che e-duca attraverso un lento processo di apprendimento\/approfondimento, volto a sollecitare il talento e la sensibilit\u00e0 dei discepoli: pi\u00f9 che la preparazione conta la virt\u00f9 del sapiens, perch\u00e9 un conto \u00e8 affastellare dati su dati (erudizione), un conto la sapientia, stratificazione (assimilazione) di cultura (coltura) e afflato emozionale.<br \/>\nLa mia impressione \u00e8 che, in questa temperie senza pi\u00f9 una bussola n\u00e9 &#8220;spaziale&#8221; n\u00e9 pedagogica, il livellamento del sapere (ovverosia l&#8217;appiattimento) su soluzioni precotte tenda anche\u00a0e soprattutto a magnificare le res gestae del corpo docente (fatta eccezione per qualche mosca bianca, presa dal sacro fuoco dell&#8217;insegnamento educativo, definita\u00a0a ragione come appartenente al genus &#8220;docens docens&#8221;) e a far passare in secondo piano le esperienze vitali e imprescindibili dei discenti.<br \/>\nUn esempio? Se chiedi a un preadolescente da poco approdato alla media inferiore dove siano le Alpi, questi, magari &#8211; e non \u00e8 un&#8217;ipotesi&#8230; &#8211; dopo essersi dedicato tutto il santo giorno [non a caso la domenica, perch\u00e9 gli altri giorni c&#8217;\u00e8 da fare cose (compiti) affastellate e assolutamente superflue, senza che si abbia di mira il nucleo dell&#8217;argomento trattato nell&#8217;ambito di ciascuna materia] a lavori di ritaglio &#8211; tipo scatola di Meccano &#8211; e di ricomposizione di pezzi dello Stivale, ti risponde &#8211; quando va bene&#8230; &#8211; che sono montagne, di cui per\u00f2 ignora dove siano!&#8230;<br \/>\nMa dov&#8217;\u00e8 andata a finire la fantasia l&#8217;inventiva la botta di genio, che si incanalava pur sempre entro precise direttrici, ma che, in ossequio alla &#8220;mente divergente&#8221;, non ubbidiva\u00a0ciecamente alle regole di un &#8220;programma&#8221;?!<br \/>\nA peggiorare il quadro la dilagante onda degli strumenti telematici che da mezzo diventano, all&#8217;esito di una raccapricciante deriva valoriale e nichilistica, fini, ad anestetizzare ancor pi\u00f9 l&#8217;apparato critico in via di formazione.<br \/>\nIn conclusione, senza voler fare di un&#8217;erba un fascio, l&#8217;odore di gesso e di lavagna impregneranno ancora per qualche tempo le aule: ma quel fluere che assomiglia alla risacca dovr\u00e0 solcare acque pi\u00f9 placide e accoglienti, pensose e stimolanti, pena l&#8217;eclissi di ogni speranza di rifondazione umana e pedagogica. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;O Capitano! 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