{"id":5867,"date":"2017-10-23T16:30:05","date_gmt":"2017-10-23T14:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5867"},"modified":"2017-10-23T15:28:15","modified_gmt":"2017-10-23T13:28:15","slug":"baby-insegnanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/10\/baby-insegnanti\/","title":{"rendered":"Baby insegnanti"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 il titolo del libro presentato nella sala della biblioteca civica \u201cS. Zavatti\u201d di Civitanova Marche, sabato 30 settembre 2017, scritto da Flavia Trabalzini, presente alla serata assieme ad Agostino Basile e Agata Turchetti, davanti ad una trentina di persone. Alcuni bambini hanno letto diverse pagine del testo. Barbara Capponi, assessore all\u2019istruzione, e Maika Gabellieri alla cultura, hanno portato i saluti dell\u2019Amministrazione Comunale.<br \/>\n\u201cL\u2019autrice non ci rappresenta il suo modello di Scuola consegnandoci un nuovo scritto che disponga orari, discipline, banchi, libri in modo possibilmente originale rispetto ai fiumi di parole che hanno preceduto le sue. Il sottotitolo allora diventa illuminante: la voce dei bambini nel silenzio. Sono loro a raccontarci &#8220;la Scuola come la vorrei&#8221;, un non luogo dove la maestra \u00e8 la direttrice di montessoriana memoria che, in cabina di regia, osserva, impara ad ascoltare i suoi alunni e si esercita in una palestra di umanit\u00e0, in cui nessuna metodologia pu\u00f2 compensare un\u2019assenza di presenza\u201d (Agata Turchetti, Per una pedagogia dell\u2019immaginazione).<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/la-scuola-come-la-vorrei-copertina-libro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5868\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/la-scuola-come-la-vorrei-copertina-libro-163x300.jpg\" alt=\"\" width=\"163\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/la-scuola-come-la-vorrei-copertina-libro-163x300.jpg 163w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/la-scuola-come-la-vorrei-copertina-libro.jpg 329w\" sizes=\"auto, (max-width: 163px) 100vw, 163px\" \/><\/a>\u201cIl testo ci aiuta a comprendere il mondo dei bambini partendo da loro. Da quello che provano, pensano, desiderano. Tristezze, gioie, fantasie, ricordi e speranze si mescolano e si fondono fino a diventare una grande lezione per gli adulti che desiderano capire\u201d (Agostino Basile, Lo sguardo che va oltre).<br \/>\nFlavia Trabalzini, l\u2019autrice del libro, definisce la Scuola \u201cTempio dell\u2019Educazione, il luogo, dove il bambino impara a confrontarsi con i suoi pari e con gli adulti\u201d.<br \/>\nCi\u00f2 contrasta con la richiesta delle famiglie che puntano verso la \u201cformazione di un individuo che sappia distinguersi nella societ\u00e0, non tanto per l\u2019onest\u00e0, la dignit\u00e0 e l\u2019educazione ma soprattutto perch\u00e9 possa arrivare primo e avere successo, anche a discapito degli altri\u201d.<br \/>\nSpesso, la scuola si piega a questa richiesta, scrive l\u2019autrice. Il risultato! Tanti adulti, anche con cariche pubbliche importanti, non rispettano le regole n\u00e9 sanno comunicare in modo rispettoso nei confronti dell\u2019altro. Eppure sono stati bambini anche loro. In questo modo la scuola, che si definisce agenzia educativa, ha abdicato al suo compito.<br \/>\nInvece \u201cL\u2019affettivit\u00e0 \u00e8 la carica, l\u2019energia, il motore che rende attivo ed efficace l\u2019apprendimento. La scuola dev\u2019essere un ambiente educativo prioritario se non vuole compromettere anche la propria funzione istruttiva. L\u2019attivit\u00e0 didattica non pu\u00f2 essere schiacciata sulla dimensione meramente cognitiva in opposizione alla funzione valoriale e affettiva dell\u2019educazione\u201d.<br \/>\nScrive ancora Flavia Trabalzini: \u201cConcedere ai ragazzi di esprimersi come credono e possono o permettersi una replica, rovescia il ruolo cui si sente costretto chi insegna: piuttosto che limitarsi a sorvegliare e giudicare, concede e si concede spazio e tempo per ascoltare il dolore e il disagio di un alunno. La necessit\u00e0 di terminare i programmi ministeriali ruba spazio alla riflessione e all\u2019apprendimento. Insegnare significa insegnare a qualcuno a divenire un soggetto\u201d.<\/p>\n<p><em>Belle le poesie degli alunni sul tema dei desideri: <\/em><br \/>\n<em>\u201cVorrei un pap\u00e0 volante con i brillantini. \/ Vorrei che al buio s\u2019illuminasse e che fosse multicolori; \/ vorrei che avesse i capelli corti e marroni, gli occhi marroni, \/ il naso a patata e la bocca carnosa\u2026\u201d (Descrivo il mio pap\u00e0 ideale, M.P). <\/em><br \/>\n<em>L\u2019alunno realizza anche un bel disegno sul suo pap\u00e0 ideale. Divertente \u00e8 il desiderio manifestato da un alunno, invitato a scrivere una poesia dal titolo Se fossi il sindaco. \u201cSe fossi sindaco di Fermo, \/ andrei avanti. \/ Se fossi sindaco di Toro, \/ prenderei una mucca. \/ Se fossi sindaco di Angolo, \/ costruirei una parete. \/ Se fossi sindaco di Ossi, \/ avrei molti cani. \/ Se fossi sindaco di Felino, \/ farei le fusa. \/ Se fossi sindaco di Furore, \/ starei sempre calmo. \/ Se fossi sindaco di Mosso, \/ il mare sarebbe calmo (Se fossi sindaco, C.K.).<\/em><br \/>\n<em>La scuola immaginata dai bambini: \u201cDovrebbe essere tutta colorata, con caramelle che scendono dal tetto con fili di zucchero. Vorrei che avesse un soffitto con sopra ricordi speciali di tutti i bambini che hanno frequentato questa scuola\u2026 \u201c (S. M.). <\/em><br \/>\n<em>\u201cLa scuola mi fa pensare a un luogo, dove si lavora sempre\u2026 quindi adesso si chiamer\u00e0 casa di studio. Nella mia casa di studio vorrei avere banchi e sedie pi\u00f9 grandi e comodi, solo alcune maestre e che soprattutto che il casino fatto da pochi sia riconosciuto solo a quei pochi alunni, non a tutta l\u2019altra fetta di classe innocente\u2026\u201d (R. B.).<\/em><br \/>\n<em>Invitati al silenzio per trovare il vuoto fertile che \u00e8 in ognuno di noi, i bambini scrivono. <\/em><br \/>\n<em>\u201cIl silenzio pi\u00f9 assoluto \u00e8 una poesia, una lunga e silenziosa poesia, pu\u00f2 essere anche una specie di musica, come uno stereo rotto non fa rumore\u2026\u201d (R.B). <\/em><br \/>\n<em>\u201cPer me il silenzio \u00e8 calma, serenit\u00e0 e riposo; quando ci rimettiamo a lavorare sono carico e pronto per affrontare un\u2019altra ora di lavoro e il resto della giornata\u2026\u201d (M.M.). <\/em><br \/>\n<em>\u201cIl silenzio \u00e8 il rumore pi\u00f9 forte e pi\u00f9 bello, dissero grandi poeti; tutto il mondo ogni giorno dovrebbe rimanere un minuto in silenzio, perch\u00e9 esso \u00e8 vita! Il silenzio potrebbe sistemare tutto, come forti mal di testa; credo che tutti dovrebbero vivere di questo piacere\u201d (A. P.). <\/em><br \/>\n<em>\u201cQuando sto in silenzio, penso solo di stare in un prato colmo di rose e fiori, penso di volare insieme a tutte le farfalle che sono l\u00ec. Vorrei avere la sensazione di stare in mezzo alla natura e annusare il profumo dei fiori; mi sdraierei a terra e guarderei il cielo e sognerei di saltare in mezzo alle nuvole\u2026\u201d (S. M.). <\/em><br \/>\n<em>\u201cQuando sono in silenzio penso al buio e poi immagino che ci sto solo io e non faccio niente, sto ferma immobile e poi inizio a camminare, corro, salto\u2026 Poi inizio ad immaginare i miei amici, la mia famiglia e poi che ci sia una citt\u00e0, una fattoria, le montagne; insomma come se fosse un mondo dentro la mia testa\u2026 Un giorno ho immaginato che non esistevo, che non ero ancora nata e cos\u00ec pensavo: Come sono nata? Cos\u00ec mi chiesi: Ma come ho fatto a nascere? Cos\u00ec pensavo e poi l\u2019ho scoperto da mamma\u2026\u201d (G.S.). <\/em><br \/>\n<em>Il tema dedicato al silenzio occupa la parte pi\u00f9 cospicua del libricino, quindici pagine sulle sessantatr\u00e9 dell\u2019intero volumetto che va letto dagli adulti, docenti, pap\u00e0, mamme e nonni perch\u00e9 la sua lettura permette di conoscere il mondo interiore dei bambini.\u2022<\/em><\/p>\n<p><em>Flavia Trabalzini, nata a Roma nel 1970, nel 2004 si \u00e8 trasferita a Civitanova Marche dove attualmente vive. Diplomata in Educatore di Comunit\u00e0, presso la Facolt\u00e0 di Pedagogia, ex Magistero di Roma. <\/em><br \/>\n<em>Laureata in Scienze dell\u2019Educazione, Vecchio Ordinamento (gi\u00e0 Pedagogia), presso la Facolt\u00e0 di Scienze della Formazione, Uni Tre, Roma. Specializzata in Pedagogia Giuridica e in Gestalt-Counselling. <\/em><br \/>\n<em>Ha lavorato per anni nella formazione e supervisione del personale degli Asili Nido Comunali e privati del Comune di Roma e di Porto Potenza Picena (MC); come formatore e supervisore degli operatori (AEC) per l\u2019integrazione scolastica degli alunni disabili nel Comune di Roma. <\/em><br \/>\n<em>Attualmente insegnante nella Scuola Primaria a Civitanova Marche, consulente nelle relazioni d\u2019aiuto alla famiglia e formatrice.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 il titolo del libro presentato nella sala della biblioteca civica \u201cS. Zavatti\u201d di Civitanova Marche, sabato 30 settembre 2017, scritto da Flavia Trabalzini, presente alla serata assieme ad Agostino Basile e Agata Turchetti, davanti ad una trentina di persone. Alcuni bambini hanno letto diverse pagine del testo. 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