{"id":5675,"date":"2017-08-07T08:30:01","date_gmt":"2017-08-07T06:30:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5675"},"modified":"2017-08-07T08:39:55","modified_gmt":"2017-08-07T06:39:55","slug":"in-dante-la-liberta-e-essere-figlio-non-schiavo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/08\/in-dante-la-liberta-e-essere-figlio-non-schiavo\/","title":{"rendered":"In Dante la Libert\u00e0 \u00e8 essere figlio, non schiavo"},"content":{"rendered":"<h2><em>Una ricerca faticosa e inebriante nel cuore della Divina Commedia<\/em><\/h2>\n<p>\u00c8 indubbio che una delle tracce portanti della Divina Commedia sia il racconto della peregrinazione verso la libert\u00e0:<br \/>\n\u201cOr ti piaccia gradir la sua venuta:\u00a0libert\u00e0 va cercando\u201d(Purg., I, 71-72).<\/p>\n<p>Premio della libert\u00e0 riconquistata \u00e8 la pace:<br \/>\n\u201cche, dietro i piedi di s\u00ec fatta guida,di mondo in mondo cercar mi si face\u201d(Purg., V, 62-63).<\/p>\n<p>Alla fine della salita lungo le balze della montagna del Purgatorio, alludendo alla libert\u00e0 ormai vicina, Virgilio gli preannuncia:<br \/>\n\u201cQuel dolce pome, che per tanti ramicercando va la cura de\u2019 mortali,oggi porr\u00e0 in pace le tue fami\u201d.(Purg., XXVII, 115-117).<\/p>\n<p>Infatti, subito dopo, incorona Dante re e pontefice di se stesso; e ora che la libert\u00e0 egli l\u2019ha ritrovata, ha ritrovato anche la libert\u00e0 di scelta, sicch\u00e9 qualsiasi scelta sar\u00e0 buona:<br \/>\n\u201cCome la scala tutta sotto noifu corsa e fummo in su &#8216;l grado superno,in me ficc\u00f2 Virgilio li occhi suoi,<br \/>\ne disse: \u00abIl temporal foco e l\u2019etternoveduto hai, figlio; e se&#8217; venuto in partedov\u2019io per me pi\u00f9 oltre non discerno.<br \/>\nTratto t&#8217;ho qui con ingegno e con arte; lo tuo piacere omai prendi per duce; fuor se&#8217; de l&#8217;erte vie, fuor se&#8217; de l&#8217;arte.<br \/>\nVedi lo sol che &#8216;n fronte ti riluce; vedi l&#8217;erbette, i fiori e li arbuscelliche qui la terra sol da s\u00e9 produce.<br \/>\nMentre che vegnan lieti li occhi belli\u00a0che, lagrimando, a te venir mi fenno, seder ti puoi e puoi andar tra elli.<br \/>\nNon aspettar mio dir pi\u00f9 n\u00e9 mio cenno;libero, dritto e sano \u00e8 tuo arbitrio,e fallo fora non fare a suo senno:<br \/>\nper ch&#8217;io te sovra te corono e mitrio\u00bb\u201d. (Purg., XXVII, 124-142)<\/p>\n<p>Ma che cos\u2019\u00e8 questa peregrinazione verso la libert\u00e0? Da quale\/i schiavit\u00f9 proviene? Quale esodo la alimenta? Verso dove \u00e8 diretta? E perch\u00e9 tutto questo andare, questo cercare, se la facolt\u00e0 della libert\u00e0 \u00e8 costitutiva dell\u2019essere umano?<br \/>\n\u201cLo maggior don che Dio per sua larghezzafesse creando, e a la sua bontatepi\u00f9 conformato, e quel ch&#8217;e&#8217; pi\u00f9 apprezza,<br \/>\nfu de la volont\u00e0 la libertate;di che le creature intelligenti,e tutte e sole, fuoro e son dotate.\u201d(Par., V, 19-26)<br \/>\nD\u2019altra parte, proprio per rimarcare questa dotazione, i canti centrali della Divina Commedia trattano del libero arbitrio:<br \/>\n\u201cinnata v&#8217;\u00e8 la virt\u00f9 che consiglia,e de l&#8217;assenso de&#8217; tener la soglia.<br \/>\nQuest\u2019\u00e8 \u2019l principio l\u00e0 onde si pigliaragion di meritare in voi, secondoche buoni e rei amori accoglie e viglia.<br \/>\nColor che ragionando andaro al fondo,s&#8217;accorser d&#8217;esta innata libertate;per\u00f2 moralit\u00e0 lasciaro al mondo.<br \/>\nOnde, poniam che di necessitatesurga ogne amor che dentro a voi s&#8217;accende,di ritenerlo \u00e8 in voi la podestate.<br \/>\nLa nobile Beatrice intendeper lo libero arbitrio\u201d(Purg., XVIII, 62-74)<\/p>\n<p>E ancora:<br \/>\n\u201clume v&#8217;\u00e8 dato a bene e a malizia,<br \/>\ne libero voler; che, se faticane le prime battaglie col ciel dura,poi vince tutto, se ben si notrica.<br \/>\nA maggior forza e a miglior naturaliberi soggiacete; e quella criala mente in voi, che &#8216;l ciel non ha in sua cura.\u201d(Purg., XVI, 75-81)<\/p>\n<p>Ma che cos\u2019\u00e8 questa libert\u00e0 che \u00e8 cos\u00ec in nostra dotazione, eppure \u00e8 cos\u00ec assente nell\u2019orizzonte del nostro agire?<br \/>\nDella libert\u00e0 v\u2019\u00e8 un\u2019accezione \u201caccidentale\u201d, e per cos\u00ec dire negativa, che si riferisce alla mancanza di coercizione, di coazione, di sottomissione, di influenzamento. E di questa qui non si tratta, perch\u00e9 non \u00e8 \u2013 e non pu\u00f2 essere \u2013 in discussione.Qui si tratta della libert\u00e0 come \u201cforma sostanziale\u201d della struttura della persona, che precede e comprende tutto il suo essere e il suo divenire in quanto nodo di relazioni costruttive. A ben pensare, la libert\u00e0 cos\u00ec intesa \u00e8 la liberazione del s\u00e9, l\u2019uscita del s\u00e9 da s\u00e9: \u201cverso\u201d il giusto pensiero \u201cincontro\u201d al giusto agire; e quindi la sua \u201crealizzazione\u201d, come liberazione, nell\u2019agire e nel pensare, del dono di s\u00e9. \u00c8 liberazione del s\u00e9 come dono. \u00c8 la responsabilit\u00e0, \u00e8 rispondere \u201cverso\u201d e alle coordinate dell\u2019essere, \u201cverso\u201d e \u00a0agli aventi diritto al dono. Nel simbolo o allegoria \u00e8 m\u00e9lissa \u2013 l\u2019ape \u2013, la stella, il kosmos, la bellezza, il vero, il buono.\u00a0Sentiamo un\u2019eco di questo processo in alcune grandi intuizioni del Paradiso, dove il dono liberamente assoluto di Dio intercetta il dono di s\u00e9 dei beati, totalmente vincolato nella regola dell\u2019Amore, totalmente \u201clibero nel non poter scegliere\u201d se non quell\u2019Amore come Regula Summa.<br \/>\n\u201ce gi\u00e0 volgea il mio desio e \u2019l velle,s\u00ec come rota ch\u2019igualmente \u00e8 mossa,<br \/>\nl\u2019Amor che move il sole e l\u2019altre stelle\u201d(Par., XXXIII, 143-145)<\/p>\n<p>E Piccarda:<br \/>\n\u201cAnzi \u00e8 formale ad esto beato *esse*tenersi dentro a la divina voglia,per ch&#8217;una fansi nostre voglie stesse;<br \/>\ns\u00ec che, come noi sem di soglia in soglia\u00a0per questo regno, a tutto il regno piacecom&#8217;a lo re che \u2019n suo voler ne \u2019nvoglia.<br \/>\nE &#8216;n la sua volontade \u00e8 nostra pace:ell&#8217;\u00e8 quel mare al qual tutto si moveci\u00f2 ch\u2019ella cria o che natura face\u201d.(Par., III, 79-87)<\/p>\n<p>Pier Damiani, a sua volta:<br \/>\n\u201c\u00abMa l&#8217;alta carit\u00e0, che ci fa servepronte al consiglio che &#8216;l mondo governa,sorteggia qui s\u00ec come tu osserve\u00bb.<br \/>\n\u00abIo veggio ben\u00bb, diss&#8217;io, \u00absacra lucerna,come libero amore in questa cortebasta a seguir la provedenza etterna\u00bb\u201d(Par., XXI, 70-75)<\/p>\n<p>La \u201cprovedenza\u201d divina, statuita ab aeterno, si mostra talmente compenetrare la libera scelta dell\u2019amore in risposta, che sono ambedue tracce congrue dello stesso symbolon, due facce della stessa medaglia. Quella \u201cprovedenza\u201d non ha bisogno d\u2019imporsi, solo si dona come Amore; e senza alcuna resistenza, senza alcuna forzatura o coercizione o condizionamento, ma in piena libert\u00e0 sorge e fiorisce, come in risonanza, l\u2019accordata risposta (ad cor dare).Pensare, per capire ci\u00f2, a quando si ama veramente, a quando si \u00e8 veramente innamorati: allora libert\u00e0 e \u201cobbligo\u201d sono, \u201cdentro\u201d, la stessa cosa, e la libert\u00e0 desidera l\u2019obbligo, il vincolo, come il pesce l\u2019acqua, come la rondine l\u2019aria; o come l\u2019uccellino che assapora la sua sete di libert\u00e0 dissetata dalla laboriosa ricerca del cibo per nutrire gli implumi (responsabilit\u00e0):<br \/>\n\u201cCome l&#8217;augello, intra l&#8217;amate fronde, posato al nido de&#8217; suoi dolci natila notte che le cose ci nasconde,<br \/>\nche, per veder li aspetti disiatie per trovar lo cibo onde li pasca,in che gravi labor li sono aggrati,<br \/>\npreviene il tempo in su aperta frasca,e con ardente affetto il sole aspetta,fiso guardando pur che l&#8217;alba nasca\u201d(Par., XXIII, 1-9)<\/p>\n<p>L\u2019amore sogna talvolta, ed \u00e8 felice, di donare la sua stessa libert\u00e0, di rinunciarvi\u2026 \u201cper amore\u201d; e questa rinuncia della libert\u00e0 a se stessa diventa la pi\u00f9 alta forma di libert\u00e0 e la sua massima realizzazione, proprio perch\u00e9, con un suo libero gesto, offre in \u201csacrificio\u201d se stessa. Si pensi ai voti che fanno le spose di Cristo; ma si deve anche pensare ai voti che legano liberamente lo sposo alla sposa, la sposa allo sposo.<br \/>\n\u201cOr ti parr\u00e0, se tu quinci argomenti,l&#8217;alto valor del voto, s&#8217;\u00e8 s\u00ec fattoche Dio consenta quando tu consenti;<br \/>\nch\u00e9, nel fermar tra Dio e l&#8217;uomo il patto,vittima fassi di questo tesoro,tal quale io dico; e fassi col suo atto.\u201d(Par., V, 25-30)<br \/>\n\u201cperch\u00e9 fino al morir si vegghi e dormacon quello sposo ch&#8217;ogne voto accettache caritate a suo piacer conforma.\u201d(Par., III, 100-102)<\/p>\n<p>E nel cielo di Mercurio \u00e8 un tripudio di felicit\u00e0 per l\u2019arrivo di Dante e di Beatrice, occasione per donare amore, e dunque per crescere di ardore di beatitudine:<br \/>\n\u201cs\u00ec vid&#8217;io ben pi\u00f9 di mille splendoritrarsi ver&#8217; noi, e in ciascun s&#8217;ud\u00eca:\u00abEcco chi crescer\u00e0 li nostri amori\u00bb\u201d.(Par., V, 103-105)<\/p>\n<p>La stessa libert\u00e0 di Dio \u00e8 \u201cvincolata\u201d dalla sua natura d\u2019Amore, sicch\u00e9, per risollevare l\u2019uomo dalla sua condizione di peccato, non poteva che \u201cliberamente\u201d scegliere la via del dono di s\u00e9:<br \/>\n\u201cN\u00e9 tra l\u2019ultima notte e &#8216;l primo die\u00a0s\u00ec alto o s\u00ec magnifico processo,\u00a0o per l&#8217;una o per l&#8217;altra, fu o fie:<br \/>\nch\u00e9 pi\u00f9 largo fu Dio a dar s\u00e9 stessoper far l&#8217;uom sufficiente a rilevarsi,che s&#8217;elli avesse sol da s\u00e9 dimesso\u201d(Par., VII, 112-117)<\/p>\n<p>Nel \u201cgioco\u201d del reciproco dono del reciproco amore, la regola, anche, e soprattutto, per Dio, \u00e8 lasciarsi vincere, per vincere poi, sovrabbondando nel dono:<br \/>\n\u201c*Regnum coelorum* violenza pateda caldo amore e da viva speranza,che vince la divina volontate:<br \/>\nnon a guisa che l&#8217;omo a l&#8217;om sobranza,ma vince lei perch\u00e9 vuole esser vinta,e, vinta, vince con sua beninanza.\u201d(Par., XX, 94-99)<\/p>\n<p>E i beati nel cielo di Venere:<br \/>\n\u201cIndi si fece l&#8217;un pi\u00f9 presso a noie solo incominci\u00f2: \u00abTutti sem prestial tuo piacer, perch\u00e9 di noi ti gioi\u00bb.\u201d(Par., VIII, 31-33)<br \/>\n\u201cEd ecco un altro di quelli splendoriver&#8217; me si fece, e &#8216;l suo voler piacermi,significava nel chiarir di fori.\u201d(Par., IX, 13-15)<\/p>\n<p>La libert\u00e0, \u201cliberamente necessitata\u201d nella carit\u00e0 divina (l\u2019\u201cimpossibilit\u00e0 di non scegliere\u201d di donare), \u00e8 espressa bene da San Tommaso nel canto X del Paradiso:<br \/>\n\u201cE dentro a l&#8217;un senti&#8217; cominciar: \u00abQuandolo raggio de la grazia, onde s&#8217;accendeverace amore e che poi cresce amando,<br \/>\nmultiplicato in te tanto resplende,che ti conduce su per quella scalau&#8217; sanza risalir nessun discende,<br \/>\nqual ti negasse il vin de la sua fialaper la tua sete, in libert\u00e0 non forase non com&#8217;acqua ch\u2019al mar non si cala\u00bb.\u201d(Par. X, 82-90)<\/p>\n<p>E come non pensare alla libera e liberante avventura di Francesco e dei suoi frati?<br \/>\nTale progetto di libert\u00e0 come liberazione del s\u00e9 per un libero dono di s\u00e9 a bene d\u2019altri (charis), \u00e8 un progetto che esalta la libert\u00e0 di tutti e amplifica quel bene che tanto pi\u00f9 si accresce, quanti pi\u00f9 sono a condividerlo, perch\u00e9:<br \/>\n\u201cquanta gente pi\u00f9 l\u00e0 s\u00f9 s\u2019intende,pi\u00f9 v&#8217;\u00e8 da bene amare, e pi\u00f9 vi s&#8217;ama,e come specchio l&#8217;uno a l&#8217;altro rende.\u201d(Purg., XV, 73-75)<\/p>\n<p>Tuttavia \u00e8 incombente nella libera storia di ognuno, e nella storia delle nazioni, il rischio dell\u2019arresto, del blocco, del troncamento della trasformazione; il rischio di render vana la metamorfosi, di correre verso uno stato di derelizione e di abiezione.\u00c8 il dramma del quale si fa lungo cenno nei canti X e XII del Purgatorio; dramma sostenuto dalla \u201csuperbia della vita\u201d, uno dei maggiori ostacoli alla realizzazione di una vera libert\u00e0, quella libera di volare verso in alto, verso ci\u00f2 che \u00e8 giusto (giustizia) senza impedimento.La superbia \u00e8 una pulsione che verso l\u2019alto (super) sembra tirare, ma in realt\u00e0 fa precipitare verso il basso per difetto di portanza; la superbia crede di avanzare verso la libert\u00e0, invece retrocede verso la schiavit\u00f9:<br \/>\n\u201cO superbi cristian, miseri lassi,che, de la vista de la mente infermi,fidanza avete ne&#8217; retrosi passi,<br \/>\nnon v&#8217;accorgete voi che noi siam verminati a formar l&#8217;angelica farfalla,che vola a la giustizia sanza schermi?<br \/>\nDi che l&#8217;animo vostro in alto galla,poi siete quasi antomata in difetto,s\u00ec come vermo in cui formazion falla?\u201d(Purg., X, 121-129)<\/p>\n<p>E ancora in Purgatorio XV \u2013 dove si denuncia il pericolo di una libert\u00e0 rinnegata e degenerata verso strategie di lotta per la supremazia l\u00e0 dove \u201c\u00e8 mestier di consorte divieto\u201d (conflitto d\u2019interesse) (idem in Purg., XIV, 86-87: \u201co gente umana, perch\u00e9 poni &#8216;l core \/ l\u00e0 v\u2019\u00e8 mestier di consorte divieto?\u201d) \u2013 ascoltiamo:<br \/>\n\u201cPerch\u00e9 s&#8217;appuntano i vostri disiridove per compagnia parte si scema,invidia move il mantaco a&#8217; sospiri.\u201d(Purg., XV, 49-51)<br \/>\nI disastri sono iscritti nella voglia di realizzazione come autoaffermazione e \u201cauto-theosis\u201d (Par., XXVI, 115-117: \u201cOr, figluol mio, non il gustar del legno \/ fu per s\u00e9 la cagion di tanto essilio, \/ ma solamente il trapassar del segno\u201d), nella voglia di libert\u00e0 come \u201ccentro\u201d di un s\u00e9 che non si dona, ma esce da s\u00e9 \u201cdi-versa\u201d nel pensiero e \u201ccontro\u201d nell\u2019azione (paradigma di arakne e del black hole, del chaos), e che divora e distrugge.Quella voglia si fa ignara della necessaria \u201cfisiologica\u201d metamorfosi verso una giusta \u201cmuta\u201d, che invece ne viene alterata, distorta, interrotta, frustrata: la regola interna \u00e8 sostituita dall\u2019anomia, la charis dall\u2019odio, la benevolenza dalla violenza, l\u2019operosit\u00e0 dalla presunzione, la luce dalla tenebra, l\u2019intelligenza dalla follia, la vita dalla morte.<br \/>\n\u201cVedea colui che fu nobil creatopi\u00f9 ch&#8217;altra creatura , gi\u00f9 dal cielofolgoreggiando scender da un lato<br \/>\nVedea Briareo, fitto dal telocelestial, giacer da l&#8217;altra partegrave a la terra per lo mortal gelo.<br \/>\nVedea Timbreo, vedea Pallade e Marte,armati ancora, intorno al padre loro,mirar le membra de&#8217; Giganti sparte.<br \/>\nVedea Nembr\u00f2t a pi\u00e8 del gran lavoroquasi smarrito, e riguardar le gentiche in Senna\u00e0r con lui superbi fuoro.<br \/>\nO Niob\u00e8, con che occhi dolentivedea io te segnata in su la strada,tra sette e sette tuoi figliuoli spenti!<br \/>\nO Sa\u00f9l, come su la propria spada\u00a0quivi parevi morto in Gelbo\u00e8,che poi non sent\u00ec pioggia n\u00e9 rugiada!<br \/>\nO folle Aragne, s\u00ec vedea io tegi\u00e0 mezza ragna, trista in su li straccide l&#8217;opera che mal per te si f\u00e9.<br \/>\nO Robo\u00e0m, gi\u00e0 non par che minacciquivi &#8216;l tuo segno; ma pien di spaventonel porta un carro, sanza ch&#8217;altri il cacci.<br \/>\nMostrava ancor lo duro pavimentocome Almeon a sua madre f\u00e9 caroparer lo sventurato addornamento.<br \/>\nMostrava come i figli si gittarosovra Sennacherib dentro dal tempio,e come, morto lui, quivi il lasciaro.<br \/>\nMostrava la ruina e &#8216;l crudo scempioche f\u00e9 Tamiri, quando disse a Ciro:\u00abSangue sitisti, e io di sangue t&#8217;empio\u00bb.<br \/>\nMostrava come in rotta si fuggiroli Assiri, poi che fu morto Oloferne,e anche le reliquie del martiro.<br \/>\nVedeva Troia in cenere e in caverne;o Ili\u00f2n, come te basso e vilemostrava il segno che l\u00ec si discerne!\u201d(Purg., XII, 25-63)<\/p>\n<p>Tutti esempi di rovina, di blocco, di naufragio della libert\u00e0. Alla base la cupidigia, e anche la propensione, spesso senza causa avvertita, verso un malinteso \u201cprincipio del piacere\u201d da soddisfare ad ogni costo; anche a costo di fallimento, di sopraffazione, di violenza:<br \/>\n\u201cEsce di mano a lui che la vagheggiaprima che sia, a guisa di fanciullache piangendo e ridendo pargoleggia,<br \/>\nl&#8217;anima semplicetta che sa nulla,salvo che, mossa da lieto fattore,volontier torna a ci\u00f2 che la trastulla.<br \/>\nDi picciol bene in pria sente sapore;quivi s&#8217;inganna, e dietro ad esso corre,se guida o fren non torce suo amore.\u201d(Purg., XVI, 85-93)<\/p>\n<p>Infatti:<br \/>\n\u201c\u00abN\u00e9 creator n\u00e9 creatura mai\u00bb,cominci\u00f2 el, \u00abfigliuol, fu sanza amore,o naturale o d\u2019animo; e tu &#8216;l sai.<br \/>\nLo naturale \u00e8 sempre sanza errore,ma l&#8217;altro puote errar per malo obiettoo per troppo o per poco di vigore\u00bb.\u201d(Purg., XVII, 91-96)<\/p>\n<p>E inoltre:<br \/>\n\u201cQuinci comprender puoi ch&#8217;esser conveneamor sementa in voi d&#8217;ogne virtutee d&#8217;ogne operazion che merta pene.\u201d(Purg., XVII, 103-105)<br \/>\n\u201c\u00c8 chi, per esser suo vicin soppresso,spera eccellenza, e sol per questo bramach&#8217;el sia di sua grandezza in basso messo;<br \/>\n\u00e8 chi podere, grazia, onore e famateme di perder perch&#8217;altri sormonti,onde s&#8217;attrista s\u00ec che &#8216;l contrario ama;<br \/>\ned \u00e8 chi per ingiuria par ch&#8217;aonti,s\u00ec che si fa de la vendetta ghiotto,e tal convien che &#8216;l male altrui impronti.\u201d(Purg., XVII, 115-123)<\/p>\n<p>Perch\u00e9:<br \/>\n\u201cOh cupidigia che i mortali affondes\u00ec sotto te, che nessuno ha poderedi trarre li occhi fuor de le tue onde!<br \/>\nBen fiorisce ne li uomini il volere;ma la pioggia continua convertein bozzacchioni le sosine vere.<br \/>\nFede e innocenza son repertesolo ne&#8217; parvoletti; poi ciascunapria fugge che le guance sian coperte.<br \/>\nTale, balbuziendo ancor, digiuna,che poi divora, con la lingua sciolta,qualunque cibo per qualunque luna;<br \/>\ne tal, balbuziendo, ama e ascoltala madre sua, che, con loquela intera,disia poi di vederla sepolta.<br \/>\nCos\u00ec si fa la pelle bianca neranel primo aspetto de la bella figliadi quel ch&#8217;apporta mane e lascia sera.\u201d(Par., XXVII, 121-138)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto si sfalda al primo arrivo della tentazione, o della suggestione, o dell\u2019incantamento magico, o come li si voglia chiamare. Il fatto \u00e8 che: \u201cO gente umana, per volar su nata, \/ perch\u00e9 a poco vento cos\u00ec cadi?\u201d (Purg., XII, 95-96)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il poeta, dunque, si trova a un certo punto in una situazione drammatica. La libert\u00e0, che pure \u00e8 stata donata, la libert\u00e0 che pure fa parte della sua natura, quella libert\u00e0 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, deve essere ricercata. Il blocco \u00e8 totale, mortale. \u00c8 la selva oscura, sono le tre fiere:<br \/>\n\u201cNel mezzo del cammin di nostra vitami ritrovai per una selva oscurach\u00e9 la diritta via era smarrita.<br \/>\nAhi quanto a dir qual era \u00e8 cosa duraesta selva selvaggia e aspra e forteche nel pensier rinova la paura!<br \/>\nTant&#8217;\u00e8 amara che poco \u00e8 pi\u00f9;ma per trattar del ben ch&#8217;i&#8217; vi trovai,dir\u00f2 de l&#8217;altre cose ch&#8217;i&#8217; v&#8217;ho scorte.<br \/>\nIo non so ben ridir com&#8217;i&#8217; v&#8217;intrai,tant&#8217;era pien di sonno a quel puntoche la verace via abbandonai.\u201d(Inf., I, 1-12)<br \/>\nIl sonno, la distrazione, l\u2019assuefazione, la mancanza di senso critico, il politicamente corretto, anche oggi hanno condotto l\u2019uomo nella selva oscura, e fino a una perversione dello stesso linguaggio.Si sono corrotte anche le parole, perch\u00e9 siamo tutti corrotti. Quasi nessuno intende pi\u00f9 la libert\u00e0 nel suo vero senso. Un mostro ha sostituito questa nozione.<br \/>\nPrima mostruosit\u00e0 del pensiero e del linguaggio: la libert\u00e0 come sregolatezza, come assenza di regole esterne e interiori. Ci si sottopone a norme anche rigide per fitness, salute, bellezza; ma per \u201cquel di pi\u00f9\u201d per cui siamo \u201cmolto di pi\u00f9\u201d di quel che crediamo di essere, per la sua bellezza e salute, nessuna regola.<br \/>\nSeconda mostruosa menzogna (se si vuole attenuare, si pu\u00f2 parlare di autoinganno pilotato): si esercita la propria \u201clibert\u00e0\u201d, si agisce come pi\u00f9 aggrada senza vincoli e senza obbligo alcuno: basta che non si entri in conflitto con la \u201clibert\u00e0\u201d altrui. Bello talmente, che sembra vero; ma \u00e8 impossibile, \u00e8 un\u2019illusione: la sregolatezza \u00e8 di per s\u00e9 mancanza di regola, \u00e8 \u201cillimitata\u201d, e dunque sar\u00e0 sempre con il suo criterio che si stabilir\u00e0 (o almeno si definir\u00e0) il confine tra i \u201ccontendenti\u201d. Il conflitto \u00e8 inevitabile, anzi fa parte del gioco. E il conflitto sar\u00e0 fino allo scontro finale, fino alla prevaricazione, alla violenza, all\u2019uccisione, se occorre. E la violenza rigoglia. Quanti femminicidi e quanto maltrattamenti ignoti sono sostenuti dalla libert\u00e0 intesa come sregolatezza! E fanno pena \u2013 a non dir altro \u2013 i vari talk-show-isti (non saprei come chiamare questi ineffabili titolari del vano parlare e dal vano discorrere \u201ctitolati\u201d) che alla libert\u00e0 come mancanza di regole inneggiano e poi fingono di addolorarsi per i casi di violenza.<br \/>\nTerza menzogna: la moralit\u00e0 pubblica non deve avere nulla a che fare con la morale privata. \u00c8 schizofrenia: il disonesto in privato tale sar\u00e0 anche nel pubblico, e viceversa.<br \/>\nLe tre fiere dunque dominano. Dominarono e dominano, e minano: la lonza, il leone, la lupa. La lussuria, il potere, il denaro: dominano le societ\u00e0, stroncano la nostra \u201cmuta\u201d sul nascere. E noi ci nascondiamo addirittura dietro la fallacia del linguaggio per occultare e assecondare i nostri disastri.Dante, al contrario, si accusa, prende atto e si congeda. Nel congedarsi comprende: la sua libert\u00e0 \u00e8 andata smarrita, come \u201cla dritta via\u201d, forse addirittura perduta, in un\u2019infinit\u00e0 di sventure, di troncamenti, di naufragi. \u00c8 l\u2019incubo dell\u2019Inferno, le cui voci gi\u00e0 urlano al suo spirito, come la \u201cbufera infernal che mai non resta\u201d.\u00a0L\u2019Inferno \u00e8 l\u2019\u201ceternalizzazione\u201d del fallimento, della caduta, del blocco, dell\u2019arresto verso la compiutezza (fallimento perfettamente riuscito). Capisce che deve invertire il vettore che lo trascina al fondo dell\u2019abisso. \u00c8 il \u201ctalento\u201d, l\u2019impulso degradato del \u201cprincipio del piacere\u201d.Quel talento che ha sottomesso la ragione di Paolo e Francesca, allorch\u00e9 l\u2019eleutheria dell\u2019innamoramento senza regole, se non quella \u2013 oggi regnante \u2013 che ad esso, in qualsivoglia forma, non si possa n\u00e9 si debba resistere, ha travolto la loro libertas di uomo e di donna responsabili.Eleutheria \u00e8 il termine greco che indica la libert\u00e0, e la sua radice \u00e8 forse legata ai misteri eleusini (Chantraine), e quindi a ritualit\u00e0 \u201corgiastiche\u201d e \u201cbacchiche\u201d, incontrollate e incontrollabili.\u00a0Libertas \u00e8 invece il termine latino, e certamente ha a che fare con liberi (i figli), e dunque con un senso positivo di responsabilit\u00e0 da dare alle relazioni fondamentali.<br \/>\n\u201cIntesi ch&#8217;a cos\u00ec fatto tormento\u00e8nno dannati i peccator carnali,che la ragion sommettono al talento.\u201d(Inf., V, 37-39)<br \/>\n\u201cAmor, ch&#8217;al cor gentil ratto s\u2019apprendeprese costui de la bella personache mi fu tolta; e \u2019l modo ancor m&#8217;offende.<br \/>\nAmor, ch&#8217;a nullo amato amar perdona,mi prese del costui piacer s\u00ec forte,che, come vedi, ancor non m&#8217;abbandona.<br \/>\nAmor condusse noi ad una morte.\u201d(Inf., V, 100-106)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cQuando leggemmo il disiato risoesser basciato da cotanto amante,questi, che mai da me non fia diviso,<br \/>\nla bocca mi basci\u00f2 tutto tremante.Galeotto fu &#8216;l libro e chi lo scrisse:quel giorno pi\u00f9 non vi leggemmo avante.\u201d(Inf., V, 133-138)<\/p>\n<p>Il troncamento di ogni ulteriore possibilit\u00e0 \u00e8 espresso anche verbalmente nella vicenda di Pier delle Vigne, l\u2019uomo fatto \u201ctronco\u201d d\u2019albero per aver reciso bruscamente da s\u00e9 la propria vita, con uno scopo di fuga (\u201ccredendo con morir fuggir disdegno\u201d) e senza alcuna prospettiva di ulteriore realizzazione:<br \/>\n\u201cPerci\u00f2 ricominci\u00f2: \u00abSe l\u2019om ti faccialiberamente ci\u00f2 che &#8216;l tuo dir priega,spirito incarcerato, ancor ti piaccia<br \/>\ndi dirne come l&#8217;anima si lega\u00a0in questi nocchi; e dinne, se tu puoi,s&#8217;alcuna mai di tai membra si spiega\u00bb.<br \/>\nAllor soffi\u00f2 il tronco forte, e poisi convert\u00ec quel vento in cotal voce:\u00abBrievemente sar\u00e0 risposto a voi\u00bb.\u201d(Inf., XIII, 85-93)Qui la mirabile soluzione poetica del contrasto tra \u201cliberamente\u201d e \u201cincarcerato\u201d segnala ancor di pi\u00f9 il dramma di quest\u2019uomo eternamente \u201ctroncato\u201d.<br \/>\nLa storia di Ulisse \u00e8 esemplare per il contrasto tra libertas ed eleutheria. Ulisse \u00e8 affascinato dal canto delle sirene (\u201cIo son, cantava, io son dolce serena \/ che i marinai in mezzo mar dismago, \/ tanto son di piacere a sentir piena; \/ io volsi Ulisse del suo cammin, vago \/ al canto mio; e qual meco s\u2019ausa \/ rado sen parte, s\u00ec tutto l\u2019appago\u201d \u2013 rivela la sirena perfida, la femmina balba, in sogno a Dante in Purg., XIX, 19-24). Ulisse \u00e8 ammaliato dal nulla (\u201cil mondo sanza gente\u201d) che sta oltre il suo eroico desiderio illimitato di conoscenza, impossibile da soddisfare proprio perch\u00e9 illimitato, se pur cos\u00ec umano e naturale. Ulisse \u00e8 folle (\u201cde\u2019 remi facemmo ali al folle volo\u201d; e la follia viene rimarcata in Paradiso XXVII (82-83), allorch\u00e9 Dante, dall\u2019alto \u2013 qui veramente dall\u2019alto \u2013 osserva \u201cdi l\u00e0 da Gade il varco \/ folle d\u2019Ulisse\u201d).Dante teme che possa egli stesso ripetere l\u2019esperienza del re di Itaca, che ha dissolto nel naufragio le sue dotazioni, tratto verso i gorghi dell\u2019oceano dal \u201ctalento\u201d che sottomette la ragione.<br \/>\n\u201cAllor mi dolsi, e ora mi ridoglioquando drizzo la mente a ci\u00f2 ch&#8217;io vidi,e pi\u00f9 lo &#8216;ngegno affreno ch&#8217;i&#8217; non soglio,<br \/>\nperch\u00e9 non corra che virt\u00f9 nol guidi;s\u00ec che, se stella bona o miglior cosam&#8217;ha dato &#8216;l ben, ch&#8217;io stessi nol m&#8217;invidi.\u201d(Inf., XXVI, 19-24)<\/p>\n<p>Mentre \u201celeuthericamente\u201d insegue un sogno o forse un incubo, Ulisse fugge dalla libertas delle responsabilit\u00e0, dalla libert\u00e0 come realizzazione e offerta di un dono agli aventi diritto:<br \/>\n\u201cn\u00e9 dolcezza di figlio, n\u00e9 la pieta\u00a0del vecchio padre, n\u00e9 &#8216;l debito amorelo qual dovea Penelop\u00e8 far lieta,<br \/>\nvincer potero dentro a me l&#8217;ardorech&#8217;i&#8217; ebbi a divenir del mondo esperto,e de li vizi umani e del valore.\u201d(Inf., XXVI, 94-99)<\/p>\n<p>Vince l\u2019eleutheria, e porta l\u2019eroe al naufragio, al disastro compiuto di una storia che non avr\u00e0 mai compimento, se non nell\u2019\u201ceternalizzazione\u201d dell\u2019incompiuto:<br \/>\n\u201c\u00abO frati\u00bb, dissi \u00abche per cento milia\u00a0perigli siete giunti a l&#8217;occidente,a questa tanto picciola vigilia<br \/>\nd&#8217;i nostri sensi ch&#8217;\u00e8 del rimanente,non vogliate negar l&#8217;esperienza,di retro al sol, del mondo sanza gente.<br \/>\nConsiderate la vostra semenza:fatti non foste a viver come bruti,ma per seguir virtute e canoscenza\u00bb.<br \/>\nLi miei compagni fec&#8217;io s\u00ec aguti,con questa orazion picciola, al cammino,che a pena poscia li avrei ritenuti;<br \/>\ne volta nostra poppa nel mattino,de&#8217; remi facemmo ali al folle volo,sempre acquistando dal lato mancino.<br \/>\nTutte le stelle gi\u00e0 de l&#8217;altro polovedea la notte e &#8216;l nostro tanto basso,che non surgea fuor del marin suolo.<br \/>\nCinque racceso e tante cassolo lume era di sotto da la luna,poi che &#8216;ntrati eravam ne l&#8217;alto passo,<br \/>\nquando n&#8217;apparve una montagna, brunaper la distanza, e parvemi alta tantoquanto veduta non avea alcuna.<br \/>\nNoi ci allegrammo, e tosto torn\u00f2 in pianto,ch\u00e9 de la nova terra un turbo nacque,e percosse del legno il primo canto.<br \/>\nTre volte il f\u00e9 girar con tutte l&#8217;acque;a la quarta levar la poppa in susoe la prora ire in gi\u00f9, com\u2019altrui piacque,<br \/>\ninfin che &#8216;l mar fu sovra noi richiuso\u00bb.\u201d(Inf., XXVI, 112-142)<\/p>\n<p>La libert\u00e0 si riconquista invertendo il verso del vettore del \u201ctalento\u201d (vortice di energia negativa), prima scendendo fino a Lucifero, il suo \u201cvertice\u201d, e poi compiendo qui una mezza capriola, una mezza giravolta a centottanta gradi. \u00c8 la presa d\u2019atto definitiva, il congedo dalla schiavit\u00f9, l\u2019accettazione dell\u2019esodo sulle balze del Purgatorio, lungo le sue aspre assolate rocce, con le sue assetate e affamate vigilie, con i suoi ruvidi e oppressivi pesi, con i suoi neri fumi e i suoi roventi ardori. Ma \u00e8 la via per la libert\u00e0, consolata dalla proclamazione delle beatitudini e dalle carezze degli angeli, rischiarata dall\u2019azzurro del giorno e dal firmamento lucente della notte.Quand\u2019\u00e8 che l\u2019anima comprende che la sua restitutio ad integrum \u00e8 finita? Quando quel vettore, quel \u201ctalento\u201d, rinnovato, e posto, e \u201ccaricato a tempo\u201d da Dio, perch\u00e9 accolto con gioia nella metanoia, e che ora la tira con forza verso l\u2019alto mentre la \u201cco-stringe\u201d alla sosta riabilitante nelle singole cornici (una o pi\u00f9 d\u2019una), forzando la sua stessa volont\u00e0 e libert\u00e0 (vortice di energia positiva), ha esaurito la sua funzione, e dunque la sua energia e la sua presa. Lo spiega un\u2019anima appena liberata che i due poeti incontrano: \u00e8 il poeta latino Stazio, il quale cos\u00ec illustra quanto accade per il rinnovarsi della libert\u00e0, per essere di nuovo in grado di proseguire nella grande \u201cmuta\u201d che continuer\u00e0 eternamente nell\u2019Empireo:<br \/>\n\u201cPrima vuol ben, ma non lascia il talentoche divina giustizia, contra voglia,come fu al peccar, pone al tormento.<br \/>\nE io, che son giaciuto a questa dogliacinquecent&#8217;anni e pi\u00f9, pur mo sentiilibera volont\u00e0 di miglior soglia\u201d.(Purg., XXI, 61-69)<\/p>\n<p>E proprio nell\u2019Empireo Dante, nuovamente figlio della libert\u00e0, potr\u00e0 esclamare all\u2019indirizzo di Beatrice, il cui intervento (sollecitato da Maria e poi da Lucia), lo ha liberato:<br \/>\n\u201cO donna in cui la mia speranza vige,e che soffristi per la mia salutein inferno lasciar le tue vestige,<br \/>\ndi tante cose quant&#8217;i&#8217; ho vedute,dal tuo podere e da la tua bontatericonosco la grazia e la virtute.<br \/>\nTu m&#8217;hai di servo tratto a libertateper tutte quelle vie, per tutt&#8217;i modiche di ci\u00f2 fare avei la potestate.<br \/>\nLa tua magnificenza in me custodi,s\u00ec che l&#8217;anima mia, che fatt&#8217;hai sana,piacente a te dal corpo si disnodi\u201d.(Par., XXXI, 79-90) \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una ricerca faticosa e inebriante nel cuore della Divina Commedia \u00c8 indubbio che una delle tracce portanti della Divina Commedia sia il racconto della peregrinazione verso la libert\u00e0: \u201cOr ti piaccia gradir la sua venuta:\u00a0libert\u00e0 va cercando\u201d(Purg., I, 71-72). 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