{"id":5575,"date":"2017-07-12T13:00:25","date_gmt":"2017-07-12T11:00:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5575"},"modified":"2017-07-10T12:29:32","modified_gmt":"2017-07-10T10:29:32","slug":"lobbedienza-non-e-piu-una-virtu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/07\/lobbedienza-non-e-piu-una-virtu\/","title":{"rendered":"\u201cL\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Don Milani, in data 27 luglio 1965, comunicava ai ragazzi di Barbiana all\u2019estero, che la sua lettera ai cappellani militari era stata incriminata e che lui stesso era stato convocato presso il tribunale di Roma per il processo che si sarebbe dovuto tenere il 30 ottobre 1965. I capi d\u2019imputazione riconosciuti a suo carico erano: incitamento alla diserzione e alla disubbidienza militare. Assieme a lui era stato condannato Luca Pavolini, direttore di Rinascita per aver pubblicato la lettera di risposta ai cappellani militari. Tutti i giornali cattolici e i preti ai quali don Milani aveva mandato la stessa lettera avevano brillato per il silenzio pi\u00f9 completo. Niente di nuovo sotto il sole. Scriveva Ignazio Silone nell\u2019articolo ricordato in una precedente puntata: \u201cLa nostra tradizione esige che il prete sia un benpensante, un uomo d\u2019ordine, un uomo dello statu quo, fascista sotto il fascismo, democratico in democrazia, socialista (perch\u00e9 no) quando il sole dell\u2019Avvenire sar\u00e0 al suo meriggio. Chiunque si discosta da questa regola, viene perseguitato\u201d. In una lettera indirizzata alla mamma, che la informava come sempre su tutto, don Milani scriveva: \u201cMi piacerebbe sapere come si pu\u00f2 impostare la difesa perch\u00e9 se sapessi che si pu\u00f2 entrare anche nel merito dei fatti storici allora vorrei divertirmi da qui a ottobre a studiare storia coi ragazzi e arrivare l\u00e0 tutto verve nutrita di base storica documentata e spiritosa. Se invece devo studiarmi le opinioni dei teologi, preferisco non ci andare nemmeno e tanto meno se dovessi studiarmi il problema giuridico\u201d.<br \/>\nIn un\u2019altra lettera scrive: \u201cSto chiuso in archivio dalla mattina alla sera per scrivere la lettera (Lettera ai giudici). Poi naturalmente vengono visite a farmi perdere tempo. Comunque \u00e8 quasi finita. Ho scritto a diversa gente per avere informazioni che mi occorrevano per renderla documentatissima. Francovich ne ha letta una prima stesura e ci ha dato diverse notizie utili\u201d. Carlo Francovich, professore di storia all\u2019Universit\u00e0 di Firenze, era uno degli amici che avevano fatto la resistenza con il professor Adriano Milani, fratello di don Lorenzo. Anche il prof. Agostino Ammannati fu coinvolto in questa ricerca d\u2019informazioni. And\u00f2 a scovare un discorso che Benedetto Croce aveva tenuto a Roma, al teatro Eliseo, il 21 settembre 1944, dove esaltava la guerra partigiana e l\u2019anelito alla libert\u00e0 dell\u2019Italia nella guerra contro la Germania. Ma nella stesura della lettera, don Milani non utilizz\u00f2 affatto il discorso del filosofo, perch\u00e9 gli pareva stonato che un prete si rifacesse alle dichiarazioni di un liberale, per quanto autorevole. \u00c8 vero comunque che la stesura della Lettera ai Giudici procedeva lentamente. Innanzitutto, don Milani era interessato a scrivere cose documentate. Si sa con una certa precisione che il priore di Barbiana, il 29 agosto 1965, aveva ricevuto dalle mani di padre Ernesto Balducci il passo dello schema tredici, la futura Gaudium et Spes, nel quale il Vaticano II si stava pronunciando sull\u2019obiezione di coscienza e sulla guerra giusta. La stesura era stata distribuita sub secreto ai vescovi. Don Milani fa in tempo a inserire nella lettera ai giudici il pensiero del Concilio Vaticano II: \u201cProprio in questi giorni ho avuto conforto dalla Chiesa anche su questo punto specifico. Il Concilio invita i legislatori a avere rispetto (respicere) per coloro i quali \u00abo per testimoniare della mitezza cristiana, o per reverenza alla vita, o per orrore di esercitare qualsiasi violenza, ricusano per motivo di coscienza o il servizio militare o alcuni singoli atti di immane crudelt\u00e0 cui conduce la guerra\u00bb.\u00a0(Schema 13 paragrafo 101. Questo \u00e8 il testo proposto dalla apposita Commissione la quale rispecchia tutte le correnti del Concilio. Ha quindi tutte le probabilit\u00e0 d&#8217;essere quello definitivo)\u201d. I Cappellani militari avevano definito vili gli obiettori di coscienza. Don Milani scrisse al professor Giorgio Peyrot dell\u2019Universit\u00e0 di Roma, che stava allora curando la raccolta di tutte le sentenze contro gli obiettori italiani. Dal docente voleva sapere se e quando in tali sentenze fosse stata usata la parola vilt\u00e0 o un\u2019altra equivalente. Nessuna sentenza conteneva la parola vilt\u00e0: \u201cIl prof. Giorgio Peyrot dell&#8217;Universit\u00e0 di Roma sta curando la raccolta di tutte le sentenze contro obiettori italiani.\u00a0Mi dice che dalla liberazione in qua ne son state pronunciate pi\u00f9 di 200. Di 186 ha notizia sicura, di 100 il testo. Mi assicura che in nessuna ha trovato la parola vilt\u00e0 o altra equivalente. In alcune anzi ha trovato espressioni di rispetto per la figura morale dell&#8217;imputato. Per esempio: \u00abDa tutto il comportamento dell&#8217;imputato si deve ritenere che egli sia incorso nei rigori della legge per amor di fede\u00bb (2 sentenze del T.M.T. di Torino 19 Dicembre 1963 imputato Scherillo, 3 Giugno 1964 imputato Fiorenza)\u201d. Don Milani aveva mandato a Roma il giovane Aldo Bozzolini, alunno di Barbiana, per compiere il lavoro d\u2019indagine sul materiale messogli a disposizione dal prof. Peyrot. La stesura definitiva della Lettera ai giudici porta la data del 18 ottobre 1965. Don Milani, non potendo andare a Roma a causa della malattia, scrive: \u201cSignori Giudici, vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sar\u00e0, infatti, facile ch&#8217;io possa venire a Roma perch\u00e9 sono da tempo malato.\u00a0Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza. La malattia \u00e8 l&#8217;unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perch\u00e9 dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa \u00e8 proprio l&#8217;accusa che mi si fa in questo processo.\u00a0Ma essa non \u00e8 fondata per moltissimi miei confratelli e in nessun modo per me. Vi spiegher\u00f2 anzi quanto mi stia a cuore imprimere nei miei ragazzi il senso della legge e il rispetto per i tribunali degli uomini\u201d. Aveva pensato anche di rinunciare al difensore d\u2019ufficio, non gli era stato concesso. Una stoccata la riserva a Rinascita, rivista coimputata con lui al processo: \u201cUna precisazione a proposito del difensore.\u00a0Le cose che ho voluto dire con la lettera incriminata toccano da vicino la mia persona di maestro e di sacerdote. In queste due vesti so parlare da me. Avevo perci\u00f2 chiesto al mio difensore d&#8217;ufficio di non prendere la parola. Ma egli mi ha spiegato che non me lo pu\u00f2 promettere n\u00e9 come avvocato n\u00e9 come uomo.\u00a0Ho capito le sue ragioni e non ho insistito. Un&#8217;altra precisazione a proposito della rivista che \u00e8 coimputata per avermi gentilmente ospitato. Io avevo diffuso per conto mio la lettera incriminata fin dal 23 Febbraio.<br \/>\nSolo successivamente (6 Marzo) l&#8217;ha ripubblicata\u00a0Rinascita\u00a0e poi altri giornali.\u00a0 \u00c8 dunque per motivi procedurali cio\u00e8 del tutto casuali ch&#8217;io trovo incriminata con me una rivista comunista.\u00a0Non ci troverei nulla da ridire se si trattasse d&#8217;altri argomenti. Ma essa non meritava l&#8217;onore d&#8217;essere fatta bandiera di idee che non le si addicono come la libert\u00e0 di coscienza e la non violenza.\u00a0Il fatto non giova alla chiarezza cio\u00e8 all&#8217;educazione dei giovani che guardano a questo processo\u201d. Il comunicato dei cappellani militari conteneva un\u2019inesattezza: \u201cSolo 20 di essi erano presenti alla riunione su un totale di 120. Non ho potuto appurare quanti fossero stati avvertiti. Personalmente ne conosco uno solo: don Vittorio Vacchiano pievano di Vicchio. Mi ha dichiarato che non \u00e8 stato invitato e che \u00e8 sdegnato della sostanza e della forma del comunicato.\u00a0Il testo \u00e8 infatti gratuitamente provocatorio\u201d. Dopo aver ricordato che in tutte le sentenze contro gli obiettori di coscienza non c\u2019\u00e8 traccia della parola vilt\u00e0, don Milani scrive: \u201cOra io sedevo davanti ai miei ragazzi nella duplice veste di maestro e di sacerdote e loro mi guardavano sdegnati e appassionati. Un sacerdote che ingiuria un carcerato ha sempre torto. Tanto pi\u00f9 se ingiuria chi \u00e8 in carcere per un ideale. Non avevo bisogno di far notare queste cose ai miei ragazzi. Le avevano gi\u00e0 intuite. E avevano anche intuito che ero ormai impegnato a dar loro una lezione di vita.\u00a0Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all&#8217;ingiustizia. Come ha libert\u00e0 di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.\u00a0Su una parete della nostra scuola c&#8217;\u00e8 scritto grande \u00abI care\u00bb. \u00c8 il motto intraducibile dei giovani americani migliori. \u00abMe ne importa, mi sta a cuore\u00bb. \u00c8 il contrario esatto del motto fascista \u00abMe ne frego\u00bb. Il comunicato dei cappellani militari, quando arriv\u00f2 alla Scuola di Barbiana, era vecchio di una settimana. Altri sacerdoti o giornalisti avrebbero potuto rispondere. Non l\u2019avevano fatto. L\u2019aveva fatto don Milani con i suoi ragazzi, tirandosi dietro minacce e intimidazioni di ogni genere, tanto che il maresciallo dei carabinieri di Vicchio, Ettore Bianchini, consigli\u00f2 don Milani di accettare, in forma discreta, la protezione dei suoi uomini: \u201cCi sono arrivate decine di lettere anonime di ingiurie e di minacce firmate solo con la svastica o col fascio.\u00a0Siamo stati feriti da alcuni giornalisti con \u00abinterviste\u00bb piene di falsit\u00e0. Da altri con incredibili illazioni tratte da quelle \u00abinterviste\u00bb senza curarsi di controllarne la seriet\u00e0.\u00a0Siamo stati poco compresi dal nostro stesso Arcivescovo (Lettera al Clero 14-4-1965).\u00a0La nostra lettera \u00e8 stata incriminata.\u00a0Ci \u00e8 stato per\u00f2 di conforto tenere sempre dinanzi agli occhi quei 31 ragazzi italiani che sono attualmente in carcere per un ideale.\u00a0Cos\u00ec diversi dai milioni di giovani che affollano gli stadi, i bar, le piste da ballo, che vivono per comprarsi la macchina, che seguono le mode, che leggono giornali sportivi, che si disinteressano di politica e di religione\u201d. Don Milani passa poi a precisare il motivo profondo della risposta ai cappellani militari: \u201cA questo punto mi occorre spiegare il problema di fondo di ogni vera scuola.\u00a0E siamo giunti, io penso, alla chiave di questo processo perch\u00e9 io maestro sono accusato di apologia di reato cio\u00e8 di scuola cattiva. Bisogner\u00e0 dunque accordarci su ci\u00f2 che \u00e8 scuola buona. La scuola \u00e8 diversa dall&#8217;aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ci\u00f2 che \u00e8 legge stabilita.\u00a0La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi.\u00a0\u00c8 l&#8217;arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalit\u00e0 (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall&#8217;altro la volont\u00e0 di leggi migliori cio\u00e8 il senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione).\u00a0La tragedia del vostro mestiere di giudici \u00e8 che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste.\u00a0Son vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto perfino sentenziare condanne a morte. Se tutti oggi inorridiamo a questo pensiero dobbiamo ringraziare quei maestri che ci aiutarono a progredire, insegnandoci a criticare la legge che allora vigeva.\u00a0Ecco perch\u00e8, in un certo senso, la scuola \u00e8 fuori del vostro ordinamento giuridico.\u00a0Il ragazzo non \u00e8 ancora penalmente imputabile e non esercita ancora diritti sovrani, deve solo prepararsi a esercitarli domani ed \u00e8 perci\u00f2 da un lato nostro inferiore perch\u00e9 deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall&#8217;altro nostro superiore perch\u00e9 decreter\u00e0 domani leggi migliori delle nostre.\u00a0E allora il maestro deve essere per quanto pu\u00f2 profeta, scrutare i \u00absegni dei tempi\u00bb, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso.\u00a0Anche il maestro \u00e8 dunque in qualche modo fuori del vostro ordinamento e pure al suo servizio. Se lo condannate attenterete al progresso legislativo\u201d. Il ragionamento di don Milani non era tanto centrato sull\u2019obiezione di coscienza ma sul diritto-dovere del cittadino ad obiettare alle leggi dello stato quando sono ingiuste, cio\u00e8 quando sanciscono il diritto del pi\u00f9 forte, e di opporsi agli ordini quando sono criminali: \u201cIn quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l&#8217;unico modo d&#8217;amare la legge \u00e8 d&#8217;obbedirla.\u00a0Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cio\u00e8 quando sono la forza del debole).<br \/>\nQuando invece vedranno che non sono giuste (cio\u00e8 quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perch\u00e8 siano cambiate. La leva ufficiale per cambiare la legge \u00e8 il voto. La Costituzione gli affianca anche la leva dello sciopero.\u00a0Ma la leva vera di queste due leve del potere \u00e8 influire con la parola e con l&#8217;esempio sugli altri votanti e scioperanti. E quando \u00e8 l&#8217;ora, non c&#8217;\u00e8 scuola pi\u00f9 grande che pagare di persona un&#8217;obiezione di coscienza. Cio\u00e8 violare la legge di cui si ha coscienza che \u00e8 cattiva e accettare la pena che essa prevede. \u00c8 scuola per esempio la nostra lettera sul banco dell&#8217;imputato ed \u00e8 scuola la testimonianza di quei 31 giovani che sono a Gaeta.\u00a0Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cio\u00e8 che ama la legge pi\u00f9 degli altri. Non capisco come qualcuno possa confonderlo con l&#8217;anarchico. Preghiamo Dio che ci mandi molti giovani capaci di tanto\u201d. Nel prosieguo della lettera, don Milani ricorda l\u2019articolo 11 della Costituzione: \u201cL&#8217;Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta degli altri popoli. Voi giuristi dite che le leggi si riferiscono solo al futuro, ma noi gente della strada diciamo che la parola ripudia \u00e8 molto pi\u00f9 ricca di significato, abbraccia il passato e il futuro.\u00a0 \u00c8 un invito a buttar tutto all&#8217;aria: all&#8217;aria buona. La storia come la insegnavano a noi e il concetto di obbedienza militare assoluta come la insegnano ancora.\u00a0Mi scuserete se su questo punto mi devo dilungare, ma il Pubblico Ministero ha interpretato come apologia della disobbedienza una lettera che \u00e8 una scorsa su cento anni di storia alla luce del verbo\u00a0ripudia.\u00a0\u00c8 dalla premessa di come si giudicano quelle guerre che segue se si dovr\u00e0 o no obbedire nelle guerre future.\u00a0Quando andavamo a scuola noi i nostri maestri, Dio li perdoni, ci avevano cos\u00ec bassamente ingannati. Alcuni poverini ci credevano davvero: ci ingannavano perch\u00e9 erano a loro volta ingannati. Altri sapevano di ingannarci, ma avevano paura. I pi\u00f9 erano forse solo dei superficiali.\u00a0A sentir loro tutte le guerre erano per la Patria\u201d. Poche volte, nelle guerre, gli eserciti nazionali hanno rappresentato la Patria in armi: \u201cDel resto in quante guerre della storia gli eserciti han rappresentato la Patria?\u00a0Forse quello che difese la Francia durante la Rivoluzione. Ma non certo quello di Napoleone in Russia.\u00a0Forse l&#8217;esercito inglese dopo Dunkerque. Ma non certo l&#8217;esercito inglese a Suez.\u00a0Forse l&#8217;esercito russo a Stalingrado. Ma non certo l&#8217;esercito russo in Polonia.\u00a0Forse l&#8217;esercito italiano al Piave. Ma non certo l&#8217;esercito italiano il 24 Maggio\u2026 Quando scrivevamo la lettera incriminata abbiamo visto che i nostri paletti di confine sono stati sempre in viaggio. E ci\u00f2 che seguita a cambiar di posto secondo il capriccio delle fortune militari non pu\u00f2 essere dogma di fede n\u00e9 civile n\u00e9 religiosa\u201d. Don Milani non pu\u00f2 non ricordare l\u2019inganno perpetrato dai propri maestri al tempo della guerra in Etiopia: \u201cCi presentavano l&#8217;Impero come una gloria della Patria! Avevo 13 anni. Mi par oggi. Saltavo di gioia per l&#8217;Impero. I nostri maestri s&#8217;erano dimenticati di dirci che gli etiopici erano migliori di noi. Che andavamo a bruciare le loro capanne con dentro le loro donne e i loro bambini mentre loro non ci avevano fatto nulla.\u00a0Quella scuola vile, consciamente o inconsciamente non so, preparava gli orrori di tre anni dopo.<br \/>\nPreparava milioni di soldati obbedienti. Obbedienti agli ordini di Mussolini. Anzi, per essere pi\u00f9 precisi, obbedienti agli ordini di Hitler. Cinquanta milioni di morti. E dopo esser stato cos\u00ec volgarmente mistificato dai miei maestri quando avevo 13 anni, ora che sono maestro io e ho davanti questi figlioli di 13 anni che amo, vorreste che non sentissi l&#8217;obbligo non solo morale (come dicevo nella prima parte di questa lettera), ma anche civico di demistificare tutto, compresa l&#8217;obbedienza militare come ce la insegnavano allora?\u00a0Perseguite i maestri che dicono ancora le bugie di allora, quelli che da allora a oggi non hanno pi\u00f9 studiato n\u00e9 pensato, non me\u2026<br \/>\n\u201c\u2026 A dar retta ai teorici dell\u2019obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell\u2019assassinio di sei milioni di ebrei risponder\u00e0 solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perch\u00e9 pazzo. Dunque quel delitto non \u00e8 mai avvenuto perch\u00e9 non ha autore. C\u2019\u00e8 un modo solo per uscire da questo macabro giro di parole. Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l\u2019obbedienza non \u00e8 ormai pi\u00f9 una virt\u00f9, ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni, che non credano di potersene fare scudo n\u00e9 davanti agli uomini n\u00e9 davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l\u2019unico responsabile di tutto. A questo patto l\u2019umanit\u00e0 potr\u00e0 dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico\u201d (Don Milani, Lettera ai giudici).<br \/>\nDon Milani passa poi a parlare perch\u00e9 ha ritenuto scrivere la lettera come sacerdote: \u201cVeniamo alla dottrina.\u00a0La dottrina del primato della legge di Dio sulla legge degli uomini \u00e8 condivisa, anzi glorificata, da tutta la Chiesa.\u00a0Non andr\u00f2 a cercare teologi moderni e difficili per dimostrarlo. Si pu\u00f2 domandarlo a un bambino che si prepara alla Prima Comunione: \u00abSe il padre o la madre comanda una cosa cattiva bisogna obbedirlo? I martiri disobbedirono alle leggi dello Stato. Fecero bene o male?\u00bb C&#8217;\u00e8 chi cita a sproposito il detto di S. Pietro: \u00abObbedite ai vostri superiori anche se son cattivi\u00bb. Infatti. Non ha nessuna importanza se chi comanda \u00e8 personalmente buono o cattivo. Delle sue azioni risponder\u00e0 lui davanti a Dio.\u00a0Ha pero importanza se ci comanda cose buone o cattive perch\u00e9 delle nostre azioni risponderemo noi davanti a Dio.<br \/>\nTant&#8217;\u00e8 vero che Pietro scriveva quelle sagge raccomandazioni all&#8217;obbedienza dal carcere dove era chiuso per aver solennemente disobbedito.\u00a0Il Concilio di Trento \u00e8 esplicito su questo punto (Catechismo III parte, IV precetto, 16\u00b0 paragrafo): \u00abSe le autorit\u00e0 politiche comanderanno qualcosa di iniquo non sono assolutamente da ascoltare. Nello spiegare questa cosa al popolo il parroco faccia notare che premio grande e proporzionato \u00e8 riservato in cielo a coloro che obbediscono a questo precetto divino\u00bb cio\u00e8 di disobbedire allo Stato! Certi cattolici di estrema destra (forse gli stessi che mi hanno denunciato) ammirano la Mostra della Chiesa del Silenzio. Quella mostra \u00e8 l&#8217;esaltazione di cittadini che per motivo di coscienza si ribellano allo Stato. Allora anche i miei superficialissimi accusatori la pensano come me. Hanno il solo difetto di ricordarsi di quella legge eterna quando lo Stato \u00e8 comunista e le vittime son cattoliche e di dimenticarla nei casi (come in Spagna) dove lo Stato si dichiara cattolico e le vittime sono comuniste.\u00a0Son cose penose, ma le ho ricordate per mostrarvi che su questo punto l&#8217;arco dei cattolici che la pensano come me \u00e8 completo.<br \/>\nTutti sanno che la Chiesa onora i suoi martiri. Poco lontano dal vostro Tribunale essa ha eretto una basilica per onorare l&#8217;umile pescatore che ha pagato con la vita il contrasto fra la sua coscienza e l&#8217;ordinamento vigente. S. Pietro era un \u00abcattivo cittadino\u00bb.<br \/>\nI vostri predecessori del Tribunale di Roma non ebbero tutti i torti a condannarlo.<br \/>\nEppure essi non erano intolleranti verso le religioni. Avevano costruito a Roma i templi di tutti gli dei e avevano cura di offrir sacrifici ad ogni altare.\u00a0In una sola religione il loro profondo senso del diritto ravvis\u00f2 un pericolo mortale per le loro istituzioni. Quella il cui primo comandamento dice: \u00abIo sono un Dio geloso. Non avere altro Dio fuori che me\u00bb. A quei tempi pareva dunque inevitabile che i buoni ebrei e i buoni cristiani paressero cattivi cittadini.\u00a0Poi le leggi dello Stato progredirono. Lasciatemi dire, con buona pace dei laicisti, che esse vennero man mano avvicinandosi alla legge di Dio. Cos\u00ec va diventando ogni giorno pi\u00f9 facile per noi esser riconosciuti buoni cittadini. Ma \u00e8 per coincidenza e non per sua natura che questo avviene. Non meravigliatevi dunque se ancora non possiamo obbedire tutte le leggi degli uomini. Miglioriamole ancora e un giorno le obbediremo tutte. Vi ho detto che come maestro civile sto dando una mano anch&#8217;io a migliorarle.\u00a0Perch\u00e9 io ho fiducia nelle leggi degli uomini. Nel breve corso della mia vita mi pare che abbiano progredito a vista d&#8217;occhio.<br \/>\nCondannano oggi tante cose cattive che ieri sancivano. Oggi condannano la pena di morte, l&#8217;assolutismo, la monarchia, la censura, le colonie, il razzismo, l&#8217;inferiorit\u00e0 della donna, la prostituzione, il lavoro dei ragazzi. Onorano lo sciopero, i sindacati, i partiti.\u00a0Tutto questo \u00e8 un irreversibile avvicinarsi alla legge di Dio. Gi\u00e0 oggi la coincidenza \u00e8 cosi grande che normalmente un buon cristiano pu\u00f2 passare anche l&#8217;intera vita senza mai essere costretto dalla coscienza a violare una legge dello Stato\u2026Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l&#8217;idea di andare a fare l&#8217;eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiter\u00f2 a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora.<br \/>\nCio\u00e8 che se un ufficiale dar\u00e0 loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura.\u00a0Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d&#8217;ogni religione e d&#8217;ogni scuola insegneranno come me.\u00a0Poi forse qualche generale trover\u00e0 ugualmente il meschino che obbedisce e cos\u00ec non riusciremo a salvare l&#8217;umanit\u00e0.\u00a0 Non \u00e8 un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l&#8217;umanit\u00e0 ci salveremo almeno l&#8217;anima\u201d (Lettera ai giudici).<br \/>\nLa prima udienza del processo si tenne il 30 ottobre 1965, rimandato poi al 14 dicembre dello stesso anno. Anche in questa data non si fece nulla. Finalmente si arriv\u00f2 al 15 febbraio 1966. L\u2019avvocato Adolfo Gatti, difensore d\u2019ufficio di don Milani, concludendo la propria arringa a difesa del proprio assistito, disse ai giudici: \u201cQui, signori giudici, occorre un colpo d\u2019ala\u201d. E il colpo d\u2019ala ci fu: \u201cL\u2019imputato don Lorenzo Milani \u00e8 assolto perch\u00e9 il fatto non costituisce reato\u201d, sentenzi\u00f2 la corte.<br \/>\nFu un tripudio. L\u2019avvocato Adolfo Gatti si mise a danzare come un ragazzino.<br \/>\nL\u2019amico giornalista Mario Cartoni comunic\u00f2 la sentenza a don Milani che ripose sorridendo al telefono, sentendosi quasi mortificato. Ma un anno e mezzo dopo, il 28 ottobre 1967, un\u2019altra aula di tribunale condann\u00f2 in appello il priore di Barbiana. Don Milani fu costretto a scrivere di nuovo al giudice per giustificare la sua assenza. Questa volta per\u00f2 scrisse una lettera di poche righe: \u201cCaro presidente, io ho la bua. Tanta bua. Che sei bischero a farmi venire a Roma? Se mi vuoi vedere, vieni te. Un bacio anche a tua moglie\u201d.<br \/>\nRighe ironiche, proprie di chi con l\u2019anima \u00e8 gi\u00e0 di l\u00e0 dove si osservano le vicende terrene con gli occhi ingenui e distaccati di un bambino per cui il cancro diventa bua e al giudice si pu\u00f2 affettuosamente dare anche del bischero. La lettera portava la data del 1 dicembre 1966. Non serv\u00ec perch\u00e9 il priore mor\u00ec quattro mesi e due giorni prima del processo, il 26 giugno 1967.<br \/>\nLa condanna non pot\u00e9 pertanto essere applicata. \u201cIl reato \u00e8 estinto per la morte del reo\u201d, scrissero i giudici. La strada per il riconoscimento dell\u2019obiezione di coscienza fu ancora lunga.<br \/>\nLa legge fu approvata soltanto nel 1872, e i tanti giovani che, a partire da quella data, ne hanno usufruito, avranno provato un sentimento di profonda gratitudine nei confronti del reo don Lorenzo Milani (Mario Lancisi, Don Milani, la vita, pag. 151, Milano PIEMME, maggio 2013). \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Milani, in data 27 luglio 1965, comunicava ai ragazzi di Barbiana all\u2019estero, che la sua lettera ai cappellani militari era stata incriminata e che lui stesso era stato convocato presso il tribunale di Roma per il processo che si sarebbe dovuto tenere il 30 ottobre 1965. 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