{"id":5572,"date":"2017-07-12T12:00:02","date_gmt":"2017-07-12T10:00:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5572"},"modified":"2017-07-10T12:27:15","modified_gmt":"2017-07-10T10:27:15","slug":"quando-il-lavoro-era-festa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/07\/quando-il-lavoro-era-festa\/","title":{"rendered":"Quando il lavoro era festa"},"content":{"rendered":"<h2><em>Raccolta di poesie sulla mietitura e sulla trebbiatura<\/em><\/h2>\n<p>La memoria del passato si trasforma in ricordo nei versi di Gabriella Paoletti Antonelli. Tutto, com\u2019\u00e8 nel titolo Mujche de vita, raccolta di poesie pubblicate dall\u2019Azienda Grafica Bieffe S.r.l. di Recanati nel 2003, ritorna in mente, anche U giorno du batte, testo inserito nella precedente raccolta di poesie Sc\u00f9seme Giacom\u00ec, pubblicata dall\u2019autrice nel 1991 e riproposta in questa altra edizione.<br \/>\nLa terra sembra bollire per il gran caldo estivo:<br \/>\n\u201cE u sole bujia ntra l\u2019aria lezziera\/ se st\u00f2ppie si c\u00f2vi se schine nnodose\/ dell\u2019\u00f2mmeni forti ca faccia de tera. \/ Mmucchiate a barc\u00f2 e spighe dorose\u201d.<br \/>\nLa trebbiatrice, tinta di rosso, arrivava da lontano:<br \/>\n\u201cE \u2018\u2019llu gigante r\u00f2scio l\u00e0 da pia du strad\u00f2\/ ven\u00eca p\u00f2rtannoce \u2018na gioia e un tremore\/ ce ven\u00eca a gnottisse romb\u00e8nno u barc\u00f2\/ pe rdacce u compenso de tanto sudore\u201d.<br \/>\nI sacchi di grano, caricati sulle spalle, prendevano la via del magazzeno ed era una sfida tra gli uomini pi\u00f9 forti: \u201cChi se ncollava u sacco de sfionga\/ era u pi\u00f9 maschio u galletto du branco.\/ J\u00e0va su v\u00f2lenno s\u00f2ppe \u2018\u2019lla scala longa\/ cu \u2018na m\u00e0 su ciuffo e l\u2019artra su fiango\u201d.<br \/>\nDopo tanta fatica, arrivava il momento del desinare:<br \/>\n\u201cC\u2019era a tavola pronta l\u00ec sotta a u vers\u00f2\/ a tuvaja a scarchi du giorno de u batte\/ e sopra a quella do ce magnava u padr\u00f2\/ ce n\u2019era una pure pi\u00f9 bianga de u latte. \/\/ E tajatelle fine co a papera pi\u00f9 dura\/ l\u2019oca arosto ruspante sapurita e marone\/ ntra cunciarella (insalata mista di verdure) spiccava a liva pi\u00f9 scura e io me rsento l\u2019udore de cose pi\u00f9 b\u00f2ne\u201d.<br \/>\nCi si dissetava continuamente perch\u00e9 l\u2019arsura era tanta e una musica accompagnava il lavoro:<br \/>\n\u201cE l\u00ec sotta u vers\u00f2 a un profumo de fr\u00f2nne\/ se trovava a fora pe fa quarche zompetto.\/ A birra pe\u2019 l\u00f2mmeni e a spuma pe donne\/ e\u2026 Marina Marina sonava l\u2019organetto. \/\/ E u sole svan\u00eca \u2018ntra l\u2019aria lezziera\/ calanno su a casa coll\u2019ombra \u2018llongata\/ portanno su e rose u profumo de a sera\/ un sospiro pensato: pe st\u2019anno \u00e8 passata\u201d.<br \/>\nLa raccolta del grano era una festa per chi lavorava la terra. Era il frutto di un\u2019intera annata di lavoro: arare, sarchiare, seminare, rullare il terreno e renderlo simile a un tavolo da biliardo perch\u00e9 le piantine di grano potessero crescere, mietere e battere, queste le fatiche del contadino nell\u2019arco di nove mesi.<br \/>\nLa soddisfazione era dipinta sul volto dei grandi:<br \/>\n\u201cE babbo guardava stregn\u00e8nno l\u2019occhietti\/ ma noartri bardascetti che giochi\u00e0mo\/ l\u00ec ntra mucchia de u gr\u00e0 come i sorcetti\/ e \u2018llu sguardo turchino era un richiamo\u201d.<br \/>\nAnche la natura partecipava all\u2019evento:<br \/>\n\u201cE lucciolette stracche sensa \u2018na ragi\u00f2\/ vulava l\u00ec j\u00f2ppe i campi come smattite:\/ non c\u2019era pi\u00f9 i cavalletti e u barc\u00f2\/ e lora girava a v\u00f2to mezze \u2018ntontite\u2026 E u sole bujia ntra l\u2019aria lezziera\/ sopra i coppi sull\u2019ara e pure su e fratte.\/ Sopra u filo da luce \u2018na rondola nera.\/ Ntra core u recordo du giorno du batte!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La macchina de batt<\/p>\n<p>La lunga permanenza in terra brianzola mi ha portato a conoscere poesie dialettali e non che leggevo con interesse, chiedendo ovviamente agli anziani del paese dove abitavo, il significato di termini ed espressioni dialettali per me del tutto nuovi. Sergio Guigard (1926- 1995) era un poeta dialettale che ha lasciato belle poesie sul paese, Giussano, dove ho abitato per vent\u2019anni. Cos\u00ec ricorda in una sua poesia La macchina de batt la Brianza contadina di tanto tempo fa, soprattutto quella tra le due guerre:<br \/>\n\u201cLa rivava de lontan la machina de batt\/ e l&#8217;era tanta lunga e granda\/ che la pareva quasi un monument.\/ Appena l&#8217;era inviada rivaven carett e carettitt pien ras de fassin de fourment de batt&#8230; Dai carrettitt i fassin vegneven passaa su\/ a l&#8217;homm in scima a la trebbiadura\/ e sutta i sacc de fourment se impiven in un nient. \/ L&#8217;era un lavur\u00e0 frenetic, gravus\/ cont tanti lavuradur inturna\/ che voureven nissun tra i pee o l\u00ec arent&#8230; Se fermaven a mesd\u00ec a mangi\u00e0\/ e poeu sotta de lena fina a quand l&#8217;era scuri\/ per poud\u00e9 f\u00e0 foera tutt \/ e finalment quand per quel d\u00ec l&#8217;era tutt finii\/ gh&#8217;era prunta &#8216;na granda tavulada\/ per i lavuradur e quei de la cuntrada. \/ Una forta resentada a la faccia\/ ai bracc a la testa e al coll\/ prunt i gamb sotta al tavul dopo &#8216;na bella pettenada\/ Gran mangiada, bevuda, cantada, in pas, in armunia, in allegria&#8221;.<br \/>\n(Arrivava da lontano la macchina da battere\/ ed era tanto lunga e grande\/ che sembrava quasi un monumento. \/ Appena giunta, arrivavano carretti e carrettini pieni rasi di covoni di grano da battere. \/ Dai carri, i covoni di grano erano passati all&#8217;uomo che era in cima alla trebbiatrice\/ e sotto i sacchi si riempivano di frumento con un niente. \/ Era un lavoro frenetico, pesante, con tanti lavoratori intorno che non volevano nessuno tra i piedi o dietro. \/ A mezzogiorno si fermavano per mangiare, poi sotto di buona lena fino a quando non fosse scuro\/ e finalmente quando tutto era finito\/ era pronta una gran tavolata\/ per i lavoratori e per quelli della contrada.\/ Una forte sciacquata alla faccia\/ alle braccia, alla testa, al collo\/ pronte le gambe sotto il tavolo dopo una bella pettinata.\/ Una gran mangiata, una bevuta, una cantata in pace, in armonia, in allegria).<br \/>\nMi perdoni il lettore per questa scorreria in un dialetto che suona molto diverso dal nostro, ma con la traduzione a fronte \u00e8 possibile rivivere la stessa atmosfera di un tempo che era uguale a latitudini diverse.<\/p>\n<p>La battitura<\/p>\n<p>\u00c8 il titolo di una poesia tratta da Nascere nel \u201940 di Umberto Piersanti, docente di Letteratura Italiana all\u2019Universit\u00e0 di Urbino, coordinatore e direttore da tre anni del laboratorio di cultura e scrittura poetica, presso la Biblioteca Civica \u201cSilvio Zavatti\u201d di Civitanova Marche.<br \/>\nCos\u00ec ricorda la trebbiatura del grano quale la vedeva con i suoi occhi di fanciullo. Piersanti \u00e8 nato nel 1941: \u201cSulla macchina da battere\/ stavano senza camicie\/ o solo con le canottiere\/ buttavano il grano\/ nel nastro col forcone\/ mentre le donne\/ preparavano ai camini\/\/ a mezzogiorno passavano con le fiamminghe\/ prima col lesso, poi con l\u2019arrosto\/ e non avevo mai\/ mangiato tanta carne\/ in vita mia\/ mi dava gusto\/ mordere sui cosci\/ dei conigli nelle ali\/ dei capponi\/\/ gli uomini venivano\/ dagli altri poderi\/ per battere a Che\u2019 Ghino (\u00e8 la casa della nonna paterna del poeta, Rosa, nella campagna vicino a Urbino) \/ m\u2019anche le donne erano numerose\/ perch\u00e9 cos\u00ec si lavorava\/ nell\u2019anno una volta sola\/ e chi sta a battere\/ sotto il sole\/ tutto il giorno\/ deve mangiare ciccia\/ molta\/ della pi\u00f9 buona\/\/ verso le tre\/ i grandi\/ russavano nell\u2019aia\/ noi giocavamo dentro\/ i chicchi di grano\/ sul magazzeno\/ e facevamo moscacieca\/ coi piedi curvi\/ sprofondati negli acini\/ fino ai ginocchi\/\/ ma qualcuno preferiva\/ andare coi battitori\u2026\u201d.<br \/>\nC\u2019\u00e8 nella poesia di Umberto Piersanti qualcosa che richiama Attilio Bertolucci e la cadenza ritmata di Cesare Pavese.<br \/>\nBella \u00e8 l\u2019ultima silloge di poesie \u201cNel folto dei sentieri\u201d.<br \/>\n\u00c8 il paesaggio delle Cesane, gli altipiani a sud di Urbino, dove il poeta \u00e8 nato, lo sfondo delle sue poesie. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Raccolta di poesie sulla mietitura e sulla trebbiatura La memoria del passato si trasforma in ricordo nei versi di Gabriella Paoletti Antonelli. Tutto, com\u2019\u00e8 nel titolo Mujche de vita, raccolta di poesie pubblicate dall\u2019Azienda Grafica Bieffe S.r.l. di Recanati nel 2003, ritorna in mente, anche U giorno du batte, testo inserito nella precedente raccolta di &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":5573,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11],"tags":[1716],"class_list":["post-5572","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-artecultura","tag-numero-13-2017"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/07\/foto-2-momento-della-trebbiatura-1.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1rS","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5572","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5572"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5572\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5574,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5572\/revisions\/5574"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5572"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5572"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5572"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}