{"id":5502,"date":"2017-06-30T11:00:42","date_gmt":"2017-06-30T09:00:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5502"},"modified":"2024-11-06T16:53:49","modified_gmt":"2024-11-06T15:53:49","slug":"the-digital-death","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/the-digital-death\/","title":{"rendered":"The digital death"},"content":{"rendered":"<p>\u201cSiamo condannati a essere solo vitali\u201d, leggiamo nella raccolta di brevi testi intitolata \u201cSulla medicina\u201ddel filosofo Georges Canguilhem.<\/p>\n<p>\u00c8 sotto gli occhi di tutti il dato di come la cultura digitale stia trasformando il concetto sociale, culturale e giuridico di id-entit\u00e0 psicofisica. Da una parte, vengono descritte le conseguenze della morte degli utenti di Facebook (Digital Death), oggi il pi\u00f9 grande cimitero (virtuale) che vi sia al mondo. Facebook e i social network in generale fanno sopravvivere involontariamente la \u201ccondivisione\u201d alle persone in carne e ossa. Tuttavia, paiono in grado di difendere maggiormente il limite, cio\u00e8 il confine tra la vita e la morte, in virt\u00f9 della loro particolare natura interattiva e intersoggettiva \u2013 appunto, sociale. Da un\u2019altra parte, vengono descritti alcuni software che, invece, mirano a negare la morte e a cercare di farci sopravvivere sotto forma di \u201cid\u201d (digitale). Tutti questi esempi rientrano all\u2019interno di un territorio che, dissociando la nostra vita biologica dalla nostra presenza virtuale, mettono in discussione il rapporto tra identit\u00e0 e mortalit\u00e0. \u00c8 l\u2019amara riflessione di Sisto Davide, tanatologo e ricercatore post-doc in Filosofia Teoretica all\u2019Universit\u00e0 di Torino.<br \/>\nDal canto suo, Eran Alfonta, per giustificare la sua creazione \u201cIf I Die\u201d (http:\/\/ifidie.net\/) \u2013 una applicazione che ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di preparare videomessaggi di commiato, i quali verranno condivisi sulle nostre bacheche di Facebook una volta passati a miglior vita &#8211; sostiene che oggi siamo all\u2019interno dei social network prima (ancora) di nascere (nelle immagini delle ecografie prenatali) e durante tutte le fasi di passaggio e di crescita. Non \u00e8, pertanto, insolito morire anche all\u2019interno del web e, di conseguenza, ripensare in modo radicale le regole sociali, culturali e giuridiche del nostro legame con la morte, il lutto e l\u2019oblio in relazione alla cultura digitale. Alfonta, in effetti, non fa che evidenziare una peculiare caratteristica della societ\u00e0 odierna: con la diffusione popolare del web e, successivamente, dei social network \u00e8 incominciata una colonizzazione umana graduale di un nuovo territorio virtuale che, integrandosi con quello tradizionale in cui da sempre viviamo in corpore et anima, apre scenari inquietanti in materia di fine vita. Ci\u00f2 si collega perfettamente a quanto sostengono studiosi del fenomeno nel Regno Unito: nel nuovo Millennio abbiamo superato sia la morte tradizionale, che riguardava l\u2019intera comunit\u00e0 e produceva un lutto collettivo, sia la morte moderna, isolata negli ospedali e generatrice di un lutto quasi esclusivamente individuale, asettico, per introdurci nell\u2019insolita realt\u00e0 della morte postmoderna, una morte in cui \u2013 proprio in virt\u00f9 della cultura digitale \u2013 si combinano insieme il pubblico e il privato, il collettivo e l\u2019individuale, in modo da rendere quasi impossibile la loro distinzione, al punto da \u201cprogrammarsi\u201d for a post-war dream: se muoio, con un clic risorgo.<br \/>\nOra, la cultura digitale, generando una radicale dissociazione tra l\u2019esistenza biologica, unica e irripetibile, e l\u2019identit\u00e0 elettronica, diluita in mille formati e di per s\u00e9 perdurante, pare voler mettere in discussione l\u2019assunto di Canguilhem riportato in esergo. Oggi, se non sei sui social non \u201csei\u201d: la estromissione da uno di questi canali telematici determina l\u2019annientamento ontologico o meglio onto-cibernetico del soggetto, quindi sempre pi\u00f9 labile si fa il confine tra vita e morte &#8211; vita reale e morte virtuale \/ vita virtuale e morte reale; il cogito ergo sum diventa sum telematicus ergo sum, al punto che un I-Phone che va in tilt, un difetto di linea o un default qualsiasi precipita nel baratro gli adepti di un credo aberrante. Bisogner\u00e0 dunque riscrivere anche lo statuto della morte, perch\u00e9 questi avatar, senza i loro apparecchi diabolici, non esistono, e suscitano interrogativi angosciosi: e adesso che faccio che non mi funziona il cellulare?&#8230; come vivo?&#8230; come comunico?&#8230; ma nell\u2019epoca della comunicazione in realt\u00e0 non si co-munica, non ci si confronta pi\u00f9 in un t\u00eate-\u00e0- t\u00eate schietto e \u201cincondizionato\u201d: l\u2019importante \u00e8 essere in modalit\u00e0 di interazione che rovesciano l\u2019usuale punto di vista, la massa di \u201cbites\u201d sagittalmente fugge come scheggia impazzita dal proprio baricentro per costruirne uno nessuno e centomila: ch\u00e9 le maschere dei social sono schizofreniche e plurime, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un \u201cuno\u201d (una identit\u00e0) ma mille id-entit\u00e0 frantumate. Riuscir\u00e0 l\u2019io a ritrovare se stesso nella sua uni(ci)t\u00e0 ontologica?&#8230; o vivremo, in un autismo di ritorno, la bulimia del \u201ccercarsi\u201d negli altri id spezzettati e sparpagliati qua e l\u00e0?&#8230;<br \/>\n\u00c8 vero che la nostra morte fisica non smette di aver luogo in un istante eccezionale, che costituisce \u2013 letteralmente \u2013 un\u2019eccezione rispetto agli istanti precedenti e successivi e che determina la fine della nostra identit\u00e0 individuale; tuttavia, continuiamo a vivere nella realt\u00e0 digitale, forse addirittura per sempre e senza possibilit\u00e0 di oblio, in quanto l\u2019oblio \u2013 come scrive Giovanni Ziccardi \u2013 sembra incompatibile con la stessa struttura di questa realt\u00e0 \u201calternativa\u201d. Il web, oramai divenuto parte integrante della quotidianit\u00e0 di quasi ogni individuo, ci fa sopravvivere alla nostra morte corporea, diffondendo e disperdendo le nostre rappresentazioni, le nostre multiple maschere e le nostre immagini in una molteplicit\u00e0 di banche dati o in pi\u00f9 luoghi virtuali. E questo fenomeno tender\u00e0 a incrementarsi, anche se nessuno sa in che forma. Il che ci pone dinnanzi a un paio di quesiti ineludibili, tanto da un punto di vista filosofico quanto da uno giuridico, che catalizzeranno sicuramente su di s\u00e9 l\u2019attenzione degli studiosi nel futuro prossimo: si pu\u00f2 pensare un\u2019identit\u00e0 senza mortalit\u00e0, quindi senza l\u2019unicit\u00e0 che deriva dalla \u201ccondanna\u201d a essere (solo) apti ad vitam? E, parallelamente, pu\u00f2 un\u2019identit\u00e0 sopravvivere alla morte della singola persona che la \u201cincarna\u201d, al modo della \u201cresurrezione\u201d che la Storia ha narrato come \u201cesclusiva\u201d dell&#8217;Unigenito?<\/p>\n<p>Ps. Essere vivi o essere morti conter\u00e0 \u2013 in definitiva \u2013 sempre meno: ci sar\u00e0, comunque, un sistema informatico che continuer\u00e0 a scrivere e a comunicare senza il bisogno della presenza fisica di una persona, della sua esistenza in atto. Ci\u00f2 che conta \u00e8 lo status scritto all\u2019interno del social network, ci\u00f2 che importa sono i pensieri espressi, pronti a essere eternalizzati e a prescindere dalla presenza effettiva di chi li pensa. La vita futura sar\u00e0 un insieme di parole che si autodisciplinano in autonomia su uno schermo digitale, indipendentemente dalla relazione tra coloro che le esprimono (D. SISTO, Digital Death. Come si narra la morte con l\u2019avvento del web). Soggiungo: agghiacciante. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSiamo condannati a essere solo vitali\u201d, leggiamo nella raccolta di brevi testi intitolata \u201cSulla medicina\u201ddel filosofo Georges Canguilhem. \u00c8 sotto gli occhi di tutti il dato di come la cultura digitale stia trasformando il concetto sociale, culturale e giuridico di id-entit\u00e0 psicofisica. 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