{"id":5497,"date":"2017-06-29T14:00:30","date_gmt":"2017-06-29T12:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5497"},"modified":"2017-06-28T12:01:22","modified_gmt":"2017-06-28T10:01:22","slug":"il-primato-della-coscienza-sulla-cieca-obbedienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/il-primato-della-coscienza-sulla-cieca-obbedienza\/","title":{"rendered":"Il primato della Coscienza sulla cieca obbedienza"},"content":{"rendered":"<p><em>\u201c \u2026Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. \u00c8 troppo facile dimostrare che Ges\u00f9 era contrario alla violenza e che per s\u00e9 non accett\u00f2 nemmeno la legittima difesa\u2026 Se ci dite che il rifiuto di difendere se stessi e i suoi secondo l\u2019esempio e il comandamento del Signore \u00e8 estraneo al comandamento cristiano dell\u2019amore allora non sapete di che Spirito siete! Che lingua parlate? Come potremo intendervi se usate le parole senza pesarle? Se non volete onorare la sofferenza degli obiettori, almeno tacete!\u201d (Don Milani, ai cappellani militari toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell\u201911 febbraio 1965).<\/em><\/p>\n<p>Domenica 14 febbraio 1965 era una giornata gelida e nevosa. Il prof. Agostino Ammannati, accompagnato da un paio di giovani di Calenzano, sal\u00ec a Barbiana per portare al priore un ritaglio di giornale. Su La Nazione, quotidiano fiorentino per antonomasia, un gruppetto di cappellani militari aveva rilasciato questo comunicato: \u201cNell\u2019anniversario della conciliazione tra la Chiesa e lo Stato italiano, si sono riuniti ieri, presso l\u2019Istituto della Sacra Famiglia in via Lorenzo il Magnifico, i cappellani militari in congedo della Toscana. Al termine dei lavori, su proposta del presidente della sezione don Alberto Cambi, \u00e8 stato votato il seguente ordine del giorno: I cappellani militari in congedo della regione toscana, nello spirito del recente congresso nazionale della associazione svoltosi a Napoli, tributano il loro riverente e fraterno omaggio a tutti i caduti d\u2019Italia, auspicando che abbia termine, finalmente, in nome di Dio, ogni discriminazione e ogni divisione di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise, che morendo si sono sacrificati per il sacro ideale della Patria. Considerano un insulto alla Patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza, che, estranea al comandamento cristiano dell\u2019amore, \u00e8 espressione di vilt\u00e0\u201d.<br \/>\nDon Milani lesse il comunicato ad alta voce davanti ai ragazzi della Scuola. Questi rimasero indignati e ascoltavano il loro priore. Come potevano definire vili dei giovani ventenni che accettavano di pagare il loro rifiuto della divisa e delle armi con la pena del carcere? Come si poteva giudicare estranea al Vangelo la non violenza praticata dagli obiettori? Tutti aspettavano che il priore rispondesse pubblicamente, anche perch\u00e9 i cappellani militari si erano serviti di un organo di stampa. E don Milani rispose come sapeva fare lui, con un linguaggio preciso, tagliente ma soprattutto con una documentazione storica e giuridica. Impieg\u00f2 una settimana per preparare la Lettera ai cappellani, il 23 febbraio era gi\u00e0 pronta: un solo foglio scritto molto fitto e stampato in tremila copie, che invi\u00f2 a undici giornali, soprattutto cattolici, ai sindacati, agli amici di Barbiana e soprattutto ai preti fiorentini.<br \/>\nNell\u2019ambiente cattolico fiorentino, il problema dell\u2019obiezione di coscienza era stato sollevato il 18 novembre 1961 dal sindaco Giorgio La Pira con la proiezione del film Tu n\u00e9 tueras point (Non uccidere) del regista francese Claude Autant- Lara, un film simbolo sull\u2019obiezione di coscienza, tanto da essere censurato e vietata la proiezione in diverse nazioni, fra cui l\u2019Italia. Il film narra la storia realmente accaduta di due giovani, l\u2019uno cattolico francese e l\u2019altro un seminarista tedesco che si erano ritrovati in carcere per gli stessi motivi. Il giovane francese si era rifiutato di indossare l\u2019uniforme perch\u00e9, come cattolico, non intendeva imparare a uccidere. Il seminarista tedesco si era consegnato alla giustizia transalpina per aver ammazzato un partigiano in obbedienza ai superiori. La proiezione del film era stata anticipata il 17 novembre dello stesso anno con una conferenza, tenuta a Calenzano dal cattolico francese Jean Goss, membro del movimento internazionale per la riconciliazione delle Chiese. Don Milani, in quell\u2019occasione, si prest\u00f2 a fare da traduttore al conferenziere e ricord\u00f2 come la Chiesa Cattolica fosse in ritardo rispetto alle altre Chiese sul riconoscimento dell\u2019obiezione di coscienza. Questa presa di posizione provoc\u00f2 la critica stizzita di don Luigi Stefani, un prete profugo di origine istriana, ex cappellano militare, noto a Firenze per le sue posizioni anticomuniste e tradizionaliste, che era presente all\u2019incontro.<br \/>\n\u201cCaro don Milani, i panni sporchi si lavano in famiglia\u201d, polemizz\u00f2 don Stefani. Don Lorenzo Milani replic\u00f2 subito: \u201cNo, no, qui si fa il contrario: i panni sporchi si lavano in pubblico. C\u2019\u00e8 un comandamento, ricordati, che impone di non dare falsa testimonianza. Io non sono qui per fare r\u00e9clame alla ditta\u201d .<br \/>\nL\u2019obiezione di coscienza divenne un problema serio quando Giuseppe Gozzini, cattolico, iscritto all\u2019Azione Cattolica, richiamato alla leva militare, rifiut\u00f2 il servizio militare e and\u00f2 in carcere. Era il primo giovane cattolico che obiettava. Ai giudici che lo condannarono a sei mesi senza condizionale, Gozzini spieg\u00f2 di trarre dai principi evangelici e dalla morale cattolica le ragioni del suo rifiuto a indossare una divisa. Il processo si tenne l\u201911 gennaio 1963. Fino allora, il problema aveva toccato solo i giovani protestanti che erano assistiti dalla solidariet\u00e0 della loro chiesa, spieg\u00f2 don Milani che decise di partecipare a una manifestazione in sostegno del giovane cattolico, nonostante la curia gli avesse proibito di spostarsi da Barbiana. La manifestazione, prevista per il 20 dicembre 1962, non si tenne e don Milani rimase a Barbiana. \u201cIl gesto arbitrario di Gozzini\u201d, precis\u00f2 don Stefani, assistente diocesano femminile dell\u2019Azione Cattolica, \u201cponeva il giovane al di fuori delle norme di ubbidienza alle legittime autorit\u00e0 dello Stato e quindi in contrasto con i principi della morale cattolica\u201d. I giudici, che avevano condannato il giovane, avevano dichiarato nel loro atto di condanna che \u201cspettava allo Stato la funzione di \u201cmetro della moralit\u00e0 e della socialit\u00e0 di un paese ai fini penali\u201d.<br \/>\nPadre Ernesto Balducci difese il giovane in un\u2019intervista pubblicata su Il Giornale del Mattino, il 13 gennaio 1963, sostenendo che la chiesa aveva sempre adottato la nozione di guerra giusta e guerra ingiusta. Anzi nel contesto storico di proliferazione delle armi nucleari, la Chiesa si era spinta a dichiarare che una guerra totale sarebbe inevitabilmente ingiusta. Balducci fin\u00ec sotto processo per apologia di reato e con lui, Leonardo Pinzauti, il direttore de Il Giornale del Mattino, al quale don Milani era abbonato. I due furono assolti con formula piena nel corso del processo che si tenne il 7 marzo 1963. Ferruccio Perfetti, procuratore generale presso la corte di Appello di Firenze, ricorse in appello. Il nuovo processo si tenne il 15 ottobre 1963. Padre Ernesto Balducci venne condannato a otto mesi con la condizionale e le attenuanti generiche. Il 1 giugno 1964 la Cassazione conferm\u00f2 definitivamente la condanna. Fu in questo clima arroventato che don Milani decise di dire la sua su un argomento che allora divideva le coscienze soprattutto nel mondo cattolico, dandone comunicazione alla mamma: \u201cSto scrivendo una lettera ai cappellani militari in risposta a quel loro discorso apparso su La Nazione del 12 febbraio. L\u2019hai vista. Spero di tirarmi addosso tutte le grane possibili\u201d.<br \/>\nE ancora: \u201cHo lavorato due giorni alla risposta ai cappellani militari. Oggi l\u2019ho mandata a stampare per mandarne una copia a tutti i preti fiorentini e a tutti i giornali. Ho fatto cos\u00ec perch\u00e9 la bellissima lettera del Borghi (indipendente dalla mia e molto diversa) non l\u2019ha pubblicata nessuno per ora e siccome la mia \u00e8 pi\u00f9 velenosa, penso che faranno altrettanto anche con me. Cos\u00ec a ogni buon conto in mano ai preti fiorentini arriva ugualmente\u201d (Lorenzo Milani, Lettere alla mamma, pag. 199).<br \/>\n\u201cEra una faccenda di famiglia, un dissenso religioso morale civile tra preti\u201d, sottoline\u00f2 Ignazio Silone in un suo bellissimo articolo che iniziava cos\u00ec: \u201cCerchiamo almeno di difenderli i nostri poveri santi, finch\u00e9 vivono tra noi\u201d.<br \/>\nLa lettera di don Milani \u201cAi Cappellani Militari Toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell\u201911.02.1965\u201d, inizia cos\u00ec: \u201cDa tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo. Avremmo per\u00f2 voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola. Io l\u2019avrei voluto privato ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente. Primo perch\u00e9 avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, che io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore\u201d.<br \/>\nDon Milani invitava i latori del comunicato stampa a rispondere alle singole domande contenute nella lettera. Le risposte dovevano essere precise anche perch\u00e9, precisava che \u201cl\u2019opinione pubblica \u00e8 oggi pi\u00f9 matura che in altri tempi e non si contenter\u00e0 n\u00e9 di un vostro silenzio n\u00e9 di risposte generiche. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti\u201d.<br \/>\nI cappellani militari avevano usato il termine di Patria senza nessuna distinzione. Don Milani rispondeva asciutto: \u201cNon discuter\u00f2 qui l\u2019idea di Patria in s\u00e9. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi per\u00f2 avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dir\u00f2 che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall\u2019altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate, sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruenti: lo sciopero e il voto. Abbiamo dunque idee molto diverse. Posso rispettare le vostre se le giustificherete alla luce del Vangelo o della Costituzione. Ma rispettate anche voi le idee degli altri. Soprattutto se sono uomini che per le loro idee pagano di persona\u201d.<br \/>\nDopo aver ricordato che Ges\u00f9 era contrario alla violenza e che non aveva accettato nemmeno la legittima difesa, don Milani ricorda due articoli della Costituzione Italiana: l\u2019art. 11 \u201cL\u2019Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libert\u00e0 degli altri popoli\u201d e l\u2019art. 52 \u201cLa difesa della Patria \u00e8 sacro dovere del cittadino\u201d. Invitava pertanto a misurare con questo metro le guerre cui il popolo italiano era stato chiamato a sostenere in un secolo di storia: \u201cSe vedremo che la storia del nostro esercito \u00e8 tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in questi casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza\u201d.<br \/>\nContinua pertanto con le domande rivolte ai cappellani militari: \u201cDovrete spiegarci chi difese di pi\u00f9 la Patria e l\u2019onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici\u2026 Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L\u2019obbedienza a ogni costo? E se l\u2019ordine era il bombardamento dei civili, un\u2019azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l\u2019esecuzione sommaria dei partigiani, l\u2019uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l\u2019esecuzione di ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore sugli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l\u2019ordine di un ufficiale ribelle al popolo sovrano la continuava don Milani e i cappellani militari non avevano mai obiettato a nulla se erano ancora vivi e graduati. L\u2019esercito poi esisteva perch\u00e9 con la Patria \u201cdifenda gli alti valori che questo concetto contiene: la sovranit\u00e0 popolare, la libert\u00e0, la giustizia\u201d.<br \/>\nIl priore di Barbiana passava poi in rassegna tutte le guerre sostenute dal popolo italiano dal Risorgimento in poi, invitando i cappellani militari a \u201cdire da che parte era la Patria, da che parte bisognava sparare, quando occorreva obbedire e quando occorreva obiettare\u201d.<br \/>\nNel 1860 \u201cUn esercito di Napoletani, imbottiti dall\u2019idea di Patria, tent\u00f2 di buttare a mare un pugno di briganti che assaliva la sua Patria\u2026 La guerra del 1866 fu un\u2019altra aggressione. Anzi c\u2019era stato un accordo con il popolo pi\u00f9 attaccabrighe e guerrafondaio del mondo per aggredire l\u2019Austria insieme\u2026 Furono aggressioni certo le guerre (1867- 1870) contro i Romani i quali non amavano la loro secolare Patria, tant\u2019\u00e8 vero che non insorsero per facilitarle la vittoria\u2026<br \/>\nNel 1898 il Re Buono onor\u00f2 della Gran Croce Militare il generale Bava Beccaris per i suoi meriti in una guerra che \u00e8 bene ricordare. L\u2019avversario era una folla di mendicanti che aspettavano la minestra davanti a un convento a Milano. Il Generale li prese a colpi di cannone e di mortaio solo perch\u00e9 i ricchi (allora come oggi) esigevano il privilegio di non pagare le tasse. Volevano sostituire la tassa sulla polenta con qualcosa di peggio per i poveri e di meglio per loro. Ebbero quel che volevano. I morti furono ottanta, i feriti innumerevoli. Fra i soldati non ci fu n\u00e9 un ferito n\u00e9 un obiettore. Finito il servizio militare, tornarono a casa a mangiare polenta. Poca perch\u00e9 era rincarata\u201d.<br \/>\nFurono di aggressione le guerre coloniali, contro l\u2019Eritrea, l\u2019Abissinia e la Libia.<br \/>\nNel 1914, l\u2019Italia aggred\u00ec l\u2019Austria con cui era alleata. L\u2019inutile strage, l\u2019espressione non \u00e8 di un vile obiettore di coscienza ma del Papa Benedetto XV, poteva essere risparmiata: \u201cGiolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti\u201d.<br \/>\n\u201cEra nel \u201922 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l\u2019esercito non la difese. Stette ad aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l\u2019avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l\u2019Obbedienza cieca, pronta, assoluta, quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50 milioni di morti). Cos\u00ec la Patria and\u00f2 in mano a un pugno di criminali che viol\u00f2 ogni legge umana e divina e riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo\u201d.<br \/>\nNel 1936 cinquantamila soldati italiani appoggiarono il colpo di stato del generale Franco, dal \u201939 in poi i soldati italiani aggredirono una dopo l\u2019altra altre sei Patrie che non avevano certo attentato alla loro: Albania, Francia, Grecia, Egitto, Jugoslavia, Russia.<br \/>\nNella sua requisitoria, don Milani salvava \u201cuna sola guerra giusta, se guerra giusta esiste. L\u2019unica che non fosse offesa alla Patrie altrui, ma difesa della nostra: la guerra partigiana. Da un lato c\u2019erano dei civili, dall\u2019altro dei militari. Da un lato soldati che avevano obbedito, dall\u2019altro soldati che avevano obiettato. Quali dei due contendenti erano, secondo voi, i ribelli, quali i regolari?&#8230; Poi per grazia di Dio, la nostra Patria perse l\u2019ingiusta guerra che aveva scatenato. Le Patrie aggredite dalla nostra Patria riuscirono a ricacciare i nostri soldati\u201d.<br \/>\nL\u2019obbedienza militare che i cappellani militari esaltavano senza un \u201cdistinguo\u201d era in stridente contrasto con la parola di San Pietro: \u201cSi deve obbedire agli uomini o a Dio?\u201d.<br \/>\nDon Milani ricordava che in altri paesi esisteva una legge che disciplinava l\u2019obiezione di coscienza. Se in Italia non c\u2019era questa legge, non era colpa loro se gli obiettori non avevano altra scelta di servire la Patria oziando in prigione. Anche quel Concordato che i cappellani militari volevano tanto celebrare riconosce, al suo terzo articolo, l\u2019obiezione di coscienza dei vescovi e dei preti. Se la Chiesa non si era ancora pronunciata contro gli obiettori, i cappellani militari non avevano nessuna autorizzazione di chiamarli vili: \u201cE poi a chiamarli vili non vi viene in mente che non s\u2019\u00e8 mai sentito dire che la vilt\u00e0 sia patrimonio di pochi, l\u2019eroismo patrimonio dei pi\u00f9? Aspettate a insultarli. Domani forse scoprirete che sono dei profeti. Certo il luogo dei profeti \u00e8 la prigione ma non \u00e8 bello stare dalla parte di chi ce li tiene\u201d. Si sa come and\u00f2 a finire.<br \/>\nDon Milani fu accusato di apologia di reato. La lettera fu incriminata. Luca Pavolini, direttore di Rinascita, fu condannato anche lui per aver pubblicato la lettera. Quel che don Milani aveva sperato non si era verificato.<br \/>\nNessun giornale cattolico si era preso la briga di pubblicare la lettera. Raccolte le ultime forze, don Milani si accingeva a scrivere la propria autodifesa, spedendo la Lettera ai Giudici. Le due lettere furono raccolte nel libro \u201cL\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9\u201d. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c \u2026Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. \u00c8 troppo facile dimostrare che Ges\u00f9 era contrario alla violenza e che per s\u00e9 non accett\u00f2 nemmeno la legittima difesa\u2026 Se ci dite che il rifiuto di difendere se stessi e i suoi secondo l\u2019esempio e il comandamento del Signore \u00e8 estraneo al comandamento cristiano dell\u2019amore &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":4954,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11],"tags":[93,1702],"class_list":["post-5497","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-artecultura","tag-don-lorenzo-milani","tag-numero-12-2017"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/lorenzo_milani_comparetti.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1qF","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5497"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5498,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5497\/revisions\/5498"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}