{"id":549,"date":"2013-04-08T15:45:47","date_gmt":"2013-04-08T15:45:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=549"},"modified":"2016-01-18T11:13:17","modified_gmt":"2016-01-18T11:13:17","slug":"liturgia-la-svolta-necessaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/04\/liturgia-la-svolta-necessaria\/","title":{"rendered":"Liturgia: la svolta necessaria"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/2013\/04\/liturgia-la-svolta-necessaria\/numero6\/\" rel=\"attachment wp-att-551\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-551\" title=\"numero6\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/numero6-300x236.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"236\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/numero6-300x236.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/numero6.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Al Vaticano II, per la prima volta la Chiesa, in un Concilio, mette a tema il discorso sulla liturgia ex professo. La Sacrosanctum Concilium (SC), la prima Costituzione Conciliare, si configura come il punto di approdo di una storia lunga, in cui il cosiddetto Movimento liturgico costituisce la punta pi\u00f9 alta e pi\u00f9 riconoscibile. Ma la SC costituisce pure una sorta di punto di partenza della cosiddetta riforma liturgica, cio\u00e8 di quel movimento che dalla fine del Concilio a oggi ha inteso rendere operativi i grandi principi contenuti nella Costituzione conciliare.<\/p>\n<p><!--more-->Il 50\u00b0 anniversario della promulgazione del Concilio pu\u00f2 essere un\u2019occasione per un breve bilancio sulla applicazione della riforma liturgica nella Chiesa\u2026 anche in quella Diocesana. Cerco di delineare, seppur sinteticamente, tale bilancio, facendomi aiutare da qualche arguta osservazione che qua e l\u00e0 ho potuto cogliere.<\/p>\n<p>LUCI<\/p>\n<p>1. Riscoperta della liturgia come azione del Christus totus, capo membra (cfr SC 7: \u201cLa liturgia \u00e8 considerata come l\u2019esercizio della funzione sacerdotale di Ges\u00f9 Cristo\u2026esercizio nel quale il culto pubblico integrale \u00e8 esercitato dal corpo mistico di Ges\u00f9 Cristo, ossia dal capo e dalle sue membra\u201d). Questa concezione della liturgia ha permesso di riscoprire l\u2019assemblea come unico soggetto che celebra, entro il quale i ministri ordinati hanno un ruolo assolutamente centrale (quello della presidenza) ma non esclusivo. Tutti i fedeli, in virt\u00f9 del loro sacerdozio derivante dal battesimo, celebrano. Nessuno \u00e8 spettatore. Fine del clericalismo.<\/p>\n<p>2. Centralit\u00e0 del mistero pasquale. Ogni azione liturgica \u00e8 celebrazione memoriale della Pasqua di Cristo. Da qui la riforma liturgica che ha rimesso al centro la domenica, come pasqua settimanale. (cfr SC 106: \u201cSecondo la tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stesso della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica\u201d).<\/p>\n<p>3. Semplificazione dei riti (cfr SC 34: \u201cI riti splendano per nobile semplicit\u00e0, siano trasparenti per il fatto della loro brevit\u00e0 e senza inutili ripetizioni\u2026). La riforma ha riscoperto la semplicit\u00e0 e insieme la nobilt\u00e0 del rito romano, togliendo tutte le incrostazioni che si erano accumulate nel corso dei secoli.<\/p>\n<p>4. La riforma ha introdotto il concetto di \u201cadattamento\u201d, per cui la liturgia non \u00e8 un ripetere in modo standardizzato un rito ma \u00e8 un agire che tiene conto di diversi fattori, quali il tempo liturgico, il tipo di assemblea, ecc..<\/p>\n<p>5. Passaggio alla lingua vivente. L\u2019uso esclusivo del latino era diventato intollerabile perch\u00e9 impediva alla totalit\u00e0 dei fedeli di partecipare all\u2019azione liturgica.<\/p>\n<p>6. Posto di assoluta importanza per la sacra Scrittura. La riforma ha introdotto abbondantemente nelle celebrazioni liturgiche la Parola di Dio, tanto che nessun sacramento pu\u00f2 essere celebrato senza la proclamazione e l\u2019ascolto della Parola. Per la Messa l\u2019importanza della Parola di Dio \u00e8 testimoniata in particolare dalla realizzazione dei Lezionari.<\/p>\n<p>OMBRE<\/p>\n<p>1. La riscoperta dell\u2019assemblea quale soggetto che celebra nella liturgia ha provocato una enfatizzazione della dimensione comunitaria della liturgia stessa a scapito del riferimento a Cristo. La prima preoccupazione \u00e8 divenuta quella di mettere al centro della liturgia l\u2019assemblea, per cui \u00e8 accaduto che la liturgia \u00e8 divenuta non pi\u00f9 il luogo in cui si annuncia e si celebra la salvezza che viene da Dio, ma il luogo dove ci si ritrova per vivere una esperienza insieme (ci ricordiamo le liturgie degli anni \u201970?). Scriveva il card. Ratzinger qualche anno fa: \u00abMolti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere fatta da tutta la comunit\u00e0, per essere davvero sua. \u00c8 una visione che ha condotto a misurarne il \u201csuccesso\u201d in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo \u00e8 andato per\u00f2 disperso il proprium liturgico, che non deriva da ci\u00f2 che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare\u00bb. Altra ombra \u00e8 la scarsa presa di coscienza della ministerialit\u00e0 della Chiesa. Assemblea che celebra non vuol dire che tutti devono fare tutto, ma che ognuno fa ci\u00f2 che gli compete. Purtroppo ancora molta strada deve essere percorsa per una piena valorizzazione dei ministeri laicali. Da parte dei preti non vi \u00e8 la piena consapevolezza del significato dei ministeri liturgici; da parte dei laici tali ministeri vengono spesso assunti con \u201cleggerezza\u201d e con una pericolosa voglia di protagonismo.<\/p>\n<p>2. La semplificazione dei riti \u00e8 divenuta in alcuni casi una banalizzazione dei riti. L\u2019adattamento si \u00e8 trasformato in creativit\u00e0, cio\u00e8 la pretesa di poter improvvisare nell\u2019esecuzione dei riti, ignorando il senso dei riti stessi. Scriveva ancora il card. Ratzinger: \u00abLa liturgia non \u00e8 uno show, uno spettacolo che abbisogni di registri geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese \u201csimpatiche\u201d, di trovate accattivanti, ma di ripetizioni solenni\u00bb.<\/p>\n<p>3. L\u2019introduzione della lingua volgare e la presenza massiccia della sacra Scrittura ha indotto alcuni a trasformare la liturgia in una sorta di catechesi animata. Nella Messa per esempio, ci\u00f2 ha determinato una sproporzione tra liturgia della Parola e liturgia Eucaristica. La liturgia non \u00e8 l\u2019occasione per dire parole su Dio, ma per lasciar parlare Dio.<\/p>\n<p>4. Un problema a parte \u00e8 costituito dal tema della musica per la liturgia. Dal canto polifonico preconciliare, in cui non si teneva minimamente conto dell\u2019assemblea celebrante, si \u00e8 passati a volte all\u2019introduzione di canti i cui testi e suoni risultano alquanto inadatti al contesto liturgico.<\/p>\n<p>PROSPETTIVE PER IL FUTURO<\/p>\n<p>\u00abAssolutamente centrale sar\u00e0 approfondire il senso della liturgia, della celebrazione comunitaria attorno alla mensa della Parola e dell\u2019Eucaristia, del cammino di fede costituito dall\u2019anno liturgico&#8230;la fonte della nostra fede \u00e8 la preghiera comune della Chiesa\u00bb (Comunicare il vangelo in un mondo che cambia, n. 49). In una parola \u201cformazione liturgica\u201d, secondo questa triplice scansione: \u201cperch\u00e9 si celebra\u201d \u2013 \u201cche cosa si celebra\u201d \u2013 \u201ccome si celebra\u201d. Per servire la liturgia occorre mettere al centro la fede in Cristo. Nella liturgia celebriamo il mistero di Cristo, nient\u2019altro. Ci mettiamo alla sua scuola. Non celebriamo noi stessi, i nostri sentimenti, propositi ecc. La liturgia ci insegna ad essere discepoli di Cristo. Vincere il pregiudizio illuminista che riduce l\u2019uomo al pensiero e dunque anche la vita spirituale a qualcosa di mentale. La liturgia ci dice che tutto l\u2019uomo \u00e8 implicato nell\u2019incontro con il Signore. La cura della forma non \u00e8 estetismo, ma consapevolezza che l\u2019uomo \u00e8 il suo corpo non solo la sua mente. Tertulliano diceva: \u201cCaro salutis cardo\u201d. E H.U. Von Balthasar: \u00abLa forma \u00e8 il primo dei contenuti. Il contenuto non giace dietro la forma, ma in essa. A colui al quale la forma non da luce, rimarr\u00e0 invisibile anche la luce del contenuto\u00bb. Stimare e valorizzare le potenzialit\u00e0 del rito, pi\u00f9 che introdurre novit\u00e0 che lasciano presto il tempo che trovano. Favorire la ministerialit\u00e0 nella liturgia. \u00c8 la base indispensabile per aiutare l\u2019assemblea, anche i ragazzi a partecipare alla celebrazione. Nell\u2019Ordinamento Generale del Messale Romano troviamo scritto: \u00abLa preparazione pratica di ogni celebrazione eucaristica si faccia di comune e diligente intesa, secondo il Messale e gli altri libri liturgici, fra tutti coloro che sono interessati rispettivamente alla parte rituale, pastorale e musicale, sotto la direzione del rettore della chiesa e sentito il parere dei fedeli per quelle cose che li riguardano direttamente. Al sacerdote che presiede la celebrazione spetta per\u00f2 sempre il diritto di disporre ci\u00f2 che a lui compete \u00bb. (n. 111). \u2022<\/p>\n<p>Osvaldo Riccobelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Vaticano II, per la prima volta la Chiesa, in un Concilio, mette a tema il discorso sulla liturgia ex professo. 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