{"id":5461,"date":"2017-06-28T13:00:56","date_gmt":"2017-06-28T11:00:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5461"},"modified":"2017-06-28T11:19:35","modified_gmt":"2017-06-28T09:19:35","slug":"i-riti-del-solstizio-destate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/i-riti-del-solstizio-destate\/","title":{"rendered":"I riti del Solstizio d&#8217;estate"},"content":{"rendered":"<p>Al solstizio d&#8217;estate, al 21 Giugno comincia l&#8217;estate. Tale giorno era considerato sacro nelle tradizioni precristiane ed ancora oggi viene celebrato dalla religiosit\u00e0 popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il ventiquattro giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la nativit\u00e0 di San Giovanni Battista.\u00a0 Ed anche in questa festa convergono i riti precristiani esaltanti i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda di erbe, di messi e di fiori. Nella notte della vigilia di San Giovanni, la notte pi\u00f9 breve dell&#8217;anno, in tutte le campagne del Nord Europa, l&#8217;attesa del sorgere del sole era ed \u00e8 propiziata dai fal\u00f2 accesi sulle colline e sui monti, poich\u00e9 da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi. Le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell&#8217;aria scura promesse d&#8217;amore e di fortuna, ed il Male si dissolveva. Nella veglia, tra la notte e l&#8217;alba, i fiori bagnati di rugiada brillavano come segnali; allo spuntar del sole si sceglievano e raccoglievano in mazzi per essere benedetti in chiesa dal sacerdote. Bagnarsi nella rugiada o lavarsene almeno gli occhi al ritorno della luce era per i fedeli cristiani un gesto di purificazione prima di partecipare ai riti in chiesa.\u00a0 La rugiada ricordava il battesimo impartito dal Battista nel Giordano, le erbe dei prati e dei boschi riproponevano l&#8217;austera penitenza di Giovanni nel deserto prima della sua missione di precursore del Messia. Fino a non pochi decenni fa, nell\u2019alto maceratese, nelle campagne c\u2019era chi si rotolava nudo al mattino presto sui campi ancora bagnati dalla rugiada della notte o si immergeva nelle acque dei fiumi ancora trasparenti, \u201cper acquisire quei poteri che guariscono i mali e fortificano le membra\u201d. Anche nella Brianza contadina di ottant\u2019anni fa, il mese di Giugno era consacrato alla festa di San Giovanni, alle erbe dei prati, ai poteri curativi dell\u2019acqua; tanti sono i proverbi, da farne quasi una piccola antologia: \u201cA San Giovann, se regoeuj la camamella per tutt l\u2019ann\u201d (A San Giovanni, si raccoglie la camomilla per tutto l\u2019anno), \u201cCont l\u2019acqua e l\u2019erba di praa, se cura tucc i maa\u201d (Con l\u2019acqua e l\u2019erba dei prati, si cura tutti i mali); \u201cAcqua e praa\u2026 e \u2018l spezi\u00e9e l\u2019\u00e8 faa\u201d (Acqua e prato ed il farmacista \u00e8 fatto).<\/p>\n<p>I fiori di San Giovanni<br \/>\nI fiori di San Giovanni sono diversi a secondo delle latitudini: l&#8217;artemisia, l&#8217;arnica, le bacche rosso fuoco del ribes, la verbena, l&#8217;erica, la pianticella sottile. L&#8217;erica \u00e8 un fiore delle nevi e dei terreni poveri ed ostili. I fiori dell&#8217;erica, che vanno dal bianco alle varie tonalit\u00e0 di rosa, assomigliano, rovesciati, ai copricapi degli elfi. Della stessa famiglia dell&#8217;erica \u00e8 un&#8217;altra pianticella, detta brugo, da \u201cbrucus\u201d, termine tardolatino di origine celtica, da cui deriva il termine brughiera, poich\u00e9 in questa terra povera e arida la pianticella riesce a vivere meglio che in altre, coprendo immense distese. L&#8217;erica, dal nome pi\u00f9 romantico, era tenuta in grande considerazione fin dall&#8217;antichit\u00e0, tanto da essere utilizzata per costruire le scope che sarebbero servite per pulire i templi degli Dei, e successivamente, in tempi pi\u00f9 severi, il forno dove cuocere il pane. L&#8217;utilizzo dell&#8217;erica per costruire scope era cos\u00ec diffuso che, in alcune regioni, l&#8217;erica stessa viene chiamata scopa e ancora oggi, alcune localit\u00e0 soprattutto della Toscana, dove l&#8217;erica ricopre a distesa campi e colline, vengono chiamate Scopeto, Poggio delle Scope. E l&#8217;erica \u00e8 posta a guardia del solstizio d&#8217;estate, periodo nel quale raggiunge la fioritura pi\u00f9 completa.<br \/>\nE ancora \u00e8 tipico della notte di San Giovanni, il raro, misterioso fiore della felce che cresce nella notte magica, e si dice fiorisca a mezzanotte. Un altro fiore, questo facilmente rintracciabile e che appare d&#8217;oro anche ad occhio nudo, \u00e8 legato nella memoria popolare al solstizio d&#8217;estate. La densit\u00e0 della sua fioritura \u00e8 tale da risaltare sulle grandi distese, come una gran macchia di colore giallo oro misto a rame; i fiori infatti, cos\u00ec numerosi e brillanti, durano poco, un giorno soltanto, e subito appassiscono e assumono un colore rosso ruggine. Si tratta dell&#8217;iperico, un fiore dei campi che \u00e8 detto erba di San Giovanni, perch\u00e9 anticamente chi si trovava per strada la notte della vigilia, quando le streghe si recavano a frotte verso il luogo del convegno annuale, se ne proteggeva infilandoselo sotto la camicia insieme con altre erbe, dall&#8217;aglio, all&#8217;artemisia, alla ruta. C\u2019era chi favoleggiava di incontri notturni ai crocicchi delle vie con le misteriose streghe che attraversavano le campagne sull\u2019ora di mezzanotte. Contadini appoggiati a forconi di legno aspettavano impazienti l\u2019arrivo di queste misteriose visitatrici. Tra tutte le erbe che avevano poteri quasi magici c\u2019era l\u2019erba della Madonna. Cresceva spontanea nei campi, sul limitare dei fossati, su porzioni di terreno non coltivato, ma anche tra il grano, quando non si usavano ancora diserbanti e pesticidi. Con l\u2019infuso dell\u2019erba della Madonna ci si lavava il viso; aveva i molti poteri magici, tra tutti allontanava \u201cl\u2019occhio cattivo\u201d.<br \/>\nUn\u2019altra tradizione legata alla festa di San Giovanni era quella dell\u2019albume di un uovo che veniva messo nel bicchiere alla vigilia della festa e posto sul davanzale. Rimaneva l\u00ec sino all\u2019alba. L\u2019albume stagnante, raggrumato, assumeva figurazioni diverse e molteplici erano le interpretazioni che esse suggerivano attorno ai problemi della vita: salute, benessere, buon raccolto. Questa tradizione era in voga nell\u2019alto maceratese, ma anche nel vicino Abruzzo, in provincia dell\u2019Aquila, attorno ai paesi di Vittorito- Popoli. Anche gli alberi da frutto partecipavano alla festa del santo. Se le albicocche non erano ancora mature, le mele di San Giovanni, si offrivano al palato bianche e piccole, dal sapore un po\u2019 acre, ma si mangiavano; erano i primi frutti della stagione. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al solstizio d&#8217;estate, al 21 Giugno comincia l&#8217;estate. 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