{"id":5452,"date":"2017-06-28T11:30:19","date_gmt":"2017-06-28T09:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5452"},"modified":"2017-06-28T11:14:22","modified_gmt":"2017-06-28T09:14:22","slug":"le-parole-e-le-cose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/le-parole-e-le-cose\/","title":{"rendered":"Le parole e le cose"},"content":{"rendered":"<h2><em><strong>Una relazione artificiale o una tensione mistica?<\/strong><\/em><\/h2>\n<p>Partendo dalle parole greche, o almeno da molte di esse \u2013 sostiene Polyxene Kasda, la realizzatrice della coppa della fiaccola per le Olimpiadi di Atene del 2004 \u2013, mediante un\u2019elaborazione algoritmica della loro struttura aritmetica, si possono generare forme sorprendenti. Quasi in ossequio al detto di Eraclito: \u201cIl nome \u00e8 pronunciato dall\u2019invisibile ed \u00e8 una legge naturale\u201d; o giusta l\u2019affermazione di Democrito: \u201cIl nome e una scultura parlante\u201d.<br \/>\nCos\u00ec, secondo l\u2019elaborazione della Poly Kasda, \u201cla parola Onoma \u2013 nome \u2013 genera la forma di un\u2019anfora\/contenitore che d\u00e0 forma al vuoto. La parola Elpida \u2013 speranza \u2013 nasconde una fiamma o una lancia; la parola Anthropos \u2013 uomo \u2013 origina un\u2019aquila, simbolo transtemporale dello Spirito. La forma della farfalla \u00e8 incastonata nel nome Psych\u00e9 e i Greci antichi chiamavano la farfalla Psych\u00e9. Il Graal (coppa), l\u2019ultimo oggetto e passo della ricerca d\u2019immortalit\u00e0, \u00e8 contenuto nel nome Chrysalis, archetipo naturale di trasformazione.\u201d<br \/>\n\u201cR. Barthes \u2013 continua la Kasda \u2013, che ha tentato di costruire una morale del segno, ha proposto il segno della mistica come un modello di autentica comunicazione interpersonale. Nelle sue conferenze su \u201cCome Vivere Insieme\u201d ha dichiarato che dobbiamo \u201cattraversare il linguaggio per raggiungere il linguaggio ulteriore\u201d, come se vedesse nel linguaggio un contenitore di auto-rigenerazione. Un colpo di sole che un po\u2019 ci stordisce, un po\u2019 ci illumina a riflettere.<br \/>\nTutto questo ci richiama la vicenda dell\u2019Eden, allorch\u00e9 Adam fu incaricato di conferire un nome agli animali che gli erano stati posti davanti. E li nomin\u00f2 certamente in modo tale che il nome corrispondesse alla loro \u201cquiddit\u00e0\u201d, ossia a ci\u00f2 per cui erano quella cosa e non altro. E quel suono era la loro verit\u00e0, anzi la conteneva.<br \/>\nPerse nella memoria e nei testi di filosofia le diatribe tra nominalismo (nomina flatus vocis) e realismo (nomina consequentia rerum), che cosa ci resta oggi di quella tensione\/tenzone tra discorso\/parola (significante) e oggetto concreto o astratto (referente)?<br \/>\nSembra che, dopo aver gustato improvvidamente del frutto dell\u2019albero della conoscenza, Adam abbia perso via via la consapevolezza di ci\u00f2 che lega la verit\u00e0 e la realt\u00e0 al linguaggio e abbia come dissipato, per tappe successive, la ricca dotazione originaria.<br \/>\nIl romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa (1978) deve la diffusione e il successo mondiali alla proclamazione coram mundo della fine del valore di ogni discorso, dell\u2019estinzione di ogni rapporto possibile tra parola e verit\u00e0. Non \u00e8 stato ovviamente Eco a recidere tale rapporto, sempre problematico, come detto, nel corso della storia del pensiero. Eco ha fatto semplicemente da \u201ceco\u201d (nomen omen?) a una voce, sempre pi\u00f9 pervadente tra i desideri del mondo, che reclamava l\u2019affrancamento da ogni vincolo; e per ottenerlo abbracciava volentieri la strategia di un allegro e ironico nominalismo nichilistico.<br \/>\nL\u2019uomo, cos\u00ec, non ha pi\u00f9 alcun valore: se, infatti, non ne ha quello che dice (o che pensa), non pu\u00f2 averne, perch\u00e9 non pu\u00f2 essere rappresentato, quello che \u00e8 (nel passato, nel presente e nel futuro) o quello che realizza.<br \/>\nE se la triadica direttrice dell\u2019essere, del pensare e dell\u2019agire, insieme alle dimensioni orizzontali del tempo (successione) e dello spazio (estensione), statuendo e costituendo la dimensione verticale del \u201cvalore\u201d eccedente, rendeva quella umana un\u2019esperienza immanente e trascendente rispetto allo svolgersi fisico della storia, la sua sparizione (o soppressione) ci schiaccia sul piano orizzontale di un mondo bi-dimensionale fatto solo di successione e di estensione: il mondo meccanico.<br \/>\nLa cultura che oggi rivendica l\u2019esclusiva del palcoscenico, sacrificata la libert\u00e0 sull\u2019altare del velleitarismo, ha destabilizzato, insomma, il nesso fra realt\u00e0, discorso e verit\u00e0; e ha deprivato la parola della \u201cresponsabilit\u00e0\u201d nei confronti della luce e della carne delle cose, stravolgendone il ruolo di memoria \u2018fossile\u2019 dell\u2019originaria radiazione, e declassandola da anello di sim-bolo e di dia-logo a luogo di incontri mancati.<br \/>\nOgni linguaggio si \u00e8 trasformato in una serie interminabile di tenebrosi e futili echi autoreferenziali, in una babele di discorsi incomunicabili che urtano, schiantandosi o rimbalzando via, contro la superficie del reale.<br \/>\nLa poesia non sa pi\u00fa di cosa parla(re); n\u00e9 lo sa la scienza o la filosofia o l\u2019arte, la tecnica o l\u2019economia, la politica o l\u2019etica, la storiografia o la cronaca.<br \/>\nL\u2019unico e ultimo svigorito vigore dello spirito rimane il languore di Narciso intossicato dall\u2019h\u00fdbris del fumo di Prometeo: la forma pi\u00fa sottile dell\u2019odio verso l\u2019Altro, verso ogni altro, verso quell\u2019incompiuta compiutezza di ogni altra cosa che chiamiamo mondo, e infine verso quell\u2019altro che \u00e8 il s\u00e9 di ciascuno.<br \/>\nE allora \u2013 riandando a Barthes \u2013 la sfida per un\u2019eventuale rigenerazione del senso dell\u2019esistere, del fare e del pensare\/parlare pu\u00f2 essere sostenuta solo abbandonandosi, per misteriose e molteplici vie, all\u2019ascolto del L\u00f3gos, la Parola detta prima, il verbo arcaico, il suono silente di tutte le voci, e loro dimora e conchiglia; lo spazio aperto ma invalicabile del sacro, il \u2018dato\u2019 che non pu\u00f2 essere posseduto. In Lui solo, proprio nel suo \u201cinfinito eccesso\u201d, si trova la resistenza che della realt\u00e0 tutela il senso e la provocante alterit\u00e0, vietandone la combustione nel cortocircuito tra verit\u00e0 (ritenuta irraggiungibile) e discorso (considerato e utilizzato preferibilmente nella sua fatuit\u00e0)..<br \/>\nSolo il L\u00f3gos-Luce-carne rende persuasiva la sproporzione tra la parola umana e \u201cl\u2019infinita via\u201d della verit\u00e0, e fa esaltante l\u2019intervallo fra entropia e vita, tra ricerca e conoscenza, tra conoscenza e sapienza. Solo in esso la scienza, la filosofia, la poesia, la mistica, la teologia, l\u2019arte e la stessa t\u00e9chne possono essere altrettante fioriture sull\u2019unica via della peregrinazione verso la lucente iridescenza dell\u2019Assoluto. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una relazione artificiale o una tensione mistica? 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