{"id":545,"date":"2013-04-08T15:42:59","date_gmt":"2013-04-08T15:42:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=545"},"modified":"2016-01-18T11:14:22","modified_gmt":"2016-01-18T11:14:22","slug":"luomo-e-ancora-capace-di-liturgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/04\/luomo-e-ancora-capace-di-liturgia\/","title":{"rendered":"L\u2019uomo \u00e8 ancora capace di liturgia?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/2013\/04\/luomo-e-ancora-capace-di-liturgia\/liturgia\/\" rel=\"attachment wp-att-546\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-546\" title=\"liturgia\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/liturgia-262x300.jpg\" alt=\"\" width=\"183\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/liturgia-262x300.jpg 262w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/liturgia.jpg 416w\" sizes=\"auto, (max-width: 183px) 100vw, 183px\" \/><\/a>La scorsa estate prima di partire per un campo servizio con un gruppo di adolescenti, abbiamo scelto di vivere una celebrazione. In essa avevamo previsto un gesto, che per noi adulti \u00e8 molto eloquente perch\u00e9 vissuto almeno una volta l\u2019anno all\u2019interno del triduo pasquale: l\u2019adorazione della croce. In quella celebrazione, dopo il sottoscritto, \u00e8 stato fatto dagli educatori, poi\u2026 si sono alzati tre adolescenti per compierlo\u2026 poi, tutti fermi e seduti.<\/p>\n<p><!--more-->Percepivo che un gesto liturgico, per noi adulti ancora molto importante, per le nuove generazioni rischia di non dire pi\u00f9 niente. Quegli adolescenti hanno poi vissuto l\u2019esperienza del campo con impegno e intensit\u00e0, anche nei suoi momenti di preghiera e catechesi. Non si tratta quindi di miscredenti, o di ostilit\u00e0 verso il crocifisso. Quell\u2019esperienza mi richiama alla mente la domanda che poneva Romano Guardini in una lettera inviata al Congresso liturgico di Magonza del 1964: l\u2019uomo di questo tempo \u00e8 ancora capace di liturgia? La vedo attuale anche per questo tempo. Intravedo tre nodi critici nel rapporto con la liturgia. Le persone stanno perdendo familiarit\u00e0 con il linguaggio simbolico della liturgia, forse perch\u00e9 stanno perdendo l\u2019aderenza con la realt\u00e0 e cadono nella banalizzazione di dimensioni qualificanti l\u2019esistenza umana. Il primato del virtuale si accompagna alla banalizzazione del rapporto con il cibo, alla riduzione del corpo a strumento di performances atletiche e fisiche o all\u2019adesione al mito dell\u2019eterna giovinezza, allo svilimento della sessualit\u00e0 umana, allo svuotamento di senso di parole come amore, amicizia, all\u2019esorcismo completo della morte. Urge un impegno educativo: se non si riprende familiarit\u00e0 con la concretezza ed il mistero dell\u2019esistere, con i suoi simboli, nella liturgia ci si trova sempre pi\u00f9 spaesati. In secondo luogo stanno facendo la loro parte una pseudo-idea di spiritualit\u00e0, ed una versione individualista ed intimista di preghiera. Il Concilio, 50 anni fa, ricordava che la liturgia comunitaria \u00e8 culmine e fonte della vita della Chiesa, ed anche della preghiera personale. Oggi molte persone disdegnano di celebrare l\u2019eucaristia domenicale con la propria comunit\u00e0 ma consumano avidamente momenti di preghiera particolari, in luoghi particolari, o momenti costruiti a propria immagine e somiglianza, in cui le proprie parole o i propri sentimenti valgono di pi\u00f9 della stessa Parola di Dio che prende forma nella vita della propria comunit\u00e0. Qui urge una conversione del nostro modo di essere comunit\u00e0: non meri centri di aggregazione o organizzazione, ma famiglie in cui ognuno si sente riconosciuto e chiamato per nome, e una liturgia che coinvolga la mente, il cuore e la volont\u00e0 della persona. Infine le nostre celebrazioni domenicali rischiano di essere riti avulsi dal tempo. Se avvengono oggi, o fra un anno, o fossero avvenute un anno fa, non cambia nulla. La persona fa fatica a ritrovare la propria vita nella celebrazione. Da una parte, la liturgia non potr\u00e0 mai essere lo specchio del vissuto individuale, altrimenti asseconderebbe il narcisismo dell\u2019uomo contemporaneo. Essa educa la persona a decentrarsi e ad aprirsi ad un mistero pi\u00f9 grande. Dall\u2019altra parte essa non pu\u00f2 non tener conto della storia e della forma che oggi assumono le domande nel cuore di ogni uomo. Molto, giustamente, \u00e8 chiesto a noi presbiteri, soprattutto nell\u2019omelia. Ma le nostre comunit\u00e0 potrebbero meglio aver cura della liturgia domenicale approfittando degli spazi di legittimo adattamento che essa concede. Ritengo urgente, per le nuove generazioni, un\u2019iniziazione alla preghiera liturgica e anche personale. \u2022 Giordano Trapasso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scorsa estate prima di partire per un campo servizio con un gruppo di adolescenti, abbiamo scelto di vivere una celebrazione. 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