{"id":5414,"date":"2017-06-14T13:00:59","date_gmt":"2017-06-14T11:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5414"},"modified":"2017-06-12T11:48:36","modified_gmt":"2017-06-12T09:48:36","slug":"il-sogno-di-una-chiesa-povera-e-rivoluzionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/il-sogno-di-una-chiesa-povera-e-rivoluzionaria\/","title":{"rendered":"Il sogno di una Chiesa povera e rivoluzionaria"},"content":{"rendered":"<h2><em>Don Luigi Ciotti, Mario Lancisi, Padre Ernesto Balducci, cardinale Loris Capovilla, Gigi Ghirotti hanno detto di don Milani\u2026<\/em><\/h2>\n<p>Don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele, cos\u00ec scrive nella prefazione al libro di Mario Lancisi, Don Milani, la vita: \u201cDi certi posti aspri e selvatici si usa dire che sono abbandonati da Dio, proprio a Barbiana, Dio aveva trovato in don Milani un testimone straordinario, capace di saldare il Cielo e la Terra, il vangelo e la giustizia sociale, l\u2019essere cristiani e l\u2019esser cittadini in questo mondo e per questo mondo\u2026 Barbiana degli anni cinquanta si riflette nelle tante Barbiane del nostro tempo, quelle dell\u2019Africa e dell\u2019America Latina, delle zone di guerra e di certe spiagge del Mediterraneo, dove a volte le onde depongono i corpi delle vittime della fame, della schiavit\u00f9 e dell\u2019ingiustizia globale, 1.582 nel solo 2006. Ma anche le Barbiane di chi dall\u2019altra parte \u00e8 approdato, senza per\u00f2 trovare pace e dignit\u00e0: quelle delle baraccopoli e dei quartieri ghetto, delle case sovraffollate e dei rifugi di fortuna, quelle di chi cade in mano alle mafie del caporalato e della prostituzione. Don Milani \u00e8 attuale anche per la radicalit\u00e0, la passione, la coerenza con cui ha percorso il suo tratto di strada. Una coerenza e una radicalit\u00e0 che non smettono di provocarci, essere pungolo alle nostre coscienze, animate da una fede che, scrive giovanissimo in Esperienze pastorali, non \u00e8 qualcosa da infilare alla prima occasione nei discorsi, ma un modo di vivere e di pensare\u201d.<br \/>\nMario Lancisi, nel libro ricordato scrive: \u201cDon Milani \u00e8 stato uno dei santi pi\u00f9 importanti della Chiesa contemporanea, anche se proprio per questa sua autentica santit\u00e0 probabilmente non verr\u00e0 mai canonizzato. Ma \u00e8 stato anche uno dei pi\u00f9 grandi intellettuali dell\u2019Italia del secondo Novecento. Nonostante i numerosi libri scritti su di lui, don Milani \u00e8, infatti, ancora sottovalutato come intellettuale e straordinaria coscienza critica della societ\u00e0 italiana. Si \u00e8 trovato ad operare nell\u2019Italia della Guerra Fredda, \u00e8 stato stretto fra troppe chiese, e con nessuna di loro lui, idolatra della verit\u00e0 senza se e senza ma, \u00e8 mai riuscito a venire a patti. Per questo ci si \u00e8 affrettati a farne un ritratto stereotipato sia dal punto di vista religioso sia politico. Forse ora, finito il tempo delle opposizioni ideologiche della Guerra Fredda, \u00e8 arrivato il momento propizio in cui il pensiero di don Milani, liberato dai pregiudizi che finora hanno accompagnato le sue varie interpretazioni, possa essere studiato e discusso con la seriet\u00e0 e il rigore scientifico che merita, considerata la rilevanza e l\u2019attualit\u00e0 dei temi di fondo della sua opera\u201d.<br \/>\nPadre Ernesto Balducci (Santa Fiora, 6 agosto 1922 \u2013 Cesena, 25 aprile 1992), fondatore della rivista Testimonianze, grande amico di don Milani, cos\u00ec scrive di lui: \u201cOvunque l\u2019obbedienza lo avesse portato, don Lorenzo avrebbe fatto quel che fece a Barbiana, noncurante delle variazioni di tempo e di spazio, coerente ad ogni costo al proprio credo assoluto. Poco importa, alla fine, che sia stata o sia la via pi\u00f9 giusta: giusta era la sua dedizione, la sua costanza, e la violenza della sua contestazione. Egli era davvero, a suo modo, un guerrigliero: molti di noi che hanno deciso di rimanere nelle strutture costituite obbligandoci forse al quotidiano compromesso nella speranza di servire la stessa causa, ci siamo astenuti dal giudicare alcune sue mosse incomprensibili, perch\u00e9 anche noi avevamo da chiedergli di non giudicarci. Dalla trincea dei poveri egli ci ha invece giudicato pi\u00f9 di una volta, ma tocca a noi sopportare in silenzio il suo giudizio, cos\u00ec vicino al giudizio a cui ci costringe il nostro esame di coscienza. (\u2026)<br \/>\nLa parte dei\u00a0poveri\u00a0\u00e8 quella giusta, non tanto in nome di un\u2019uguaglianza economico-politica, ma in nome del futuro del mondo, il cui germe \u00e8 l\u00e0 dove i poveri, imparano giorno dopo giorno, e forse senza saperlo, i modi e i tempi del giudizio di Dio. Nella minuscola parrocchia di Barbiana la Chiesa \u00e8 riuscita a crescere nell\u2019interno di un piccolo popolo in crescita: essa non era pi\u00f9, per quei ragazzi, da\u00a0un\u2019altra parte,\u00a0era dentro il loro modo di diventare uomini. Immerso nel suo particolare, don Milani ha tentato una risposta universale. Per testimoniare tutto questo, don Lorenzo ha scelto la via della rottura, si \u00e8 servito del gruppo dei suoi figli come di una via concreta per raggiungere la totale spoliazione di s\u00e9, per aggredire, una volta spogliatosi d\u2019ogni egoismo, il mondo degli altri e far nascere nella coscienza di tutti noi, prelati, preti, professori, comunisti, radicali e giornalisti, il piccolo amaro germoglio della vergogna che \u00e8 appena la remota premessa di qualcosa di pi\u00f9\u201d (Balducci,\u00a0Testimonianze\u00a01967).<br \/>\nIn un libro Io e don Milani, in libreria per le edizioni San Paolo, padre Ernesto Balducci, di cui ricorre quest\u2019anno il venticinquesimo anniversario della morte (Cesena, 25 aprile 1992), in una silloge di scritti inediti, tratteggia in modo impagabile il quadro storico religioso della Firenze dei suoi tempi e di don Milani.<br \/>\nIl capoluogo di regione, per tutti gli anni cinquanta, rappresentava un punto di riferimento per tutta la chiesa italiana. Tre figure s\u2019imponevano all\u2019attenzione di tutti: il cardinale Elia Della Costa, don Giulio Facibeni e il sindaco Giorgio La Pira.<br \/>\n\u201cDon Milani conobbe la Chiesa in questa cornice. La sua vocazione ebbe modo di maturare in questo humus fecondo\u2026 Don Milani aveva quella purezza di sguardo che gli derivava dal non avere un retroterra di educazione cattolica. Egli aveva la possibilit\u00e0 del gesto schietto, immediato ed un linguaggio libero, che per noi che abbiamo passato una lunga trafila di cancelli di seminario \u00e8 sempre un linguaggio difficile. Don Milani ha potuto per questo, immediatamente avvertire l\u2019ambiguit\u00e0 di una Chiesa in cui tutto l\u2019apparato si appoggiava, come gravitazione spontanea, sulla civilt\u00e0 contadina moribonda. I problemi nuovi che emergevano dal mondo industriale avevano risposte arcaiche, generiche, moralistiche, non sufficientemente misurate sulla severit\u00e0 del problema posto dalla lotta di classe. Don Milani comprese che c\u2019era da compiere una mediazione. Bisognava lasciare la pastorale vecchio tipo, i moduli propri della catechesi tradizionale, e bisognava portare i ragazzi, il popolo a una presa di coscienza. C\u2019era una missione culturale da compiere attraverso la scuola. La scuola, luogo ideale dove i figli della societ\u00e0 ambigua, industriale a contadina insieme, dovevano liberarsi dai condizionamenti di provenienza, ed acquisire coscienza precisa delle proprie responsabilit\u00e0 e della realt\u00e0 storica che avevano davanti. La scuola, come luogo di passaggio da una condizione di passivit\u00e0, di subordinazione, di alienazione ad una libert\u00e0 di coscienza e di giudizio\u2026<br \/>\nI superiori pensarono che spostandolo a Barbiana lo avrebbero collocato su un binario morto\u2026 Barbiana invece fu il luogo ideale per la sua maturazione. Questa \u00e8 l\u2019astuzia della ragione in senso laico, in senso religioso, della Provvidenza. L\u00e0 dove i superiori pensavano di arginare un uomo, essi gli crearono il piedistallo adatto. Ecco i paradossi che Dio prepara per i suoi servi migliori\u201d.<br \/>\nMons Loris Capovilla, segretario di Giovanni XXIII, cos\u00ec scriveva di don Milani:<br \/>\n\u00abHo fatto poco per lui,\u00a0all\u2019infuori della sollecitudine di procurargli le medicine richieste alla Farmacia Vaticana. Vittima dell\u2019ambiente non osai recarmi a Barbiana. Me ne dispiace tuttora. A distanza di anni si capisce meglio che, in ogni caso, bisogna sempre separare il grano dal loglio. Non tutto era perfetto in lui, ma tutto proveniva dalla sua granitica fede, dalla fiducia nella Chiesa. Dall\u2019amore per tutti i poveri, annoverandovi i pi\u00f9 derelitti, i senza Padre celeste. A chi ha insinuato cedimenti di lui al comunismo, basta suggerire la lettura della prima lettera della raccolta Mondadori (oggi in Lettere di don Lorenzo Milani. Priore di Barbiana, San Paolo, 2007 ndr.): \u201cA un giovane comunista di San Donato\u201d (1950).\u00a0Alcune sue esternazioni lasciavano impietriti, come le voci dei profeti i quali non conoscono sfumature di sorta.\u00a0\u00c8 Dio che detta a loro certe condanne? Sembra di dover rispondere affermativamente. Tuttavia non spetta a ciascuno di noi darne la sicura interpretazione. Quando don Milani in una lettera all\u2019arcivescovo cardinale Florit accusa la curia fiorentina di \u201ccrudelt\u00e0 puerili, sadiche, irreligiose, incoscienti\u201d, rimaniamo col fiato sospeso, e ci rendiamo conto delle reazioni. Viene in mente l\u2019asserzione di Bossuet: \u201cLa Chiesa si regge sulle due ali della dottrina e della disciplina.\u00a0Conchiudo questa nota, carica di rimpianto e di speranza, con la confessione di Georges Bernanos, altro polemista che non si tirava indietro quando c\u2019erano di mezzo la fede, la redenzione, la dignit\u00e0 dell\u2019uomo; e tirava fendenti impietosi, magari col rischio di incorrere, come minimo, in un monito dell\u2019Autorit\u00e0 ecclesiastica: \u201cNon vivrei cinque minuti fuori della Chiesa, e se ne fossi cacciato, vi tornerei subito a piedi nudi, in camicia, e al corda al collo qualunque fosse la condizione che vorreste farmi. Lorenzo Milani era della stessa tempra!&#8221;\u00bb (Famiglia Cristiana, 05 marzo 2017).<br \/>\nBella fu anche la testimonianza di Gigi Ghirotti raccolta nell\u2019articolo Uno scontro, citato anche nel libro di Neera Fallaci:<br \/>\n\u00abUna volta sola incontrai don Lorenzo Milani. Il ricordo di quell\u2019incontro mi ha sempre perseguitato, e ancor oggi quando penso al priore di Barbiana e all\u2019accoglienza che mi riserv\u00f2 in quell\u2019unica occasione che ebbi di avvicinarlo, non so trattenere un moto di dispetto. Il dispetto di non averlo capito, o di non essermi fatto capire, e di avere, comunque, perduto l\u2019opportunit\u00e0 di afferrare un po\u2019 meglio il filo d\u2019un discorso che avrebbe potuto condurci lontano, nel distacco o nell\u2019affetto\u00bb.<br \/>\nDon Milani non conosceva il giornalista, uno dei pochi che si distingueva per l\u2019integrit\u00e0 morale e per la seriet\u00e0 messa nella propria professione. Nel corso della visita, Ghirotti che era salito a Barbiana con un altro giornalista, Ferranti Azzali de Il Resto del Carlino, sub\u00ec un interrogatorio di terzo grado sulle bugie dette dai giornalisti, senza \u201cla possibilit\u00e0 di reagire con un discorso filato e responsabile intorno ai diritti della libert\u00e0 di stampa nel quadro dei diritti della propriet\u00e0 privata\u201d.<br \/>\nScriveva Gigi ancora Ghirotti: \u00abDi don Milani mi rimase un\u2019impressione contrastante; da un lato scorgevo il suo limite in un acre e immisericordioso sentimento di protesta contro il mondo che lo aveva allontanato da s\u00e9 e confinato a vivere lass\u00f9.<br \/>\nDall\u2019altro, per tanti preti che avevano insegnato e continuano a insegnare l\u2019ipocrisia, l\u2019obbedienza idiota a tutti e a tutto, il cristianesimo come rassegnazione bovina, il cattolicesimo come pigra ripetizione di giaculatorie e di luoghi comuni, mi sembrava che fosse degno di ammirazione un prete che scioglieva questo groviglio di compromessi con la societ\u00e0.<br \/>\nMi parve giusto che un maestro, per tante centinaia di migliaia di maestri che salgono in cattedra a rigirare il disco delle nozioni apprese, fosse disceso in quell\u2019angolo del Mugello a rivelare che la scuola \u00e8 un\u2019altra cosa, e tutta diversa da quella che conosciamo, riveriamo, paghiamo e pretendiamo, ancora, che sia diffusa e praticata ulteriormente. La scuola come palestra comune per la comune ricerca; il pulpito e l\u2019altare come punti di riferimento della comunit\u00e0 per i suoi rendiconti, per le aspirazioni necessarie al vivere in questa terra pur proiettando la propria fatica in una dimensione pi\u00f9 lontana e non raggiungibile allo sguardo umano. Queste mi sembrano le lezioni indimenticabili di don Milani, il suo lascito alla societ\u00e0 ecclesiastica di cui fa parte, alla scuola italiana sulla quale innest\u00f2 un\u2019esperienza importante e degna di altissimo rispetto, alla societ\u00e0 democratica tutta, che deve riconoscenza e attenzione a tutti coloro che ne sperimentano sul vivo la debolezza, e che la onorano di ruvida critica e di pungente rampogna\u2026<br \/>\nNella mia memoria, don Lorenzo rappresenta un morto irrequieto, che non lascia vivere in pace. Me lo porto dietro cos\u00ec, come un aculeo, un dubbio grave della coscienza: sono questi, dopotutto, i morti che non muoiono mai\u00bb.<br \/>\nMi ha fatto bene rivisitare don Milani e quello che hanno scritto o hanno detto di lui, come don Luigi Ciotti, padre Ernesto Balducci, il cardinale Loris Capovilla, Mario Lancisi e Gigi Ghirotti.<br \/>\nMi hanno riportato ai sogni giovanili quando vedevo il mondo con gli occhi dell\u2019intransigenza e degli ideali.<br \/>\nMa anche oggi che quegli occhi sono diventati propri di una certa et\u00e0, i sogni sono rimasti sempre quelli.<br \/>\nMeglio rimanere un idealista impenitente che un arrivista tra tanti. Non importa poi tanto che ci siano i detrattori di don Milani. Il bene e la verit\u00e0 hanno sempre il rovescio della medaglia, come la calunnia, la malafede o la cattiveria senza aggettivi.<br \/>\nFinalmente, dopo anni di attesa, quelli che amano il priore di Barbiana possono leggere l\u2019opera omnia di don Lorenzo Milani per l\u2019editore Mondadori, collana Meridiani. In due volumi sono raccolti tutti gli scritti di don Milani. Il lavoro editoriale \u00e8 stato possibile grazie alla passione dello storico Alberto Melloni e di Federico Ruozzi nonch\u00e9 di altri storici e filologi come Anna Carfora, Sergio Tanzarella e Valentina Oldano, che hanno lavorato al progetto per ben dieci anni. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Luigi Ciotti, Mario Lancisi, Padre Ernesto Balducci, cardinale Loris Capovilla, Gigi Ghirotti hanno detto di don Milani\u2026 Don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele, cos\u00ec scrive nella prefazione al libro di Mario Lancisi, Don Milani, la vita: \u201cDi certi posti aspri e selvatici si usa dire che sono abbandonati da Dio, proprio a Barbiana, &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":4954,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11],"tags":[93,1691],"class_list":["post-5414","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-artecultura","tag-don-lorenzo-milani","tag-numero-10-2017"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/lorenzo_milani_comparetti.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1pk","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5414","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5414"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5414\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5415,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5414\/revisions\/5415"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5414"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5414"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5414"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}