{"id":5368,"date":"2017-06-12T14:30:29","date_gmt":"2017-06-12T12:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5368"},"modified":"2017-06-12T11:16:24","modified_gmt":"2017-06-12T09:16:24","slug":"la-fede-non-si-spegne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/la-fede-non-si-spegne\/","title":{"rendered":"La fede non si spegne"},"content":{"rendered":"<p>Sguardo fisso su quella parete ancora profondamente \u201cferita\u201d, e su di essa il calendario cattura l\u2019attenzione, \u00e8 gi\u00e0 maggio: sono trascorsi nove mesi da quel 24 agosto che ha stravolto la vita di molti, l\u2019inizio di un calvario che sembrava non volesse finire pi\u00f9.<br \/>\nSono gi\u00e0 sette mesi che quella triste domenica di fine ottobre ha ribadito fermamente con un tono terrificante che la Natura \u00e8 pi\u00f9 forte, e di fronte alla quale la nostra forza vacilla e diventa tremendamente instabile. Lo sguardo si rivolge in lontananza, osserva il mio piccolo borgo di collina, ancora meraviglioso e sorprendente, cos\u00ec come tanti altri paesi dell\u2019entroterra marchigiano, mi colpisce una sorpresa: l\u2019estrema lentezza con cui la macchina della ricostruzione sembra voler fissare nella memoria dei paesani questo panorama trasformato, colmo di emozioni indelebili.<br \/>\nCase che portano i segni di un\u2019onda distruttiva che le ha annientate o le ha solo ferite, ma da cui comunque sono uscite perdenti; roulotte e container che brulicano nelle campagne quasi a volersi assicurare una sistemazione in caso di necessit\u00e0; chiese ormai vuote e in buona parte cadenti, chiuse ermeticamente a qualsiasi passante desideroso di una preghiera, campanili sigillati e campane che predicano da settimane un silenzio pesante e colmo di pianto; impalcature in ogni dove; centri storici deserti e strade di campagna talvolta nemmeno percorribili. Un turista speranzoso chiede \u201csegno tangibile di ricostruzione attiva?\u201d puntando il dito verso l\u2019impalcatura che cinge imperiosa la chiesa medievale fino a qualche mese fa punto di riferimento di tutto il paese: non posso far altro che annuire, ma solo chi vive qui conosce la verit\u00e0 di questo imbarazzante abbandono. Tutto \u00e8 fermo e il silenzio regna sovrano, ma nonostante ci\u00f2 nessuno si lamenta.<br \/>\nPoi all\u2019improvviso rompono quel\u2019insopportabile silenzio gli ambulanti del mercato della domenica che, pur di perpetuare la tradizione gastronomica di famiglia, hanno percorso chilometri per esporre i loro prodotti genuini, che acquisiscono cos\u00ec un magico significato; in lontananza la campanella che il parroco ha temporaneamente allestito all\u2019ingresso nel nuovo tendone-chiesa prova a mimare il richiamo solenne dello storico campanile alla messa delle ore 10.30 e poi una festosa chitarra intona un canto di festa: una folla numerosa gremisce il tendone per il giorno del Signore. Abbiamo gi\u00e0 vinto. \u00c8 questa la nostra rivincita pi\u00f9 grande e non siamo per niente soli. \u00c8 da loro e dalla loro tempra che hanno dimostrato in molte occasioni, incoraggiati dalla loro fede, che si avvia la vera ricostruzione. Lo dimostrano coloro che non abbandonerebbero per niente al mondo i loro allevamenti che hanno visto crollare e le loro pecore che hanno visto morire sotto le macerie delle stalle cadute sotto il peso della neve, come se le scosse da sole non fossero state sufficienti. Lo dimostra il macellaio che, con l\u2019ordinanza di inagibilit\u00e0 del suo locale in mano, trasferisce coraggiosamente prosciutti e salami in un container e richiama gioioso e soddisfatto la clientela ad un nuovo inizio. Lo dimostrano gli sposi che, abbandonato il sogno di quella chiesa che per una vita avevano immaginato varcare sulle note della marcia nuziale, pronunciano il desiderato s\u00ec proprio davanti a quella meravigliosa chiesa, ma in una location di gran lunga meno accogliente, ma allo stesso altrettanto gradita. Lo dimostrano i volontari che, versando essi stessi lacrime amare davanti a quello che rimane della loro casa, regalano un sorriso ad un\u2019anziana sola in una abbandonata casa di riposo. Lo dimostra il parroco che, addolorato sopportando la vista di una comunit\u00e0 dilaniata e delusa, non esita a confortare, incoraggiare e perfino ringraziare, con un motto ormai famoso per tutta la comunit\u00e0, di potersi ancora toccare la testa sul collo. S\u00ec, abbiamo capito che la natura \u00e8 pi\u00f9 forte, che le istituzioni tardano ad attivare piani di assistenza e ricostruzione architettonica, ma siamo altrettanto certi che dietro una grande fede e una grande sofferenza arde un fuoco vivo: il fuoco della speranza, fiamma che mai si spegner\u00e0. Abbiamo capito, e lo dimostriamo nei piccoli gesti quotidiani, che la ricostruzione dei cuori e la ricostituzione del nostro coraggio vincer\u00e0 sulla distruzione, pi\u00f9 vigoroso che mai. \u00c8 proprio sulla scia di questo timido inizio che siamo chiamati a perseverare convincendoci gli uni gli altri che il futuro \u00e8 davanti a noi e che grazie alla nostra forza ne costruiremo uno pi\u00f9 grandioso e sacro di quello che in questi mesi ci \u00e8 stato distrutto. \u2022<\/p>\n<p>Sonia Mor\u00e8 &#8211;\u00a0segretaria del CPP<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sguardo fisso su quella parete ancora profondamente \u201cferita\u201d, e su di essa il calendario cattura l\u2019attenzione, \u00e8 gi\u00e0 maggio: sono trascorsi nove mesi da quel 24 agosto che ha stravolto la vita di molti, l\u2019inizio di un calvario che sembrava non volesse finire pi\u00f9. 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