{"id":536,"date":"2013-04-08T15:34:32","date_gmt":"2013-04-08T15:34:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=536"},"modified":"2024-11-06T16:31:30","modified_gmt":"2024-11-06T15:31:30","slug":"meravigliose-donne-di-dio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2013\/04\/meravigliose-donne-di-dio\/","title":{"rendered":"Meravigliose donne di Dio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/2013\/04\/meravigliose-donne-di-dio\/suora\/\" rel=\"attachment wp-att-537\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-537\" title=\"suora\" src=\"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/wordpress\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/suora-300x228.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/suora-300x228.jpg 300w, https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2013\/04\/suora.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ho vissuto in Etiopia per circa un mese e mezzo insieme a don Mauro Antolini nella missione cattolica di Adaba, affidata alla sua custodia. Questa missione fa parte della Prefettura Apostolica di Robe, di cui \u00e8 Prefetto il fratello di don Mauro, padre Angelo. Sono partito dall\u2019Italia il 13 dicembre, giorno della festa di S. Lucia, e giorno di festa grande nella mia Contrada. Due giorni dopo, insieme a don Mauro, che era a Robe da un mese, ci siamo insediati nella piccola comunit\u00e0 di Adaba, composta da 30\/40 cattolici.<\/p>\n<p><!--more-->Siamo rimasti fino al 28 gennaio, quando siamo ambedue rientrati in Italia. A Robe sono stato poco tempo. Debbo dire, per\u00f2, che la permanenza in quel luogo, anche se breve, ha suscitato in me sentimenti contrastanti, ancora oggi confusi, sui quali non riesco ancora a fare sufficiente chiarezza. La cosa dipende, con molta probabilit\u00e0, dal fatto che so di non essere quello che si suol definire un buon cattolico. Sono, piuttosto, uno di quei cattolici un po\u2019 borderline che fanno fatica a riconoscersi con una chiesa che misura la propria credibilit\u00e0 con il metro della ricchezza, del potere, della propria capacit\u00e0 di influenza. Nessuno si senta offeso! \u00c8 una mia opinione, indubbiamente parziale, appartenente al mio personalissimo modo di sentire. Inutile dire, quindi, che la motivazione principale della mia partenza per l\u2019Etiopia \u00e8 stata la profonda e antica amicizia con ho con don Mauro e padre Angelo, e non l\u2019intento di diffondere in Etiopia il cattolicesimo. Da questa mia condizione di cattolico borderline \u00e8 nata in me l\u2019impressione che anche in terra di missione la nostra chiesa replichi se stessa, anche se in quel contesto islamico, dove i cattolici sono poche decine, \u00e8 difficile parlare di chiesa potente o influente. Eppure la ricchezza, in mezzo a tanti poveri, appare ancor pi\u00f9 stridente, anche se usata per costruire chiese e scuole. In Etiopia ho avuto modo di festeggiare il Natale, che l\u00ec ricorre una decina di giorni dopo il nostro. L\u2019ho celebrato insieme a padre Angelo presso la comunit\u00e0 delle Suore Missionarie della Carit\u00e0, l\u2019ordine fondato da Madre Teresa di Calcutta. Le suore sono state la prima presenza cattolica in questa terra. Sono l\u00ec fin dal lontano 1989, quando Madre Teresa condusse un manipolo di Missionarie nella citt\u00e0 di Robe, oggi sede della Prefettura. La celebrazione della messa con le persone accolte dalle suore \u00e8 stata un\u2019esperienza che ha prodotto in me un&#8217;emozione che porter\u00f2 per tutta la vita. Fedeli alla loro missione di occuparsi dei pi\u00f9 poveri fra i poveri, le suore accolgono centinaia di persone portatrici di gravi disagi psichici e mentali o di notevoli handicaps fisici. \u00c8 un\u2019umanit\u00e0 dolente, che mi ha tolto il respiro, e mi ha fatto salire le lacrime agli occhi. Sono soltanto quattro suore, aiutate da numeroso personale laico, a occuparsi con grande dedizione e impegno di quella che le autorit\u00e0 locali considerano probabilmente una sorta di discarica umana, dove dislocare tutte le persone con vicende complicate, di cui nessuno altrimenti si occuperebbe. Destano commozione i tanti bambini che vivono l\u00ec, figli di ricoverati, oppure le frotte di bambini affetti da gravi problemi mentali o fisici. Qualche giorno dopo il Natale, accompagnando padre Angelo, che aveva un colloquio con la superiora, ho avuto modo, mentre lo aspettavo, di visitare la missione. \u00c8 una piccola citt\u00e0 in mezzo alla citt\u00e0, delimitata da un chilometrico muro di cinta. Di fronte ai padiglioni maschile e femminile, affacciati su un ampio prato verde ci sono gli alloggi dei bambini e una scuola materna frequentata anche da fanciulli che vengono da fuori. Un po\u2019 in disparte c\u2019\u00e8 il convento delle suore con la loro cappella privata e un giardino pieno di fiori. Un vasto cortile separa gli alloggi destinati alla foresteria dagli edifici adibiti a servizi: cucine, officina, un piccolo mulino per la macinazione dei cereali. Proseguendo, ho visitato il grande orto delle verdure e un altro ampio cortile dove erano accumulati centinaia di enormi tronchi d\u2019albero che alcuni operai stavano tagliando in pezzi di circa un metro usando delle asce. Rispondendo alla mia curiosit\u00e0, la superiora mi dice che quella \u00e8 la scorta di legna di cui hanno bisogno per la cucina e per scaldare l\u2019acqua di uso sanitario. Mi fa sapere anche che sono in possesso di una motosega che per\u00f2 nessuno sa usare. Dato che di mestiere faccio il contadino, e che, con la motosega, ho dimestichezza, il giorno successivo ero l\u00ec a spezzare tronchi usando la loro motosega. Debbo dire che era un vero catorcio. Bastava usarla un po\u2019 e si surriscaldava fin quasi a grippare il motore. Occorreva allora aspettare quasi un\u2019ora perch\u00e9 si raffreddasse prima di poterla usare di nuovo. Quel giorno ho combinato ben poco con la legna. Per lo pi\u00f9, nei brevi momenti in cui funzionava, ho dato spettacolo con la mia abilit\u00e0 nell&#8217;uso della motosega. Debbo dire, per\u00f2, di aver avuto modo di trascorrere cos\u00ec la pi\u00f9 bella delle mie giornate africane. Ho potuto godere della cordiale ospitalit\u00e0 delle suore, ho pregato con loro l\u2019Ora Media. Conoscere le suore e la loro opera mi ha fatto sentire orgoglioso della mia chiesa cattolica. Esse sovvertono lo stereotipo dei missionari bianchi europei. Sono donne africane (keniote, tanzaniane, nigeriani) e, soprattutto, sorridono nonostante la difficile missione cui si dedicano. Sorridono accoglienti. Un segno, questo, di una vocazione autentica e di una capacit\u00e0 non comune di amare. Sono meravigliose donne di Dio, testimoni autentiche e credibili del messaggio cristiano!! Questi giorni, vedendo in televisioni i cardinali elettori del nuovo Papa, mi sono pi\u00f9 volte domandato: \u201cPossibile che dopo 2000 anni di storia della nostra chiesa non ci possa essere in mezzo a loro neanche una di queste donne meravigliose?\u201d. Non pretendo che queste suore divengano cardinali. Vorrei almeno, per\u00f2, che la loro voce venisse ascoltata. Questa voce era assente nelle discussioni preparatorie in cui i cardinali discutevano dei problemi della Chiesa nelle varie parti del mondo. \u00c8 una cosa che faccio fatica a capire. Del resto, ho gi\u00e0 detto all\u2019inizio, che sono cosciente di non essere un buon cattolico. \u2022<\/p>\n<p>Tulli Pancrazio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho vissuto in Etiopia per circa un mese e mezzo insieme a don Mauro Antolini nella missione cattolica di Adaba, affidata alla sua custodia. 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