{"id":5321,"date":"2017-06-01T14:00:58","date_gmt":"2017-06-01T12:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5321"},"modified":"2017-05-29T14:30:58","modified_gmt":"2017-05-29T12:30:58","slug":"tra-i-paria-italiani-in-un-paesino-di-120-anime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/06\/tra-i-paria-italiani-in-un-paesino-di-120-anime\/","title":{"rendered":"Tra i Paria Italiani in un paesino di 120 anime"},"content":{"rendered":"<p>\u201cEcco la sua lingua, il suo elemento: il soliloquio con le pecore, l\u2019unico uso che ha fatto del Dono della Parola in ottantaquattro anni di vita. Ha imparato la loro lingua e non la mia. E\u2019 pi\u00f9 fratello loro che mio. E vesto lana e mangio cacio senza rimorso\u201d (Don Lorenzo Milani, Esperienze Pastorale, pag. 314).<\/p>\n<p>Dopo i sette anni trascorsi a San Donato, don Milani fu assegnato alla parrocchia di S. Andrea a Barbiana, una sperduta frazione alle pendici del monte Giovi, un \u201cideale penitenziario ecclesiastico\u201d per un prete troppo scomodo, come ebbe a dire Giampaolo Meucci, suo amico. Barbiana all\u2019arrivo di don Milani contava appena cento venti persone, alcune delle quali progettavano di andarsene quanto prima per sfuggire alla solitudine e alla miseria del luogo. Poche case si distribuivano vicino alla chiesa e intorno ai boschi. La Parrocchia doveva essere chiusa, rimase aperta solo per confinarvi don Milani che arriv\u00f2 a Barbiana il 16 dicembre 1954 in una giornata fredda e piovosa, accompagnato da Eda Pelagatti, la perpetua del vecchio don Daniele Pugi e da Giulia Lastrucci, vedova Pelagatti, la mamma di Eda. Il luogo era del tutto inospitale. Mancavano l\u2019acqua, la luce e il telefono. Non c\u2019era nemmeno la strada, ma una mulattiera dopo il bivio di San Martino. Il comune \u00e8 Vicchio del Mugello, dove passa la ferrovia che da Faenza arriva a Firenze, attraversando l\u2019Appennino. Un altro si sarebbe subito arreso ma don Milani aveva una tempra di combattente puro. Sar\u00e0 proprio dalla sofferta solitudine di questa montagna che il suo messaggio si diffonder\u00e0 ovunque. Come aveva fatto a San Donato, anche a Barbiana, don Milani decise di allestire quasi subito una scuola serale, divisa in due classi. In una lettera indirizzata alla mamma, scriveva: \u201cTutto \u00e8 nuovo, tutto \u00e8 accetto, tutto appassiona. Basta una trovata per sera e stanno l\u00ec occupati e appassionati fino alle undici o mezzanotte. Per esempio, una sera ho procurato i moduli di conto corrente, un\u2019altra i vaglia, un\u2019altra i telegrammi, un\u2019altra i moduli del comune. Una sera si \u00e8 fatta la pianta della scuola e ieri l\u2019altro s\u2019\u00e8 fatta alta politica\u2026 Insomma la scuola \u00e8 un fuoco di fila di gioie e si vede i ragazzi rifiorire di minuto in minuto\u201d (Don Milani, Lettere alla mamma, pag. 121- 122).<br \/>\nAlla mamma, signora Alice, che lo invitava a non legarsi troppo a Barbiana, tanto, prima o poi gli avrebbero trovato una destinazione pi\u00f9 decente, scriveva: \u201cNon c\u2019\u00e8 motivo di parlare del domani. Non ti basta l\u2019affanno d\u2019ogni giorno? E neanche c\u2019\u00e8 motivo di considerarmi tarpato se sono quass\u00f9. La grandezza d\u2019una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si \u00e8 svolta, ma da tutt\u2019altre cose. E neanche le possibilit\u00e0 di far del bene si misurano sul numero dei parrocchiani. Sai bene che ormai non ho pi\u00f9 bisogno di andare a cercare nessuno, sono loro che mi cercano e non ho un minuto libero\u201d (don Milani, Lettere alla mamma, pag. 118).<br \/>\nNella stessa lettera, don Milani informava la mamma che, raccolte le olive, i ragazzi avrebbero messo mano a fare la strada fino alla chiesa: \u201cA primavera in tutti i modi deve arrivare la prima automobile fino alla Chiesa. Cos\u00ec potrai venire pi\u00f9 spesso e forse trover\u00f2 anche chi porter\u00e0 il gas fino a casa\u201d.<br \/>\nDon Milani superato, perch\u00e9 parlava del mondo contadino che non esiste pi\u00f9 da decenni, sentenziava un collega nella scuola dove insegnavo, qui a Civitanova Marche. Non aveva letto nulla di don Milani, forze nemmeno Lettera a una professoressa eppure si sentiva in diritto di tranciare giudizi. Tanti, nella chiesa e nella societ\u00e0 civile, non pensano ad altro che a ricoprire posti di comando e orientano tutta la propria vita e le conoscenze per raggiungere questo traguardo. Proprio per legarsi in modo definitivo al luogo, il giorno dopo l\u2019arrivo a Barbiana, don Milani scese a Vicchio per andare a trovare don Rossi: \u201cRenzo, portami in comune\u201d, chiese don Lorenzo. \u201cIn comune? A che fare?\u201d, domand\u00f2 meravigliato l\u2019amico. \u201cVoglio comprarmi la tomba del camposanto\u201d, gli rispose. E don Renzo Rossi: \u201cQuanto tu s\u2019 bischero\u201d. La tomba lo avrebbe fatto sentire legato alla sua nuova gente, in vita e nella morte.<br \/>\nLa gente di Barbiana era formata da montanari e da emarginati. Benito era un omone con un cervello da bambino. Qualcuno pens\u00f2 di rinchiuderlo in manicomio ma il priore si oppose: \u201cPer la famiglia \u00e8 un grosso dolore e per quel povero figliolo \u00e8 finita. Preferisco difendermi a modo mio: con l\u2019affetto e mettendo un piatto di pi\u00f9 a tavola\u201d, spieg\u00f2. La donna, approdata a Barbiana dalla Calabria, non capiva una parola d\u2019italiano. Una domenica, in chiesa, il bambino che portava con s\u00e9 si sime a strillare. Don Lorenzo, garbatamente, la invit\u00f2 ripetutamente, a portarlo fuori. La donna non capiva quello che il sacerdote le diceva. All\u2019improvviso, si slacci\u00f2 il reggipetto e inizi\u00f2 ad allattare il pupo. I fedeli si scandalizzarono. Don Milani giustific\u00f2 la donna e rivolto ai fedeli disse: \u201cLo faceva anche la Madonna, perch\u00e9 vi scandalizzate? L\u2019avete presente quel quadro che la ritrae mentre allatta il bambino con la poppa tutta fuori?\u201d. La domenica pomeriggio si ritirava in archivio con chi desiderava parlargli in privato. Beppe, un vecchio contadino di un podere che fruttava poco, aveva il dente avvelenato verso il figlio perch\u00e9 voleva scendere in pianura e trovarsi un altro lavoro. Incaric\u00f2 don Lorenzo di risolvere la controversia. \u201cVede, Beppe, gli disse don Milani, se lei mi dice che suo figlio le manca di rispetto, vado e lo piglio a bastonate. Ma se lei mi dice che le premono di pi\u00f9 i peschi del suo figliolo, allora le dico che ha torto lei e che \u00e8 lei a dover cedere\u201d. Le parole convinsero il vecchio contadino. A Barbiana abitavano don Milani, Eda, la mamma di Eda, Giulia Lastrucci, Michele e Franco Gesualdi. Questa era la sua famiglia, mentre a Firenze, come amava sottolineare nelle lettere alla mamma, vivevano i suoi parenti: Adriano, il fratello, Elena, la sorella, il nipote Andrea e la mamma Alice. Michele e Franco Gesualdi, orfani di una famiglia pugliese emigrata a Prato in cerca di lavoro agli inizi degli anni cinquanta, erano stati portati a Barbiana da don Ezio Palombo, altro grande amico di don Milani.<br \/>\nRicordi personali. Ho conosciuto Franco Gesualdi in una domenica imprecisata dell\u2019estate 1976. Facevo il soldato a Firenze presso l\u2019ospedale militare di via San Gallo. Quel giorno, con un commilitone di La Spezia, decisi di andare a Barbiana, in treno. Vestiti da militari, arrivammo alla stazione di Vicchio del Mugello. Poco lontano, trovammo una cartina del comune esposta su un grande pannello, dove era indicata la frazione di Barbiana, distante dal capoluogo circa sette chilometri. Salire a piedi non era il caso. In questi frangenti si va dal parroco per avere informazioni. La canonica era proprio nel centro del paese. Ci ricevette don Vittorio Vacchiano, vicario foraneo ai tempi di don Milani. Con lui c\u2019era anche don Ermindo Corsinovi, compagno di corso di don Milani. Trovai che quanto Neera Fallaci aveva scritto nel suo libro Dalla parte dell\u2019ultimo, vita del prete Lorenzo Milani su questi due sacerdoti, era la pura verit\u00e0: buoni e affabili come pochi altri. Ci dissero che Franco Gesualdi quella domenica si trovava proprio a Barbiana e si raccomandarono di non aver verso di lui l\u2019atteggiamento da turisti curiosi e saccenti, tanto era legato al priore. Accettammo di buon grado il consiglio. Don Ermindo ci diede le chiavi della propria macchina, una vecchia cinquecento che trovammo parcheggiata poco lontana. Ci disse di riportarla nello stesso posto, cosa che facemmo nella tarda serata, dopo aver fatto visita a Barbiana. Qui trovammo Franco Gesualdi, sua moglie e la figlioletta. Visitammo i locali della canonica, i resti della piscina all\u2019aperto e il piccolo cimitero di Barbiana, scambiando poche parole con Franco, soprannominato \u201cFrancuccio\u201d o \u201cCuccio\u201d dal priore. Oggi, Franco Gesualdi vive a Vecchiano, vicino a Pisa, assieme alla moglie e le due figlie. Fa l\u2019infermiere e guida il \u201cCentro, nuovo modello di sviluppo contro lo sfruttamento delle multinazionali e per l\u2019affermazione di una nuova cultura dei consumi\u201d (Mario Lancisi, Don Milani, la vita, pag. 96).<br \/>\nLa scuola serale fin\u00ec presto a Barbiana a causa dell\u2019esodo delle famiglie verso il piano. Rimasero quelle che avevano ancora i bambini piccoli che \u201cconoscevano tutto sulla vita del bosco con i suoi infiniti nidi, rettili, piante, col volgere delle stagioni e delle ore\u201d (Don Milani, Lettere, pag. 56), per il resto si trovavano in uno stato di completa ignoranza.<br \/>\nIl loro destino era quello di uscire dalle Elementari semianalfabeti e di entrare nella vita e nella societ\u00e0 timidi e disprezzati, in una condizione profondamente subalterna sotto il triplice risvolto umano, sociale e culturale. Per convincere i genitori, quelli che non avevano ancora abbandonato la montagna, a mandare i loro figli a scuola, us\u00f2 soprattutto l\u2019argomento della promozione sociale. Furono pochi i babbi e le mamme che non si lasciarono convincere.<br \/>\nNel 1957 funzionava gi\u00e0 a Barbiana, in canonica, una scuola di avviamento professionale, privata e assolutamente gratuita, per i sei ragazzi che avevano finito la quinta: Gosto, Aldo, Giancarlo, Carlo, Silvano e Michele. I sei alunni davano ogni anno gli esami come privatisti alla \u201cBenvenuto Cellini\u201d, a Firenze. Patetica \u00e8 la descrizione che Milani fa dei giorni in cui i suoi \u201cEroici montanari erano impegnati in una titanica lotta contro la citt\u00e0. Escono di casa alle cinque del mattino e sono di ritorno verso le tre del pomeriggio. Il ritorno \u00e8 una cosa molto poetica. Donne, vecchie, bambini, prete sono gi\u00e0 un\u2019ora prima a scrutare in fondo alla valle finch\u00e9 non si vede un po\u2019 di fumo che \u00e8 il treno. Allora si parte tutti dalle nostre case e, sempre con gli occhi fissi a un nastrino bianco che \u00e8 la strada, ci si avvia verso il posto dove arriva la macchina. Finalmente appare un puntolino nero che solo chi \u00e8 di quass\u00f9 sa riconoscere per un\u2019automobile. E un quarto d\u2019ora dopo arriva l\u2019automobile piena di notizie che i genitori analfabeti ascoltano con venerazione come s\u2019ascolta il respiro misterioso dello stregone\u201d (Don Milani, Lettere, pag. 118- 119).<br \/>\nFinch\u00e9 i ragazzi frequentavano le scuole professionali, non c\u2019era da preoccuparsi, perch\u00e9 fin dall\u2019inizio la scuola di Barbiana funzionava undici ore al giorno per 365 giorni all\u2019anno (366 negli anni bisestili), con la domenica e le feste comandate che si distinguevano dagli altri giorni solo per la messa e la spiegazione del vangelo. Gli allievi finivano per avere una cultura enciclopedica, superiore di gran lunga a quella che si dava nelle scuole professionali della citt\u00e0. Le cose invece non andarono nel verso giusto quando Barbiana divenne una sorta di Lourdes per i bocciati nelle scuole medie del Mugello.<br \/>\nLa legge istitutiva della Scuola Media unica, obbligatoria e gratuita \u00e8 del 31 dicembre 1962, ma non risolse per niente il problema dell\u2019insegnamento pensato solo per chi non aveva nessun problema d\u2019apprendimento. Tra i ragazzi disadattati che arrivarono a Barbiana, c\u2019erano quelli che pensavano di studiare solo le materie da ripetere a ottobre e il resto del tempo a divertirsi e a dare spanciate nella piccola piscina all\u2019aperto che il priore aveva costruito perch\u00e9 i suoi piccoli montanari vincessero la paura dell\u2019acqua. Invece si ritrovarono a studiare un po\u2019 tutto con una disciplina e un\u2019austerit\u00e0 da convento benedettino che metteva in serio disagio chi era abituato al pallone, al cinematografo e ai balocchi vari: \u201cLa vita era dura anche lass\u00f9. Disciplina e scenate da far perdere la voglia di tornare\u201d (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, pag. 12).<br \/>\nAltro che scuola facile la Scuola di Barbiana. Molti non riuscirono ad assimilare proprio niente e per il prete toscano furono le sconfitte pi\u00f9 amare. L\u2019autorit\u00e0 del maestro invece era accettata di buon grado dagli allievi pi\u00f9 assidui, quelli che sapevano di trovare in don Milani un padre, un fratello, oltre che il maestro. Mons. Bensi, il direttore spirituale di don Milani, cos\u00ec ha detto: \u201cHa gioito, ha sofferto, \u00e8 stato in ansia per i suoi ragazzi come solo un genitore pu\u00f2 fare\u2026 Con loro si comportava come le mamme: Sei un assassino! Per\u00f2 ti voglio tanto bene. Secondo me, le sue lettere pi\u00f9 belle sono quelle che scriveva ai ragazzi quando erano all\u2019estero: Fatti la fotografia, voglio vedere se sei grasso o sei insecchito. Voglia di pastasciutta? Bisogno di quattrini? Te mostri le guance incavate. Ti compri del mangiare in pi\u00f9? Si comportava con loro come fanno le mamme. C\u2019era in lui questa componente femminea sotto l\u2019apparente durezza. Femminea nel senso nobile e bello della parola: dolcezza e tenerezza, comprensione e apprensione\u201d (N. Fallaci, pag. 324- 325).<br \/>\nDon Milani ha anticipato di cinquant\u2019anni ogni progetto Erasmus. Mandava, dopo averli preparati adeguatamente, i suoi ragazzi all\u2019estero perch\u00e9 imparassero le lingue e vincessero la loro atavica timidezza di montanari. L\u2019autorit\u00e0 del maestro in don Milani si fermava agli strumenti, non imponeva i contenuti che dovevano essere dati da ciascun allievo con ogni libert\u00e0. \u201cStanotte &#8211; si legge in una lettera di risposta a Michele Gesualdi che, mentre era sindacalista a Milano, aveva espresso delle critiche alla Scuola di Barbiana \u2013 non potendo dormire per la tosse, ho pensato tutt\u2019a un tratto che era meraviglioso vedere sgorgare dalla mia scuola un virgulto vigoroso e diverso, con tutti i suoi segreti gelosi, con un\u2019infinit\u00e0 di ideali in comune con me e con un\u2019infinit\u00e0 di segreti suoi che non spartisce con nessuno, nemmeno col fratello prete babbo che io sono per lui. Che era meraviglioso da vecchi prendere una legnata da un figliolo, perch\u00e9 \u00e8 segno che quel figliolo \u00e8 gi\u00e0 un uomo e non ha pi\u00f9 bisogno di balia, e qui \u00e8 il fine ultimo di ogni scuola: tirar su dei figlioli pi\u00f9 grandi lei, cos\u00ec grandi che la possano deridere. Solo allora la vita di quella scuola o di quel maestro ha raggiunto il suo compimento e nel mondo c\u2019\u00e8 progresso. Ti voglio tanto bene e penso sempre a te, quella sera stessa ho sputato un po\u2019 di sangue (Don Milani era gi\u00e0 stato colpito da un male incurabile che lo porter\u00e0 di l\u00ec a poco alla tomba), ma sul momento mi ha fatto sorridere di gioia, mi divertiva l\u2019idea di sputar la vita nell\u2019attimo in cui avevo finalmente capito quel che non avevo ancora capito, cio\u00e8 che la scuola deve tendere tutta nell\u2019attesa di quel giorno glorioso in cui lo scolaro migliore le dice: Povera vecchia, non ti intendi pi\u00f9 di nulla e la scuola risponde con la rinuncia a conoscere i segreti del suo figliolo, felice soltanto che il suo figliolo sia vivo e ribelle\u201d (Don Milani, Lettere, pag. 199- 200).<br \/>\nIl fine ultimo di ogni scuola, don Milani lo aveva ben chiaro in questa lettera. Possono dirlo il maestro e il professore dopo aver insegnato nella scuola pubblica o privata che sia? Non lo penso.<br \/>\nLa societ\u00e0 civile attribuisce alla scuola mille compiti, ma gli operatori scolastici non contano nulla. Sono meno di niente per una mentalit\u00e0 diffusa che mette al primo piano l\u2019apparire e non l\u2019essere, cio\u00e8 il vuoto riempito di niente.<br \/>\nAnche la scuola non sfugge a questo pericolo. L\u2019ingegneria didattica sempre rinnovata, si \u00e8 passati dal PEI (Piano Educativo d\u2019Istituto) al POF (Piano dell\u2019Offerta Formativa), diventato PDOF (Piano Didattico Offerta Formativa,) muore tra le mani perch\u00e9 fredda e lontana dalla vera realt\u00e0 dell\u2019alunno. Nobilt\u00e0 della programmazione e miseria dei risultati raggiunti.<br \/>\nGli insegnanti non vogliono avere problemi di sorta nel proprio lavoro. Anche il bambino pi\u00f9 vivace, fin dalla scuola materna, \u00e8 visto come chi destabilizza il gruppo.<br \/>\nBarbiana o dell\u2019inclusione, \u00e8 un libro scritto da Aldo Bozzolini, uno dei primi sei allievi della scuola. A Barbiana \u201cIl miracolo dell\u2019inclusione \u00e8 stato possibile non solo grazie al carisma del Priore ma anche per la volont\u00e0 di un gruppo di genitori che si allearono costruendo intorno ad una persona un muro di calore umano e ricevettero in cambio un futuro migliore\u201d.<br \/>\nOggi, oltre agli alunni di casa nostra ci sono alunni stranieri che non conoscono la lingua italiana. Gli uni e gli altri sono portatori di DSA (Disturbi specifici d\u2019apprendimento) e di BES (Bisogni Educativi Speciali). \u00c8 una doppia sfida che \u00e8 sulla scena ormai da diversi anni. L\u2019uomo del futuro, sulle strade di don Lorenzo Milani \u00e8 il titolo del romanzo di Eraldo Affinati.<br \/>\nDon Milani non era solo a sognare una scuola diversa. Mario Lodi con i suoi alunni di Piadena (Cremona), Albino Bernardini con il suo romanzo Un anno a Pietralata (Roma), Gianni Rodari, don Milani con L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, e Lettera a una professoressa ci hanno comunicato una loro idea di scuola.<br \/>\nQuando nasceranno altri don Milani, Mario Lodi, Gianni Rodari, Albino Bernardini, pur in un contesto storico diverso? Il coro, per cantare, ha sempre bisogno di un maestro. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cEcco la sua lingua, il suo elemento: il soliloquio con le pecore, l\u2019unico uso che ha fatto del Dono della Parola in ottantaquattro anni di vita. Ha imparato la loro lingua e non la mia. E\u2019 pi\u00f9 fratello loro che mio. 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