{"id":5272,"date":"2017-05-29T14:30:29","date_gmt":"2017-05-29T12:30:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5272"},"modified":"2017-05-29T12:20:51","modified_gmt":"2017-05-29T10:20:51","slug":"parresia-il-dire-che-non-nasconde-con-le-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/parresia-il-dire-che-non-nasconde-con-le-parole\/","title":{"rendered":"Parres\u00eca: il dire che non nasconde con le parole"},"content":{"rendered":"<p>Se l&#8217;ira \u00e8 uno dei sette vizi capitali, bisogna per\u00f2 subito osservare che lo sdegno pu\u00f2 essere una virt\u00f9. Infatti si tratta di uno schierarsi apertamente, coscientemente e appassionatamente dalla parte del bene, della verit\u00e0, della giustizia, opponendosi al male, alla menzogna e all&#8217;ingiustizia. Il modo espressivo dell&#8217;indignazione \u00e8 quello delle\u00a0controversie\u00a0che sono un genere letterario adottato dai Vangeli: basti leggere il capitolo 23 di Matteo.<br \/>\nOvviamente il dibattito, la dialettica, la polemica da sempre costituiscono il sale della comunicazione. Se usato in dosi massicce, come accade ai nostri giorni in televisione o in politica, rovina irrimediabilmente la comunicazione, facendola degenerare in rissa e incomunicabilit\u00e0 ottusa. Nel Nuovo Testamento si adotta un termine della societ\u00e0 greca,\u00a0parres\u00eca, per esaltare la libert\u00e0 e il coraggio di poter testimoniare in pubblico la propria convinzione e fede.<br \/>\nEbbene, Ges\u00f9 non teme di confrontarsi, anche con durezza, con la classe dirigente politica, religiosa e sacerdotale: basti solo leggere i due cicli di controversie con scribi e farisei posti in apertura (Mc 2,1-3,6) e a suggello del suo ministero pubblico (Mc 11-12). Ma gli esempi si possono moltiplicare e hanno alla base una componente fondamentale, cio\u00e8 la comunicazione della verit\u00e0 contro ogni doppiezza: \u201cSia il vostro linguaggio: s\u00ec, s\u00ec; no, no; il superfluo procede dal maligno\u201d (Mt 5,36-37).<br \/>\nSi tratta di un aspetto messo sovente in sordina nella retorica dell&#8217;oratoria ecclesiastica, incline a lasciarsi intridere da robuste porzioni di melassa spiritualmente dolciastra. Sulla scia dello stile dei profeti le parole di Cristo conoscono spesso lo sdegno che si accende soprattutto di fronte all&#8217;ipocrisia religiosa che, sotto il manto di una piet\u00e0 artificiosa e formale, nasconde egoismi inconfessati e interessi inconfessabili. Pensiamo alla frusta agitata contro i mercanti che trasformano il tempio di Sion in \u201cuna spelonca di ladri\u201d (Mt 21,13), come gi\u00e0 protestavano i profeti (Ger 7,11). Tutto il giudaismo ufficiale \u00e8 metaforicamente frustato nelle varie polemiche che Ges\u00f9 apre contro le varie fazioni dei sadducei, dei farisei, degli erodiani, contro le classi sacerdotali e intellettuali (gli scribi): basterebbe rimandare ai sette \u201cGuai!\u201d del capitolo 23 di Matteo o all&#8217;attacco contro i \u201cmercenari\u201d o falsi pastori di Israele presente nel capitolo 10 di Giovanni.<br \/>\nIl culto separato dalla vita, la liturgia senza la giustizia, il digiuno retoricamente conclamato, l&#8217;elemosina e la preghiera ostentate sono denunziati senza reticenze, e la parabola del pubblicano e del fariseo (Lc 18,9-14) ne \u00e8 una vigorosa testimonianza. Il fariseo, avvolto nel manto glorioso delle sue opere e della sua giustizia, \u00e8 convinto della sua giustizia e dei doveri di Dio nei suoi confronti. Il pubblicano, peccatore pentito, con il riconoscimento umile della sua miseria morale diventa il vero uomo religioso. L&#8217;idolatria della ricchezza, l&#8217;egoismo, la violenza e l&#8217;odio escludono dal regno di Dio. \u201cSe stai per deporre sull&#8217;altare la tua offerta e l\u00e0 ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia la tua offerta davanti all&#8217;altare e va&#8217; prima a riconciliarti con tuo fratello; dopo verrai a offrire il tuo dono\u201d (Mt 5,23-24).<br \/>\nSono molte le parole di Ges\u00f9 simili a quella spada che egli diceva di aver portato nella storia: \u201cNon crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma la spada. Sono venuto a separare l&#8217;uomo da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora da sua suocera [\u2026] Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e vorrei davvero che fosse gi\u00e0 acceso!\u201d. (Mt 10,34-35; Lc 12,49).<br \/>\nMolte sono le parole dure, radicali e assolute, rese ancor pi\u00f9 veementi dal calco semitico, come nel caso della celebre frase: \u201cSe uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e anche la propria vita, non pu\u00f2 essere mio discepolo\u201d (Lc 14,26). In realt\u00e0 Ges\u00f9, come \u00e8 ovvio, non suggerisce l&#8217;odio che ha sempre bandito dal suo sdegno, ma riflette il linguaggio semitico che ignora il comparativo e procede per assoluti, che trasforma un \u201camare meno\u201d in \u201codiare\u201d. Rimane, comunque, la potenza indimenticabile di quel monito.<br \/>\nIl discorso potrebbe allargarsi e costringerci a citare quasi met\u00e0 delle parole di Ges\u00f9, segnate dal colore e dal calore, dalla passione e dall&#8217;intensit\u00e0, dall&#8217;esigenza forte e assoluta, da un radicalismo che detesta il compromesso (in questo senso dev&#8217;essere intesa la sua visione del matrimonio come totale e indissolubile donazione d&#8217;amore, senza riserve e limiti: Mc 10,1-12; Mt 5,31-32; 19,1-9). \u2022<\/p>\n<p>Tratto da Gianfranco Ravasi, \u201cSeguirlo nel cammino\u201d (Edizioni San Paolo)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se l&#8217;ira \u00e8 uno dei sette vizi capitali, bisogna per\u00f2 subito osservare che lo sdegno pu\u00f2 essere una virt\u00f9. Infatti si tratta di uno schierarsi apertamente, coscientemente e appassionatamente dalla parte del bene, della verit\u00e0, della giustizia, opponendosi al male, alla menzogna e all&#8217;ingiustizia. 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