{"id":5248,"date":"2017-05-19T16:00:06","date_gmt":"2017-05-19T14:00:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5248"},"modified":"2024-11-06T16:56:59","modified_gmt":"2024-11-06T15:56:59","slug":"quale-progetto-educativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/quale-progetto-educativo\/","title":{"rendered":"Quale progetto educativo?"},"content":{"rendered":"<h2><em>Educare i nostri figli se le loro star dicono il contrario di noi?<\/em><\/h2>\n<p>&#8220;Dobbiamo lanciare l&#8217;anno prossimo un grande progetto di\u00a0educazione civica digitale\u00a0che coinvolga le istituzioni, il ministero, le aziende, i social media, rivolto al mondo della scuola\u201d. Cos\u00ec ha auspicato la Presidentessa della Camera a margine di un convegno su come riconoscere nella rete le false notizie, dette anche\u00a0fake news\u00a0o, pi\u00f9 all\u2019italiana, &#8220;bufale&#8221;.<br \/>\nLa proposta \u00e8 interessante. Tuttavia, arrivare a riconoscere le false notizie pu\u00f2 non essere un obiettivo sufficiente per attivare un costoso piano nazionale di educazione civica digitale, dove, tra l\u2019altro, pu\u00f2 insidiarsi un pensiero unico asservito al potere dominante, ai suoi sostenitori o, magari, a gruppi minoritari che fanno la voce grossa. Prima di accollare nuove tasse agli esausti contribuenti e l\u2019ennesimo\u00a0collegio-docenti-con-esperti\u00a0a burocratizzati insegnanti, \u00e8 opportuno\u00a0riflettere su cosa possa significare un progetto di educazione civica digitale.<br \/>\nAnzitutto bisogna dire che andare nelle scuole non \u00e8 come andare in fabbrica ad insegnare come si usa una macchina; non \u00e8 scendere dal monte ministeriale come Mos\u00e8 dal Sinai con nuove tavole della Legge che dicano come comportarsi in rete; non \u00e8 nemmeno offrire competenze tecnologiche.<br \/>\nAndare nelle scuole significa entrare come un sondino nel cuore della cultura digitale che irrora i vasi sanguigni delle nuove generazioni; e, prima ancora, significa avere il coraggio di capire perch\u00e9 molti, troppi progetti scolastici e per esempio quelli di prevenzione, rimangono poco pi\u00f9 di onerose buone intenzioni.<br \/>\nAlcuni esempi. Nelle scuole, da anni si chiamano\u00a0esperti\u00a0a parlare\u00a0contro la droga\u00a0e le poli-dipendenze da\u00a0alcol e sostanze psicotrope\u00a0mentre, contemporaneamente, negli\u00a0smartphone\u00a0di ragazzi e ragazze ma anche di bambini e bambine,\u00a0centinaia di personaggi dicono e cantano l\u2019esatto contrario\u00a0e molto meglio che in una noiosa conferenza, con una credibilit\u00e0 che il silenzio degli adulti ha fatto diventare pressoch\u00e9 assoluta.<br \/>\nSe si vuole fare educazione civica digitale occorre\u00a0affrontare di petto quanto le web-star stanno raccontando in tema di droga, alcol e sesso precoce. Proviamo a vedere ed ascoltare video da 700 milioni di visualizzazioni come\u00a0We can\u2019t stop\u00a0di\u00a0Miley Cyrus, ma anche\u00a0Fumo\u00a0di\u00a0Clementino o\u00a0Ulalala\u00a0di\u00a0Achille Lauro: vedremmo come, in pochi minuti, possono andare in fumo milioni di Euro di investimenti didattici, con il risultato che ogni anno aumentano vertiginosamente i 15enni che usano\u00a0cannabis\u00a0(il 27%), quelli che usano\u00a0eroina\u00a0(il 2%) i 13enni che si\u00a0sbronzano\u00a0e le\u00a0ragazzine sempre pi\u00f9 bambine\u00a0che si sentono culturalmente costrette ad attivit\u00e0 sessuali per essere accettate dal gruppo dei coetanei.<br \/>\nParimenti, nelle scuole si chiamano esperti della Polizia postale, psicologi e psicoterapeuti per mettere in guardia dai pericoli connessi all\u2019invio di\u00a0foto e video\u00a0nelle\u00a0chat\u00a0da parte dei minori; nel mentre, ed in maniera certo pi\u00f9 piacevole, in \u201cVorrei ma non posto\u201d\u00a0Fedez\u00a0e\u00a0J-Ax\u00a0cantano: \u201c\u00c8 nata nel Duemila e ti ha detto nel 98. E che i diciotto li compie ad agosto. Mentre guardi quei selfie che ti manda di nascosto. E pensi, purtroppo, vorrei ma non posto\u201d; il che, parafrasato, significa: una ragazzina di 16 anni finge di averne 18 e manda di nascosto via\u00a0smartphone\u00a0le sue foto e, chi le riceve, le guarda e pensa: \u201cPurtroppo, vorrei ma non posto\u201d. Ecco, un grande progetto di educazione civica digitale dovrebbe anzitutto portare a chiedersi: cosa significa \u201cpurtroppo, vorrei, ma\u2026\u201d detto da un adulto che riceve foto da una 16enne? E cosa significa se viene cantato in un video che ha\u00a0140 milioni di visualizzazioni\u00a0su YouTube?<br \/>\nLe domande, non retoriche a risposta preconfezionata ma sinceramente orientate a capire, \u00a0vanno poste in tutta la loro brutalit\u00e0, senza sconti e senza paure affinch\u00e9 alle nuove generazioni possa essere offerta una lettura coerente della realt\u00e0, anche quella digitale.<br \/>\nAltrimenti dovremmo rassegnarci a veder fallire sempre pi\u00f9 progetti educativi scolastici, cosa di cui, prima o poi,\u00a0i nostri figli ci chiameranno a rispondere. \u2022<\/p>\n<p>Marco Brusati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Educare i nostri figli se le loro star dicono il contrario di noi? &#8220;Dobbiamo lanciare l&#8217;anno prossimo un grande progetto di\u00a0educazione civica digitale\u00a0che coinvolga le istituzioni, il ministero, le aziende, i social media, rivolto al mondo della scuola\u201d. 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