{"id":5204,"date":"2017-05-16T12:00:09","date_gmt":"2017-05-16T10:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5204"},"modified":"2024-11-06T17:18:56","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:56","slug":"dopo-il-terremoto-lhotel-elena-racconta-eventi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/dopo-il-terremoto-lhotel-elena-racconta-eventi\/","title":{"rendered":"Dopo il terremoto l\u2019hotel Elena racconta eventi"},"content":{"rendered":"<p>\u201cCavaliere il pranzo \u00e8 pronto\u201d, diceva la cameriera dell\u2019albergo Montebovi (oggi hotel Elena) ad Angelo Melchiorri presidente della \u201csociet\u00e0 sbafatologica\u201d di Visso, che gli porgeva silenziosamente il cappello a larghe falde il 22 giugno 1895. L\u2019orologio a pendolo dell\u2019albergo segnava le 13. Il cavaliere, silenzioso e diffidente verso un mondo che conosceva troppo bene, era vestito di scuro. I colleghi del direttivo, Cesare Pescolloni e Oliviero Di Giuseppe, pensierosi, assenti, con la testa alla massima altezza per l\u2019ufficialit\u00e0 della circostanza, erano taciturni e cortesi.<br \/>\nFu il cavaliere Melchiorri a consegnare il diploma d\u2019onore, splendida realizzazione litografica, a Giuseppe Alfani di Capovallazza di Ussita, \u201cin premio dei suoi meriti non comuni e sperimentata gentilezza\u201d, tra gli applausi dei commensali e abbondanti libagioni.<br \/>\nIl Novecento, come direbbe Catalano, arriv\u00f2 puntuale cinque anni dopo il 1895 e del Novecento l\u2019albergo non poteva non sentire gli umori, gli amori, le scosse. Cos\u00ec quando si manifest\u00f2 il vento di rinnovamento d\u2019inizio secolo, in un paese che amava gli antieroi e i ribelli, l\u2019albergo fu al centro di pranzi, di balli, di arrivi, partenze e pernottamenti.<br \/>\nLa curiosit\u00e0 della vita e il gusto dell\u2019avventura si accoppiano alla istituzione del circolo Nar, alle gite in bicicletta e a cavallo, ai trionfi della banda musicale, ai concerti e ai recuperi folclorici. Cuore, anima e sentimento ballano nell\u2019inaugurazione della luce elettrica e del servizio automobilistico Chienti-Nerina, nella formazione della filodrammatica locale e nella nascita della Societ\u00e0 di mutuo soccorso. Le attivit\u00e0 commerciali imparano a farsi strada con la pubblicit\u00e0 sul periodico \u201cLa Nera\u201d fondato da Luigi Falabruzzi. Pubblicit\u00e0 che oggi ci fa sorridere: albergo Montebovi, albergo Roma, albergo Italia, prezzi modici; premiato pastificio elettrico Guido Micucci, pasta assortita e sempre fresca; latteria Di Rocco, latte di mongana ottimo, grande assortimento di liquori all\u2019ingrosso e al minuto; macelleria Giovanni Capuzi; premiata pizzicheria fratelli Ferranti, formaggio vissano e prosciutti, specialit\u00e0 in salami; Luigi Maccari, drogheria e merceria; Virgilio Cippitelli, merceria e cartoleria; lanificio Rinaldi a motore elettrico, filatura della lana, tintoria, follatura e rifinitura tessuti; officina meccanica Giuseppe Faustini , specialit\u00e0 per biciclette e motociclette, vendita e noleggio di biciclette; Clito Di Rocco, premiata fabbrica di acque gassose; Pietro Cappa, letti in ferro, reti metalliche, sedie di Vienna, commissioni per mobili di ogni specie\u2026<br \/>\nIl secolo procede con feste, inaugurazioni e banchetti. Quello dei banchetti era un sollazzo costoso, ma piaceva tanto ai vissani. Dopo ogni pubblica manifestazione si mangiava e si brindava senza badare a spese.<br \/>\nMemorabili rimasero i pranzi organizzati per festeggiare la nomina di Cesare Sili prima a deputato e successivamente a senatore del Regno.<br \/>\nMa quanto costava allora la vita?<br \/>\nL\u2019albergo Montebovi che per quei tempi era un locale costoso, se non di lusso, forniva pasti differenziati per lire tre, lire due e lire una. Nelle osterie si mangiava abbondantemente per una lira. Una camera matrimoniale all\u2019albergo Montebovi o all\u2019albergo Roma poteva costare una lira, ma anche meno all\u2019albergo Italia per ragioni di concorrenza.<br \/>\nDopo il 1915, per alcuni anni, l\u2019albergo fu svuotato dalla guerra. Si rianimava ogni tanto per qualche pranzo in onore dei militari che tornavano in licenza. Allora risuonava la ribalda canzone del soldato che incontra il funerale della morosa:<br \/>\n\u201cPortantino che porti quel morto \/ per favore fermatevi un po\u2019. \/ Se da viva non l\u2019ho mai baciata, \/ or ch\u2019\u00e8 morta la voglio baciar. \/ L\u2019ho baciata che l\u2019era ancora calda \/ la spussava de grappa e de vin\u201d.<br \/>\nDurante il fascismo la libert\u00e0 d\u2019opinione e i canti dei simposi vennero definitivamente compromessi. In compenso s\u2019intensific\u00f2 la vita mondana dell\u2019albergo, frequentato da gerarchi in orbace e da Pietro Badoglio, nei periodi in cui era ospite della famiglia Sili a Calcara di Ussita. Con questo materiale umano era pi\u00f9 duro per i vissani frequentare il ristorante dell\u2019albergo.<br \/>\nCircolavano sotto il titolo \u201cl\u2019albergo del fascio\u201d alcune strofette che dimostrano la presenza e il coraggio di un impavido Pasquino vissano. Esse dicevano: \u201cQui dall\u2019opposta piazza \/ da un sol desio adunati \/ a ristorarsi accorrono \/ gerarchi e deputati. \/ Ai lagni del ventricolo \/ non \u00e8 sordo alcun partito \/ fascista o vergine \/ t\u2019inchini all\u2019appetito\u201d.<br \/>\nDurante la seconda guerra mondiale, incurante delle tessere annonarie e del mercato nero, l\u2019albergo ospit\u00f2 molti sfollati, tra cui Carla Voltolina nel periodo in cui Sandro Pertini era a Riofreddo per coordinare la lotta partigiana.<br \/>\nDopo la parentesi della guerra l\u2019albergo riprese il suo fondamentale ruolo di ospitalit\u00e0, di aggregazione e di riferimento, fedele al passato, ma aperto al futuro. Clienti affezionati, tra cui Claudia Mori, lo scelgono come luogo ideale per trascorrere le vacanze. Alle aspiranti cameriere Giovanna Montebovi seguiter\u00e0 a chiedere \u201cSai tirare la sfoglia?\u201d, dopo di che si parlava di assunzione.<br \/>\nSono passati gli anni giusti per ritrovare l\u2019interesse perduto e per parlare dell\u2019hotel Elena. Quest\u2019albergo tanto amato, tanto antico, tanto familiare, che ha accompagnato il secolo, ha regalato a benestanti e famosi l\u2019aureola dell\u2019importanza, ha scritto pagine di ricchi banchetti per una societ\u00e0 un po\u2019 esibizionista ed egoista.<br \/>\nQuesto luogo nostalgico, storico, sulla cresta dell\u2019onda, in fondo piccolo, che senza saperlo era un ambiente snob e un po\u2019 dandy costru\u00ec la propria attivit\u00e0 come un\u2019esperienza di professionalit\u00e0 e di conduzione familiare. Defin\u00ec la cucina come la parola pi\u00f9 importante del dizionario, tanto che i suoi piatti valevano quanto una morale: giusta, vera, buona. E non \u00e8 vero che se oggi lo vediamo ferito a morte dal terremoto storie e tradizioni siano ormai un reperto del passato.<br \/>\nQuel mondo \u00e8 ancora tra noi, anzi galleggia sopra di noi e le ultime proprietarie, Giovanna e Vittoria Montebovi che ne furono le profetesse, sarebbero oggi le prime a dire all\u2019attuale proprietario Giancarlo Rosi che il sisma pu\u00f2 essere l\u2019occasione perch\u00e9 l\u2019hotel Elena, con una radicale ricostruzione, inizi a vivere il suo Rinascimento. Gli anni che ci racconta sono appena cento, eppure ampiamente bastano per costruire una storia vissana, bella, viva, dove ogni cosa succede, gli amori, i battesimi, i ritorni, gli incontri e gli scontri. Dove si ritrovano uomini che costruivano case, facevano affari, pranzavano insieme, mentre le donne riponevano lenzuola, ricamavano tovaglie, pregavano, tiravano su i figli, ma anche \u2013 \u00e8 capitato \u2013 scappavano intrepide con l\u2019arciprete giovane e se lo prendevano per marito.<br \/>\nCome tutte le belle storie il cronista finisce per trovarcisi dentro, osservatore non passivo dello scorrere del tempo e del passare di ogni cosa, uomini, donne, cameriere, Giovanna e Vittoria Montebovi, clienti noti e meno noti, gli aneddoti.<br \/>\nTorna di attualit\u00e0 quello del maestro Burzacconi, abituato a ordinare dopo le tagliatelle un uovo in camicia perch\u00e9, diceva, gli ricordava Virginia di Castiglione che a Compi\u00e8gne, per fare l\u2019Italia, sacrific\u00f2 a Napoleone III le sue ultime virt\u00f9, lasciando scritto nel suo testamento \u201c di essere seppellita nella camicia da notte di Compi\u00e8gne\u201d.<br \/>\nBurzacconi aggiungeva: \u201cA ogni eroe la sua bandiera\u201d.<br \/>\nInevitabilmente, pi\u00f9 ci si avvicina all\u2019oggi, pi\u00f9 si attenua l\u2019aria mitica del racconto. Si trovano coinvolgenti solo le vicissitudini passate; per quelle vicine, si pensa, basta il terremoto.<br \/>\nMa se riusciamo a liberarci di questo tab\u00f9 ci rendiamo conto che il filo del racconto non si interrompe n\u00e9 si allenta quando emerge dal tempo trascorso per entrare nelle pieghe della prossima ricostruzione, che riattiver\u00e0 il pendolo della hall spostandolo dal quadrante del passato a quello del futuro, dal versante della tradizione a quello della rinascita e di un avvenire migliore.<br \/>\nChe sia nuova o che sia vecchia storia, \u201c\u00e8 andando verso il mare \u2013 diceva Vittoria Montebovi \u2013 che il fiume rimane fedele alla sorgente\u201d. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-5204 gallery-columns-3 gallery-size-thumbnail'><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/scansione0061.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/scansione0061-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-5206\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-5206'>\n\t\t\t\tL\u2019ingresso dell\u2019albergo Montebovi, oggi hotel Elena, nei primi del \u2018900\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure><figure class='gallery-item'>\n\t\t\t<div class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/scansione0093.jpg'><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/05\/scansione0093-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-5205\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<figcaption class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-5205'>\n\t\t\t\til cancello d\u2019ingresso dell\u2019albergo Roma e l\u2019albergo Montebovi nei primi del \u2018900\n\t\t\t\t<\/figcaption><\/figure>\n\t\t<\/div>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCavaliere il pranzo \u00e8 pronto\u201d, diceva la cameriera dell\u2019albergo Montebovi (oggi hotel Elena) ad Angelo Melchiorri presidente della \u201csociet\u00e0 sbafatologica\u201d di Visso, che gli porgeva silenziosamente il cappello a larghe falde il 22 giugno 1895. 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