{"id":5173,"date":"2017-05-11T15:00:45","date_gmt":"2017-05-11T13:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5173"},"modified":"2024-11-06T16:40:41","modified_gmt":"2024-11-06T15:40:41","slug":"soli-in-un-mondo-senza-adulti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/soli-in-un-mondo-senza-adulti\/","title":{"rendered":"Soli in un mondo senza adulti"},"content":{"rendered":"<h2><em>Scomparso il mondo che faceva partorire l&#8217;umanit\u00e0<\/em><\/h2>\n<p>Devono far coincidere l\u2019interno con l\u2019esterno; l\u2019interiorit\u00e0 con l\u2019esteriorit\u00e0. Trovare in fretta una linea di coerenza tra dimensioni diverse: come loro vedono il mondo e come questo li vede. Nella societ\u00e0 riusciamo a starci se la linea di galleggiamento della coscienza trova acque sufficientemente tranquille per permettere lo sviluppo di una navigazione che mantenga una rotta e che non risulti travolta dalla prima mareggiata. Come ci percepiamo noi stessi non coincide mai con la percezione che gli altri hanno di noi.<br \/>\nPer stare insieme usiamo delle categorizzazioni semplificanti \u2013 professionali, politiche, esteriori &#8211; che se nascono con l\u2019intento di facilitarci la coerenza tra le diverse parti che ci connotano e i tanti teatri dell\u2019io che ci legano per sempre alle nostre origini e alle nostre interpretazioni del mondo, possono anche essere delle gabbie dalle quali non riusciremo mai ad emanciparci. Maltrattiamo gli altri anche se non vorremmo. Con gli altri siamo condannati a non sentirci mai in empatia assoluta: non possiamo entrare nei pensieri dell\u2019altro; abbiamo un apriscatole, \u00e8 vero e sia chiama linguaggio, strumento potente ma che difficilmente garantisce il totale coinvolgimento con il patrimonio cognitivo e sentimentale di un nostro simile. Del resto per funzionare, il linguaggio necessita di terminare immediatamente sulla concretezza delle cose e sull\u2019incontestablit\u00e0 dei suoi referenti (quella mela \u00e8 verde e non \u00e8 rossa). Purtroppo il nostro \u00e8 il mondo della morte della referenza e dell\u2019allentamento dei vincoli denotativi; se tutti comunicano, i paradossi dell\u2019eguaglianza risalgono &#8211; come i salmoni &#8211; il percorso che determinava l\u2019attribuzione di gerarchie di significato da un Centro verso la sterminata periferia.<br \/>\nI pi\u00f9 esposti a questo vertiginoso aumento di oscillazione sono i giovani che avrebbero \u2013 al contrario \u2013 necessit\u00e0 di un ordine simbolico stabile su cui esercitare la propria componente eversiva e magari anche corrosiva. Non lo trovano e dirigono su di s\u00e9 la rabbia e la frustrazione che, dirette sul mondo per emendarlo in chiave emancipativa, hanno sempre concesso all\u2019umano una nuova versione della storia, dopo la consumazione e l\u2019archiviazione di una precedente configurazione antropologica. Non ho un mondo che si incarica di partorire la mia umanit\u00e0 e non ho delle persone che posano beneficiare del fatto che io, per primo, traggo beneficio della mia crescita. Non cresco mai perch\u00e9 la nascita alla mia cultura nessuno mi ha concesso di completarla davvero. Ma loro, i giovani, presto comanderanno. Vanno presi terribilmente sul serio, per come sono e per i disagi (immensi) che esprimono. La sofferenza che li attraversa li legittimer\u00e0 a cancellare in fretta il mondo che gli abbiamo consegnato, abitanti naturali della velocit\u00e0 assoluta (quanto assurda) del tempo presente. Faranno un fal\u00f2 delle tante offese che ricevono, soli in un mondo senza adulti. Si, solo un Dio ci (li) pu\u00f2 salvare. \u2022<\/p>\n<p>Rossano Buccioni<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scomparso il mondo che faceva partorire l&#8217;umanit\u00e0 Devono far coincidere l\u2019interno con l\u2019esterno; l\u2019interiorit\u00e0 con l\u2019esteriorit\u00e0. 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