{"id":5162,"date":"2017-05-10T15:00:33","date_gmt":"2017-05-10T13:00:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5162"},"modified":"2017-05-08T12:49:37","modified_gmt":"2017-05-08T10:49:37","slug":"i-primi-anni-vissuti-nella-parrocchia-san-donato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/i-primi-anni-vissuti-nella-parrocchia-san-donato\/","title":{"rendered":"I primi anni vissuti nella Parrocchia San Donato"},"content":{"rendered":"<p>Don Lorenzo Milani (1947- 1954): continua la presentazione del prete che Papa Francesco vuole innalzare agli onori dell&#8217;altare<\/p>\n<p>\u201cFai conto che qui io mi trovi in un istituto pieno di sordomuti non ancora istruiti. Che ne diresti se pretendessi di evangelizzarli senza aver prima dato la parola? I missionari dei sordomuti non fanno cos\u00ec. Fanno scuola della parola per anni e poi dottrina poche ore. E il loro agire \u00e8 logico, obbligato, perfettamente sacerdotale. Domani poi, tra questi sordomuti ritornati alla luce della parola, ci saranno santi e dannati. E quel giorno la responsabilit\u00e0 della salvezza ricadr\u00e0 su ognuno di loro com\u2019\u00e8 nell\u2019economia normale della salvezza. Ma se invece mi rifiuto di creare questo ponte, allora per loro non ci sarebbe che il Limbo dei bambini e per me il castigo di chi non ha fatto il suo dovere\u201d<br \/>\n(don Lorenzo Milani, Esperienze Pastorali, pag. 200, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1972).<\/p>\n<p>Don Lorenzo Milani, dopo l\u2019ordinazione sacerdotale del 13 luglio 1947 nel duomo di Firenze, rest\u00f2 a disposizione del parroco di Montespertoli, dove era anche la sua villa di famiglia. Era evidente che il giovane sacerdote si trovava a disagio. La sera ritornava nella sua dimora \u201cprincipesca\u201d, assai diversa dalle case dei contadini che lavoravano i poderi della tenuta di famiglia. La nomina a cappellano nella Parrocchia San Donato a Calenzano, retta dall\u2019anziano parroco don Daniele Pugi, \u00e8 del 3 ottobre 1947. Diluviava la sera di gioved\u00ec 9 ottobre 1947, quando don Milani vi arriv\u00f2, in corriera, da Firenze. L\u2019accoglienza fu festosa: \u201cC\u2019era sott\u2019acqua una quindicina di ragazzi e giovanotti ad aspettarmi e che mi hanno accompagnato in corteo fino a casa e poi si sono attaccati alle campane e hanno suonato a gran doppio a distesa per annunciare l\u2019arrivo del tanto atteso cappellano\u201d (Don Milani, Lettere alla mamma, pag. 69). Don Daniele Pugi era parroco della Parrocchia San Donato fin dal 1913, alto, robusto di corporatura, brontolone ma buono come il pane appena tolto dal forno. Volle subito un gran bene a don Lorenzo cos\u00ec ricco di fede e di entusiasmo appassionato. \u201cLa \u2018un ci faccia caso a don Milani. Perch\u00e9 l\u2019\u00e8 un po\u2019 in quella maniera ma gli \u00e8 tanto b\u00f2no\u201d, disse un giorno al professore Dino Pieraccioni, tirandolo in disparte. Don Lorenzo ricambiava la stima verso il vecchio sacerdote: \u201cMi ha voluto sempre bene e mi ha tollerato con tanto affetto\u201d. A volte, scherzando aggiungeva: \u201cNon posso mica imporgli le mie idee\u201d. Trovava che il suo \u201cBabbo-proposto\u201d aveva una seriet\u00e0 e un impegno cristiano tali che gli si potevano perdonare anche certe chiusure conservatrici. In una lettera si augurava che il Proposto \u201cabbia lunga vita e lunga pazienza\u201d (Don Milani, Lettere alla mamma, pag. 86). Don Pugi, finch\u00e9 rest\u00f2 in vita, appoggi\u00f2 sempre don Lorenzo, anche se a volte non ne condivideva le idee, tra i due c\u2019era una differenza abissale d\u2019et\u00e0, ma si stimavano a vicenda.<br \/>\nCalenzano \u00e8 un grosso borgo vicino a Prato. Oggi conta sedici mila abitanti. Negli anni quaranta appena mille seicento. Nell\u2019immediato dopoguerra registra un forte aumento demografico. Molti operai lavoravano nell\u2019industria tessile, altri nella Richard Ginori di Sesto Fiorentino, altri in campagna. Non mancavano poi gli immigrati dell\u2019Italia meridionale. Don Milani, prete novello, in principio, per quasi due anni si comport\u00f2 come gli altri giovani pretini della zona. I giovani operai e non volevano solo divertirsi e Milani pens\u00f2 che fosse giusto dare loro quanto chiedevano. C\u2019era poi da vincere la concorrenza con i divertimenti organizzati dalle case del popolo in mano al PCI e, se per attirare i giovani in chiesa occorreva dare loro il pallone, il biliardo, il ping-pong, per sottrarli agli altri, su questo, pensava don Milani non c\u2019era niente da eccepire. Cos\u00ec ricorda questa tentazione: \u201cUna domenica sera lasciai il vespro al Proposto e scesi in paese. La piazza era deserta. Al campo sportivo c\u2019erano tutti. Per me fu un colpo. Quella totalit\u00e0 non indicava un episodio sporadico ma qualcosa di serio che andava analizzato. Ma c\u2019era di peggio: pioveva. Il campo era un pantano: Gli spettatori vi si accalcavano con i vestiti buoni. Quel giorno presi una decisone che mi si \u00e8 rivelata poi falsa. Ragionai cos\u00ec: il popolo vuole il pallone e per il pallone e affini \u00e8 disposto anche a farsi martirizzare nel fango e dalla pioggia. Non teme n\u00e9 di spendere n\u00e9 d\u2019ammalare e non attende che lo si chiami a casa. Dunque gli dar\u00f2 anche io il pallone di modo che invece di venire quaggi\u00f9, verr\u00e0 lass\u00f9 intorno alla chiesa e tutto verr\u00e0 risolto nel modo migliore. Comprai dunque il pallone. Ma dopo pochi giorni un\u2019altra constatazione mi ributt\u00f2 in alto mare: al mio pallone non venivano tutti. Anzi era facile che nascesse un certo antagonismo tra quelli che venivano e gli altri. Gli uni erano figli di una data parte del popolo e gli altri di un\u2019altra. S\u2019accentuava dunque, per opera di quel pallone, il fossato gi\u00e0 tanto triste che divideva il popolo in due parti. C\u2019era poi la questione dell\u2019et\u00e0. Quelli che venivano a giocare erano per lo pi\u00f9 ragazzucci di et\u00e0 insignificanti. Impuberi o appena pubescenti. Assoluta mancanza di interessi, di problemi e di fermezza di carattere. Cattolici, se di genitori cattolici. Comunisti, se di comunisti. Sincretisti, se di sincretisti. Insomma delle nullit\u00e0. Infine l\u2019ultima amarezza. Perfino quei pochi e insignificanti ragazzi era difficile tenere. Ogni poco compariva in paese qualche attrazione pi\u00f9 grande e allora la precedente perdeva ogni valore. E allora bisognava buttarsi nella concorrenza: magline loro? Magline e scarpe noi. Tesserino in tasca loro? Tesserino e distintivo noi. Cinema, televisione, biliardo loro?&#8230; Ho voluto solo indicarvi lo sdrucciolo in cui stavo per infilarmi\u201d (Don Milani, Esperienze Pastorali, pag. 131- 133). Bruciava intanto nel giovane prete il desiderio di trovare altre vie per fare apostolato. Dopo aver constatato l\u2019abisso culturale di molti giovani operai della sua parrocchia decise di aprire per loro una scuola privata serale, gratuita e aconfessionale, che accogliesse i figli dell\u2019uno e dell\u2019altro popolo a lui affidato. Don Milani stava tagliando i ponti con il passato, anche se all\u2019inizio trov\u00f2 non poche difficolt\u00e0 a far coesistere la scuola da una parte e il divertimento dall\u2019altra. Scrive infatti: \u201cPer qualche mese scuola e ricreazione vissero una a fianco dell\u2019altra. Poi la scuola prese il sopravvento. Dopo due anni, della ricreazione non era restato che un po\u2019 di ping-pong e un po\u2019 di chiasso che comparivano fugacemente in qualche ritaglio di tempo. Ma la situazione andava diventando insostenibile. Da un lato avevo giovani che ricchi di un par d\u2019anni di scuola disdegnavano ormai chiasso e gioco\u2026 dall\u2019altro lato avevo giovani appena arrivati oppure pi\u00f9 leggeri per costituzione o educazione\u2026 Io ero combattuto tra la paura di sdegnare questi poveretti e l\u2019intima convinzione che dovevo schierarmi con gli altri perch\u00e9 avevano ragione. Brancolai per qualche tempo alla ricerca di soluzioni di compromesso ma senza accorgermene andavo intanto diventando sempre pi\u00f9 insofferente del chiasso e del tempo perso. Al terzo anno la situazione precipit\u00f2. In una memorabile scenata gli attrezzi del ping-pong volarono in fondo al pozzo. Il dado era stato tratto ma in un momento di eccitazione e molto prima che io fossi convinto che fosse bene farlo. Nell\u2019anno 1951-1952 non ci fu vera scuola perch\u00e9 stetti male. Quando ripresi la scuola nel 1952-1953 avevo ormai superato ogni interiore esitazione. La scuola era il bene della classe operaia, la ricreazione ne era la rovina\u2026 Mi perfezionai allora nell\u2019arte di far scoprire ai giovani le gioie intrinseche della cultura e del pensiero e smisi di fare la corte ai giovani che non venivano. Non perdevo anzi occasione di umiliarli e offenderli. Per esempio capitava che andando in paese a telefonare trovassi uno di loro nel bar ad arrabattarsi con l\u2019elenco telefonico. Se mi chiedeva di aiutarlo, invece di accontentarlo alzavo la voce e lo infamavo Se avessi avuto io a fare la figura che hai fatto te ora, di doverti raccomandare a un prete, te operaio, sarei stato a patti di non mangiare e non dormire e di non conoscere domeniche n\u00e9 ferie finch\u00e9 non ce l\u2019avessi sfangata da me. Gli operai come te sono proprio come li vogliono i signori. Non lo vedi che organizzano apposta il Giro d\u2019Italia per imbambolarti e tenerti lontano dalla scuola e dal sindacato? Ma loro la Gazzetta non la leggono e badano a star dietro al loro sindacato e a mandare i loro figlioli all\u2019universit\u00e0 e poi ridono alle tue spalle, finch\u00e9 non l\u2019avevo fatto verde\u201d (Don Milani, Esperienze Pastorali, pag. 128-129). L\u2019analfabetismo in senso legale era sparito. Esisteva solo tra i vecchi. Non c\u2019era nessun giovane a San Donato che non avesse fatto almeno tre classi delle Elementari e che non sapesse leggere e scrivere sia pur faticosamente. Ma la vita moderna richiede al cittadino un crescendo di prestazioni intellettuali che non erano richieste al bracciante del secolo scorso: \u201cNon \u00e8 dunque esagerazione sostenere \u2013 scrive don Milani \u2013 che l\u2019operaio d\u2019oggi con il suo diploma di quinta elementare \u00e8 in stato di maggior minorazione sociale che non il bracciante analfabeta del 1841\u201d (Don Milani, Esperienze Pastorali, pag. 166-172).<br \/>\nEredit\u00e0 di don Milani! Oggi si parla di analfabetismo di ritorno, diffuso tra tutte le pieghe della societ\u00e0. Colpisce studenti universitari che non sanno comunicare in lingua italiana, professionisti, finanche professori che dovrebbero essere i cultori della parola parlata e scritta. Si legge sempre meno. \u201cDon Milani \u00e8 nostro contemporaneo anche per quello che \u00e8 forse il cuore, il nucleo pulsante della sua opera: la scuola. C\u2019\u00e8 irrisolta una grande questione educativa. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che nel nostro Paese &#8211; ma il discorso pu\u00f2 essere esteso ad altre democrazie avanzate &#8211; la povert\u00e0 assoluta e relativa opprime milioni di persone, \u00e8 anche vero che ci troviamo di fronte a un diffuso analfabetismo di ritorno, e che l\u2019Italia \u00e8 tra i primi posti in Europa per dispersione scolastica\u2026Nella societ\u00e0 della comunicazione, le parole tendono sempre pi\u00f9 a diventare strumenti di potere invece che segnavia della ricerca della verit\u00e0. Don Milani, che nella parola umana come strumento di conoscenza e di dignit\u00e0 avvertiva lo stesso eco liberante della Parola di Dio, non avrebbe certo taciuto di fronte allo scempio linguistico dei discorsi che etichettano, che diffamano, che manipolano la realt\u00e0 e nascondono la verit\u00e0\u201d (Postfazione di don Luigi Ciotti, in \u201cMichele Gesualdi, l\u2019esilio di Barbiana, pag. 246- 247, San Paolo, Milano 2016).<br \/>\nSecondo don Milani, l\u2019analfabetismo di allora metteva la gente del popolo nella condizione di non sapersi difendere a parole e la poneva intellettualmente alla merc\u00e9 di chi avesse fatto anche una sola classe oltre le elementari. Prese corpo allora in don Milani l\u2019idea fissa che lo accompagner\u00e0 per tutta la sua attivit\u00e0 di maestro: ai poveri mancava la padronanza della lingua italiana per capire e farsi capire. Un suo ex allievo nella Scuola di San Donato, Benito Ferrini, cos\u00ec ricorda questa idea: \u201cNoi sul principio non ci si voleva credere. S\u2019era sempre a chiedergli il disegno tecnico e Gianfranco voleva la stenografia e basta, perch\u00e9 gli avevano detto che avrebbe trovato lavoro e Gigi voleva l\u2019avviamento tutto completo e Mino, che occorrevano i volumi e la radice quadra, per il concorso delle ferrovie. Don Lorenzo, per accontentarci, cominciava un po\u2019 qualcuna di queste cose, poi gli veniva a noia e su una parola ci stava un\u2019ora. Una parola da nulla diventava un mondo. Ci diceva da dove veniva. Come la si poteva usare in mille frasi diverse. Ci spiegava tutte le sfumature dei suoi significati. Come la si ritrovava in altre lingue. Come si componeva con altre parole. Quante altre parole derivavano da essa, finch\u00e9 s\u2019era fatta mezzanotte e le penne erano ancora da intingere e i quaderni bianchi e diceva: la radice quadrata vi prometto che si far\u00e0 domani\u201d (N. Fallaci, pag. 124).<br \/>\nDon Milani si era convinto della necessit\u00e0 di privilegiare la lingua come strumento di comunicazione sociale. Non si poteva lottare nelle fabbriche senza colmare questa profonda lacuna che costringeva il popolo di San Donato in uno stato di inferiorit\u00e0 culturale e sociale. Scriveva in una bellissima lettera ad Ettore Bernabei, allora direttore del Giornale del Mattino: \u201cLa parola \u00e8 la chiave fatata che apre ogni porta. Parole come personaggi, si chiama una tua rubrica. Ecco, questo appunto \u00e8 il mio ideale sociale. Quando il povero sapr\u00e0 dominare le parole come personaggi, la tirannia del farmacista, del comiziante e del fattore sar\u00e0 spezzata. Un\u2019utopia? No. E te la spiego con un esempio. Un medico oggi, quando parla con un ingegnere o con un avvocato, discute da pari a pari. Ma questo non perch\u00e9 ne sappia quanto loro di ingegneria o di diritto. Parla da pari a pari perch\u00e9 ha in comune con loro il dominio della parola. Ebbene a questa parit\u00e0 si pu\u00f2 portare l\u2019operaio e il contadino senza che la societ\u00e0 vada a rotoli. Ci sar\u00e0 sempre l\u2019operaio e l\u2019ingegnere, non c\u2019\u00e8 rimedio. Ma questo non importa affatto chi si perpetui l\u2019ingiustizia di oggi per cui l\u2019ingegnere debba essere pi\u00f9 uomo dell\u2019operaio (chiamo uomo chi \u00e8 padrone della sua lingua). Questa non fa parte delle necessit\u00e0 professionali, ma delle necessit\u00e0 di vita di ogni uomo, dal primo all\u2019ultimo che si vuol dire uomo\u201d (Don Milani, Lettere, pag. 58- 59). Una grande utopia. Cinquant\u2019anni dopo la morte di don Milani, cosa rimane di questo grande ideale? Niente o quasi. Contadini e operai non esistono pi\u00f9. Tutti aspirano ad avere tutto in una gara senza esclusione di colpi. Poveri ce ne sono. Ma \u00e8 come se non ci fossero, perch\u00e9 oggi dichiararsi povero \u00e8 una colpa grave. Che cosa ha fatto la scuola per portare ogni cittadino ad essere uguale? \u201cPoi insegnando imparavo tante cose. Ho imparato che il problema degli altri \u00e8 uguale al mio. Sortirne tutti insieme \u00e8 la politica. Sortirne da soli \u00e8 l&#8217;avarizia\u201d (Lettera ad una professoressa).<br \/>\nNon avessi mai citato questo passo in quel Consiglio di Classe. Eppure pensavo di avere attorno a me, se non tutti, almeno qualche collega che dimostrava una buona sensibilit\u00e0. Mai fidarsi delle apparenze. Un professore di Matematica, molto preparato, mi rideva quasi in faccia. Anni prima era stato sulle barricate, in nome del niente. Il suo problema d\u2019insegnante non era uguale a quello degli altri. Un giorno mi precis\u00f2 meglio il suo pensiero. Mi disse che aveva messo vent\u2019anni per capire come andava il mondo. Don Milani aveva messo vent\u2019anni per uscirne, lui vent\u2019anni per rimanere nel proprio mondo. Stava nella scuola, ma ci teneva ad avere i piedi in pi\u00f9 staffe, mi diceva. Un\u2019altra collega, anche lei colta, mi diceva apertamente: \u201cVa, tu e il tuo don Milani\u201d. Spocchiosa, per non dire altro, ribadiva che lei aveva i suoi libri da leggere e incontrare i suoi amici. \u201cDicesi maestro colui che non ha nessun interesse culturale quando \u00e8 solo\u201d. Gli interessi culturali di quell\u2019insegnante erano diversi da quelli del maestro secondo don Milani. Non poteva di certo impegnarsi nel tempo prolungato che pur faticosamente si stava costruendo. Era favorevole solo al tempo normale perch\u00e9 al di sotto di esso non si poteva andare. Altri, assieme a lei citavano continuamente l\u2019assioma gramsciano: \u201cL\u2019ottimismo della volont\u00e0, il pessimismo della ragione\u201d, scegliendone ovviamente la seconda parte. Altri ancora parlavano di sano egoismo. Eppure, ricordo che il tempo prolungato in quella scuola del milanese, dove ho insegnato per diciotto anni di seguito, anche in mezzo a tante difficolt\u00e0, \u00e8 stata una realt\u00e0 positiva per ben dodici anni, poi sono ritornato nelle Marche. Eravamo un discreto gruppo di docenti, ben affiatati, con il preside che era favorevole all\u2019iniziativa. Laboratori di teatro, di pianoforte, ricerche di storia locale, produzione di audiovisivi, e molto altro, sono stati per anni il fiore all\u2019occhiello. Gli alunni erano contenti, i genitori soddisfatti. Ovviamente con il tempo tutto si andava ridimensionando perch\u00e9 non si poteva combattere contro i mulini a vento. Forse l\u2019ideale di don Milani l\u2019ho vissuto appieno in due esperienze: la scuola serale parrocchiale (1978-1984) e l\u2019insegnamento della lingua italiana agli immigrati (1991-1996). La seconda dura tuttora e Fiorella, una collega di allora, ne \u00e8 ancora la bandiera. La prima era una realt\u00e0 che trovai appena arrivai a Giussano, nata alcuni anni prima all\u2019ombra della parrocchia Ss. Filippo e Giacomo, la seconda proposta dalle ACLI locali. Al mattino e al pomeriggio l\u2019insegnamento nella scuola media, dopo cena, luned\u00ec, mercoled\u00ec, venerd\u00ec, dalle 20,00 alle 24,00 scuola serale, gratuita. Avessi ancora gli anni che avevo allora, rifarei tutto con lo stesso entusiasmo, pur di andare controcorrente, come don Milani. \u20221010<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Lorenzo Milani (1947- 1954): continua la presentazione del prete che Papa Francesco vuole innalzare agli onori dell&#8217;altare \u201cFai conto che qui io mi trovi in un istituto pieno di sordomuti non ancora istruiti. Che ne diresti se pretendessi di evangelizzarli senza aver prima dato la parola? I missionari dei sordomuti non fanno cos\u00ec. Fanno &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":4954,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[11],"tags":[93,1645],"class_list":["post-5162","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","","category-artecultura","tag-don-lorenzo-milani","tag-numero-7-2017"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/lorenzo_milani_comparetti.jpg","jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p6m5Ic-1lg","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5162","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5162"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5163,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5162\/revisions\/5163"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4954"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}