{"id":5153,"date":"2017-05-10T12:00:18","date_gmt":"2017-05-10T10:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5153"},"modified":"2017-05-08T12:41:18","modified_gmt":"2017-05-08T10:41:18","slug":"le-rogazioni-di-una-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/le-rogazioni-di-una-volta\/","title":{"rendered":"Le Rogazioni di una volta"},"content":{"rendered":"<h2><em>Funzioni propiziatorie e la festa di San Vincenzo Ferreri<\/em><\/h2>\n<p>La scomparsa del mondo contadino va di pari passo con la messa in soffitta delle prime feste di Primavera. Erano feste religiose le cui origini si perdevano nella notte dei tempi. Ancora negli anni cinquanta e oltre non era raro imbattersi, nei tre giorni che precedevano la solennit\u00e0 dell\u2019Ascensione, con le processioni che si snodavano per le stradine polverose delle campagne. Davanti andava il sacerdote, dietro i fedeli. Erano le rogazioni, funzioni propiziatorie che traevano origine da antichissimi riti pagani: gli \u201cAmbarvalia\u201d e i \u201cRobigalia\u201d. Cantava Ovidio: \u201cOra \u00e8 fertile il suolo, ora il bestiame procrea\/ e l\u2019uccello prepara il suo nido sui rami\/ Con ragione la madre latina, per cui milizia\/ e voto \u00e8 il parto, onora questa stagione feconda\u201d. La Primavera, la bella stagione, quella pi\u00f9 invocata, dopo i rigidi mesi invernali esplodeva rigogliosa. Tutto ritornava a nuova vita. Anche Virgilio nelle Georgiche parla delle invocazioni a Cerere, la dea delle messi. Ogni anno, al 25 Aprile, il popolo si recava in pellegrinaggio al quinto miglio della via Clodia, al tempio sacro a Robigus, una divinit\u00e0 malvagia, che causava la ruggine nel grano o nelle biade. Qui sacrificavano un cane o un montone per propiziarsi il suo favore. Erano i \u201cRobigalia\u201d. Gli \u201cAmbarvalia\u201d consistevano invece in circumambulazioni con animali sacrificali lungo il perimetro degli \u201carva\u201d, le terre coltivabili di una citt\u00e0, con la funzione di rendere il territorio compreso in esso, invalicabile sia dai nemici umani sia dalle potenze malefiche che provocavano malattie. Erano celebrati in onore del dio Marte affinch\u00e9 difendesse il territorio permettendo a divinit\u00e0 specifiche: i Lari del suolo, Cerere e le entit\u00e0 designate dalla parola Semones, personificazione della semente, di compiere un lavoro creativo e mutevole secondo le circostanze.<br \/>\nAl sopraggiungere del Cristianesimo queste pratiche furono cristianizzate: una processione ad esempio partiva dalla basilica di S. Lorenzo in Lucina, si snodava lungo la Flaminia e attraversato il ponte Milvio giungeva fino a S. Pietro. Durante la processione, racconta Papa Gregorio Magno, si cantavano le litanie, si facevano suppliche contro le calamit\u00e0 e venivano benedetti i campi ed i raccolti. La Chiesa ampli\u00f2 il termine di \u201cchiedere per ottenere\u201d abbondanti frutti della terra, estendendole a tutte le necessit\u00e0 dell\u2019uomo: liberare da ogni male, esaudire ogni desiderio di qualunque natura. Cos\u00ec, insieme alle litanie di tutti i santi e della Madonna, si cantava: A fame, a peste, a bello, libera nos Domine (Liberaci, Signore dalla fame, dalla peste, dalla guerra).<br \/>\nIl rito era pieno di fascino arcano con paramenti, baldacchini, stendardi, incensamenti con turiboli. Il sacerdote benediceva i campi con l\u2019aspersorio, invocava il nome dei Santi ed invitava alla preghiera. I fedeli s\u2019inginocchiavano e pregavano perch\u00e9 fosse allontanato il flagello della grandine che se fosse caduta avrebbe danneggiato irrimediabilmente il grano giunto a maturazione. In caso di prolungata siccit\u00e0 s\u2019invocava la pioggia e si organizzavano processioni. Tutto intorno, sui cigli dei fossati e delle fratte cresceva la sparagina, usata per costruire gli archi trionfali, manifestazione di fede popolare che sa di un tempo andato.<br \/>\nLa secolarizzazione trionfante veniva a sostituire, nel bene e nel male, tutto quello che c\u2019era stato prima. Con il tempo, il rito delle Rogazioni veniva definitivamente accantonato. Contadini non ce n\u2019erano pi\u00f9, mucche nelle stalle nemmeno, non si riteneva quindi necessario supplicare nessuno. Le polizze contro la grandine coprivano i danni causati dal flagello. Cambiavano anche le manifestazioni di fede, non pi\u00f9 ingenua e superstiziosa ma pi\u00f9 esigente e matura, almeno cos\u00ec si dice.Nei borghi rurali e nella campagna pi\u00f9 profonda, la festa di San Vincenzo Ferreri era l\u2019occasione per uscire e vivere una ventata d\u2019aria nuova. Il termine \u201cGita fuori porta\u201d non era stato ancora coniato. Si parlava pi\u00f9 di merenda e scampagnata; chi si recava al Chienti per lavare i panni parlava di \u201cChienderonata\u201d. Il fiume era il mare dei poveri.<br \/>\nDalla met\u00e0 d\u2019Aprile a Maggio, nelle piccole chiesette di campagna non c\u2019era Domenica che non ci fosse una festa dedicata a San Vincenzo Ferreri, patrono delle campagne. Localit\u00e0 come Montenovo, le Cervare, Santa Lucia, S. Isidoro, Madonna del Monte si animavano. Arrivavano le bancarelle, le giostre, le catene, si proiettava il cinema all\u2019aperto, non mancavano nemmeno i fuochi d\u2019artificio. Avevano il potere di spezzare la monotonia di giorni sempre uguali: arare, seminare, sarchiare, potare, vendemmiare. Alcuni giovani una quindicina di anni fa, in testa il compianto Claudio Pandolfi, il presidente del Circolo ACLI di Santa Lucia, frazione di Morrovalle, hanno ripristinato dopo ventitr\u00e9 anni, la festa di San Vincenzo Ferreri.<br \/>\nA Civitanova Marche, al 25 Aprile c\u2019\u00e8 la festa di San Savino. Anche qui il comitato festeggiamenti si adopera superbamente per riproporre la festa ogni anno. Rimane l\u2019atmosfera gioiosa del sano divertimento, delle quattro chiacchiere con gli amici, dello stare all\u2019aria aperta, poi canti, balli, profumi di cose lontane.<br \/>\nIl panorama \u00e8 da mozzafiato. Si ammira il mare lontano con un susseguirsi di campi coltivati a grano, barbabietole e vigne.<br \/>\nCerto \u00e8 ben poco perch\u00e9 poi si ritorna alla vita frenetica di tutti i giorni, ma anche questo poco serve di tanto in tanto. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Funzioni propiziatorie e la festa di San Vincenzo Ferreri La scomparsa del mondo contadino va di pari passo con la messa in soffitta delle prime feste di Primavera. Erano feste religiose le cui origini si perdevano nella notte dei tempi. 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