{"id":5131,"date":"2017-05-08T16:30:48","date_gmt":"2017-05-08T14:30:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5131"},"modified":"2024-11-06T17:18:56","modified_gmt":"2024-11-06T16:18:56","slug":"territorio-casette-viabilita-e-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/territorio-casette-viabilita-e-futuro\/","title":{"rendered":"Territorio, casette, viabilit\u00e0 e futuro"},"content":{"rendered":"<p>A Roma, sul lungotevere Arnaldo da Brescia, poco tempo fa \u00e8 stata distrutta una lapide in memoria di Giacomo Matteotti.<br \/>\nA Salerno hanno sfregiato le targhe dedicate alla memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Pippo Fava.<br \/>\nA Ussita gi\u00e0 tempo addietro venne scheggiata la targa posta dagli amici dell\u2019epoca in ricordo di Pietro Capuzi. Quando un pezzo di memoria va in frantumi non \u00e8 detto che faccia rumore. Ma i gesti sono violenti: di una violenza quasi silenziosa, non appariscente. Non per questo, per\u00f2, trascurabile. Da dove viene questa strana rabbia che cerca nemici a ritroso nella storia? Quali sono le sue ragioni, i suoi obiettivi? Non \u00e8 facile ammettere che \u00e8 soltanto un gioco indifferente, un esercizio di semplice stupidit\u00e0. Non \u00e8 facile nemmeno misurarne la consapevolezza. Ma il segno che lascia questa animosit\u00e0 non \u00e8 per niente neutro n\u00e9 superficiale. Squassa il rapporto che un paese, una comunit\u00e0 di persone ha con il proprio passato e, pi\u00f9 specificatamente, con il sacrificio altrui. C\u2019\u00e8 ancora la vecchia lapide lungo il torrente Ussita, vicino al monumento eretto dove Pietro Capuzi, prima di essere fucilato, fu malmenato dai tedeschi perch\u00e9 si rifiut\u00f2 di scavare la fossa.<br \/>\n&#8220;In quel preciso punto, in localit\u00e0 Sorgenti dell\u2019oro &#8211; mi disse una volta Ascenzio Montebovi &#8211; Pietro Capuzi dimostr\u00f2 fino all\u2019ultimo che per combattere efficacemente il nazifascismo nel campo politico occorre opporgli esempi di dignit\u00e0 con resistenza forte. Farne cio\u00e8 una questione di carattere, di intransigenza&#8221;. Quella targa \u00e8 ancora l\u00ec &#8211; un masso di pietra e un nome &#8211; per tramandare traccia della scelta pi\u00f9 difficile in un periodo di scelte difficili.<br \/>\n&#8220;Percosso, insultato, non aggiunse parola, ostinato nel rifiuto&#8221;, raccont\u00f2 un ussitano che assistette alla uccisione di Pietro Capuzi nascosto nel bosco vicino. E aggiunse: &#8220;Egli era realmente un uomo capace di dare l\u2019esempio&#8221;.<br \/>\n\u00c8 pur vero che targhe, lapidi, monumenti servono a noi vivi, a noi \u201cbeneficiati\u201d, molto pi\u00f9 che ai \u201csacrificati\u201d. Ma se servono a noi non devono servire come cartelli stradali o come indicazione di un luogo di sosta.<br \/>\nAnche quando sembrano &#8211; e per molti lo diventano in fretta &#8211; indicazioni fuori tempo, anche quando il presente, in movimento, volta le spalle, indicano pur sempre un\u2019occasione umana, un orizzonte di dignit\u00e0, in molti casi di grande coraggio.<br \/>\nImpraticabile? Eroico? Forse.<br \/>\nTanto pi\u00f9 necessario per questo, se chiarisce &#8211; per un attimo, come in un lampo &#8211; che cosa ha scelto in un giorno di maggio di tanti anni fa, un uomo, magari giovane, magari desideroso di vivere, magari col pensiero rivolto ai suoi cari.<br \/>\nPi\u00f9 precisamente: che cosa ha scelto chi ha scelto davvero.<br \/>\nRiletta oggi, quella lapide scheggiata restituisce alcune verit\u00e0 troppo spesso dimenticate o rimosse.<br \/>\nChiarisce ancora una volta quanto la ragione fosse da una parte e il torto dall\u2019altra, anche se non toglie niente alla drammaticit\u00e0 delle scelte individuali.<br \/>\nMentre seguita a soffiare un vento malato, mentre l\u2019esaltazione della illegalit\u00e0 rischia di essere legalizzata come atteggiamento politico, mentre si accettano raduni fascisti senza battere ciglio, c\u2019\u00e8 chi si dedica a spedizioni punitive a ritroso. Si cercano nemici nel passato, si attaccano in pubblico, si offendono. E in questo contesto mi rendo conto ancora di pi\u00f9 quanto quella targa di Pietro Capuzi sia ancora per me un laboratorio concreto e per niente utopico di un\u2019altra Italia, possibile.<br \/>\nQuanto mi abbia educato fin da bambino a tenere alto il tiro, a riflettere sui temi decisivi della vita: la religione, la politica, la giustizia, i sogni da realizzare e i sogni perduti.<br \/>\nPietro Capuzi \u00e8 un passato che pretende un confronto e un\u2019opposizione seri, motivati, nobili, senza fanatismi. Lui \u00e8 un protagonista del Novecento impegnato e lacerato che mi ha dato uno spazio nella visione del mondo che nessuno \u00e8 riuscito a smentire, rafforzandomi nelle mie convinzioni. Lui \u00e8 il totem che non si lascia abbattere come si abbatte una targa, \u00e8 un simbolo che intimorisce e costringe a un percorso di liberazione mentale. Ti fa crescere, ti fa volare in alto.<br \/>\nIl pensiero diventa pi\u00f9 forte e il mondo pi\u00f9 interessante: l\u2019oblio incosciente, gli atti di sfregio sono solo motivo di una riflessione amara sul tema della memoria generazionale e un pericolo per il presente, pi\u00f9 che un danno alla memoria del sacrificio altrui. \u2022<\/p>\n<p>Valerio Franconi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Roma, sul lungotevere Arnaldo da Brescia, poco tempo fa \u00e8 stata distrutta una lapide in memoria di Giacomo Matteotti. A Salerno hanno sfregiato le targhe dedicate alla memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Pippo Fava. 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