{"id":5108,"date":"2017-05-08T13:00:15","date_gmt":"2017-05-08T11:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5108"},"modified":"2017-05-08T11:15:10","modified_gmt":"2017-05-08T09:15:10","slug":"il-sinodo-diocesano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/il-sinodo-diocesano\/","title":{"rendered":"Il sinodo diocesano"},"content":{"rendered":"<h2><em>Un evento di partecipazione e un parto difficile<\/em><\/h2>\n<p>Nel dicembre 1988, dopo Natale, nella domenica dedicata alla S. Famiglia, venne a Fermo il papa Giovanni Paolo II. Era stato invitato dal Cammino Neocatecumenale per presiedere la celebrazione dell\u2019invio in missione di alcune famiglie del Cammino. L\u2019iniziativa era partita dai fondatori del Cammino Kiko e Carmen senza la mediazione dell\u2019arcivescovo, ma mons. Bellucci chiese ed ottenne che prima che i1 papa andasse al centro neocatecumenale passasse nella cattedrale di Fermo. Nel discorso di saluto l\u2019arcivescovo ricord\u00f2 la storia e la vita della diocesi e richiam\u00f2 le ultime attivit\u00e0 diocesane e particolarmente l\u2019avvio del sinodo diocesano. Da qualche mese non ero pi\u00f9 vicario generale e quel giorno io rimasi al margine. Il papa nella risposta sottoline\u00f2 l\u2019importanza della celebrazione di un sinodo per una chiesa locale.<br \/>\nIl lavoro di preparazione per il sinodo cadde tutto sulle mie spalle. Feci una commissione preparatoria con i vicari zonali e con qualche collega dell\u2019Istituto teologico. Con don Filippo Concetti preparai tutti gli schemi di analisi e di lavoro del primo anno su evangelizzazione e catechesi, che sottoposi alla commissione. Il lavoro di rilevamento fatto nella visita pastorale non ci fu di molto aiuto perch\u00e9 non c\u2019era una sintesi per distretto o zona pastorale dal momento che il lavoro fatto da mons. Carden\u00e0 era centrato sulla parrocchia.<br \/>\nCominciai poi ad andare nelle riunioni di distretto o di vicaria per seguire e animare la riflessione sia nelle riunioni del clero che in quelle del dopocena con i laici. Spesso erano pi\u00f9 interessati i laici che i preti e questo da una parte mi rallegrava, ma dall\u2019altra mi faceva male, mi faceva toccare con mano la situazione culturale e pastorale del nostro clero. Lo stesso feci per il secondo anno, don Filippo preparo il materiale su liturgia e preghiera; ci mise tutta la ricchezza della sua cultura e spiritualit\u00e0 perch\u00e9 univa insieme lo studio, fatto a S. Anselmo, e il peso della sofferenza per la sua salute. Per il terzo anno mi servii di altri apporti, di don Angelo Fagiani, don Vinicio Albanesi ecc., per gli ambiti sociali: famiglia, associazioni, scuola, economia, politica ecc. Tre anni e pi\u00f9 di lavoro, che, a dire il vero, non fu molto partecipato; il lavoro per il sinodo diocesano non era sentito n\u00e9 dal clero n\u00e9 dai colleghi dell\u2019Istituto Teologico e il vescovo stesso non ne era partecipe. Pi\u00f9 che un approfondimento teologico-pastorale i preti volevano arrivare a norme pastorali che fossero chiare e a direttive obbligatorie per tutti, si era in tempi in cui tutto si sentiva come provvisorio.<br \/>\nIl 90-91 fu dedicato alla preparazione immediata del sinodo. Con una commissione allargata furono preparati quattro schemi di sintesi da sottoporre ai sinodali: il primo sulla diocesi, come chiesa locale, poi sui temi trattati nei tre anni di lavoro: 1) evangelizzazione e catechesi; 2) liturgia fonte e culmine della vita della chiesa; 3) testimonianza della carit\u00e0 e presenza della chiesa nella diocesi e nella societ\u00e0. I testi furono elaborati sul materiale raccolto nei tre anni di preparazione e tenendo presenti i documenti conciliari, i documenti fondamentali come le esortazioni postsinodali del papa e i testi della CEI. Si penso a come formare l\u2019assemblea sinodale con rappresentanza del clero, dei laici dalle parrocchie e vicarie, dei religiosi\/e, delle associazioni e movimenti ecclesiali, degli uffici di curia. Fu stabilito anche il regolamento per la conduzione delle assemblee sinodali, fu proposto don Francesco Monti come segretario del sinodo. Furono fatte le elezioni per la rappresentanza del clero e dei laici da ogni vicaria e furono stabilite le domeniche pomeriggio per le assemblee sinodali, due per ogni mese da ottobre a maggio per un primo anno, in vista poi di un secondo. Furono mandati i testi preparati come base di discussione ai membri eletti e a quelli nominati. In vista delle assemblee l\u2019attenzione e l\u2019interesse per il sinodo si ravvivarono.<br \/>\nDomenica 22 novembre 1992, festa di Cristo Re, l\u2019arcivescovo apri il sinodo con una solenne celebrazione in cattedrale. Si susseguirono poi le assemblee secondo il calendario stabilito. Sottolineo solo alcuni momenti pi\u00f9 vivi di discussione. L&#8217;inizio fu quasi turbolento perch\u00e9 alcuni preti e laici contestarono tutta l\u2019impostazione dei documenti dicendo che erano generici e troppo ambiziosi con la pretesa di esaminare e dire tutto; proponevano di rifarli pi\u00f9 brevi e solo su un qualche aspetto pi\u00f9 importante della pastorale. L&#8217;assemblea si anim\u00f2 e corsero anche parole forti. Come responsabile del lavoro fatto, allora, dissi: inutile prolungare la discussione, mettiamo a votazione se i testi possono diventare base per il sinodo oppure no, comunque sia chiaro che se si dovessero rifare, io evidentemente lascio la presidenza del sinodo. Fu fatta la votazione e la stragrande maggioranza voto per la prosecuzione dei lavori! Altri momenti di forte discussione:<br \/>\na) il rapporto tra chiesa locale e chiesa universale nel delineare la visione della diocesi, suscitata soprattutto dai preti focolarini;<br \/>\nb) il rapporto tra diocesi ed associazioni e movimenti ecclesiali nella pastorale parrocchiale;<br \/>\nc) rapporti tra AC e movimenti;<br \/>\nd) vivissima fu la discussione sui testi per il catechismo;<br \/>\ne) non minore quella con i neocatecumenali sulla celebrazione della pasqua in parrocchia, sulla iniziazione cristiana, e su tante altre.<br \/>\nDiscussi i tre testi, integrati con le osservazioni fatte nelle riunioni zonali, alla fine fu aggiunto un documento sulle strutture amministrative della diocesi. I lavori durarono fino a tutto l\u2019avvento del 1994.<br \/>\nOsservazioni e proposte venivano raccolte dal segretario che poi sintetizzava il documento in proposizioni, che vennero sottoposte a votazione. Il lavoro del segretario don Francesco Monti fu molto prezioso per la capacit\u00e0, la chiarezza e la rapidit\u00e0 di sintetizzare il tutto. A Pentecoste del 1994 in una solenne liturgia a S. Francesco (al duomo c\u2019erano i lavori), alla presenza di quasi tutti i vescovi delle Marche, fu chiuso il sinodo.<br \/>\nIl vicario generale mons. David Beccerica fece un saluto e sottoline\u00f2 l\u2019importanza del sinodo in una diocesi, io feci la sintesi del lavoro e presentai le aspettative del popolo di Dio della nostra diocesi guardando al futuro, cio\u00e8 all\u2019attuazione del sinodo. Consegnai a nome dell\u2019assemblea sinodale all\u2019arcivescovo i cinque documenti e il testo delle proposizioni, divise secondo i cinque ambiti, perch\u00e9 le rivedesse e le pubblicasse come testo ufficiale del sinodo.<br \/>\nL&#8217;arcivescovo impieg\u00f2 pi\u00f9 di un anno a rileggere tutte le proposizioni, port\u00f2 solo qualche leggera variante e rese pubblico, in un&#8217;assemblea liturgica, il libro sinodale il 27 settembre 1995 nel 25\u00b0 del suo episcopato a Fermo. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un evento di partecipazione e un parto difficile Nel dicembre 1988, dopo Natale, nella domenica dedicata alla S. Famiglia, venne a Fermo il papa Giovanni Paolo II. Era stato invitato dal Cammino Neocatecumenale per presiedere la celebrazione dell\u2019invio in missione di alcune famiglie del Cammino. 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