{"id":5105,"date":"2017-05-08T12:30:05","date_gmt":"2017-05-08T10:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5105"},"modified":"2017-05-08T11:15:24","modified_gmt":"2017-05-08T09:15:24","slug":"vicario-generale-docente-preside-dellitm","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/05\/vicario-generale-docente-preside-dellitm\/","title":{"rendered":"Vicario generale, docente, Preside dell&#8217;ITM"},"content":{"rendered":"<h2><em>Curriculum vitae et studiorum di mons. Gabriele Miola, traghettatore della chiesa fermana nel post Concilio\u00a0<\/em><\/h2>\n<p>Mons. Gabriele Miola nasce a Montegiberto il 19 Febbraio del 1934. All\u2019et\u00e0 di tre anni inizia a vivere a Falerone con la sua famiglia. Entra nel Seminario di Fermo nel 1945 e vi frequenta le Scuole medie e il Liceo, fino al 1954. Frequenta il Corso di teologia a Roma al Laterano, alunno del seminario romano.<\/p>\n<p>A chi deve la sua vocazione?<br \/>\nA don Elia Malintoppi, primo parroco di Piane di Falerone. Molti non lo ricordano, ma per me \u00e8 stato significativo. Fu nominato parroco da mons. Norberto Perini. La frazione di Piane era, allora, una parrocchia di comunisti, don Elia invece era un feroce anticomunista. Apertamente attaccava i comunisti, senza paura. Entr\u00f2 cos\u00ec in rotta con la popolazione. Mons. Perini fu costretto a mandarlo a Potenza Picena, nel santuario e parrocchia di S. Girio.<br \/>\nFu lui, don Elia, per\u00f2 a suggerirmi di entrare in Seminario. Fu lui ad accompagnarmi agli esami di ammissione a Fermo. Io non ero mai uscito da Piane di Falerone. Per me fu un\u2019avventura venire a Fermo. Era la prima volta. Ricordo come fosse adesso quando salimmo sul trenino. E, quando, dopo gli esami, mi port\u00f2 a visitare la Cattedrale e il Girfalco. Tante volte mi viene in mente quando davanti al parapetto di granito del Girfalco, don Elia indicandomi l\u2019orizzonte mi disse: \u201cGuarda laggi\u00f9. Quell\u2019azzurro che vedi \u00e8 il mare!\u201d. Non lo avevo mai visto! In seminario fu mio sostegno Damiano Ferrini, allora teologo.<br \/>\nPer l\u2019esame di ammissione alla scuola media di Montegiorgio fui preparato dalla maestra Lina Macchini, sorella dei famosi Macchini impegnati in politica.<br \/>\nRicordo con piacere la scuola media dove il livello era buono. Del Ginnasio e del Liceo, negli anni 1948-54, ho un ricordo piuttosto negativo per la mancanza di professori impegnati con noi.<\/p>\n<p>Come le \u00e8 venuto in mente di studiare Bibbia?<br \/>\nDopo l\u2019esame di maturit\u00e0, il rettore di allora, mons. Stefano Carden\u00e0, mi chiese di andare a Roma a studiare teologia presso la Pontificia Universit\u00e0 Lateranense, per la formazione presso il Pontificio Seminario Romano, erano gli anni \u201954-\u201958. Io accettai. La formazione era sulla stessa linea di quella di Fermo: disciplina, studio e pratiche di piet\u00e0. Ci accorgevamo per\u00f2 di alcune storture nella formazione. Ma il fatto che la Lateranense era una grande universit\u00e0 che raccoglieva molti studenti provenienti da altri Seminari, permetteva confronto, dibattiti e apertura. La teologia, il pi\u00f9 delle volte, si studiava purtroppo in funzione degli esami.<br \/>\nMi entusiasmarono invece gli anni al Pontificio Istituto Biblico che frequentai dal 1958 al 1961. Abitavo allora nella parrocchia di S. Ignazio sull\u2019Appia Nuova. Erano due le universit\u00e0 pontificie dove si studiava bibbia. Formavano le due scuole di riferimento: il biblico dei gesuiti, progressista e la Lateranense, conservatrice. Ricordo gli insegnanti di allora, dei giganti, come Max Zerwick e Stanislas Lyonnet.<br \/>\nDovevo discutere la laurea in teologia, ma capit\u00f2 l\u2019opportunit\u00e0 di perfezionare gli studi biblici a Gerusalemme e colsi quella oppurtunit\u00e0. Negli anni \u201961-\u201962 ho frequentato i Corsi nell\u2019Istituto Biblico Francescano di Gerusalemme. Terminai il corso con due amici: Giuseppe Barbaglio (morto il 28 marzo 2007) e Enzo Cortese, di Aqui Terme. Con loro visitammo per lungo e per largo la Palestina, la Giordania, il Sinai, l\u2019Egitto, ci spingemmo a visitare la Mesopotamia, l\u2019Irak, Babilonia, Ur dei Caldei, l\u2019Eufrate.<\/p>\n<p>Come fu il suo ritorno in Diocesi?<br \/>\nVenni ordinato sacerdote il 22 Marzo 1958. Nel 1962 rientrai in diocesi e mi fu chiesto di insegnare greco e latino in ginnasio. In teologia poi insegnai tante discipline: teologia dogmatica, liturgia, ecumenismo, introduzione all\u2019Antico Testamento, ebraico e greco biblico. Dopo aver affiancato come vice-rettore mons. Carden\u00e0, l\u2019allora arcivescovo, mons. Cleto Bellucci mi nomin\u00f2 rettore del Seminario nel 1972 e vi rimasi fino al 1978. Furono anni cruciali. Cercai di guidare quella effervescenza dei tempi post-conciliari e i malcontenti che serpeggiavano tra i seminaristi teologi. Si cercavano esperienze nuove nei movimenti ecclesiali. Alcuni seminaristi vollero fare esperienza nel movimento dei Focolari o nei gruppi di Giovent\u00f9 Studentesca. Cercai di impostare la vita su una liturgia rinnovata. Fu resa pi\u00f9 viva la celebrazione dell\u2019Eucaristia secondo le direttive del Concilio. Vennero mandati in parrocchia i seminaristi per l\u2019attivit\u00e0 pastorale al sabato e alla domenica. Alcuni sceglievano le parrocchie di origine, altri no. Per conoscere il mondo degli operai furono fatte esperienze di lavoro in azienda durante l\u2019estate. Dal 1978 al 1988 fui nominato Vicario generale della diocesi di Fermo.<\/p>\n<p>Come trov\u00f2 la diocesi di Fermo?<br \/>\nPiuttosto tradizionalista. L\u2019Arcivescovo Mons. Norberto Perini, mons. Marconi, mons. Perfetti erano tutti perplessi sul Concilio Vaticano II. L\u2019unico innovatore fu don Rolando Di Mattia, parroco a Loro Piceno a cui ero legato da una profonda amicizia. Con lui trascorrevo i mesi estivi di ritorno da Roma. Con lui pensammo di far conoscere i documenti del Vaticano II in Diocesi. Chiedemmo collaborazione. Si form\u00f2 un gruppo che doveva girare per la diocesi a far conoscere lo spirito del Concilio. A questo gruppo appartenevano don Rolando Di Mattia, don Angelo Fagiani, don Duilio Bonifazi (che poi lasci\u00f2 per frequentare filosofia ad Urbino), don Romolo Illuminati (che poi lasci\u00f2 perch\u00e9 prese l\u2019insegnamento di Religione Cattolica al liceo classico di Fermo), don Filippo Concetti. Chiedemmo al vescovo di riunire i preti in incontri zonali. Dividemmo la diocesi in 6 vicarie. Ogni mese incontravamo i preti e facemmo conoscere la SC, la DV, la LG, la GS. Ci\u00f2 che si diceva creava sorpresa sui preti. Alcuni addirittura facevano opposizione come don Luigi Lorenzetti o don Verdini di Morrovalle. Avevano paura che con il rinnovamento la chiesa perdesse la sua capacit\u00e0 di guida.<\/p>\n<p>Negli anni \u201980 \u00e8 stata promossa una Scuola di Formazione Sociale e Politica a Civitanova Marche. Come \u00e8 nata l\u2019idea?<br \/>\nLe scuole di partito erano scomparse. Ci si improvvisava amministratori, sindaci, assessori. Volevamo allora accompagnare i politici locali ad una preparazione pi\u00f9 ampia non solo amministrativa. Volevamo coinvolgere gli assessori, gli uomini politici, i giovani che volevano affacciarsi alla politica. Volevamo indicare l\u2019uomo nella sua interezza, nella sua globalit\u00e0, nel suo essere immagine di Dio nel mondo. Insomma volevamo offrire una preparazione a 360 gradi: antropologia, economia, teologia, bibbia. Volevamo proporre una scuola, non soltanto alcune conferenze. All\u2019inizio furono tanti i partecipanti. Ma quando fu il momento degli esami, molti abbandonarono.<br \/>\nE quindi, dopo tre anni, quell\u2019esperienza unica nelle Marche, fu chiusa.<\/p>\n<p>Quali furono i cambiamenti nell\u2019insegnamento della Teologia a Fermo?<br \/>\nMons. Carden\u00e0 fu un bravo rettore. Riguardo alla Sacra Scrittura, disciplina che insegnava, era molto aperto. Mi lasci\u00f2 il corso sulla Genesi. Insegnavo che nei primi capitoli non si racconta una storia ma si legge un discorso sapienziale. Non \u00e8 un libro storico. Ricordo che ebbi molte resistenze. Allora ebbi l\u2019idea di chiamare a Fermo i miei professori del Biblico per fare aggiornamento. Vennero Max Zerwick (biblista), Stanislas Lyonnet (biblista), Tommaso Federici (liturgista), Salvatore Marsili (liturgista), padre Benedetto Calati (liturgista)\u2026 Serv\u00ec molto per far conoscere agli studenti di teologia, e non solo, il mondo della cultura cattolica.<br \/>\nChiesi al Vescovo che tutti i giovani capaci cogliessero l\u2019opportunit\u00e0 di formarsi a Roma per approfondire discipline teologiche.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la Diocesi di Fermo ha investito in teologia e le altre diocesi marchigiane molto poco?<br \/>\nPerch\u00e9 Fermo aveva la fortuna di avere un Seminario e un Istituto Teologico. Aveva bisogno di un corpo docente ben preparato, competente e formato.<br \/>\nRicordo che mons. Perini spinse presso la Congregazione perch\u00e9 l\u2019Istituto Teologico di Fermo avesse il privilegio di rilasciare i titoli Accademici di Baccellierato e Licenza. Non ci riusc\u00ec. Ci riprov\u00f2 senza esito anche mons. Cleto Bellucci, il quale ci teneva molto a che i sacerdoti avessero i titoli accademici.<br \/>\nPurtroppo per\u00f2 qualche docente di Fermo ha fatto il doppio gioco. Ha svalutato l\u2019Istituto teologico di Fermo parlandone male e facendolo passare come un istituto di progressisti.<br \/>\nC\u2019\u00e8 da dire che se l\u2019Istituto Teologico Marchigiano Regionale \u00e8 nato \u00e8 grazie all\u2019opera della Conferenza Episcopale Marchigiana e pu\u00f2 andare avanti grazie a molti docenti dell\u2019Arcidiocesi di Fermo.<\/p>\n<p>Lei \u00e8 stato Vicario Generale, poi si \u00e8 dimesso. Cosa l\u2019ha spinta a questa decisione?<br \/>\nPer correttezza debbo dire che la mia decisione fu appoggiata da don Rolando Di Mattia. Senza il suo consiglio e il suo conforto non avrei fatto questa scelta.<br \/>\nFu verso la fine degli anni \u201980. Si voleva una partecipazione corale dell\u2019intera diocesi anche nei conti nell\u2019amministrazione diocesana. Volevamo che il clero diocesano sapesse le spese della diocesi. Purtroppo mons. Bellucci, appoggiato da prelati romani, non volle questo tipo di trasparenza. Si rifiut\u00f2 di fare chiarezza. Ci fu un momento in cui il suo segretario era economo e anche cassiere della Curia. Noi volevamo che la responsabilit\u00e0 economico-amministrativa diventasse comunitaria, nella diocesi. Invece continu\u00f2 ad essere personale, solo del Vescovo e del suo segretario.<br \/>\nIn quell\u2019epoca ci fu la vendita dei benefici diocesani della Vallata del Chienti. Il clero approv\u00f2 tale operazione, ma voleva sapere come sarebbero stati spesi quei soldi. Cosa che non si \u00e8 mai saputa. A quel punto, sotto la pressione del clero diedi le dimissioni.<\/p>\n<p>Nella memoria di molti \u00e8 rimasta la giornata per i giovani celebrata al Palazzetto dello Sport di Porto S. Elpidio con la presenza di Madre Teresa di Calcutta. Si ricorda anche la celebrazione finale della domenica di Pentecoste, nel parco dinanzi alla Cattedrale con pi\u00f9 di 15000 persone. Come ricorda quell\u2019incontro con Madre Teresa, oggi santa?<br \/>\nUmile e obbediente. Cos\u00ec la ricordo. Avevamo programmato la sua presenza per la Giornata dei Giovani. Andai ad incontrarla un anno prima. Poi lei part\u00ec per l\u2019India dove rimase per 6 mesi. Durante la sua permanenza in India le scrissi diverse volte, ma non mi rispose mai. Di ritorno dall\u2019India andai a Roma ma lei declin\u00f2 l\u2019invito per impegni sopraggiunti. Allora chiamai al telefono il vescovo e lo feci parlare con Madre Teresa. Alla parola del Vescovo divenne obbediente e ribad\u00ec la sua presenza in Diocesi.<br \/>\nPer non farle perdere tempo allora andai a prenderla in macchina. Fu il dottor Astorri che mi accompagn\u00f2 con la sua auto. Madre Teresa era avvolta dalla presenza di Dio. Ricordo che era maggio. Percorrevamo la strada Salaria. La Madre aveva il volto attaccato al finestrino e guardava ammirata la natura fiorita e lussureggiante di verde e del giallo delle ginestre. Il sabato incontr\u00f2 i giovani al palazzetto dello Sport di P. S. Elpidio e nel pomeriggio dopo l\u2019adorazione in Cattedrale parl\u00f2 agli adulti. Quindi ripartimmo immediatamente perch\u00e9 la Madre aveva impegni. Le offrimmo per le sue opere di carit\u00e0 nove milioni di lire.<\/p>\n<p>Come vede il prete nel futuro?<br \/>\nLo vedo come un uomo di Dio pieno di zelo che deve continuamente aggiornarsi. Il Concilio ha indicato alla chiesa di saper leggere i segni dei tempi. Quindi c\u2019\u00e8 bisogno di un aggiornamento costante. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di dire \u201cqui comando io\u201d.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 solo la chiesa gerarchica, ma la chiesa \u201cpopolo di Dio\u201d.<br \/>\nIl sacerdote allora deve essere un ponte tra Dio e il mondo. Deve essere competente in teologia e in antropologia, deve conoscere Dio e le persone. Deve essere un pastore che cresce nella conoscenza delle esigenze della Chiesa e della vita sociale. Papa Francesco indica il sacerdote come il pastore che \u201cprende l\u2019odore delle pecore\u201d, che conosce l\u2019ovile, i pascoli erbosi e la sorgente di acqua zampillante.<\/p>\n<p>Mons. Miola non rimpiange niente della sua vita. Si \u00e8 sempre sentito parte della Chiesa. E ha lavorato alacremente nella chiesa fermana. Oltre ad essere preside dell\u2019Istituto Teologico Marchigiano per la sede di Fermo, \u00e8 stato direttore dell\u2019Ufficio diocesano per l\u2019Insegnamento della religione cattolica, direttore dell\u2019Ufficio diocesano per la Pastorale della salute. Con Mons. Rolando Di Mattia che \u00e8 stato tra i fondatori della rivista Firmana.<\/p>\n<p>Guardando indietro, vedendo la strada percorsa finora, qual \u00e8 il giudizio che darebbe?<br \/>\nQuel che desideravo e che si \u00e8 realizzato solo in parte, era raggiungere uno spirito di collegialit\u00e0 a tutti i livelli: tra vescovo ed organismi di partecipazione, tra clero nelle vicarie, tra parroci, tra preti ed organismi parrocchiali, tra preti e laici in genere, tra insegnanti negli Istituti di teologia.<br \/>\nNonostante una visita pastorale, un congresso eucaristico, un sinodo e le tante settimane di aggiornamento non sono esplose quella comunione e quella collegialit\u00e0 che l\u2019ecclesiologia del Vaticano II e tutto il Concilio avevano messo a fondamento del rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che sia un cammino lento ancor oggi. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Curriculum vitae et studiorum di mons. 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