{"id":5044,"date":"2017-04-06T16:00:19","date_gmt":"2017-04-06T14:00:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=5044"},"modified":"2017-04-03T14:07:22","modified_gmt":"2017-04-03T12:07:22","slug":"gli-anni-del-seminario-la-parola-di-dio-e-i-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/04\/gli-anni-del-seminario-la-parola-di-dio-e-i-poveri\/","title":{"rendered":"Gli anni del seminario: la Parola di Dio e i poveri"},"content":{"rendered":"<h2><em>Don Lorenzo Milani (1943- 1947): da signorino che era stato, anche in seminario volle distinguersi scegliendo la povert\u00e0<\/em><\/h2>\n<p><em>\u201cCara mamma, stamani sono finiti gli esercizi. I quali consistono in star zitti per quattro giorni e sentire 16 prediche. Lo star zitti sottoscriverei a seguitarlo per tutto l\u2019anno col vantaggio di non dire sciocchezze, ma le prediche per ora mi bastano. Con tutto questo non sono riusciti a levarmi l\u2019allegria anzi mi sono divertito a fare passeggiate di decine di chilometri nel pi\u00f9 vario paesaggio come sarebbe p. es. 4 colonne, un pilastro, una curva ad angolo retto e poi invece quattro colonne, un pilastro ecc. Si ha sempre un po\u2019 l\u2019impressione d\u2019essere in un manicomio\u201d (Lorenzo Milani lettere alla mamma 1943- 1967, pag. 10, Arnoldo Mondadori Editore, 1973).<\/em><\/p>\n<p>La lettera di don Milani indirizzata alla mamma \u00e8 del 14 novembre 1943, cinque giorni dopo il suo ingresso nel seminario di Cestello (9 novembre 1943). Il nome \u201cCestello\u201d \u00e8 una storpiatura dialettale di Cistercense, l\u2019ordine monastico che, nella prima met\u00e0 del 1600, si era stabilito in quel punto di Oltrarno (N. Fallaci, Dalla parte dell\u2019ultimo, vita del prete Lorenzo Milani). Nei primi mesi di seminario Lorenzo scriveva spesso alla mamma. Gli premeva assicurarla che stava bene. Trovava che la vita l\u00e0 dentro era \u201cbellissima e allegrissima\u201d, che era un continuo passare \u201cda un bagordo all\u2019altro\u201d, che conduceva insomma una \u201cvita principesca\u201d. In realt\u00e0, le cose non stavano proprio cos\u00ec. Il vento di tramontana, che soffiava da monte Morello, s\u2019insinuava gelido attraverso mille spifferi: \u201cChi aveva la stanza sull\u2019Arno, sentiva salire dal fiume un\u2019umidit\u00e0 ghiaccia che appesantiva le coperte e le lenzuola sul letto\u201d. Le camere erano una via di mezzo tra le celle dei monaci e quelle dei detenuti. Geloni alle mani e ai piedi, tosse, nasi infiammati dal raffreddore erano inconvenienti di routine. Anche Milani si busc\u00f2, nei quattro anni di seminario, una serie di bronchiti e una grave broncopolmonite. Nonostante tutto, \u201cI primi tempi del seminario Lorenzo fu un ragazzo molto felice, come l\u2019avevo visto poche volte &#8211; racconta la mamma -. La nostra \u00e8 una famiglia in cui si \u00e8 sempre avuto tutto, dal pane alla cultura, dal prestigio al gusto delle cose belle. Ma solo in seminario Lorenzo trov\u00f2 subito ci\u00f2 che istintivamente cercava con tutto se stesso: una ragione assoluta per vivere, una disciplina costante\u201d (M. Lancisi, Don Milani, la vita).<br \/>\nLa mamma non condivideva la scelta fatta dal figlio. Tuttavia i suoi dubbi permisero a Lorenzo di chiarire meglio a se stesso e indirettamente alla mamma la propria vocazione sacerdotale: \u201cCara mamma, mi dispiace che tu senta il peso della mia mancanza di libert\u00e0. Ma non ci pensare, perch\u00e9 io non ne sento punto. Quando uno liberamente regala la sua libert\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 libero di uno che \u00e8 costretto a tenersela\u201d (Lorenzo Milani, Lettere alla mamma). In seminario qualche compagno faceva letteralmente la fame, non potendo contare sull\u2019aiuto dei genitori. Non era cos\u00ec per Lorenzo Milani. Settimanalmente arrivavano dalla tenuta di Gigliola: pane, olio, uova, formaggio, frutta che Lorenzo provvedeva poi a distribuire tra i compagni di camerata. Questi ultimi, su una sua proposta arrivarono a costituire una sorta di piccola cooperativa. Lorenzo prestava anche i soldi che gli arrivavano da casa. Don Danilo Cubatoli, un compagno di seminario ricorda: \u201cUna volta avevo da comprare un libro e, siccome ero un po\u2019 spento con i soldi, gli chiesi cento o duecento lire che mi impegnai a restituire appena avessi avuto il denaro dal mio babbo. Ebbi ci\u00f2 di cui avevo bisogno. Una sera, mentre si rientrava da fuori e si era nel cortile, gli restituii ci\u00f2 che avevo avuto in prestito. Lui si volt\u00f2 di scatto e rivolto a tutti gli altri, esclam\u00f2: Avete visto che avevo ragione io, siete dei poco buoni, avevate detto che non me li avrebbe ridati\u201d.<br \/>\nLorenzo era dotato di una grande libert\u00e0 e di una tagliente dialettica che lo facevano amare. C\u2019era per\u00f2 anche chi si fermava alla superficie e non andava in profondit\u00e0 ed allora erano scontri feroci. Ricorda don Raffaele Bensi: \u201cDovunque trovava incoerenza e contraddizioni, le accusava; era feroce, crudele quasi, di una logica ferrea. Guai a capitare sotto le sue mani. Aveva ragione con tutti\u201d. Don Raffaele Bensi (1896- 1985) che diventer\u00e0 il confessore e consigliere di don Lorenzo Milani, era molto conosciuto nei licei fiorentini dove era insegnante di religione. Fu uno studente, Carlo Rusconi, diventato poi professore in America, a presentargli Lorenzo Milani nel corso dell\u2019estate del 1942. Un anno dopo, nella primavera del 1943, Lorenzo, che stava vivendo allora il periodo dell\u2019infatuazione artistica, and\u00f2 a trovarlo nella sacrestia di San Michele in Visdomini, a Firenze. Era passato un anno. Don Raffaele aveva da confessare una ragazza e lo indirizz\u00f2 da un prete amico, don Mario Lupori che ricorda cos\u00ec l\u2019incontro con Milani: \u201cVestiva da laico con un bel vestito. Aveva una serie di foglietti in mano con sopra una serie di domanda da neofita, come tenne a precisare\u201d. Le risposte dategli dal sacerdote non persuasero affatto Lorenzo che si rivolse al sacerdote dicendogli: \u201cSi vede che lei non \u00e8 preparato\u201d. Lorenzo non si scoraggi\u00f2. And\u00f2 di nuovo da don Bensi che, dopo averlo rivisto, gli chiese se doveva confessarsi: \u201cNon sono nemmeno cristiano\u201d, gli rispose Milani, che voleva solo parlare con lui. Don Bensi non aveva tempo per sedersi a far chiacchiere. Doveva recarsi a S. Quirico a Marignole fuori citt\u00e0, dove era morto un giovane prete, don Dario Rossi, un suo ex alunno. Lorenzo volle accompagnarlo; nel frattempo, in strada gli spalanc\u00f2 la sua anima. \u201cAnche se stava ancora cercando la verit\u00e0, era gi\u00e0 pieno di Spirito Santo\u201d, ricordava don Bensi in un\u2019intervista. Giunti sul posto, mentre don Bensi s\u2019inginocchi\u00f2 a pregare accanto alla salma, Milani, alla vista del sacerdote morto, disse: \u201cIo prender\u00f2 il suo posto\u201d. Questo \u00e8 quanto raccontato da don Bensi in un\u2019intervista a Enzo Biagi nella trasmissione televisiva del 20 luglio 1971 \u201cIII B, facciamo l\u2019appello\u201d.<br \/>\nIn molti hanno tentato di trovare le motivazioni che portarono Lorenzo Milani prima alla conversione, poi alla decisione di farsi prete. Joachim Staude, il pittore fiorentino che lo aveva preso come tirocinante nel proprio studio in via dei Serragli a Firenze, in un\u2019intervista rilasciata a Neera Fallaci, cos\u00ec ricorda un incontro che ebbe con Lorenzo Milani quando era gi\u00e0 seminarista: \u201c\u00c8 tutta colpa tua. Perch\u00e9 mi hai parlato della necessit\u00e0 di cercare sempre l\u2019essenziale, di eliminare i dettagli e di semplificare, di vedere le cose come un\u2019unit\u00e0 dove ogni parte dipende dall\u2019altra. A me non bastava fare tutto questo su un pezzo di carta. Non mi bastava cercare questi rapporti tra i colori. Ho voluto cercarli tra la mia vita e le persone del mondo. E ho preso un\u2019altra strada\u201d (N. Fallaci).<br \/>\nLorenzo era rimasto turbato quando Laura, la cugina Lalla, la sua grande amica dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza, era entrata in una scuola-convitto per infermiera. Era stata la decisione nata dal profondo desiderio di dedicarsi a qualcosa di utile e di umile. Profonda costernazione suscit\u00f2 nel giovane Lorenzo la morte del cugino Paolo Milani Comparetti che si trovava come ufficiale a bordo della corazzata Roma affondata dai tedeschi il 9 settembre 1943, mentre si dirigeva a Malta in rispetto delle clausole di armistizio con gli alleati. Un episodio che Lorenzo Milani raccont\u00f2 pi\u00f9 volte ai propri compagni di seminario era quello dell\u2019incontro casuale che aveva avuto con una donna del popolo nel periodo della sua infatuazione per l\u2019arte. Si era in piena guerra. Nelle case dei poveri mancava tutto. Lorenzo Milani, mentre stava dipingendo in un vicolo vicino a palazzo Pitti, tir\u00f2 fuori un buon pane bianco che proveniva dalla fattoria di famiglia e si mise a fare uno spuntino. \u201cNon si viene a mangiare il pane bianco nelle strade dei poveri\u201d, &#8211; lo apostrof\u00f2 una popolana. Per il giovane Milani fu come aver ricevuto una scudisciata in faccia. Cap\u00ec di essere un privilegiato.<br \/>\nE decise di mangiare anche lui il pane nero dei poveri. Anche negli anni del seminario, nonostante il luogo fosse davvero da assimilare al proletariato, raccolse una battuta feroce fatta da due servitori che stavano lavorando attorno ad un gabinetto intasato: \u201cEh, i signori bisogna servirli da cima\u2026 fino in fondo\u201d. Da \u201dsignorino\u201d che era stato, anche in seminario volle distinguersi scegliendo la povert\u00e0. Cos\u00ec al posto del letto mise una branda. Non volle una libreria ma quattro assi di legno dove riporre i propri libri e al posto delle scarpe indossava dei sandali fatti con i copertoni ritagliati di una motocicletta e tenuti assieme da legacci di cuoio. Anche da prete, a Calenzano prima e a Barbiana poi si guarder\u00e0 bene di avere qualcosa in pi\u00f9 di quanto aveva l\u2019ultimo dei parrocchiani. Quale l\u2019eredit\u00e0 lasciata da don Milani in questa professione di povert\u00e0? Ognuno pu\u00f2 rispondere tranquillamente ma senza trovare giustificazioni di comodo.<\/p>\n<p><strong>Gli studi, gli amici, i professori del seminario<\/strong><\/p>\n<p>Anche nel seminario, Lorenzo Milani non si dimostr\u00f2 affatto un alunno modello nel senso classico del termine. Studiava quelle materie concrete, legate al suo futuro pastore di anime, come la Sacra Scrittura rigorosamente storicizzata e la questione sociale. La parola di Dio e i poveri erano gi\u00e0 in seminario il cuore del suo interesse culturale. Aveva molta ammirazione per il domenicano padre Reginaldo Santilli, professore di Sociologia, che predicava il dovere dell\u2019individuo di rafforzare le basi sociali, in nome di un cattolicesimo aperto alle classi meno abbienti. Prendeva splendidi voti, anche nove e otto in teologia pastorale insegnata da don Andrea Bonari sette e otto a patrologia, sette e mezzo nel canto gregoriano. Tutto il resto era orpello, mera accademia, libri da non sfogliare.<br \/>\nSeguiva con molto interesse le lezioni di ebraico, greco e Sacra Scrittura di Enrico Bartoletti, futuro vescovo di Luca e segretario della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), definito da Lorenzo in una lettera alla mamma, \u201cuomo e prete di una levatura eccezionale\u201d. Non si faceva intimorire affatto da alcuni professori anzi li attaccava apertamente: \u201cSiete ignoranti, non siete preparati, non capite nulla, il Vangelo non dice questo\u201d.<br \/>\nDon Bruno Brandani ricorda i suoi battibecchi con mons. Mario Tirapani, l\u2019insegnante di Sacra Scrittura: \u201cTirapani insegnava male, senza leggere nemmeno la Bibbia. Si limitava a dire a chi doveva essere attribuito questo o quel libro. Ma che mi interessano certe cose, diceva Milani. Bisogna leggere il testo, vedere cosa vuol dire. A volte, con la sua logica stringente, faceva proprio come il gatto col topo, ci si divertiva. Il professore rimaneva mortificato o minacciava Lorenzo di mandarlo fuori dall\u2019aula\u2026 A me Lorenzo Milani ha insegnato proprio una libert\u00e0 di vita, senza di lui sarei stato un eterno indeciso, mi sarei trascinato in una schiavit\u00f9 psicologica\u201d.<br \/>\nSilvano Piovanelli, uno dei compagni di seminario, diventato poi arcivescovo e cardinale di Firenze, ricorda cos\u00ec Lorenzo Milani: \u201cNegli studi si rivel\u00f2 pi\u00f9 avanti di noi che avevamo un metodo liceale. Seguivamo un testo e la spiegazione del professore. Lorenzo aveva invece uno stile di ricerca. Ricordo che quando si studi\u00f2 l\u2019Eucaristia, lui non si accontent\u00f2 del testo adottato dal professore ma and\u00f2 a cercarne un altro, molto bello. Si faceva attrarre dalle materie che gli piacevano e prediligeva la ricerca personale. In questo ci ha aiutato perch\u00e9 ci ha fatto capire che lo studio \u00e8 anche ricerca. Inoltre Lorenzo aveva una grande capacit\u00e0 di sintesi. Riassumeva le lezioni su alcuni foglietti molto chiari, logici, che utilizzavamo anche noi suoi compagni\u201d (M. Lancisi).<br \/>\nDon Auro Giubbolini, un altro compagno di corso di Lorenzo, cos\u00ec raccontava in un\u2019intervista a Neera Fallaci, sul modo di studiare di Milani: \u201cDurante il Concilio, un vescovo si lamentava con me. Ci riempiono di libri mi diceva. Me li fece vedere. Uno dei volumi, tradotto in italiano come gli altri, era il trattato sull\u2019Eucaristia sul quale Milani aveva studiato di idea sua in seminario. Con una differenza: Milani aveva usato il testo in Francese\u201d (N. Fallaci).<br \/>\nBella anche la testimonianza di don Renzo Rossi: \u201cIl nostro primo incontro avvenne quando lui faceva il terzo anno di Teologia e io il secondo\u2026 m\u2019incantava la sua dialettica. I nostri incontri mi lasciavano sempre un segno dentro, specialmente durante i primi anni del mio sacerdozio. Di fronte alle sue argomentazioni, cos\u00ec profonde e appassionate, che sapevano rovesciare certi valori tradizionali, per scoprirne di nuovi e di profondi, stavo ad ascoltarlo per ore intere. A volte lo detestavo, non mi lasciava mai tranquillo. Mi rovistava dentro, mi cambiava. Poi, senza accorgermene, qualcosa maturava in me e il mio lavoro pastorale ne riceveva beneficio\u201d (N. Fallaci).<br \/>\nAltri grandi amici di Lorenzo Milani negli anni di seminario ma anche in seguito, quando li avr\u00e0 come compagni di viaggio in difesa dei poveri nelle rispettive attivit\u00e0 pastorali, erano don Danilo Cubatoli, don Bruno Borghi, il prete operaio della diocesi fiorentina, scanzonato e dalla forte personalit\u00e0 e don Alfredo Nesi.<br \/>\nI superiori, alcuni non lo sopportavano, come don Mario Tirapani che minacci\u00f2 di bocciarlo al terzo anno di Teologia perch\u00e9 all\u2019esame lo aveva trovato del tutto impreparato a rispondere alle sue domande che erano dirette a sapere a chi andava attribuito un libro della Bibbia e a chi un altro.<br \/>\nGiulio Lorini, rettore del seminario fiorentino, ebbe nei confronti di Lorenzo Milani atteggiamenti opposti. Negli anni del seminario sbott\u00f2 davanti a tutti dicendo che la pace sarebbe ritornata in seminario se Milani se ne fosse tornato a casa dai suoi genitori. Aveva esteso questo invito anche a Renzo Rossi, Danilo Cubatoli, Bruno Borghi. Mandare via Lorenzo Milani non era per\u00f2 facile perch\u00e9 \u201cEra un fanatico dell\u2019osservanza delle regole\u201d e i superiori non avevano appigli per muovergli rimproveri. Critico fino nei minimi dettagli e insieme obbedientissimo. Mons. Lorini cambi\u00f2 opinione nei confronti di don Lorenzo Milani e lo segu\u00ec anche a Barbiana con paterna stima e ne fu ricambiato. Un giorno, quando Lorenzo era moribondo, sollevando le braccia quasi a chiedere perdono, dir\u00e0: \u201cSignor rettore, io sono stato cattivo con lei. Ma no, Lorenzo, no \u2013 rispose don Lorini. Era la sua coscienza delicata che lo rimordeva anche di piccole mancanze\u201d (N. Fallaci).<br \/>\nPadre Reginaldo Santilli, docente di Sociologia, cos\u00ec lo ricordava in una intervista rilasciata a Neera Fallaci: \u201cNon \u00e8 facile dimenticarlo. Era un allievo molto interessato e attento pi\u00f9 che alla nuda lezione, alle sue immediate applicazioni nella vita di ogni giorno. Non era tenero con le disquisizioni teoriche. Le lezioni con lui erano sempre animate anche per il parziale dissenso da parte dei suoi compagni di classe. Quando don Milani era in seminario, certi orizzonti non s\u2019erano ancora aperti. In alcuni casi non si concedeva neppure la lettura dei quotidiani all\u2019infuori dell\u2019Osservatore Romano e, raramente dell\u2019Avvenire d\u2019Italia. L\u2019ondata di rinnovamento e vorrei dire, di riacquisizione di un certo modo di pensare e di agire e venuta dopo\u201d (N. Fallaci).<br \/>\nCi\u00f2 che non andava proprio a Lorenzo Milani dell\u2019educazione ricevuta in seminario e lo esprimer\u00e0 da prete, \u00e8 per tutto quel mondo in cui le \u201cporcherie si chiamano finemente mancanza contro la santissima purit\u00e0, la vigliaccheria tiepidezza, l\u2019odio poca carit\u00e0 e la bestemmia un attimo di aridit\u00e0 spirituale\u201d.<br \/>\nDetestava le ipocrisie, i falsi atteggiamenti di umilt\u00e0, la mancanza di coraggio. Se qualcosa non gli piaceva lo diceva apertamente. Non sopportava gli esercizi spirituali. Da sacerdote scriver\u00e0 alla mamma: \u201cComincio ora a ristabilirmi dagli esercizi. Il predicatore era insopportabile. Ho sentito due prediche intere, alla terza mi sono alzato a mezzo, sono uscito e non sono pi\u00f9 tornato. Ho passato gli altri cinque giorni in camera\u201d. Gli Esercizi Spirituali! Se sono fatti, devono servire a farci diventare migliori, non per rimanere quello che siamo. \u00c8 un invito che ho rivolto pi\u00f9 volte ad un parroco di mia conoscenza, che si pone sempre in contrasto con tutti perch\u00e9 scorbutico e arrogante.<br \/>\nUn altro errore di fondo che Lorenzo Milani trovava nella cultura impartita in seminario era che essa rispecchiava le ideologie, le esigenze, l\u2019ambiente, il classismo e spesso gli interessi della classe borghese che lui conosceva molto bene. Era vero che circa l&#8217;ottanta per cento dei preti e dei frati venivano da famiglie di operai e contadini, ma era anche vero che \u201ci poveri che hanno studiato con borse di studio e i seminaristi nati poveri, sono tutti, quasi automaticamente passati dall\u2019altra sponda\u201d.<br \/>\nL\u2019errore di fondo del seminario per don Milani \u201cconsisteva nel fatto che prendeva i figli dei sottomessi e li sottometteva alla classe dominante. Il seminario sfornava preti umili, obbedienti e pii che finivano spesso per dare lezione di umilt\u00e0 agli umili. I poveri avevano invece bisogno di qualcuno che li aiutasse a riscattarsi, ad avere la giusta coscienza dei propri diritti e a difenderli con durezza e dignit\u00e0\u201d (M. Lancisi).<br \/>\nComunque, passata la guerra, il fratello Adriano aveva combattuto con i partigiani di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d, Lorenzo Milani con altri dieci compagni di corso veniva ordinato sacerdote nel duomo di Firenze domenica 13 luglio 1947 dal cardinale Elia Della Costa. I novelli sacerdoti erano: Aldo Tronci, Lorenzo Milani, Giuseppe Franci, Aldo Viliani, Giuseppe Padovani, Giovanni Chellini, Ermindo Corsinovi, Renzo Paoli, Amilcare Taddei, Silvano Piovanelli, Giuseppe Tagliaferri. Il giorno dopo, don Milani celebr\u00f2 la prima messa in S. Michele a Visdomini, la chiesa del suo direttore spirituale. \u201cEra trasfigurato\u201d, racconta don Raffaele Bensi che pensava anche: \u201cAdesso dove me lo mandano questo ragazzo? Se me lo mandano accanto a un parroco che non lo capisce, sono dolori\u201d. Per questo and\u00f2 di persona da mons. Tirapani che aveva la responsabilit\u00e0 della destinazione dei sacerdoti nella diocesi fiorentina. Gli chiese se c\u2019era la possibilit\u00e0 di mandarlo presso un parroco paterno. Il desiderio di mons. Bensi fu esaudito. Don Milani fu assegnato alla parrocchia di San Donato a Calenzano, retta dal vecchio parroco don Daniele Pugi. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Lorenzo Milani (1943- 1947): da signorino che era stato, anche in seminario volle distinguersi scegliendo la povert\u00e0 \u201cCara mamma, stamani sono finiti gli esercizi. I quali consistono in star zitti per quattro giorni e sentire 16 prediche. 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