{"id":4953,"date":"2017-03-22T11:30:56","date_gmt":"2017-03-22T10:30:56","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4953"},"modified":"2017-03-20T11:42:55","modified_gmt":"2017-03-20T10:42:55","slug":"i-venti-anni-vissuti-nelle-tenebre-dellerrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/03\/i-venti-anni-vissuti-nelle-tenebre-dellerrore\/","title":{"rendered":"\u201cI venti anni vissuti nelle tenebre dell\u2019errore\u201d"},"content":{"rendered":"<h2><em>Don Lorenzo Milani (1923-1943): dalla nascita alla scelta di entrare in seminario passando per la fase artistica<\/em><\/h2>\n<p><em>&#8220;Dopo tutto sono un\u2019anima anch\u2019io e non c\u2019\u00e8 ragione di buttarmi a mare specialmente se si tiene conto della giovane et\u00e0, della cattiva educazione, delle tare ereditarie e dei venti anni passati nelle tenebre dell\u2019errore\u201d <\/em><br \/>\n<em>(Cfr. Don Lorenzo Milani, lettera a don Renzo Rossi, 01.12.1954, in \u201cI libri di Corea, Lorenzo Milani profeta cristiano, Libreria Editrice Fiorentina, pag. 199, Firenze, maggio 1974).<\/em><\/p>\n<p>I venti anni, di cui parla don Milani, sono quelli trascorsi in famiglia, a scuola, con gli amici, all\u2019Accademia di Brera durante il breve periodo dell\u2019infatuazione per la pittura, prima della conversione e della sua decisione di farsi prete.<br \/>\nLorenzo Milani nasce \u201csignorino\u201d in una famiglia dell\u2019alta borghesia fiorentina. Il pap\u00e0 di Lorenzo, Albano Milani, alla morte di Luigi Adriano Milani (Firenze, 9 ottobre 1914), nonno di Lorenzo, eredita un patrimonio considerevole: la tenuta \u201cLa Gigliola\u201d a Montespertoli con i suoi venticinque poderi, la villa \u201cIl Ginepro\u201d a Castiglioncello, la casa a Firenze, un\u2019elegante palazzina in stile neoclassico, viale Principe Eugenio 9, diventato oggi viale Antonio Gramsci. Lorenzo, come il fratello maggiore Adriano (1920-1986) e la sorella minore Elena (1929-2010), nasce in casa il 27 maggio 1923. Solo i morti di fame nascono allora in ospedale.<br \/>\nLuigi Adriano Milani, nonno di Lorenzo era un cattedratico, professore di archeologia, di numismatica e direttore del Museo Archeologico fiorentino; nel corso della sua vita pubblic\u00f2 pi\u00f9 di novanta scritti. Nel 1884 sposa Laura, la figlia di Domenico Comparetti e di Elena Raffalovich, da cui ebbe quattro figli: Albano, Piero, Giorgio ed Elisa. L\u2019antenato pi\u00f9 illustre di don Lorenzo Milani fu senza dubbio il bisnonno paterno Domenico Comparetti (1835-1927). Giorgio Pasquali, amico della famiglia Milani, lo definisce: \u201cGrecista, latinista, epigrafista e folklorista, tra i filologi e stranieri quello di pi\u00f9 larghi interessi e di pi\u00f9 estese ricerche\u201d. Conosceva diciannove lingue, fra le quali alcune slave. All\u2019et\u00e0 di cinquant\u2019anni o gi\u00f9 di l\u00ec fece un viaggio in Finlandia per apprendere direttamente sul posto il Finnico. Impiegato presso la farmacia di famiglia, a Roma, oltre a dosare medicinali, leggeva, spiegava e integrava un papiro greco. Il risultato di studi e pubblicazioni gli valse, a ventiquattro anni, la cattedra di letteratura greca all\u2019universit\u00e0 di Pisa. Fu eletto anche senatore nel Regno d\u2019Italia. A Firenze abitava in una casa comoda, luminosa, piena di libri e di opere d\u2019arte. Non avendo eredi maschi, l\u2019unica figlia Laura andava in sposa a Luigi Adriano Milani, ottenne che i suoi nipoti aggiungessero al proprio cognome quello di Comparetti. Il nome completo di Lorenzo Milani era, infatti, Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti. Esiste una fotografia che lo ritrae al fianco del bisnonno, \u201cun bambino paffutello sui tre anni che si appoggia alla gamba di un vegliardo con la barba, seduto a godersi il sole con una papalina sui capelli canuti e fluenti\u201d (Neera Fallaci, Dalla parte dell\u2019ultimo, vita del prete Lorenzo Milani, pag. 17, Milano 1974).<br \/>\nAnche Albano Milani, il pap\u00e0 di Lorenzo non era da meno dei suoi illustri antenati. Era laureato in Chimica ma si occupava di letteratura e filosofia. Conosceva perfettamente sei lingue, per questo volle che i suoi figli Adriano, Lorenzo ed Elena apprendessero fin da piccoli le lingue con istitutrici tedesche, tra tutte la signora Elena Kraustover che fu anche la madrina di battesimo dei tre fratelli Milani. La casa in viale Principe Eugenio era un vero centro culturale, che in estate si allargava ai nipoti, un chiassoso gruppo di cugini, capaci di spaccare le parole in quattro anche per passatempo. Questa passione per lo studio delle lingue sar\u00e0 una costante per don Lorenzo Milani, prima a Calenzano, poi a Barbiana: \u201cFaccio scuola ai contadini e agli operai e ho lasciato ormai quasi tutte le altre materie. Non faccio pi\u00f9 che lingua e lingue. Mi richiamo dieci, venti volte per sera alle etimologie. Mi fermo sulle parole, gliele seziono, gliele faccio vivere come persone che hanno una nascita, uno sviluppo, un trasformarsi, un deformarsi\u201d (Don Milani, Lettere, pag. 57-58). Don Lorenzo Milani conosceva sette lingue. Tedesco, Inglese, Francese, Spagnolo, Greco, Latino, Ebraico.<br \/>\nAlbano Milani possedeva poi una discoteca notevole che permise ai suoi figli di imparare a capire la musica classica come e quanto lui. Sar\u00e0 Lorenzo, molti anni pi\u00f9 tardi, a saccheggiar quella discoteca, per avvicinare a Bach e a Beethoven i giovani della Scuola Popolare di San Donato.<br \/>\nAltro momento di crescita per i figli di Albano Milani ma anche per i figli dei suoi fratelli erano le estati che tutti i Milani trascorrevano al mare. Albano, Alice Weiss, sua moglie, Adriano, Lorenzo ed Elena si recavano presso la villa \u201cIl Ginepro\u201d; i cugini Paolo e Laura, in famiglia detta Lalla, i figli di Giorgio e Lina Milani li raggiungevano nella vicina villa \u201cIl Belvedere\u201d, presso Castiglioncello. La trib\u00f9 dei Milani si mischiava con quelle dei Pavolini, Samueli, Cesar\u00f2, Valori, Tofano, Olschki, Castelnuovo Tedesco, Rigutini. Alcune famiglie provenivano da Milano, altre da Roma o da altre parti d\u2019Italia. Era il fior fiore della borghesia del tempo.<br \/>\nTutti i Milani erano anticlericali, agnostici e laici. Albano Milani e Alice Weiss si sposarono nel 1919 con solo rito civile. Decisero di sposarsi in chiesa il 26 giugno del 1933, a San Pietro in Mercato, la parrocchia toscana della loro casa di campagna e di far battezzare i figli il 29 giugno dello stesso anno. Adriano, il figlio pi\u00f9 grande, iscritto nell\u2019inverno inoltrato del 1930, alla prima ginnasiale dell\u2019Istituto \u201cZaccaria\u201d gestito dai padri Barnabiti, si sente chiamare eretico dall\u2019insegnante di Religione, perch\u00e9 non battezzato. Quando poi a scuola si seppe che i suoi genitori erano sposati solo con rito civile furono additati come pubblici concubini.<br \/>\nIl dott. Albano era un uomo troppo intelligente e attento alle vicende politiche per non rendersi conto quale pericoloso meccanismo si fosse messo in moto. Nel 1933 Hitler era diventato cancelliere del Terzo Reich. Il fanatismo avrebbe potuto creare problemi alla propria famiglia. La mamma dei ragazzi Alice Weiss era di fede ebraica, anche se non praticante. I figli di conseguenza erano di sangue misto. Questi non lo sapevano, anche perch\u00e9 per loro la mamma era la mamma e basta. Alice Weiss (Trieste, 6 settembre 1895 &#8211; Firenze, 1 agosto 1978) era figlia di un commerciante di carbone, che abitava a Trieste, ancora governata dagli Asburgo, cugina di Edoardo Weiss, allievo di Freud e amico dello scrittore irlandese James Joyce. Una lunga amicizia legava poi la famiglia Weiss al grande romanziere triestino Italo Svevo.<\/p>\n<p>Il periodo milanese<br \/>\nNel 1930, Albano Milani, anche per le sopraggiunte difficolt\u00e0 legate alla grave crisi del \u201929, trasfer\u00ec tutta la propria famiglia a Milano, trovando un\u2019occupazione in un\u2019importante industria chimica. Vendette la casa di viale Principe Eugenio e mantenne la propriet\u00e0 della Gigliola e del Ginepro, dove ritornava d\u2019estate con la moglie e i figli; il fratello Giorgio aveva trasferito anche lui la propria famiglia a Settignano. Nella citt\u00e0 meneghina i Milani andarono ad abitare, prima in via del Conservatorio 15, poi in via Fiamma 26 e fecero del tutto perch\u00e9 i figli fossero i pi\u00f9 integrati possibile. Lo stipendio di Albano Milani non era quello di un impiegato qualsiasi. Elena venne iscritta nella scuola privata \u201cVittoria Colonna\u201d, in via del Conservatorio. Lorenzo, terminata la Scuola Elementare \u201cEmilio Castiglioni\u201d in via della Spiga, nel giugno del 1934 sostenne gli esami d\u2019ammissione alla prima ginnasiale al Liceo-Ginnasio \u201cBerchet\u201d di via Commenda, dove studiava gi\u00e0 suo fratello Adriano. Ma in ottobre venne iscritto all\u2019Istituto \u201cZaccaria\u201d dei padri Barnabiti, dove frequent\u00f2 la seconda ginnasiale prima di approdare di nuovo al \u201cBerchet\u201d. L\u2019influenza dei padri Barnabiti si fece evidentemente sentire, se un giorno Lorenzo annunci\u00f2 di voler fare la prima comunione. I genitori rimasero stupiti ma non si opposero alla decisione del figlio. Lorenzo si prepar\u00f2 alla dottrina con il vecchio pievano don Vincenzo Viviani, parroco di San Pietro in Mercato, durante le vacanze estive passate a Gigliola e fece la prima comunione. Il ragazzo andava maturando delle scelte personali alla soglia dell\u2019adolescenza, un\u2019et\u00e0 nella quale ogni ragazzo cerca di costruirsi e affermare una propria identit\u00e0. Il profitto negli studi comunque lasciava a desiderare, complice anche il cattivo stato di salute che convinse il pap\u00e0 e la mamma di mandarlo a Savona, in riviera, dalla zia Beatrice Rigutini. Qui frequent\u00f2 il \u201cRegio Liceo- Ginnasio Chiabrera\u201d di Savona. Gli esami di quinta ginnasio furono un tonfo. Lorenzo Milani fu rimandato con tre in Italiano e quattro in Latino. Ripar\u00f2 a ottobre con un sette in Italiano e sei in Latino. L\u2019inizio della prima Liceo al Berchet fu traumatico. Alla fine del primo trimestre aveva collezionato ben cinque insufficienze in storia, greco scritto e latino scritto (cinque), quattro in filosofia, scarso in religione. Nel secondo trimestre fece un gran numero di assenze tanto da non venir classificato in italiano, greco, matematica, storia dell\u2019arte. Non riusciva ad adattarsi ai convenzionalismi della scuola, contro cui si scaglier\u00e0 in Lettera a una professoressa: \u201cDurante l\u2019interrogazione la classe \u00e8 immersa nell\u2019ozio e nel terrore. Perde tempo perfino il ragazzo interrogato. Tenta di non scoprirsi. Sfugge le cose che non ha capito, insiste su quelle che sa bene. Per contentare lei basta saper vendere la merce. Non star mai zitti. Riempire i vuoti di parole vuote. Ripetere i giudizi del Sapegno con la faccia di uno che i testi se li \u00e8 letti nell\u2019originale. O meglio ancora buttar gi\u00f9 opinioni personali. Lei le opinioni personali le tiene in gran considerazione. Secondo me il Petrarca.<br \/>\nForse il ragazzi avr\u00e0 letto due poesie, forse nessuna\u201d (Lettera a una professoressa, pag. 128\/ 129). Lorenzo fu sul punto di smettere. I suoi genitori si opposero. Il ragazzo s\u2019impegn\u00f2 e, alla fine dell\u2019anno i professori fecero \u201ci segnini sul registro\u201d (immagine sua), sufficienti a farlo passare in seconda liceo. Decise per\u00f2 di non frequentare la scuola e di passare direttamente in terza, presentandosi da privatista a ottobre al Berchet, studiando da solo durante l\u2019anno e d\u2019estate nel suo eremo di Gigliola, mentre i suoi andavano al mare di Castiglioncello. I professori lo ammisero in terza liceo perch\u00e9 aveva scritto \u201cun tema geniale\u201d. Al termine del primo quadrimestre del nuovo anno scolastico, la pagella \u00e8 piena di insufficienze. Il ragazzo risentiva dello sforzo fatto durante l\u2019estate. Nel secondo trimestre accanto ad una sfilza di sei c\u2019\u00e8 un sette in Italiano. Aveva scritto un altro tema geniale. La scuola si chiudeva in anticipo per la guerra. Lorenzo Milani, come i suoi compagni, veniva dichiarato maturo in base alle classificazioni del secondo trimestre. Era il 21 maggio 1941. Terminato il liceo, Lorenzo si oppose al volere dei suoi genitori che lo vedevano all\u2019Universit\u00e0. Il ragazzo fu irremovibile: \u201cIo all\u2019Universit\u00e0 non ci vado\u201d.<br \/>\nAvendogli chiesto cosa avesse intenzione di fare nella vita, Lorenzo rispose: \u201cIl pittore\u201d. I genitori caddero dalle nuvole. Da ragazzo disegnava un po\u2019 meglio dei suoi compagni e si divertiva a dipingere, ma nulla poteva far pensare che quella fosse la sua strada. Il padre pens\u00f2 subito all\u2019ennesima bambinata, comunque si adoper\u00f2 per trovargli un maestro di pittura a Firenze nel corso dell\u2019estate del 1941. Inform\u00f2 l\u2019amico di famiglia, il prof. Giorgio Pasquali che provvide subito, accompagnando il ragazzo nello studio del pittore Hans Joachim Staude in via dei Serragli, a Firenze. Lorenzo Milani rimase nello studio del pittore da maggio a settembre del 1941, poi ritorn\u00f2 a Milano, dove il padre gli apr\u00ec uno studio privato in uno scantinato di un palazzo in piazzale Fiume, attuale piazza della Repubblica, con tanto di portiere con la divisa bordata di galloni, che sostava all\u2019ingresso. Lorenzo Milani inizia la vita da boh\u00e9mien. Dipinge e i suoi quadri, recuperati dalla Fondazione don Milani di Vicchio, denotano che hanno un certo valore. Intanto comincia a bazzicare il Duomo perch\u00e9, come pittore gli interessava dipingere i paramenti dei porporati in certi riti solenni. Pensa che, se esistevano quei colori, ci dovesse essere una ragione e la trova. D\u2019estate, trova un vecchio messale nella chiesetta sconsacrata della tenuta \u201cLa Gigliola\u201d.<br \/>\nLo sfoglia e lo trova pi\u00f9 interessante dei \u201cSei personaggi in cerca d\u2019autore\u201d, come scrisse in una sua lettera all\u2019amico Oreste Del Buono (1923- 2003), compagno di classe al Berchet, assieme a Saverio Tutino (1923- 2011). Lorenzo piaceva alle ragazze, attratte dal suo sguardo magnetico, dal fascino fisico e dall\u2019intelligenza. Tiziana, di cui non si conosce il cognome, sostenne l\u2019esame di ammissione all\u2019Accademia assieme a Milani e gli fu amica finch\u00e9 Lorenzo rimase a Milano. Marcella Olschki, ragazzina vivace e bellina, come dice lei di se stessa, era convinta che sarebbe stata capace di affascinarlo ma non ci riusc\u00ec. La donna che accompagn\u00f2 Lorenzo, in un colloquio di amore e di contrasto, verso la scelta sacerdotale fu Carla Sborgi (1923-1993), alunna anche lei del Berchet prima e iscritta all\u2019Accademia di Breda poi. I due avevano iniziato a scrivere assieme un libro sulla liturgia. \u201cEcco, ora vi presenter\u00f2 la mia ex fidanzata &#8211; disse don Milani ai ragazzi, presentando loro Carla, che and\u00f2 a trovarlo sul letto di morte. &#8211; \u00c8 l\u2019unica persona al mondo a cui ho fatto del male, aggiunse il priore\u201d (Mario Lancisi, Don Milani, la vita, pag. 32-34, Piemme, Milano 2013). Lorenzo Milani andava maturando la scelta di farsi prete. Lo comunicava ai propri genitori, mentre si trovava a tavola, in un giorno imprecisato del mese di settembre. Era il 1943.<br \/>\nLa mamma sul momento scoppi\u00f2 a piangere ma non ostacol\u00f2 affatto la scelta fatta dal figlio, anzi lo accompagn\u00f2 con sollecitudine per tutti gli anni del seminario; lo difese durante il periodo in cui don Lorenzo era cappellano a Calenzano prima e priore di Barbiana poi, gli diede sempre saggi consigli, lo am\u00f2 con tenerezza di mamma fino alla morte. Lorenzo Milani entrava nel seminario di Cestello, a Firenze, il 9 novembre del 1943. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Lorenzo Milani (1923-1943): dalla nascita alla scelta di entrare in seminario passando per la fase artistica &#8220;Dopo tutto sono un\u2019anima anch\u2019io e non c\u2019\u00e8 ragione di buttarmi a mare specialmente se si tiene conto della giovane et\u00e0, della cattiva educazione, delle tare ereditarie e dei venti anni passati nelle tenebre dell\u2019errore\u201d (Cfr. 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