{"id":4869,"date":"2017-03-09T17:00:34","date_gmt":"2017-03-09T16:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lavocedellemarche.it\/?p=4869"},"modified":"2024-11-06T16:55:32","modified_gmt":"2024-11-06T15:55:32","slug":"la-seggiolina-rossa-di-melita-gianandrea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/lavocedellemarche.it\/wordpress\/2017\/03\/la-seggiolina-rossa-di-melita-gianandrea\/","title":{"rendered":"\u201cLa seggiolina rossa\u201d di Melita Gianandrea"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;incontro con Melita Gianandrea, scrittrice, poetessa, pittrice, Maestra d\u2019arte, lo considero un grande dono. Ho desiderato conoscerla personalmente incuriosita dalla sua bella pagina facebook, attratta dai contenuti che vi pubblica. In lei, ascoltandola, prevale l\u2019amore per l\u2019arte a tutto tondo ma nello scrivere \u00e8 davvero straordinaria. Il libro \u201cLa seggiolina rossa\u201d ne \u00e8 la prova. \u00c8 bella Melita, non solo nell\u2019aspetto ma nell\u2019anima che si svela attraverso il raccontarsi. La sua vita di madre di quattro figli e di artista \u00e8 affascinante. Ha saputo conciliare tempo, affetti e bisogno di esprimersi artisticamente in un perfetto equilibrio di forze che solo donne forti e temprate dalla vita riescono a fare. C\u2019\u00e8 un bar pasticceria a cui sono affezionata per la tranquillit\u00e0 della saletta sul retro a farmi da cornice durante gli incontri con persone fantastiche che riesco a contattare. L\u2019ambiente \u00e8 fondamentale. Mi piace lo spazio in cui vado di tanto in tanto. Il bianco prevale, il profumo della caffetteria \u00e8 avvolgente, il sorriso del personale simpatico, la gentilezza con cui vengo accolta mi predispone all\u2019incontro, che sa di buono, con chi intervisto.<br \/>\nMelita mi raggiunge all\u2019ora concordata ed \u00e8 come se la conoscessi da tempo. Lo sguardo \u00e8 diretto, mi piace anche se vi trapela un velo di malinconia come trattenuta. Ha con s\u00e9 il suo libro \u201cLa seggiolina rossa\u201d che mi dona con una bella dedica. Lo ricevo volentieri soprattutto perch\u00e9 contiene la storia personale della mia interlocutrice e questo mi incuriosisce. Non \u00e8 semplice raccontarsi, riaprire pagine magari volutamente chiuse, ripercorrendole all\u2019indietro mantenendo intatti e veri i ricordi talvolta non sempre piacevoli. Lo scoprir\u00f2 leggendo il libro di Melita che vorrei anticipare in una semplice ma non banale frase: \u201cUn bambino per crescere ha bisogno di un pap\u00e0 e di una mamma\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>La narrazione autobiografica e fortemente coinvolgente mi induce a riflettere proprio sulle figure genitoriali cos\u00ec fondamentali nella vita dei bambini. Madri e padri sono investiti in ruoli e funzioni diversi e complementari nell\u2019accudimento dei figli e nella trasmissione di sani valori. Per crescere e sviluppare armonicamente si ha bisogno di fare esperienza s\u00ec delle differenze, del confrontarsi, dell\u2019imparare dall\u2019altro le peculiari funzioni del maschile e del femminile. Man mano che si scorrono le pagine del libro appare evidente il \u201ccodice affettivo materno\u201d che spesso coincide con altre figure femminili e parentali, tutte improntate alla cura, alla protezione e all\u2019accoglienza. Di un \u201ccodice etico paterno\u201d, espresso dalla responsabilit\u00e0, dalla norma, dalla spinta all\u2019autonomia, l\u2019autrice lo vive con il padre che esce dalla sua vita precocemente. La centralit\u00e0 della funzione paterna man mano che il figlio cresce si smarrisce nei perch\u00e9 di una bimba che non sa spiegarsi la morte, specie con l\u2019impallidimento nel tempo della figura paterna. In Melita bambina, traspare la fatica a capire ed ecco entrare in scena altre figure di riferimento, nonni, amici e un nuovo padre con delle funzioni educative da lei non condivise che anzi le procureranno profonde ferite. Le figure maschili e femminili si alternano in un gioco di luci e di ombre. Afferrano il lettore e non lo lasciano. \u00c8 come esserci non solo da spettatori ma coinvolti sul palcoscenico dei racconti che capitolo per capitolo snocciolano i quattro \u201cmisteri del Rosario\u201d, della vita della scrittrice.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un tema nel libro, doloroso e quanto mai attuale: il maltrattamento dell\u2019uomo verso la donna. La narrazione introduce alla sindrome della donna maltrattata, evidente e dichiarata nella figura materna. Emerge chiaramente dalla narrazione quel terribile meccanismo psicologico che impedisce alle vittime di violenza domestica non solo di ribellarsi al loro aguzzino ma arrivano a giustificarlo sminuendo accadimenti anche gravi. \u00c8 come se la psiche, per proteggersi dal dolore e farlo sembrare meno terribile, lo avvolgesse cos\u00ec da renderlo accettabile, dignitoso. Viene allora da chiedersi il perch\u00e9 una donna normale, come la madre dell\u2019autrice, nella vita amata e rispettata, debba finire intrappolata in questo circolo vizioso di non-amore e accettare di essere umiliata, malmenata, isolata. Per comprendere ci\u00f2 che accade ancor oggi nella mente di una donna che subisca violenze domestiche, dobbiamo chiederci cosa scatta nella mente della vittima. Studi scientifici, sociologici di settore in questo ci chiariscono le varie dinamiche. Un passaggio \u00e8 la negazione, che significa &#8220;nascondere&#8221; i segni degli abusi come non siano mai avvenuti o minimizzarli.<\/p>\n<p>La trappola, ben descritta nel libro, \u00e8 che la vittima diventa in questo modo complice del suo carnefice, di cui subisce il totale dominio. Una delle caratteristiche della violenza domestica, descritta dolorosamente dalla scrittrice, ma che avviene sempre \u00e8 che il partner riesce a manipolare la sua vittima isolandola, e convincendola che solo lui \u00e8 la persona che le vuole bene, facendo in modo che tagli progressivamente i contatti con le persone della sua cerchia familiare o lavorativa. Uscirne per diverse ragioni, sia pratiche che psicologiche \u00e8 molto complicato. Dover accettare di aver permesso all&#8217;uomo scelto di diventare soggetto abusante in modo cos\u00ec disumano \u00e8 un po&#8217; come dover accettare di essersi innamorate di un &#8220;mostro\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019autrice ben descrive cosa accade in questi casi quando la donna maltrattata prova, nei piccoli spazi di azione autonoma che la situazione le permette, di lanciare deboli segnali di aiuto a volte sottovalutati o non compresi. Fuggire dagli abusi domestici \u00e8 molto difficile e pericoloso anche se finalmente per questa ragione oggi esistono ormai tante associazioni che si occupano di aiutare la donna in ogni modo possibile fornendo un domicilio protetto, sostegno legale e psicologico, a volte anche denaro. \u00c8 quindi un libro che interroga e fa riflettere quello di Melita Gianandrea e di cui consiglio la lettura.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 Melita Gianandrea? Nasce a Vasto (Ch) e vive nelle Marche a Porto S. Giorgio. Il nome d&#8217;arte \u00e8 quello di battesimo: &#8220;Melita&#8221;. Abilitata all&#8217;insegnamento di scuola primaria diviene maestro d&#8217;arte responsabile dell&#8217;Associazione artistica &#8220;Le Nove Muse&#8221; con sede a Porto S. Giorgio.<\/p>\n<p>Organizzatrice, pittrice, poetessa, per tutta la vita ha cercato la sua dimensione nell&#8217;arte: la pittura, come la poesia, \u00e8 qualcosa che ha &#8220;dentro&#8221;.<br \/>\nMelita ha la consapevolezza del precario, del fuggevole, dell&#8217;inafferrabile che ci circonda.<br \/>\nAttraverso il segno, il colore, le figure, cerca di entrare nelle cose, per fermarle il pi\u00f9 possibile nello spazio, nel tempo, nella luce, cos\u00ec da poterle &#8220;indossare&#8221; e goderne appieno.<br \/>\nMelita, inoltre, sente il bisogno di fare, organizzare, chiamare gli altri ad entrare nel suo mondo.<br \/>\nApprezzata da critici e collezionisti, ha al suo attivo personali in tutta Italia, premi e riconoscimenti. \u2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;incontro con Melita Gianandrea, scrittrice, poetessa, pittrice, Maestra d\u2019arte, lo considero un grande dono. 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